Articoli marcati con tag ‘studio legale cologno al serio’

infedeltà coniugale danno esistenzialeDi seguito indico alcune sentenze in cui è stato riconosciuto il risarcimento del c.d. danno esistenziale in favore del coniuge tradito.

Tribunale di Monza, 1 dicembre 2008: un uomo che era fidanzato con una donna, si convinse a contrarre immediato matrimonio riparatore, perché, appunto, la  futura sposa era già in attesa di un bambino . Celebrato il matrimonio, all’improvviso si viene a sapere, in  paese,  che il nascituro non era figlio del  marito bensì era il frutto di una precedente ( o forse anche  contestuale) relazione sentimentale della sposa con un altro uomo. Verificata, nel corso del matrimonio la vera paternità del nascituro, che  risultò non essere figlio del marito, sia quest’ultimo che i  propri genitori  citarono in giudizio per i relativi danni, “ l’adultera”, chiedendo , tra l’altro – il marito, in linea principale, l’annullamento del matrimonio per violazione dell’art  122 terzo comma  n. 5 del codice civile  – e tutti, il risarcimento dei danni patrimoniali, morali ed esistenziali. Così, nella fattispecie di cui sopra, il Tribunale e successivamente anche la Corte d’ Appello di Monza, hanno riconosciuto, sia al marito che ai genitori di quest’ultimo, il risarcimento non solo dei danni materiali e morali, ma anche  il risarcimento di €uro 10.000,00 del danno esistenziale.

Tribunale di Venezia, 3 luglio 2006: il marito era stato colto in flagranza di adulterio in auto e, uscito dalla vettura, aveva aggredito fisicamente la moglie con l’ausilio della amante, procurandole non solo lesioni (“eritema al collo con contusione cervicale e riferito dolore al cuoio capelluto da strappo”), ma anche un pregiudizio psicologico, che aveva richiesto l’intervento di un psicoterapeuta: la sentenza ha riconosciuto un complessivo danno patrimoniale e non patrimoniale di € 31.327,00.

Tribunale di Brescia, 14 ottobre 2006: aveva riconosciuto alla moglie il danno non patrimoniale di € 40.000,00 perché il marito non solo aveva violato gli obblighi di fedeltà, ma aveva avuto una relazione omosessuale, parametrando la ingente somma – disconosciuta dal Giudice di seconde cure – sulla base della grave lesione della dignità e della personalità della moglie per aver consumato la relazione sessuale con un uomo.

Tribunale di Milano, giugno 2002: Il Giudice di merito era stato investito, nel corso di un giudizio di separazione, della domanda di risarcimento dei danni (anche esistenziali) subiti da una donna durante la gravidanza ed ascrivibili al comportamento del marito.Quest’ultimo durante il periodo di gravidanza della moglie  (gravidanza ricercata e voluta da entrambe i coniugi) aveva tenuto, a detta della donna, una condotta trasgressiva dei doveri coniugali particolarmente grave, non episodica ed occasionale ma protrattasi per mesi ed accompagnata da esplicite affermazioni dell’agente (provate dalla produzione in giudizio di bigliettini contenenti dichiarazioni sottoscritte dal marito)  di aperto disinteresse per la moglie ed il nascituro. Tribunale di Milano, nella sentenza de qua, ha disposto il  risarcirmento in via equitativa del danno subito dalla moglie a seguito della condotta del marito al quale la separazione era stata addebitata.

esame avvocato parere penale stalkingQuesta è una delle tracce del parere penale  d’esame d’avvocato:

