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separazione mantenimento affidoTribunale  Roma  sez. I, sentenza n. 16457 del 27 luglio 2010

REPUBBLICA ITALIANA

EST NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

SEZ. I

così composto:

dott. Rosaria Ricciardi  presidente

dott. Franca Mangano     giudice

dott. Anna Mauro         giudice est

riunito nella camera di consiglio ha emesso la seguente

SENTENZA

nella  causa  civile  in  primo  grado iscritta al n. 22953/2007 RGAC

vertente

tra  F.F.  elettivamente domiciliato in R., via …, presso lo studio

dell’avv.to D.C. che lo rappresenta e difende giusta procura in atti

ricorrente

P.C.elettivamente  domiciliata  in  Roma,  via  …,  lo studio degli

avv.ti  G.S.  e  N.P.  Di  G. che la rappresentano e difendono giusta

procura atti

resistente

con  l’intervento in causa del Procuratore della Repubblica presso il

Tribunale di Roma

OGGETTO:

separazione  personale dei coniugi

Diritto

Motivi della decisione

Non vi è contestazione sull’impossibilità di ricostituire il consorzio familiare. L’elevata conflittualità che caratterizza i rapporti tra le parti e la separazione protrattasi per tutta la durata del processo conducono ad escludere la possibilità di una riconciliazione tra i coniugi ed a riconoscere la intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Deve in conseguenza essere pronunciata la separazione giudiziale dei coniugi .

Preliminarmente deve rilevarsi che la causa è stata istruita solo documentalmente avendo entrambe le parti richiesto alla prima udienza fissata dinanzi al giudice istruttore che la causa venisse rinviata immediatamente per la precisazione delle conclusioni.

Per tale motivo la richiesta, ormai tardiva di poter effettuare attività istruttoria formulata dalla parte resistente all’udienza di precisazione delle conclusioni, è stata disattesa.

La resistente ha chiesto sia con la comparsa di costituzione e risposta depositata per l’udienza presidenziale, sia con la memoria di cui air art. 709 c.p.c. che la separazione venisse addebitata al marito e ha individuato la causa della fine del rapporto in una relazione extra-coniugale da questo intrattenuta con persona con cui attualmente l’uomo convive e da cui ha avuto una figlia.

Orbene, il marito ha negato che la fine del rapporto sia da imputarsi alla relazione (che comunque non nega di intrattenere ) e non può dirsi comunque provato in modo inconfutabile, e in tal senso non sono di ausilio le dolorose dichiarazioni della giovane figlia M., che la frattura coniugale sia causalmente riconducibile a detta relazione, ben potendo questa essere intervenuta quando ormai, nonostante un’apparenza formale, l’armonia familiare era compromessa ed il distacco affettivo già intervenuto.

La conflittualità dimostrata nei rapporti interpersonali tra i coniugi e il difficilissimo rapporto padre-figlia non sono ostacolo all’affidamento condiviso della figlia (che diverrà maggiorenne tra qualche mese), posto che l’art. 155 bis c.c.. Consente l’affidamento esclusivo monogenitoriale solo in presenza di un accertamento serio della contrarietà all’interesse del minore dell’affidamento all’altro genitore. In considerazione dell’età della ragazza – che continuerà a vivere con la madre nella casa coniugale, di proprietà di entrambi i coniugi e che, per tale motivo deve essere assegnata alla moglie con quanto in essa contenuto – questa vedrà il padre liberamente ogni qual volta lo vorrà. La difficoltà di rapporto del padre con la figlia non può certo imputarsi, come dichiara il padre, all’esclusiva responsabilità della madre, quanto piuttosto alla difficoltà per la ragazza di contenere emotivamente la potentissima ferita derivatale dalla separazione dei genitori e di comprendere ed accettare fino in fondo la fine del loro rapporto, l’allontanamento del padre e la condivisione di vita da parte di quest’ultimo con una dorma diversa dalla madre.

