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Tribunale  Bergamo – sentenza n. 482/2010

L’assegno di mantenimento per la prole va determinato in funzione dell’età, dei crescenti bisogni del minore (al quale deve deve essere garantito un tenore di vita adeguato a quello che dovrebbe essergli consentito dalla professione paterna, nella specie odontoiatria  in ambito ospedaliero ed extra moenia).

Nel caso di specie è stato pertanto ritenuto congruo un assegno di mantenimento di Euro 800,00.

Quanto all’assegno divorzile, nella stessa sentenza, si legge invece che non può essere riconosciuto in favore del coniuge che abbia stabile occupazione ed un reddito adeguato, vivendo in casa dei genitori senza sostenere spesa alcuna ed in assenza di prova relativa ad un tenore di vita tale da giustificare tale erogazione. Infine, bisogna tener conto della brevissima durata dell’unione coniugale, entrata in crisi dopo appena due anni dalla celebrazione del matrimonio con la separazione dei fatto dei coniugi.

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assegno mantenimento divorzioCon sentenza del 22 novembre 2011 il Tribunale di Prato ha fornito la seguente lucida spiegazione in ordine alla dibattuta questione delle spese straordinarie.

Secondo un’accezione (particolarmente lata) si intende come straordinaria qualunque spesa ulteriore rispetto a quelle essenziali (vitto, alloggio). Vengono così chiesti i contributi più disparati, come ad esempio quelli per il cinema, il parrucchiere, la cena con gli amici, il regalo di compleanno e così via. Tale nozione di spesa straordinaria è, tuttavia, il frutto di un fraintendimento del concetto stesso di mantenimento. Andare a chiedere il contributo percentuale a titolo di spese straordinarie per esborsi del tipo di quelli appena indicati, significa identificare il concetto di mantenimento nel contributo necessario a soddisfare le più elementari esigenze di vita, facendo una chiara sovrapposizione con la nozione di alimenti. Sono infatti questi ultimi a consentire di ovviare alle necessità fondamentali della vita quotidiana. Il mantenimento è invece identificato nella somma necessaria a consentire la soddisfazione di tutte le esigenze di vita (elementari e non) di una determinata persona, in relazione al tenore di vita, che possono assicurarle i genitori, compatibilmente ai loro redditi ed alle spese che, a loro volta, devono sostenere per il proprio mantenimento. È pertanto ovvio che l’assegno di mantenimento, unito al contributo dato anche dal genitore percettore di quest’ultimo, sia calcolato in modo da consentire al figlio di poter soddisfare non solo i bisogni elementari della vita quotidiana, ma anche ulteriori esigenze di studio, ludiche od estetiche, che già formano oggetto del tenore di vita della figlia.
Nel concetto di spese straordinarie rientra invece tutto ciò che è extra ordinem in senso soggettivo ed oggettivo. In senso soggettivo, perché deve trattarsi di spese non prevedibili ex ante e pertanto non quantificabili al momento della determinazione giudiziale dell’assegno di mantenimento. In senso oggettivo, perché tali spese devono essere di ammontare tale da non poter essere coperte dall’assegno di mantenimento, il cui importo, come già accennato deve essere parametrato non solo alle esigenze del beneficiario, ma anche alle possibilità economiche dell’obbligato.
Proprio in ragione dei requisiti appena indicati le spese straordinarie non si prestano ad un’elencazione specifica da parte del giudice, la quale non potrebbe che avere sempre e comunque carattere esemplificativo. Tanto più che con riferimento ad uno stesso settore una spesa può essere ordinaria o straordinaria.

Nel caso delle spese mediche, ad esempio, non possono non rientrare fra le spese ordinarie quelle erogate per le medicine necessarie a curare, ad esempio, un’influenza, mentre sono straordinarie (non prevedibili ex ante e non suscettibili di essere coperte con il solo importo dell’assegno di mantenimento), quelle per un intervento chirurgico o per una terapia a seguito di un infortunio.
Nonostante le difficoltà di individuazione in concreto di quello che può rientrare o meno nel concetto di spesa straordinaria, l’applicazione dei parametri oggettivi e soggettivi sopra indicati, alla luce della distinzione tra la nozione di alimenti e quella di mantenimento, sono criteri idonei ad evitare dei contrasti tra le parti in sede di applicazione del dispositivo giudiziale”

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affido condiviso mantenimento figlidi Eleonora Bonaccorsi (Praticante Avvocato – Foro di Catania)

La legge 54/2006 ha modificato sostanzialmente la disciplina in materia di affidamento dei figli minori in caso di separazione dei genitori, anche nei confronti dei figli naturali.