Tizio, in passato fidanzato di Caia, non accettando la fine della relazione sentimentale decisa dalla donna, e desideroso di continuare ad incontrarla,iniziava a seguirne sistematicamente gli spostamenti quando Caia usciva per andare al lavoro ovvero per attendere alle ordinarie attività quotidiane.
Lungo la strada la molestava cercando di fermarla e di parlarle, dicendole che non intendeva allontanarsi da lei iniziava altresì a farle continue telefonate, anche notturne, ed ad inviarle sms telefonici contenenti generiche minacce di danno alle cose, finalizzate ad ottenere una ripresa della frequentazione tra i due.
Le condotte moleste e persecutorie avevano inizio nel novembre 2008.
Caia, esasperata per la situazione, dapprima cambiava alcune delle proprie abitudini di vita per sottrarsi agli incontri con Tizio; poi alla metà del mese di marzo 2009 decideva di sporgere querela contro Tizio.
Tizio decideva quindi di recarsi da un avvocato per conoscere le possibili conseguenze della propria condotta.
Il candidato assunte le vesti del legale di tizio, rediga motivato parere illustrando le fattispecie configurabili nel caso di specie con particolare riguardo alla tematica della successione delle leggi penali nel tempo e agli istituti del reato abituale e continuato.

E’ evidente che la traccia richiedeva una trattazione della fattispecie penale dello “stalking”.

Spero che  il mio blog possa essere stato di aiuto a qualche praticante avvocato, dato che avevo parlato di “stalking” qui.

domiciliatario domiciliazioni Spesso i clienti restano sorpresi quando, dovendo radicare una causa al di fuori della circoscrizione del Tribunale in cui esercito, faccio loro presente che dovremo inviare la pratica ad un “domiciliatario”.

Spendo pertanto due brevi parole per spiegare la disciplina giuridica delle domiciliazioni, le quali trovano fondamento nel R.D. n. 37/1934.

L’art. 82 del suddetto Regio Decreto prevede infatti che “I procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso. In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria”.

Con riferimento a tale disposizione la Corte ha costantemente affermato:
« Gli  art.  1 e  6  l.  24 febbraio  1997  n.  27, nel  sopprimere  la distinzione  tra   procuratori  legali  e  avvocati   e  prescrivendo l’iscrizione  in un  unico  albo per  entrambi,  non hanno  eliminato l’attività     procuratoria, nè,  conseguentemente,  hanno implicitamente  abrogato l’art.  82 r.d.  22  gennaio 1934  n. 37,  a norma   del  quale,   se  il   procuratore,  assegnato   fuori  della circoscrizione  del tribunale  ove  ha  sede l’autorità  giudiziaria dinanzi  alla  quale  svolge  il  suo  ufficio,  non  ha  ivi  eletto domicilio,   esso   si   intende   eletto   presso   la   cancelleria dell’autorità giudiziaria adita » (Cfr.: Cassazione civile, sez. lav., 11 febbraio 2004).

Più precisamente: il procuratore  alla  lite è  tenuto, ai fini  delle notificazioni, ad eleggere  domicilio nel  luogo ove il giudice ha sede (venendo, in mancanza, considerato elettivamente domiciliato presso la cancelleria di quel giudice) solo quando eserciti il proprio ministero professionale fuori della  circoscrizione del tribunale cui è assegnato, e non pure quando  operi (in qualunque luogo, e perciò anche in Comune diverso da  quello sede del tribunale) nell’ambito di detta circoscrizione, nel qual  caso le notifiche possono validamente eseguirsi  solo   presso  il suo domicilio risultante dall’albo professionale,  secondo le  normali  regole  applicabili in  materia (Cfr. per tutte: Cassazione civile, sez. I, 27 giugno 2002, n. 9394; Cassazione civile, sez. I, 9 maggio 2002, n. 6692).

nuovo codice della strada ricorso al giudice di paceCon Legge n. 120 del 29 luglio 2010, il Legislatore ha introdotto diverse modifiche al Codice della Strada.

La legge de qua ha, tra l’altro, profondamente mutato il regime del ricorso al Giudice di pace avverso i verbali di accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada.

