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maltrattamenti famiglia minoriSono soggetti passivi del delitto di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 del codice penale anche i figli minori  nel caso in cui le vessazioni continue (ingiurie, percosse, minacce lievi,atti di umiliazione generici) siano rivolte principalmente alla loro madre.

La Corte di Cassazione ha infatti di recente statuito che “Lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, i quali ne siano tutti consapevoli, a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi” (Cass. Pen. Cassazione penale , sez. V, sentenza 22.11.2010 n° 41142)

Molto più spesso di quanto si possa immaginare, dei genitori increduli e disorientati si trovano ad essere chiamati in giudizio per risarcire i danni asseritamente causati dai loro figli minorenni.

L’art. 2048 cod. civ. stabilisce che “il padre e la madre (…) sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati (…) che abitano con essi”. Essi sono liberati da tale responsabilità “soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto”.

Pertanto, quando i genitori vengono chiamati in causa per i danni cagionati dai propri figli, è sempre necessario prendere in esame il fatto in sé, per accertare quali erano, in concreto, le possibilità reali del genitore nelle circostanze particolari del caso.

Solo accertando le cause del fatto e la responsabilità del minore sarà possibile sapere se il genitore, usando una maggiore cautela, avrebbe avuto la possibilità di impedirlo.

In altri termini, bisogna chiedersi: il fatto realizzato dal minore capace presenta caratteristiche tali che il genitore, usando le normali cautele, avrebbe potuto impedirlo?

Se la risposta è positiva, allora il genitore sarà responsabile. Ma se il fatto è stato compiuto entro quella certa sfera di libertà che normalmente può essere concessa al minore e non presenta deficienze addebitabili al genitore, allora non sarà possibile parlare di responsabilità di quest’ultimo.

Del resto, la Suprema Corte afferma da tempo che “la prova liberatoria a carico del genitore di non aver potuto impedire il fatto si concreta normalmente nella dimostrazione di aver impartito al minore un’educazione conforme alle sue condizioni familiari e sociali e di aver esercitato una vigilanza adeguata all’età, al carattere ed all’indole del medesimo. Trattandosi di obblighi strettamente correlati, la vigilanza deve essere intesa in senso non assoluto ma relativo, cosicché non occorre dimostrare la interrotta presenza fisica del genitore accanto al minore qualora, avuto riguardo all’età in relazione all’educazione impartita e al livello di maturità raggiunto, nonché alle caratteristiche dell’ambiente in cui viene lasciato libero di muoversi, risultino correttamente impostati i rapporti del minore stesso con la vita extrafamiliare, facendo ragionevolmente presumere che non possono costituire fonte di pericolo per sé e per i terzi (si vedano, ad esempio, Cass. Civ. n. 2738/1988 e Cass. Civ. n. 4481/2001).

La Giurisprudenza di merito è univoca nel negare che i nonni siano titolari di un diritto pieno ed azionabile nei confronti dei genitori ad intrattenere rapporti stabili con i minori.

Tuttavia si ritiene costantemente che sussista l’obbligo dei genitori di salvaguardare l’interesse del minore a non essere privato nel suo percorso di crescita e formazione dell’apporto e della frequentazione degli ascendenti.

Al riguardo cito, ad esempio, la sentenza n. 537/2007 della Corte d’Appello di Milano ove si legge: I nipoti hanno diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con gli stessi relazioni significative. Il bagaglio di memoria e di affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori”.

Pertanto, qualora i genitori impediscano ai minori di vedere i propri nonni, questi ultimi potranno rivolgersi al Tribunale per i Minori territorialmente competente ai sensi dell’art. 333 cod. civ..

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
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