Orbene, l’art. 155 c.c., nella nuova formulazione, stabilisce che l’affidamento dei figli minori, in via generale, spetta ad entrambi i genitori, in quanto “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. Posto, dunque, che l’interesse primario tutelato è quello del minore, è evidente che la riforma in materia di separazione e affidamento dei figli minori accoglie la tesi della bigenitorialità, ponendo l’accento sull’importanza della continuazione di un rapporto affettivo non solo con ciascun genitore, ma anche nei confronti delle rispettive famiglie.

Il giudice che disponga l’affido condiviso, può comunque ritenere maggiormente in linea con l’interesse del minore che questo venga “collocato” prevalentemente presso uno di essi, con diritto dell’altro genitore di avere con sè il figlio secondo tempi e modalità concordate.

In tal caso è previsto un obbligo di mantenimento “indiretto” in capo al genitore non collocatario, a favore del minore, come si evince dalla formula “ove necessario” contenuta nel comma 4, art. 155 c. c., il cui ammontare è definito secondo i tempi di permanenza presso ciascun genitore. La ratio è da individuare nella necessità che il genitore non collocatario contribuisca alle spese necessarie al mantenimento della prole, laddove il genitore collocatario provveda alle spese correnti in misura evidentemente e logicamente maggiore.

Su questo punto si è peraltro espressa la Corte di Cassazione che, con sentenza 22502/2010, ha rigettato il ricorso di un padre che chiedeva di poter provvedere direttamente al mantenimento della figlia naturale, affidata ad entrambi i genitori con collocamento prevalente presso la madre, eventualmente versando a favore di quest’ultima un assegno perequativo. La Corte ha motivato la decisione tenendo presente il disposto dell’art. 155 c.c., come modificato dalla lg. 54/2006,  in base al quale il genitore non collocatario deve versare un assegno periodico, ove stabilito dal giudice, in base ai tempi di permanenza presso ciascun genitore, ferma restando comunque la capacità economica di ciascuno.

Diverso il caso in cui il collocamento sia previsto in misura eguale presso entrambi i genitori: in tal senso il Tribunale di Catania il 12 luglio 2006 ha affermato che “In tema di mantenimento dei figli minori, laddove i genitori abbiano pari potenzialità reddituali ed il giudice abbia stabilito, durante l’arco della settimana, un paritario periodo di permanenza dei figli con ciascun genitore, non vi è necessità di imporre all’uno o all’altro il versamento di un assegno periodico, fermo restando che ciascun genitore dovrà provvedere al mantenimento diretto nel periodo di rispettiva permanenza e che sarà tenuto al 50% delle spese scolastiche e di vestiario e di quelle per le attività sportive o ricreative cui abbia dato il suo assenso, nonché al 50% di quelle di carattere sanitario”. In caso di permanenza paritaria presso ciascun genitore, si applicherà dunque la regola del mantenimento diretto, non essendo riscontrabile alcuna disparità nel sostenimento delle spese correnti da parte di ciascun genitore.

Appare utile, quanto logica, una riflessione. Sebbene l’intento del legislatore sia nobile, volendo assicurare al minore una seppur minima stabilità nelle relazioni affettive con i familiari, in caso di separazione personale dei genitori, sorge comunque il dubbio che ciò non sia effettivamente garantito, e dunque non rispecchi sempre il soddisfacimento dell’interesse del minore. Sovente, infatti, di fronte alle liti e ai contrasti insorti in sede di separazione tra i coniugi, non meno frequentemente sostenuti dalle rispettive famiglie di origine, il minore diviene oggetto di violenze psicologiche, latu sensu, laddove sia posto, nei fatti, di fronte a scelte morali che poco si addicono all’ingenuità tipica di un bambino, divenendo così lo strumento di ricatto principale di ciascuna parte.

Di fronte ad una circostanza, come la separazione personale dei coniugi, che intacca profondamente le relazioni familiari, forse il legislatore avrebbe dovuto tenere conto del fatto che l’interesse del minore sarebbe maggiormente soddisfatto laddove gli si consenta di vivere in un contesto familiare più sereno, seppur in presenza di un solo genitore, tenendo al di fuori, soprattutto, le ingerenze esterne al nucleo familiare strettamente inteso, che, invero, appaiono legittimate dal riferimento dell’art 155 comma 1 ai “rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

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Spese-straordinarie-figliLa Suprema Corte di Cassazione ha di recente affermato che il provvedimento con cui in sede di separazione (non importa se consensuale o giudiziale, ovvero se provvisorio o definitivo, oppure se presidenziale o meno) si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell’ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità; ed impregiudicato beninteso il diritto dell’altro genitore di contestare – ex post ed in sede di opposizione all’esecuzione, dopo l’intimazione del precetto o l’inizio dell’espropriazione – la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore” (Cass. Civ. n. 11316/11).