In sintesi, possiamo quindi osservare quanto segue:

  • permane il fatto che il ricorso avanti al Giudice di Pace può essere presentato in via alternativa al ricorso avanti al Prefetto. Quindi l’eventuale presentazione del ricorso al Prefetto, rende improcedibile il ricorso avanti al Giudice di Pace (si veda l’art. 202 bis del Codice della Strada);
  • se si presenta istanza di rateizzazione della sanzione pecuniaria, non si può presentare opposizione né avanti al Prefetto, né innanzi al Giudice di Pace (art. 202 bis);
  • il decreto di fissazione dell’udienza avanti al Giudice di Pace è comunicato alle parti anche a mezzo fax od indirizzo di posta elettronica;
  • tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non maggiori di trenta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all’estero (art. 204 bis). Ora, interpreti ben più autorevoli della sottoscritta, ritengono che il Legislatore abbia utilizzato impropriamente i termini nella stesura della norma e che l’intenzione legislativa fosse quella di disporre che fra il deposito del ricorso e la data dell’udienza non dovessero intercorrere più di trenta giorni liberi. Tale interpretazione troverebbe un’indiretta conferma nella norma stessa, ove viene disposto che “se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l’udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso”. Qui il legislatore non parla più di notificazione, ma di fissazione di udienza;
  • al Giudice di Pace non è più consentito sospendere inaudita altera parte (cioè in assenza di contradditorio tra le parti) il provvedimento impugnato. Il Legislatore ha infatti imposto che venga fissata un’udienza per la discussione dell’istanza preliminare;
  • quanto alla legittimazione passiva: compete al Prefetto ed ai suoi funzionari contraddire nelle opposizioni a violazioni accertati da organi dello Stato, Ferrovie dello Stato, Ferrovie in concessione Anas; compete invece a Regioni, Province e Comuni la legittimazione passiva per gli accertamenti eseguiti dai rispettivi uffici;
  • in caso di sentenza di rigetto, il Giudice di Pace deve determinare l’importo della sanzione e condannare il ricorrente soccombente al pagamento di quanto dovuto con sentenza immediatamente esecutiva;
  • la sentenza del Giudice di Pace deve essere comunicata a cura della Cancelleria entro trenta giorni dal deposito del provvedimento decisorio all’Ufficio o al Comando a cui appartiene l’organo accertatore

parcheggi a pagamento e multeNuovi parcheggi a pagamento sono stati introdotti a Bergamo e diventa sempre più difficile recarsi in città senza spendere “un capitale”.

La notizia, riportata su L’Eco di Bergamo on line, mi ha fatto tornare in mente una sentenza della Corte di Cassazione emessa a Sezione Unite quasi quattro anni fa.

Mi riferisco alla sentenza n. 116 del 9 gennaio 2007, con la quale le Sezioni Unite della Suprema Corte affermarono che è da considerasi  nullo il verbale di accertamento e contestazione per sosta vietata in un’area di parcheggio a pagamento se nella zona non è presente anche un’area di parcheggio libera.

Nell’occasione la Corte di Cassazione aveva confermato la decisione del Giudice di Pace di Cagliari che, sulla base del suddetto principio, aveva dichiarato la nullità ed inefficacia di alcuni verbali di accertamento e contestazione per sosta vietata e aveva condannato il Comune di Quartu Sant’Elena al rimborso delle spese processuali.

Al riguardo la Suprema Corte aveva infatti richiamato l’art. 7, comma 8 del codice della strada, il quale stabilisce che “qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f) , su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia, o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”.

Va da sè che gli amministratori comunali hanno pertanto sempre l’obbligo di istituire zone di sosta gratuita e libera in prossimità di posteggi in cui è vietata la sosta o in cui è previsto il parcheggio solo a pagamento.

bacio non desiderato violenza sessualeDopo aver letto questa notizia sull’Eco di Bergamo on line di oggi, colgo l’occasione per esaminare la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione in ordine al reato di violenza sessuale previsto e punito dall’art. 609 bis cod. pen..

Tale norma, lo ricordiamo, è stata introdotta, nella legislazione penale dalla Legge n. 66/1996 ed ha eliminato la distinzione prima esistente tra la violenza carnale (la quale richiedeva la presenza di una qualsiasi forma di compenetrazione carnale) e gli atti di libidine violenti (nei quali andavano compresi tutti gli altri atti, che fossero espressione di concupiscenza). Quest’unificazione è stata voluta allo scopo d’evitare che la persona offesa venga sottoposta ad accertamenti umilianti.

