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Il fatto

Due coniugi serbi adivano il Tribunale ordinario  di Vicenza e, asserendo di essere genitori legittimi di un minore residente in Italia, chiedevano che venisse dichiarato nullo il riconoscimento di figlio naturale effettuato sul minore stesso da un cittadino romeno.

I coniugi precisavano di essere legalmente coniugati e mai separati, sebbene la signora vivesse a Vicenza con il bambino, mentre il marito in Serbia.

Il cittadino romeno, dal canto suo, rilevava di aver avuto una relazione con la signora, di essere il padre biologico del bambino avuto dalla stessa e di aver ottenuto dal Tribunale per i Minorenni di Venezia l’autorizzazione al riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 cod. civ., in contumacia della mamma del minore stesso. Il presunto padre biologico, in ogni caso, proponeva altresì domanda riconvenzionale di disconoscimento di paternità.

Con la sentenza di cui si tratta il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la nullità del riconoscimento del figlio naturale, rigettando la domanda riconvenzionale svolta dal convenuto in quanto tardiva.

Il provvedimento in commento costituisce una significativa applicazione della disciplina internazionale in materia di competenza giurisdizionale e legge applicabile nelle controversie in ambito di filiazione.

Nella medesima sentenza, il Tribunale ha avuto inoltre modo di disquisire in ordine ad altre questioni di diritto che verranno di seguito esposte.

La giurisdizione e la legge applicabile

Preliminarmente il Tribunale, nell’affrontare la domanda promossa dalla parte attrice, ha correttamente ricercato all’interno del diritto internazionale privato italiano le norme chiamate ad individuare il foro competente e la legge applicabile.

Per quel che concerne la questione del tutto pregiudiziale relativa alla sussistenza della giurisdizione del Tribunale adito, quest’ultimo richiama la disposizione dell’art. 37 della Legge n. 218/1995. Tale norma attribuisce invero giurisdizione ai giudici italiani, oltre che nei casi in cui sussistono i titoli generali previsti dall’art. 3 della stessa Legge (intitolato “ambito della giurisdizione”) ed in quelli in cui sussiste la giurisdizione volontaria di cui all’art. 9 (“giurisdizione volontaria”), ogni volta che uno dei genitori o il figlio sia cittadino italiano o risieda in Italia [1].

Nel caso in questione, risiedendo in Italia sia il figlio, sia la madre, nonché il presunto padre biologico, nessun dubbio poteva sussistere in ordine alla sussistenza della giurisdizione del giudice italiano.

Per quanto concerne, invece, la legge applicabile il Tribunale, richiamando la disposizione di cui all’art. 33 della Legge n. 218/1995 ha ritenuto che dovesse trovare attuazione la Legge Serba[2].

A questo punto il Giudice adito, evidenziando la circostanza incontestata della nascita del minore da donna sposata in costanza di matrimonio, ha rilevato che anche nell’ordinamento della Repubblica Serba sussiste la presunzione che il padre del nato sia il marito della madre.

A differenza, però, di quanto avviene nell’ordinamento giuridico italiano, la Legge serba (art. 252, comma quarto) consente anche al padre naturale di proporre azione di disconoscimento.[3]

Tuttavia, tale azione può essere promossa solo entro un termine di decadenza che, nel caso in esame, era stato posto dai coniugi serbi a fondamento di un’eccezione di tardività. Con la sentenza de qua, il Tribunale ha ritenuto di poter interpretare la Legge serba nel senso che l’azione di disconoscimento deve essere sempre proposta entro un anno dal momento in cui l’attore viene a conoscenza di essere padre del figlio e, comunque, anche se questa conoscenza interviene successivamente, non può essere proposta quando il figlio ha compiuto dieci anni.

Considerato  che il convenuto aveva promosso l’azione di disconoscimento dopo oltre un anno dalla nascita del minore ed aveva omesso di  provare la tempestività dell’azione stessa, il Tribunale ordinario ha quindi rigettato la relativa domanda in quanto tardiva.

Il Giudicante invero, richiamando una pronuncia della Suprema Corte (Cass. n. 1512/00) ha affermato che “spettava a colui che propone il disconoscimento provare la tempestività dell’azione dando dimostrazione del dies a quo diverso dalla nascita del figlio dal quale decorre il termine di decadenza, perché il mancato rispetto del termine è causa di improponibilità dell’azione, rilevabile d’ufficio”.

Curatore speciale del minore: differenza  tra nomina ex art. 78 c.p.c. e nomina ex art. 244, comma quarto cod. civ.