La Suprema Corte è giunta ad affermare tale principio svolgendo il seguente ragionamento giuridico:

1)   per principio generale, il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere ex novo un altro titolo (quale il decreto ingiuntivo) contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto, benché all’imprescindibile condizione che l’oggetto della condanna sia idoneamente delimitato e quantificato (tra le altre, in ordine agli obblighi idoneamente identificati in un simile provvedimento: Cass. 10 settembre 2004, n. 18248; Cass. 30 giugno 2006, n. 15084), o, a tutto concedere, delimitabile o quantificabile in forza di elementi idoneamente indicati nel titolo stesso ed all’esito di operazioni meramente materiali o aritmetiche (tra le molte: Cass. 8 luglio 1977, n. 3050; Cass. 1 giugno 2005, n. 11677; Cass. 2 aprile 2009, n. 8067; Cass. 30 novembre 2010, n. 24242; Cass. 5 febbraio 2011, n. 2816)

2)   è pur vero che il provvedimento giudiziario con cui in sede di separazione personale si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma cod. civ., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese straordinarie (senza altra specificazione) relative ai figli, richiede, nell’ipotesi di non spontanea attuazione da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, stante il disposto dell’art. 474, primo comma, cod. proc. civ., un ulteriore intervento del giudice, volto ad accertare l’avveramento dell’evento futuro e incerto cui è subordinata l’efficacia della condanna, ossia l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla base degli elementi di fatto contenuti nella prima pronuncia (Cass. 28 gennaio 2008, n. 1758);

3)   tuttavia evidenti minimali esigenze di effettività della tutela del titolare del particolare credito alimentare di cui sì discute impongono, ad avviso del collegio e se non altro con riferimento allo specifico caso esaminato dalla Suprema Corte, di escludere l’applicazione di tale rigorosa conclusione alle spese mediche e scolastiche ordinarie, in sé sole considerate (quali quelle per cui pacificamente è causa nel caso di specie e con esclusione quindi di spese “straordinarie” intese in senso residuale ed onnicomprensivo) e se opportunamente documentate, perché il titolo esecutivo originario riguarda un credito comunque certo ab origine, oggettivamente determinabile e liquidabile sulla base di criteri oggettivi;

4)   può infatti dirsi che la contribuzione alle (sole) spese mediche e scolastiche ordinarie non si riferisca a fatti meramente eventuali, né a fatti od eventi qualificabili come straordinari, vale a dire come imprevedibili ed ipotetici; rientra infatti nel novero degli eventi classificabili quali statisticamente ordinari o frequenti pure la necessità di esborsi, di cui è variabile effettivamente soltanto la misura e l’entità in rapporto alla perturbazione dello stato di piena salute, per prestazioni mediche, generiche o specialistiche, attesa la normalità del ricorso a queste ultime, anche solo per controlli periodici o di routine;

5)   la contribuzione del genitore è quindi riferita, per le spese meramente mediche e scolastiche (e non anche per quelle genericamente indicate come straordinarie e comunque diverse ed ulteriori), ad eventi di probabilità tale da potersi definire sostanzialmente certi e ad esborsi da ritenersi indeterminati soltanto nel quando e nel quantum;

6)   la determinazione del quantum di tali spese mediche e scolastiche è poi oggettivamente agevole, una volta conseguita la loro prova con documentazione di spesa rilasciata da strutture pubbliche o da altri soggetti che siano specificamente indicati nel titolo o concordati preventivamente tra i coniugi;

Ad ogni modo, chiarisce la Corte di Cassazione, resta del tutto impregiudicato il diritto del genitore obbligato di contestare la riferibilità dell’esborso alla categoria delle spese alla cui contribuzione egli è assoggettato

Tuttavia, tale diritto può bene estrinsecarsi quale contestazione del diritto del creditore ad agire in via esecutiva e quindi nelle forme dell’opposizione all’esecuzione, a precetto o a pignoramento. Si rende così meramente eventuale la fase di contestazione giudiziale e la si riserva alle effettive ipotesi di oggettiva controvertibilità, scongiurando l’ineluttabilità di un ricorso preventivo ed obbligatorio al giudice della cognizione per la formazione di altro titolo esecutivo; del resto, dal rischio di abuso da parte del genitore affidatario l’altro è adeguatamente tutelato, sia pure a prezzo di dispiegare l’opposizione, dalla responsabilità aggravata del creditore che abbia agito in via esecutiva senza la normale prudenza, già prevista dall’attuale formulazione dell’art. 96, comma secondo, cod. proc. civ. (e salva pure l’applicabilità del terzo comma di tale norma, come introdotto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69).