La condotta vietata dall’art. 609 bis cod. pen. pertanto ricomprende, se connotata da costrizione, sostituzione ingannevole di persona o abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica qualsiasi atto che, anche se non esplicitato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell’individuo attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente (Cass. pen. N. 207298/1996).

La giurisprudenza della Corte di Legittimità si è poi spinta anche oltre affermando che “nella nozione di atti sessuali di cui all’articolo 609bis Cp, si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale, bensì tutti quelli che riguardano le zone erogene su persona non consenziente” (si veda ex multis, Cassazione, Sezione terza, 11 gennaio 2006, Beraldo; cfr. Sezione terza, 1 dicembre 2000, Gerardi).

Non solo. E’ stato esplicitamente affermato che tra gli atti suscettibili di integrare il delitto in oggetto, va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul viso altrui per dare un bacio, allorché l’atto, per la sua rapidità ed insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto passivo” (Cass. Pen. 26 marzo 2007, n. 12425).

adozione di minorenni: obbligo assistenza legaleLa Legge n. 149/2001, che ha riformato la Legge n. 184/1983, ha previsto che fin dall’atto di apertura della procedura per la dichiarazione di adottabilità, i genitori ed i parenti del minore che abbiano mantenuto rapporti significativi con quest’ultimo siano invitati dal Presidente del Tribunale per i Minorenni a nominare un difensore, con l’avvertimento che nel caso non vi provvedano sarà loro nominato un difensore d’ufficio (si veda l’art. 10 della Legge n. 149/2001).

L’obbligo di assistenza legale è stato esteso anche al minore stesso, in applicazione della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, il cui art. 9 prevede che “nelle procedure riguardanti i fanciulli, allorché secondo la legge interna i titolari delle responsabilità parentali siano privati della facoltà di rappresentare il fanciullo a causa di un conflitto d’interessi con lui, l’autorità giudiziaria ha il potere di nominargli un rappresentante speciale” e precisa che gli Stati esaminino la possibilità di “prevedere che nelle procedure riguardanti i fanciulli, l’autorità giudiziaria abbia il potere di nominare un rappresentante diverso per il fanciullo e nei casi appropriati un avvocato”.

danno morale da vacanza rovinataSi avvicinano le feste natalizie.

Molti, come di consueto, si stanno accingendo a prenotare le proprie vacanze presso i  vari Tour Operator.

Alcuni, purtroppo, al loro arrivo presso la località turistica troveranno spiacevoli sorprese e torneranno a casa insoddisfatti se non addirittura stressati.

E’ bene ricordare che il consumatore-acquirente del pacchetto turistico trova ampia tutela nel Codice del Consumo – Dlgs n. 206/2005 –.

In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’art. 93 del Codice del Consumo prevede in particolare l’obbligo del risarcimento del danno a carico dell’organizzatore e del venditore, secondo le rispettive responsabilità a meno che non provino che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.

Ma quali sono i danni risarcibili in caso di inadempimento delle pattuizioni contrattuali da parte dell’organizzatore o del venditore?

In caso di cattiva organizzazione del viaggio è certamente risarcibile il danno patrimoniale sofferto dal viaggiatore, oltre al rimborso della differenza tra le prestazione pattuite e quelle effettivamente godute dal consumatore.

Non solo. E’ altresì risarcibile il danno biologico che abbia inciso sull’integrità psicofisica del viaggiatore.

Si pone, invece, il problema delle sofferenze di carattere puramente morale subite dal viaggiatore in conseguenza dei disagi e delle difficoltà affrontate nel corso della vacanze.

Al riguardo, è emersa dapprima in dottrina ed in seguito anche da parte della giurisprudenza, una riflessione riguardante il c.d. danno da vacanza rovinata.

