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1. Definizione di cyber bullismo

La cronaca degli ultimi tempi sta portando alla ribalta un problema sino a poco fa sconosciuto o comunque sottovalutato: il cyberbullismo.

Con questo termine si suole indicare tutte quelle forme di vessazioni e molestie attuate da minori nei confronti dei propri coetanei attraverso il web e attraverso l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Nancy Willard, direttrice del Centro per l’utilizzo sicuro e responsabile di Internet (Center for Safe and Responsible Internet Use), ha individuato le seguenti tipologie di cyber bullismo:

  • Flaming: ovvero l’ invio di messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Harassment (molestie) : cioè la spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: consiste nello sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, messaggistica istantanea, ecc.
  • Impersonation (sostituzione di persona): consiste nel farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Exposure (rivelazioni): cioè informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Trickery (inganno): consiste nell’ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: è l’esclusione di una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyberstalking (Cyber-persecuzione): ovvero le molestie e denigrazioni ripetute e minacciose, mirate a incutere paura.

Forte della distanza fisica che lo separa dalla vittima, il cyber bullo tende ad avvertire sempre meno la responsabilità delle azioni che commette a danno altrui.

In realtà però gli psicologi concordano nel ritenere che il bullismo elettronico sia il più dannoso e che le sue conseguenze possano essere devastanti.

Amanda, Andrea e Carolina sono solo alcuni dei nomi di giovani ragazzi che non hanno potuto e saputo fronteggiare le persecuzioni attuate ai lori danni su internet e che si sono di recente tolti la vita.

2. Le responsabilità genitoriali ex art. 2048 cod. civ.

Comportamenti come quelli descritti nel paragrafo che precede non possono lasciarci indifferenti: il bullismo, in tutte le sue configurazioni, è una forma di devianza dei minori e ne vanno correttamente e puntualmente individuate le responsabilità.

Qualora si tratti di fatti illeciti commessi da minori capaci di intendere e di volere, la norma civilistica a cui bisogna fare riferimento è, senza alcun dubbio, l’art. 2048 cod. civ..

Ai sensi della citata norma i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che scaturiscano da omessa o carente sorveglianza sia con riguardo agli illeciti riconducibili ad oggettive carenze educative che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare (1).

Come è noto, l’art. 2048 cod.civ. è costruito in termini di presunzione di colpa dei genitori (o dei soggetti ivi indicati).La presunzione di responsabilità, posta a carico del genitore, per i danni causati dal figlio minore può, infatti, essere vinta solo con la prova di aver adempiuto tutti i doveri ed esercitato tutti i poteri idonei ad impedire l’illecita condotta del figlio.

Al riguardo, la giurisprudenza è assolutamente costante nell’affermare che non basta dimostrare che il genitore non abbia potuto materialmente impedire il fatto, perché commesso fuori della sua sfera di azione; occorre infatti che egli dimostri di aver svolto nei riguardi del minore una vigilanza adeguata alla sua età, al suo carattere, alla sua indole e di avergli impartito un’educazione idonea in relazione alla sua personalità. (2)

Ne consegue che, come affermato dagli Ermellini (3), “l’assenza di colpa in educando non giova ai genitori convenuti con l’azione di risarcimento se vi è stata colpa in vigilando e viceversa”.

In definitiva la responsabilità del genitore viene esclusa soltanto allorquando lo stesso provi l’inevitabilità del fatto o l’esistenza di tutte le precauzioni (con riferimento alle circostanze concrete, compresa l’età e la personalità del minore) volte a impedire che il fatto potesse accadere.

E’ forse superfluo precisare che la responsabilità dei genitori ex art. 2048 cod. civ. si aggiunge a quella del figlio minore capace di intendere e di volere ma non la sostituisce trattandosi di responsabilità solidali tra loro.

3. Un esempio concreto: la sentenza n. 18/2012 del Tribunale di Teramo

Con riferimento agli atti di bullismo elettronico, recenti statistiche pubblicate sul sito dell’Osservatorio sull’uso e l’abuso della Rete Informatica (www.openeyes.it) mostrano come i minori vengano abbandonati davanti al PC senza che i genitori esercitino sugli stessi alcuna vigilanza.

In materia di Cyberbullismo appare certamente degna di nota la sentenza n. 18 del Tribunale di Teramo depositata il 16 gennaio 2012.

Il caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Teramo riguardava la formazione su Facebook del gruppo denominato “Per tutti quelli che odiano L.C. (ragazza minorenne, n.d.r.)”.

In pratica degli adolescenti avevano creato tale gruppo sul noto Social Network ove pubblicavano quotidianamente una serie di frasi ingiuriose e minacciose nei confronti di una loro compagna di scuola di cui venivano citate espressamente le generalità.

Nel corso del giudizio emergeva che tale “tsunami” di offese era in realtà stato innescato dalla stessa vittima la quale aveva pubblicato precedentemente sulla propria bacheca di Facebook una frase offensiva.

Ora, nel caso in questione, il Giudice ha ritenuto di dover condividere l’impostazione interpretativa più rigorosa ed esigente in relazione ai compiti, al ruolo ed alle connesse responsabilità genitoriali, in forza della quale i genitori dei minori capaci di intendere e di volere, per andare esenti dalla responsabilità di cui all’art. 2048 cod. civ., devono positivamente dimostrare: 1) di aver adempiuto all’onere educativo sancito dall’art. 147 cod. civ.; 2) di aver poi effettivamente e concretamente controllato che i figli abbiano assimilato l’educazione a loro impartita esercitando una vigilanza adeguata all’età.

Il Tribunale di Teramo ha altresì chiarito che l’onere educativo di cui alla succitata norma codicistica non consiste solo nella mera indicazione di regole, conoscenze o moduli di comportamento, bensì pure nel fornire alla prole gli strumenti indispensabili alla costruzione di relazioni umane effettivamente significative per la migliore realizzazione della loro personalità.

Nella pronuncia in commento si legge inoltre che la responsabilità genitoriale non viene meno con l’approssimarsi della maggiore età: è infatti noto che la personalità del minore adolescente è ancora fragile in quanto indefinita ed egli è incapace di dominare i propri istinti.

Il fatto che il comportamento ingiurioso e minaccioso sia proseguito nel web per ben 3 giorni, a parere del Tribunale di Teramo, comprova che i genitori dei minori convenuti non avevano posto in essere le necessarie attività di verifica e di controllo sull’effettiva acquisizione dei valori educativi da parte dei figli.

Sulla base della persistenza e continuità dell’attività offensiva concretizzata dai minori convenuti, il Giudice di prime cure ha quindi ritenuto ampiamente raggiunta la prova positiva dell’inadempimento da parte dei genitori degli stessi minori a quel dovere di verifica dell’assimilazione effettiva dell’educazione pure eventualmente impartita.

E’ bene infine precisare che, nel caso de quo, il Tribunale ha liquidato esclusivamente il danno patrimoniale e non anche il danno morale soggettivo invocato dai genitori della parte attrice riconoscendo in favore dei convenuti l’attenuante della provocazione.

(1) Cass. civ., n. 7050/2008.

(2) Cfr., tra le tante, Cass. civ., n. 26200/2011 e Cass. civ., n. 20322/2005.

(3) Cass. civ. n. 9556/2009.

* Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla Rivista Questioni di Diritto di Famiglia -Maggioli Editore.

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Vi rappresento che è on line la mia relazione dal titolo “Le Responsabilità Penali e Civili conseguenti agli atti di Bullismo”. Cliccate qui  (dal minuto 14.40 potete ascoltare il mio intervento)

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Avv. Patrizia D’Arcangelo

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