separazione mantenimento affidoTribunale  Roma  sez. I, sentenza n. 16457 del 27 luglio 2010

REPUBBLICA ITALIANA

EST NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

SEZ. I

così composto:

dott. Rosaria Ricciardi  presidente

dott. Franca Mangano     giudice

dott. Anna Mauro         giudice est

riunito nella camera di consiglio ha emesso la seguente

SENTENZA

nella  causa  civile  in  primo  grado iscritta al n. 22953/2007 RGAC

vertente

tra  F.F.  elettivamente domiciliato in R., via …, presso lo studio

dell’avv.to D.C. che lo rappresenta e difende giusta procura in atti

ricorrente

P.C.elettivamente  domiciliata  in  Roma,  via  …,  lo studio degli

avv.ti  G.S.  e  N.P.  Di  G. che la rappresentano e difendono giusta

procura atti

resistente

con  l’intervento in causa del Procuratore della Repubblica presso il

Tribunale di Roma

OGGETTO:

separazione  personale dei coniugi

Diritto

Motivi della decisione

Non vi è contestazione sull’impossibilità di ricostituire il consorzio familiare. L’elevata conflittualità che caratterizza i rapporti tra le parti e la separazione protrattasi per tutta la durata del processo conducono ad escludere la possibilità di una riconciliazione tra i coniugi ed a riconoscere la intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Deve in conseguenza essere pronunciata la separazione giudiziale dei coniugi .

Preliminarmente deve rilevarsi che la causa è stata istruita solo documentalmente avendo entrambe le parti richiesto alla prima udienza fissata dinanzi al giudice istruttore che la causa venisse rinviata immediatamente per la precisazione delle conclusioni.

Per tale motivo la richiesta, ormai tardiva di poter effettuare attività istruttoria formulata dalla parte resistente all’udienza di precisazione delle conclusioni, è stata disattesa.

La resistente ha chiesto sia con la comparsa di costituzione e risposta depositata per l’udienza presidenziale, sia con la memoria di cui air art. 709 c.p.c. che la separazione venisse addebitata al marito e ha individuato la causa della fine del rapporto in una relazione extra-coniugale da questo intrattenuta con persona con cui attualmente l’uomo convive e da cui ha avuto una figlia.

Orbene, il marito ha negato che la fine del rapporto sia da imputarsi alla relazione (che comunque non nega di intrattenere ) e non può dirsi comunque provato in modo inconfutabile, e in tal senso non sono di ausilio le dolorose dichiarazioni della giovane figlia M., che la frattura coniugale sia causalmente riconducibile a detta relazione, ben potendo questa essere intervenuta quando ormai, nonostante un’apparenza formale, l’armonia familiare era compromessa ed il distacco affettivo già intervenuto.

La conflittualità dimostrata nei rapporti interpersonali tra i coniugi e il difficilissimo rapporto padre-figlia non sono ostacolo all’affidamento condiviso della figlia (che diverrà maggiorenne tra qualche mese), posto che l’art. 155 bis c.c.. Consente l’affidamento esclusivo monogenitoriale solo in presenza di un accertamento serio della contrarietà all’interesse del minore dell’affidamento all’altro genitore. In considerazione dell’età della ragazza – che continuerà a vivere con la madre nella casa coniugale, di proprietà di entrambi i coniugi e che, per tale motivo deve essere assegnata alla moglie con quanto in essa contenuto – questa vedrà il padre liberamente ogni qual volta lo vorrà. La difficoltà di rapporto del padre con la figlia non può certo imputarsi, come dichiara il padre, all’esclusiva responsabilità della madre, quanto piuttosto alla difficoltà per la ragazza di contenere emotivamente la potentissima ferita derivatale dalla separazione dei genitori e di comprendere ed accettare fino in fondo la fine del loro rapporto, l’allontanamento del padre e la condivisione di vita da parte di quest’ultimo con una dorma diversa dalla madre.

Quanto alla determinazione del contributo per il mantenimento della figlia si rileva che gli elementi di fatto non sono mutati rispetto a quanto valutato in sede presidenziale prima e dalla Corte d’Appello dopo, Dalla dichiarazione dei redditi del 2009 per l’anno 2008 risulta che il marito gode di un reddito lordo di euro 112755,00 e netto di 72.6S8,00; è proprietario al 50% della casa coniugale e di un immobile concesso in locazione da cui ricava una rendita di euro 547,00 mensili nonché di un appartamento comprato dopo la separazione , in cui vive con la nuova famiglia di fatto, per l’acquisto del quale ha acceso un mutuo.