Nel corso del giudizio de quo, su istanza del presunto padre naturale, veniva nominato un curatore speciale affinché rappresentasse il minore.

Il curatore così nominato chiedeva che venisse verificata la fondatezza della domanda di riconoscimento, con ciò aderendo nella sostanza alla domanda di disconoscimento formulata dal presunto padre naturale.

Il Tribunale ha quindi dovuto chiarire che, nel caso di specie, si era proceduto alla nomina del curatore affinché il minore, litisconsorte necessario nella proposta azione di disconoscimento, avesse la possibilità di prendere parte al giudizio pur trovandosi in uno stato di conflitto di interessi con i propri rappresentanti legali, ovvero la madre ed il padre legittimo. La norma applicata era quindi quella di cui all’art. 78 c.p.c.[4]

Ben diversa è invece la posizione del curatore speciale del minore che venga nominato ai sensi dell’art. 244[5], comma quarto cod. civ., al fine di proporre l’azione di disconoscimento. Nel caso di minore infrasedicenne , il procedimento per la nomina del curatore deve essere promosso dal Pubblico Ministero, senza possibilità che altri soggetti si facciano promotori della nomina.

La fattispecie in esame (ove la nomina era stata promossa dal preteso padre naturale ed era avvenuta senza che si svolgesse un procedimento volto ad acquisire ogni informazione utile per accertare la convenienza del minore), non era pertanto quella di cui all’art. 244 cod. civ.. Il Tribunale ha quindi escluso che il curatore speciale del minore avesse proposto la domanda di disconoscimento del minore a cui si riferiscono sia il primo comma dell’art. 252 della Legge serba, sia l’art. 244, comma quarto cod. civ..

Questione relativa al passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia

Nella parte conclusiva della sentenza in esame, il Tribunale ordinario di Vicenza ha altresì precisato che alla propria pronuncia non osta il fatto che sia passata in giudicato la sentenza con cui il Tribunale per i minorenni aveva autorizzato il cittadino romeno al riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 cod. civ..

Ed invero, il procedimento innanzi al Tribunale per i Minorenni si era svolto a seguito del mancato rilascio del consenso della madre al riconoscimento del preteso padre ed aveva avuto ad oggetto solo la valutazione della sussistenza o meno dell’interesse del minore al successivo riconoscimento.

Tuttavia il procedimento avanti al Tribunale per i Minorenni non aveva avuto (e mai comunque potrebbe avere) ad oggetto l’ammissibilità o la veridicità del riconoscimento autorizzando.

Il Tribunale di Vicenza ha quindi affermato che non sussiste alcuna contraddizione tra la sentenza per i minorenni che concesse al preteso padre l’autorizzazione a riconoscere il bambino quale proprio figlio naturale e la pronuncia del Tribunale ordinario che accerta l’inefficacia del riconoscimento perché contrastante con lo status di figlio legittimo del riconosciuto.

Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla rivista Questioni di Diritto di Famiglia – Maggioli Editore

 



[1]                      [1] Art. 37 Giurisdizione in materia di filiazione. – 1 In materia di filiazione e di rapporti personali fra genitori e figli la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti rispettivamente dagli articoli 3 e 9, anche quando uno dei genitori o il figlio è cittadino italiano o risiede in Italia.

 

 

[2]                      [2] Art. 33 Filiazione. – Lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale del figlio al momento della nascita. 2- E’ legittimo il figlio considerato tale dalla legge dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino al momento della nascita del figlio. 3 La legge nazionale del figlio al momento della nascita regola i presupposti e gli effetti dell’accertamento e della contestazione dello stato di figlio. Lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge.

 

 

[3]                      [3] L’art. 252 comma quarto della Legge sui Rapporti Familiari recita infatti che “l’uomo che ritiene di essere il padre del figlio può proporre l’azione di disconoscimento di paternità nei confronti del presunto padre nel termine di un anno dal giorno in cui viene a conoscenza del fatto che lui sia il padre del figlio, ed in ogni caso nel termine di 10 anni dalla nascita del figlio”

 

[4]                      [4] Art. 78 c.p.c (Curatore speciale) –  Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l’assistenza, o vi sono ragioni di urgenza, può essere nominato all’incapace, alla persona giuridica o all’associazione non riconosciuta un curatore speciale che li rappresenti o assista finché subentri colui al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza.
Si procede altresì alla nomina di un curatore speciale al rappresentato, quando vi e’ conflitto d’interessi col rappresentante.

 

[5]
[5] L’art. 244, quarto comma cod. civ recita testualmente “L’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i sedici anni, o del pubblico ministero quando si tratta di minore di età inferiore”.

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