Articoli marcati con tag ‘reato’

esame avvocato parere penale stalkingQuesta è una delle tracce del parere penale  d’esame d’avvocato:

Tizio, in passato fidanzato di Caia, non accettando la fine della relazione sentimentale decisa dalla donna, e desideroso di continuare ad incontrarla,iniziava a seguirne sistematicamente gli spostamenti quando Caia usciva per andare al lavoro ovvero per attendere alle ordinarie attività quotidiane.
Lungo la strada la molestava cercando di fermarla e di parlarle, dicendole che non intendeva allontanarsi da lei iniziava altresì a farle continue telefonate, anche notturne, ed ad inviarle sms telefonici contenenti generiche minacce di danno alle cose, finalizzate ad ottenere una ripresa della frequentazione tra i due.
Le condotte moleste e persecutorie avevano inizio nel novembre 2008.
Caia, esasperata per la situazione, dapprima cambiava alcune delle proprie abitudini di vita per sottrarsi agli incontri con Tizio; poi alla metà del mese di marzo 2009 decideva di sporgere querela contro Tizio.
Tizio decideva quindi di recarsi da un avvocato per conoscere le possibili conseguenze della propria condotta.
Il candidato assunte le vesti del legale di tizio, rediga motivato parere illustrando le fattispecie configurabili nel caso di specie con particolare riguardo alla tematica della successione delle leggi penali nel tempo e agli istituti del reato abituale e continuato.

E’ evidente che la traccia richiedeva una trattazione della fattispecie penale dello “stalking”.

Spero che  il mio blog possa essere stato di aiuto a qualche praticante avvocato, dato che avevo parlato di “stalking” qui.

telefonate private con telefono aziendaleCon sentenza n. 41709/2010 la Corte di Cassazione Penale ha di recente affermato che non sono configurabili gli elementi costitutivi del peculato d’uso nella condotta del pubblico dipendente che sporadicamente utilizzi il telefono d’ufficio per comunicazioni private.

Nella pronuncia di cui si tratta, la Cassazione ha infatti affermato che il reato di peculato d’uso non sia perseguibile allorquando i costi siano contenuti.

Nella fattispecie de qua, il dipendente pubblico aveva utilizzato l’apparecchio telefonico aziendale per scopi privati con un costo complessivo di 75 euro distribuito in 2 anni.

La Corte di Cassazione ha quindi ritenuto il “non luogo a procedere” in quanto “i danni di scarsa entità al patrimonio della pubblica amministrazione finiscono per essere irrilevanti”, e non possono che produrre “condotte inoffensive del bene giuridico tutelato”.

I dipendenti pubblici possono quindi stare tranquilli: possono telefonare con l’apparecchio dell’ufficio a condizione, però, che le chiamate siano poche e brevi.

Non solo. Devono altresì ritenersi penalmente irrilevanti le connessioni ad internet sul posto di lavoro, allorquando l’Azienda presso cui si lavora abbia stipulato un abbonamento a costo fisso per la navigazione sul web.

Si tratta di una Sentenza che non trova tutti d’accordo e che certamente farà discutere.

avviso di conclusione indagini preliminariLa Legge n. 479/1999 (c.d. Legge Carotti) ha introdotto l’art. 415 bis cod. proc. pen. (tuttora vigente).

Tale norma prevede che in capo al Pubblico Ministero, una volta concluse le indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale, sussista l’obbligo di notificare all’indagato ed al suo difensore un avviso (c.d. avviso di conclusione delle indagini preliminari) che contenga l’enunciazione del fatto per cui si procede, della data e del luogo del reato commesso, nonché l’informazione del deposito degli atti d’indagine presso la segreteria del Pubblico Ministero.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari deve altresì contenere anche l’avvertimento all’indagato che entro 20 giorni potrà avvalersi delle seguenti facoltà:

–          estrarre copia degli atti;

–          chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio;

–          presentare memorie e documentazione;

–          chiedere al Pubblico Ministero lo svolgimento di ulteriori indagini (da compiersi entro trenta giorni).

Lo scopo dell’art. 415 bis cod.proc.pen. è quello di garantire all’indagato, prima che il Pubblico Ministero eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio, un’adeguata possibilità di far valere il suo diritto di difesa ed alla prova.

L’obbligo di notifica in capo al Pubblico Ministero sussiste solo quando quest’ultimo richieda la celebrazione dell’udienza preliminare. L’obbligo dell’avviso, inoltre, è esplicitamente previsto prima della citazione diretta a giudizio (v. art. 552, comma 2 cod.proc.pen.).

Ad ogni buon conto, quando l’indagato riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è opportuno che si rivolga subito all’avvocato nominato d’ufficio o ad un avvocato di fiducia affinché si possa quindi esaminare tempestivamente il contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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