La moglie nello stesso anno ha goduto di un reddito lordo di euro 46.730,00 e netto di euro 34.235,00ed è comproprietaria oltre che della casa coniugale anche di altri immobili.

Pertanto, considerati i tempi di permanenza presso la madre e il conseguente valore economico delle prestazioni di cura ed assistenza assicurate dal genitore convivente, nonché la compressione del diritto di comproprietà del ricorrente sulla casa coniugale il Collegio ritiene di potere quantificare, fermi per il passato i provvedimenti adottati, in euro 1300,00 mensili l’ammontare dell’assegno per la figlia, importo che su base annua è inferiore ad 1/4 del reddito del ricorrente. Affinché il predetto importo rimanga adeguato anche in futuro, si dispone che esso siano aggiornato automaticamente ogni anno secondo gli indici del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati elaborati dall’Istat a decorrere dal mese di marzo 2009 ( indice base manzo 2008).

Al fine di far recuperare al padre il ruolo di partecipazione attiva alle scelte fondamentali relative alla figlia, si dispone che il F. provveda a contribuire, in misura del 60%, alle spese scolastiche e di studio (semplificatamente, rette e tasse di iscrizione, libri e materiale didattico, mensa , divise scolastiche, eventuali ripetizioni e corsi di sostegno e di approfondimento, viaggi di studio in Italia e all’estero, gite e campi scuola, corsi di musica), sportive, ricreative, mediche, per salute per la figlia.

Si rileva infine che la nascita di una figlia dall’unione naturale non si ritiene possa incidere sugli obblighi contributivi nei confronti della figlia nata in costanza di matrimonio, nel pieno della crescita e degli studi e che ha il pieno diritto di godere del tenore di vita di cui la famiglia ha goduto e che comunque avrebbe potuto godere. Il ricorrente, d’altro canto, che ha scelto in età matura di diventare padre per la seconda volta, ha liberamente e consapevolmente valutato la propria capacità economica di poter far fronte, con l’ausilio economico della nuova compagna, agli obblighi derivatigli dalla seconda paternità senza per questo nulla togliere alla prima figlia.

Sulla base delle superiori valutazioni, avuto riguardo alla situazione di entrambi i coniugi e al rilievo che la moglie non deve sostenere oneri abitativi anche per la compressione del diritto di comproprietà del marito, non si ritiene di accogliere la domanda riconvenzionale di mantenimento avanzata dalla donna.

Spese compensate in considerazione della natura degli interessi dedotti in giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale definitivamente pronunciando così provvede:

- dichiara la separazione personale dei coniugi F.F. nato a omissis il omissis e P.C. nata, a omissis il omissis, coniugati a omissis il omissis (atto n. omissis parte, serie omissis, anno 1989) e ordina la trasmissione della presente sentenza all’Ufficio dello stato civile dove risulta registrato l’atto per l’annotazione;

- affida ad entrambi i genitori in modo condiviso la figlia che vivrà con la madre e vedrà il padre liberamente, ogni qualvolta lo vorrà;

- assegna alla moglie la casa coniugale, sita in omissis, via omissis, con quanto in essa contenuto;

5) il marito corrisponderà alla moglie, per il mantenimento della figlia minore, l’assegno mensile di euro 1300,00 da versarsi entro il 5 del mese al domicilio della donna con adeguamento automatico annuale secondo gli indici del costo della vita calcolati dall’ISTAT oltre al 60% delle spese scolastiche e di studio (semplificatamente, rette e tasse di iscrizione, libri e materiale didattico, mensa , divise scolastiche, eventuali ripetizioni e corsi di sostegno e di approfondimento, viaggi di studio in Italia e all’estero, gite e campi scuola, corsi di musica), sportive, ricreative, mediche e per salute per la figlia.

- rigetta la domanda riconvenzionale di addebito e di mantenimento avanzata dalla resistente;

- dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite.

mantenimento figli spese straordinarieMi sono occupata di questo argomento diverse volte (cliccate ad esempio qui ).

Comprendere quali siano le spese straordinarie  non è impresa facile e, soprattutto, non è semplice fornire una risposta inequivocabile ed inconfutabile.  Sono dell’avviso che ogni caso sia a sé. Le spese che possono essere infatti ritenute “straordinarie” per alcune famiglie, sono invece  assolutamente  ordinarie e consuete per altre.

