• Se sei agli arresti domiciliari non puoi comunicare tramite Facebook: così tuona la Cassazione

    facebook vietato arresti domiciliariL’art. 284 del codice di procedura penale prevede che l’imputato sottoposto agli arresti domiciliari non possa allontanarsi dalla propria abitazione. Se necessario il Giudice può altresì vietare all’imputato agli arresti domiciliari di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.

    La Cassazione (v. sentenza n. 37151/2010) ha di recente affermato  che la generica prescrizione di “non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi” va intesa nella accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi, ma anche di entrare in contatto con altri soggetti, dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni, sia vocali che scritte attraverso Internet.

    La Cassazione ha altresì chiarito che “L’uso di Internet non può essere vietato tout court ove non si risolva in una comunicazione con terzi, comunque, attuata, ma abbia solamente funzione conoscitiva o di ricerca, senza di entrare in contatto, tramite il web, con altre persone.
    La moderna tecnologia consente oggi un agevole scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite Web, e anche tale trasmissione di informazioni deve ritenersi ricompresa nel concetto di “comunicazione”, pur se non espressamente vietata dal giudice, dovendo ritenersi previsto nel generico “divieto di comunicare”, il divieto non solo di parlare direttamente, ma anche di comunicare, attraverso altri strumenti, compresi quelli informatici, sia in forma verbale che scritta o con qualsiasi altra modalità che ponga in contatto l’indagato con terzi (“pizzini”, gesti, comunicazioni televisive anche mediate, etc.)

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  • La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia

    Lo sanno bene gli utenti di Facebook: si sta per concludere la settimana dei diritti dell’infanzia.

    E’ incredibile come, grazie al passaparola, la campagna lanciata su Facebook abbia trovato largo successo.

    La notizia è stata riportata anche da diversi giornali nazionali on line, quali  Il Corriere della Sera.

    Persino il motore di ricerca Google ha pensato bene di modificare il proprio logo (c.d. doodle) con un’immagine che richiama proprio i diritti dei bambini.

    Lo scopo dell’iniziativa promossa su Facebook è quello di porre l’attenzione sui diritti dei bambini, celebrando i 21 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle  Nazioni Unite il 20 Novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990.

    In Italia tale Convenzione è stata poi ratificata il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

    La Convenzione riconosce, in modo particolare, quattro principi fondamentali:

    1) Il principio di non discriminazione (art. 2 della Convenzione)

    Gli Stati Membri si sono impegnati ad assicurare i diritti sanciti nella Convenzione a tutti i minori, senza distinzione di razza, di colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori.

    2) Il principio di superiore interesse del bambino (art. 3 della Convenzione)

    In ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente.

    3)    Il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6 della Convenzione)

    Gli Stati membri hanno riconosciuto il diritto alla vita del bambino e si sono impegnati ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo.

    4)    L’ascolto delle opinioni del bambino (art.12 della Convenzione)

    E’ stato riconosciuto il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale.

    Il testo integrale della Convenzione può essere visto e scaricato qui.