Quanto alla determinazione del contributo per il mantenimento della figlia si rileva che gli elementi di fatto non sono mutati rispetto a quanto valutato in sede presidenziale prima e dalla Corte d’Appello dopo, Dalla dichiarazione dei redditi del 2009 per l’anno 2008 risulta che il marito gode di un reddito lordo di euro 112755,00 e netto di 72.6S8,00; è proprietario al 50% della casa coniugale e di un immobile concesso in locazione da cui ricava una rendita di euro 547,00 mensili nonché di un appartamento comprato dopo la separazione , in cui vive con la nuova famiglia di fatto, per l’acquisto del quale ha acceso un mutuo.

La moglie nello stesso anno ha goduto di un reddito lordo di euro 46.730,00 e netto di euro 34.235,00ed è comproprietaria oltre che della casa coniugale anche di altri immobili.

Pertanto, considerati i tempi di permanenza presso la madre e il conseguente valore economico delle prestazioni di cura ed assistenza assicurate dal genitore convivente, nonché la compressione del diritto di comproprietà del ricorrente sulla casa coniugale il Collegio ritiene di potere quantificare, fermi per il passato i provvedimenti adottati, in euro 1300,00 mensili l’ammontare dell’assegno per la figlia, importo che su base annua è inferiore ad 1/4 del reddito del ricorrente. Affinché il predetto importo rimanga adeguato anche in futuro, si dispone che esso siano aggiornato automaticamente ogni anno secondo gli indici del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati elaborati dall’Istat a decorrere dal mese di marzo 2009 ( indice base manzo 2008).

Al fine di far recuperare al padre il ruolo di partecipazione attiva alle scelte fondamentali relative alla figlia, si dispone che il F. provveda a contribuire, in misura del 60%, alle spese scolastiche e di studio (semplificatamente, rette e tasse di iscrizione, libri e materiale didattico, mensa , divise scolastiche, eventuali ripetizioni e corsi di sostegno e di approfondimento, viaggi di studio in Italia e all’estero, gite e campi scuola, corsi di musica), sportive, ricreative, mediche, per salute per la figlia.

Si rileva infine che la nascita di una figlia dall’unione naturale non si ritiene possa incidere sugli obblighi contributivi nei confronti della figlia nata in costanza di matrimonio, nel pieno della crescita e degli studi e che ha il pieno diritto di godere del tenore di vita di cui la famiglia ha goduto e che comunque avrebbe potuto godere. Il ricorrente, d’altro canto, che ha scelto in età matura di diventare padre per la seconda volta, ha liberamente e consapevolmente valutato la propria capacità economica di poter far fronte, con l’ausilio economico della nuova compagna, agli obblighi derivatigli dalla seconda paternità senza per questo nulla togliere alla prima figlia.

Sulla base delle superiori valutazioni, avuto riguardo alla situazione di entrambi i coniugi e al rilievo che la moglie non deve sostenere oneri abitativi anche per la compressione del diritto di comproprietà del marito, non si ritiene di accogliere la domanda riconvenzionale di mantenimento avanzata dalla donna.

Spese compensate in considerazione della natura degli interessi dedotti in giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale definitivamente pronunciando così provvede:

- dichiara la separazione personale dei coniugi F.F. nato a omissis il omissis e P.C. nata, a omissis il omissis, coniugati a omissis il omissis (atto n. omissis parte, serie omissis, anno 1989) e ordina la trasmissione della presente sentenza all’Ufficio dello stato civile dove risulta registrato l’atto per l’annotazione;

- affida ad entrambi i genitori in modo condiviso la figlia che vivrà con la madre e vedrà il padre liberamente, ogni qualvolta lo vorrà;

- assegna alla moglie la casa coniugale, sita in omissis, via omissis, con quanto in essa contenuto;

5) il marito corrisponderà alla moglie, per il mantenimento della figlia minore, l’assegno mensile di euro 1300,00 da versarsi entro il 5 del mese al domicilio della donna con adeguamento automatico annuale secondo gli indici del costo della vita calcolati dall’ISTAT oltre al 60% delle spese scolastiche e di studio (semplificatamente, rette e tasse di iscrizione, libri e materiale didattico, mensa , divise scolastiche, eventuali ripetizioni e corsi di sostegno e di approfondimento, viaggi di studio in Italia e all’estero, gite e campi scuola, corsi di musica), sportive, ricreative, mediche e per salute per la figlia.