Questo è quanto affermato dal Tribunale per i Minorenni di Bari: “Il criterio della proporzione dell’assegno di mantenimento per la prole rispetto alla situazione reddituale dei genitori, non costituisce l’unico parametro per la sua determinazione, occorrendo innanzitutto chiedersi quale sia la somma necessaria a garantire il soddisfacimento dei bisogni del figlio, come enucleati negli art. 147 – 148, c.c., e tenuto conto dei parametri di cui agli art. 155, comma 4, c.c. Si ritiene poi, quanto alle spese straordinarie, che esse comprendano le spese mediche e di istruzione, sol quando non rientrino nella normalità della vita del minore. Si parla dunque di spese straordinarie, quando trascendano le ordinarie esigenze di vita del minore. Al fine di semplificare i rapporti, si preferisce tener conto, nella determinazione globale dell’assegno di mantenimento, di tutte le spese che caratterizzano la normale vita del figlio, sicché, rendendo l’assegno onnicomprensivo, si possano limitare l’occasione di conflittualità” (Tribunale minorenni  Bari 06 ottobre 2010).

Il Tribunale  Pisa con sentenza del 20 febbraio 2010 ha affermato quanto segue: “Ritenuto che le spese ordinarie e straordinarie per il mantenimento, l’educazione e la formazione anche lavorativa dei figli sono categorie prive di fondamento normativo e di distinzione ex art. 155 c.c. e 6 l. div. perché sviluppatesi nella prassi, trovando ingresso negli accordi tra coniugi o nei provvedimenti giudiziali al fine di adeguare l’importo dei contributi di ogni genitore ad eventuali esigenze sopravvenute ed imprevedibili circa l”an”, il “quantum” ed il “quando” ed in quanto tali insuscettibili di una compiuta valutazione preventiva; e ritenuto, altresì, che è la disciplina di ogni singolo caso concreto che può qualificare come ordinarie o come straordinarie spese che, in altri contesti, assumono un carattere ed un valore diversi, il criterio economico è, di regola, l’unico utilizzabile, con riferimento anche alla prevedibilità delle spese, mentre non può riconoscersi carattere straordinario ai costi delle tasse scolastiche e delle rette in collegio, fermo restando che l’acquisto, per motivi di studio, di libri e strumenti di alto prezzo, od i costi per viaggi all’estero, anch’essi per motivi di studio o di perfezionamento, possono considerarsi, se imprevedibili al momento degli accordi tra i genitori o dei provvedimenti giudiziali, spese straordinarie

Cito infine la sentenza del Tribunale di Bologna del 19 giugno 2007 ove si legge: “In tema di mantenimento dei figli minori, allorché sorgano contrasti tra i genitori in ordine alla misura e alla modalità di ripartizione delle spese straordinarie relative alla prole (sfociati, anche, in procedimenti giudiziari), è opportuno, per un verso, stabilire analiticamente le spese straordinarie da sostenersi nell’interesse dei minori (nonché le relative modalità di rimborso delle stesse) e per altro verso, prevedere che le stesse vengano previamente concordate tra i genitori”.

assegno di mantenimentoE’ bene innanzitutto tener presente che l’assegno di mantenimento versato in favore del coniuge riceve un trattamento fiscale differente dall’assegno di mantenimento che viene versato il favore del figlio.

Infatti, l’assegno di mantenimento che un coniuge corrisponde all’altro coniuge a seguito di separazione o di divorzio è deducibile dal reddito imponibile del coniuge obbligato. Al tempo stesso tale assegno costituisce reddito imponibile per il coniuge che lo percepisce. Occorre comunque precisare che affinché l’assegno di mantenimento possa essere dedotto dal reddito del coniuge obbligato è necessario che tale obbligo risulti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria (ovvero da ordinanza o sentenza) che dovranno essere esibiti, a richiesta, agli uffici fiscali (art. 10, comma 1, lett. C.,del D.P.R. 22.12.1986, n.917).

L’assegno di mantenimento che viene invece corrisposto in favore dei figli NON è deducibile (mai) dal reddito del coniuge obbligato al mantenimento. Parimenti, il coniuge al quale viene corrisposto il contributo al mantenimento per i figli, non dovrà indicarlo nella sua dichiarazione dei redditi (si veda, al riguardo, l’art. 3, comma 3, lett. B, del D.P.R. 22.12.1986, n. 917).

Ai fini fiscali (ma non solo) è pertanto opportuno che, in sede di separazione o di divorzio, venga SEMPRE specificato l’ammontare dell’assegno spettante al coniuge da quello spettante ai figli.

spese straordinarie separazioneDopo aver già trattato l’argomento  qui, torno sul controverso tema del rimborso delle spese straordinarie in tema di separazione dei coniugi per pubblicare qualche caso pratico.