Sul punto si è altresì pronunciata la Corte di Giustizia Ce (sentenza 12 marzo 2002 Causa C: 168/2000) con una decisione destinata a sciogliere ogni dubbio. I giudici europei, intervenendo sulla normativa comunitaria relativa ai “viaggi tutto compreso” , hanno dato un’interpretazione favorevole al consumatore ritenendo che la direttiva 90/314/Cee, “riconosce implicitamente l’esistenza di un diritto al risarcimento dei danni diversi da quelli corporali, tra cui il danno morale”.

La giurisprudenza italiana non ha potuto fare a meno di tenere in considerazione le posizione adottate dai giudici europei. Invero la maggior parte dei giudici italiani ha confermato l’atteggiamento favorevole al riconoscimento del danno in questione come danno di natura non patrimoniale (cito, ad esempio: Tribunale di Roma 9.2.2004, n. 4217; Giudice di Pace di Massa 17.11.2003, n. 406; Tribunale di Roma 19.5.2003, n. 18613; Giudice di Pace di Monza 19.10.2002).

Può pertanto ritenersi che il viaggiatore, oltre al risarcimento del danno patrimoniale, abbia altresì diritto al risarcimento del c.d. danno da vacanza rovinata, determinato dal disagio o stress sopportato a causa dell’inesatta esecuzione della prestazione promessa, ove sia stato leso irrimediabilmente o compromesso il suo interesse al godimento di un periodo di vacanza, organizzato come occasione di svago e/o riposo, conforme alle sue aspettative.

trasferimenti immobiliari separazione divorzioSpesso i clienti in procinto di separarsi o di divorziare mi chiedono se è possibile, nel corso del procedimento di separazione o di divorzio, chiedere il trasferimento dei beni immobili.

Ebbene, la risposta NON è purtroppo univoca.

Taluni Tribunali, infatti, ammettono i trasferimenti immobiliari in sede di separazione e di divorzio (cito, ad esempio, il Tribunale di Milano, il Tribunale di Varese ed il Tribunale di Bologna).

Altri Tribunali, quale il Tribunale di Bergamo presso cui esercito abitualmente, non ammettono invece tale possibilità. A questo proposito, richiamo il contenuto della disposizione emessa dal Presidente della Prima Sezione Civile del Tribunale di Bergamo  in data 28.9.2007 che potete leggere cliccando qui .

avviso di conclusione indagini preliminariLa Legge n. 479/1999 (c.d. Legge Carotti) ha introdotto l’art. 415 bis cod. proc. pen. (tuttora vigente).

Tale norma prevede che in capo al Pubblico Ministero, una volta concluse le indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale, sussista l’obbligo di notificare all’indagato ed al suo difensore un avviso (c.d. avviso di conclusione delle indagini preliminari) che contenga l’enunciazione del fatto per cui si procede, della data e del luogo del reato commesso, nonché l’informazione del deposito degli atti d’indagine presso la segreteria del Pubblico Ministero.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari deve altresì contenere anche l’avvertimento all’indagato che entro 20 giorni potrà avvalersi delle seguenti facoltà:

–          estrarre copia degli atti;

–          chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio;

–          presentare memorie e documentazione;

–          chiedere al Pubblico Ministero lo svolgimento di ulteriori indagini (da compiersi entro trenta giorni).

Lo scopo dell’art. 415 bis cod.proc.pen. è quello di garantire all’indagato, prima che il Pubblico Ministero eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio, un’adeguata possibilità di far valere il suo diritto di difesa ed alla prova.

L’obbligo di notifica in capo al Pubblico Ministero sussiste solo quando quest’ultimo richieda la celebrazione dell’udienza preliminare. L’obbligo dell’avviso, inoltre, è esplicitamente previsto prima della citazione diretta a giudizio (v. art. 552, comma 2 cod.proc.pen.).

Ad ogni buon conto, quando l’indagato riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è opportuno che si rivolga subito all’avvocato nominato d’ufficio o ad un avvocato di fiducia affinché si possa quindi esaminare tempestivamente il contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
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