- rigetta la domanda riconvenzionale di addebito e di mantenimento avanzata dalla resistente;

- dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite.

assegno-di-mantenimento.-jpgIl codice civile sancisce che, salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori debba provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, dovendo il giudice stabilire, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Ai fini della determinazione della misura e delle modalità di contribuzione al mantenimento dovuto dai genitori in favore dei figli, le risorse economiche di entrambi vanno determinate con riferimento al loro complesso patrimoniale, costituito, oltre che dai redditi di lavoro o autonomo, da ogni altra forma di reddito o utilità, quali il valore dei beni mobili o immobili posseduti, o il prezzo ricavabile dall’alienazione di tali beni che, opportunamente reinvestito, potrebbe produrre nuovi profitti suscettibili di valutazione, risultando peraltro allo stato del tutto insufficienti le emergenze istruttorie al riguardo;

L’assegnazione, ed il conseguente uso, della casa familiare ad alcuno dei coniugi, ex art. 155 quater c.c., costituisce, considerato anche il titolo di proprietà, utilità valutabile ai fini della regolazione dei rapporti economici fra i genitori, in misura pari al risparmio di spesa che occorrerebbe sostenere per godere dell’immobile a titolo di locazione, dovendosi quindi di ciò tener conto per accertare la consistenza patrimoniale di ciascun coniuge ai fini della determinazione dell’ assegno di mantenimento.

Da oggi pubblicherò periodicamente alcuni esempi che  vi aiuteranno certamente a comprendere meglio come vengono  determinati  gli assegni di mantenimento dei figli in sede di separazione personale dei coniugi.

Iniziamo con la recentissima Ordinanza  Presidenziale, resa dal Tribunale  Salerno in data 15 febbraio 2011 (11518/09 R.G.)

Alla luce delle risultanze istruttorie, il reddito annuo del marito è stato stimato presuntivamente in euro 30.000,00 (per redditi da lavoro autonomo e da impresa, e per utilità ritraibili dai beni mobili e immobili posseduti, salvi i necessari approfondimenti delle insufficienti indagini tributarie espletate) mentre in euro 0  è stato stimato il reddito annuo della moglie.

In euro 400,00 mensili sono state stimate le spese per ciascuno dei figli compatibili con la situazione economica della famiglia, tenuto conto del tenore di vita goduto dai minori in costanza di convivenza con entrambi i genitori; è stata poi stimata  in euro 400,00 per ciascuno dei figli la valenza economica dei compiti domestici e di cura quotidiana dei minori; in euro 800,00 il totale della somma idealmente impiegata ogni mese per ciascuno dei figli; così determinandosi, anche alla luce dei tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore, in euro 400,00 (800,00: 2= 400) per ciascuno dei figli l’ assegno mensile che il marito corrisponderà alla moglie, con la quale prevalentemente risiederanno i figli per sopperire in via indiretta alle esigenze di mantenimento, cura, istruzione ed educazione degli stessi.

Il Tribunale ha quindi determinato in €uro 400,00 mensili l’entità del mantenimento dovuto in favore della moglie (in quanto priva di adeguati redditi propri, tenendosi conto dello squilibrio reddituale esistente tra i coniugi ed al fine di garantirle un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio).

Il Tribunale ha poi determinato in euro 800,00, da adeguarsi agli Indici ISTAT (ovvero euro 400,00 a figlio) l’assegno mensile che il marito  corrisponderà alla moglie a titolo di concorso al mantenimento dei due figli.

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