Con sentenza n. 82 del 2 febbraio 2010, il Tribunale di Piacenza ha ritenuto che non fossero rimborsabili le seguenti spese:

i premi pagati per la polizza RCA i premi pagati per la polizza RCA, per le riparazioni all’auto e per l’acquisto di carburante, essendo l’auto intestata alla madre e non essendovi prova che sia il figlio a farne uso; le spese documentate da meri scontrini dai quali non emerge la tipologia dell’acquisto o la riferibilità dello stesso figlio; le spese per abbigliamento, in quanto estranee alla nozione di spesa straordinaria; la spesa per la frequenza a un club, trattandosi di spesa voluttuaria, che, come tale, andava concordata tra i coniugi; la spesa di euro 1.699 per l’acquisto di un computer. In relazione a tale ultima spesa il Tribunale di Piacenza ha precisato che “pur se, in quanto tale, l’acquisto di un computer deve ritenersi scelta ragionevole ed addirittura più che utile alle esigenze di uno studente; è invece del tutto irragionevole l’entità di tale spesa, essendo dato di comune esperienza che un buon p.c. può essere acquistato con poche centinaia di euro. La spesa di euro 1.700 per un computer, in ragione della sua entità rispetto al bene acquistato, avrebbe quindi dovuto essere concordata tra i coniugi”.

Il Tribunale di Piacenza ha invece accordato il rimborso, trattandosi effettivamente di spese straordinarie relativamente alle quali vi era prova di pagamento delle seguenti spese: le spese relative all’iscrizione in palestra ed allo svolgimento di attività sportiva; le spese relative all’acquisto di testi universitari; le spese relative alla pensione completa ed al servizio di ombrellone in spiaggia, usufruiti presso un hotel nel periodo estivo.

Il Tribunale Monza, con sentenza n. 295 del 25 gennaio 2010 ha precisato che devono intendersi spese straordinarie scolastiche le seguenti spese: tasse scolastiche ed universitarie, rette, gite scolastiche, materiale didattico e libri di testo.

Con sentenza del 14 maggio 2007, il Tribunale di Como ha ritenuto che non fossero spese straordinarie rimborsabili le spese relative alla retta scolastica di un Istituto Superiore Privato. Il Tribunale ha invero affermato che tali spese “non possono definirsi “straordinarie” in senso logico-giuridico, poiché attengono ad esborsi ricorrenti su base annua nonché del tutto prevedibili sia nell’an sia nel quantum una volta che si faccia la scelta di iscrivere il minore ad un istituto di istruzione privato ; la natura privata dell’ente non rende ovviamente ” straordinaria ” la prestazione da esso resa la quale attiene all’obbligo legale della istruzione, e alla scelta genitoriale di assolvere detto obbligo rivolgendosi ad un soggetto di provata esperienza nel campo educativo e didattico; d’altro canto dette spese non possono ritenersi neppure “ordinarie” nel senso del riferimento all’ordinario mantenimento dei due minori: se così fosse, infatti, esse sarebbe state prese in considerazione ai fini della quantificazione dell’assegno mensile di mantenimento a carico del padre, il che invece certamente non è avvenuto”.

assegno-di-mantenimento.-jpgIl codice civile sancisce che, salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori debba provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, dovendo il giudice stabilire, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Ai fini della determinazione della misura e delle modalità di contribuzione al mantenimento dovuto dai genitori in favore dei figli, le risorse economiche di entrambi vanno determinate con riferimento al loro complesso patrimoniale, costituito, oltre che dai redditi di lavoro o autonomo, da ogni altra forma di reddito o utilità, quali il valore dei beni mobili o immobili posseduti, o il prezzo ricavabile dall’alienazione di tali beni che, opportunamente reinvestito, potrebbe produrre nuovi profitti suscettibili di valutazione, risultando peraltro allo stato del tutto insufficienti le emergenze istruttorie al riguardo;

L’assegnazione, ed il conseguente uso, della casa familiare ad alcuno dei coniugi, ex art. 155 quater c.c., costituisce, considerato anche il titolo di proprietà, utilità valutabile ai fini della regolazione dei rapporti economici fra i genitori, in misura pari al risparmio di spesa che occorrerebbe sostenere per godere dell’immobile a titolo di locazione, dovendosi quindi di ciò tener conto per accertare la consistenza patrimoniale di ciascun coniuge ai fini della determinazione dell’ assegno di mantenimento.

Da oggi pubblicherò periodicamente alcuni esempi che  vi aiuteranno certamente a comprendere meglio come vengono  determinati  gli assegni di mantenimento dei figli in sede di separazione personale dei coniugi.

Iniziamo con la recentissima Ordinanza  Presidenziale, resa dal Tribunale  Salerno in data 15 febbraio 2011 (11518/09 R.G.)

Alla luce delle risultanze istruttorie, il reddito annuo del marito è stato stimato presuntivamente in euro 30.000,00 (per redditi da lavoro autonomo e da impresa, e per utilità ritraibili dai beni mobili e immobili posseduti, salvi i necessari approfondimenti delle insufficienti indagini tributarie espletate) mentre in euro 0  è stato stimato il reddito annuo della moglie.

In euro 400,00 mensili sono state stimate le spese per ciascuno dei figli compatibili con la situazione economica della famiglia, tenuto conto del tenore di vita goduto dai minori in costanza di convivenza con entrambi i genitori; è stata poi stimata  in euro 400,00 per ciascuno dei figli la valenza economica dei compiti domestici e di cura quotidiana dei minori; in euro 800,00 il totale della somma idealmente impiegata ogni mese per ciascuno dei figli; così determinandosi, anche alla luce dei tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore, in euro 400,00 (800,00: 2= 400) per ciascuno dei figli l’ assegno mensile che il marito corrisponderà alla moglie, con la quale prevalentemente risiederanno i figli per sopperire in via indiretta alle esigenze di mantenimento, cura, istruzione ed educazione degli stessi.

Il Tribunale ha quindi determinato in €uro 400,00 mensili l’entità del mantenimento dovuto in favore della moglie (in quanto priva di adeguati redditi propri, tenendosi conto dello squilibrio reddituale esistente tra i coniugi ed al fine di garantirle un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio).

Il Tribunale ha poi determinato in euro 800,00, da adeguarsi agli Indici ISTAT (ovvero euro 400,00 a figlio) l’assegno mensile che il marito  corrisponderà alla moglie a titolo di concorso al mantenimento dei due figli.

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Mantenimento-figli-assegnoIn caso di mancata corresponsione dei contributi al mantenimento sono astrattamente configurabili due diverse ipotesi di reato:

1)      art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

oppure

2)      art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

Quanto al reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

La giurisprudenza di merito e di legittimità è unanime nel ritenere che il reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p. consiste nel far mancare ai soggetti in esso indicati (discendenti in età minore, coniuge, ecc.)  i “mezzi di sussistenza”, che vanno individuati in ciò che è strettamente indispensabile alla vita (vitto, alloggio, vestiario, cure mediche).

Pertanto, per questa ragione, il giudice per valutare la ricorrenza del reato previsto dall’art. 570, comma 2 c.p. non dovrà accertare nel caso concreto se sia stato versato o meno l’assegno stabilito per il mantenimento dei figli dal giudice civile, ma dovrà accertare se dalla condotta omissiva dell’obbligato siano venuti a mancare ai beneficiari i “mezzi di sussistenza” (v. giurisprudenza allegata).

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1032,00.

Procedibilità: trattasi di reato punibile a querela della persona offesa; è procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

Quanto al reato di cui all’art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

L’art. 12 sexies della Legge 898/1970 così testualmente recita: “al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’art. 570 c.p.” .

Per la sussistenza dell’ipotesi di reato in esame, che è ben diversa da quella astrattamente configurata nell’art. 570 comma 2 c.p., il giudice penale non dovrà più indagare se la mancata corresponsione dell’assegno coincida con la mancata corresponsione di mezzi di sussistenza ai figli minori. Ed invero, lo stesso richiamo contenuto nell’art. 12 sexies della L. 898/1970 all’art. 570 c.p. opera solo ed esclusivamente quoad poenam.

Tale reato “…è integrato per il sol fatto del mancato versamento dell’assegno stabilito nella sentenza divorzile …” (Cass. Pen., sez. IV, 19.5.2005, n. 32540).

In pratica tale reato presuppone l’obbligo civilistico sancito nella sentenza di divorzio e prescinde dallo stato di bisogno del soggetto passivo.

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1.032,00.

Procedibilità: con sentenza n. 21673 del 2.3.2004 la Cassazione – mutando il precedente orientamento – si è espressa nel senso che “in tema di reati contro la famiglia, l’art. 12 sexies Legge 1 dicembre 1970, n. 898, nello stabilire che, in caso di scioglimento del matrimonio, al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno divorziale si applicano le pene previste dall’art. 570 cod. pen., opera un rinvio all’intero regime sanzionatorio fissato in detta disposizione, ivi comprese le regole in tema di procedibilità previste dal suo terzo comma. Ne consegue che anche la violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno compiuta dal coniuge divorziato è punibile a querela della persona offesa, fatti salvi in casi in cui la perseguibilità d’ufficio è prevista dallo stesso art. 570 cod. pen.”.

Pertanto, sulla base di questo orientamento giurisprudenziale, si può ritenere che anche tale reato sia punibile a querela della persona offesa; è però procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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