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esame avvocato parere penale stalkingQuesta è una delle tracce del parere penale  d’esame d’avvocato:

Tizio, in passato fidanzato di Caia, non accettando la fine della relazione sentimentale decisa dalla donna, e desideroso di continuare ad incontrarla,iniziava a seguirne sistematicamente gli spostamenti quando Caia usciva per andare al lavoro ovvero per attendere alle ordinarie attività quotidiane.
Lungo la strada la molestava cercando di fermarla e di parlarle, dicendole che non intendeva allontanarsi da lei iniziava altresì a farle continue telefonate, anche notturne, ed ad inviarle sms telefonici contenenti generiche minacce di danno alle cose, finalizzate ad ottenere una ripresa della frequentazione tra i due.
Le condotte moleste e persecutorie avevano inizio nel novembre 2008.
Caia, esasperata per la situazione, dapprima cambiava alcune delle proprie abitudini di vita per sottrarsi agli incontri con Tizio; poi alla metà del mese di marzo 2009 decideva di sporgere querela contro Tizio.
Tizio decideva quindi di recarsi da un avvocato per conoscere le possibili conseguenze della propria condotta.
Il candidato assunte le vesti del legale di tizio, rediga motivato parere illustrando le fattispecie configurabili nel caso di specie con particolare riguardo alla tematica della successione delle leggi penali nel tempo e agli istituti del reato abituale e continuato.

E’ evidente che la traccia richiedeva una trattazione della fattispecie penale dello “stalking”.

Spero che  il mio blog possa essere stato di aiuto a qualche praticante avvocato, dato che avevo parlato di “stalking” qui.

avviso di conclusione indagini preliminariLa Legge n. 479/1999 (c.d. Legge Carotti) ha introdotto l’art. 415 bis cod. proc. pen. (tuttora vigente).

Tale norma prevede che in capo al Pubblico Ministero, una volta concluse le indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale, sussista l’obbligo di notificare all’indagato ed al suo difensore un avviso (c.d. avviso di conclusione delle indagini preliminari) che contenga l’enunciazione del fatto per cui si procede, della data e del luogo del reato commesso, nonché l’informazione del deposito degli atti d’indagine presso la segreteria del Pubblico Ministero.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari deve altresì contenere anche l’avvertimento all’indagato che entro 20 giorni potrà avvalersi delle seguenti facoltà:

-          estrarre copia degli atti;

-          chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio;

-          presentare memorie e documentazione;

-          chiedere al Pubblico Ministero lo svolgimento di ulteriori indagini (da compiersi entro trenta giorni).

Lo scopo dell’art. 415 bis cod.proc.pen. è quello di garantire all’indagato, prima che il Pubblico Ministero eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio, un’adeguata possibilità di far valere il suo diritto di difesa ed alla prova.

L’obbligo di notifica in capo al Pubblico Ministero sussiste solo quando quest’ultimo richieda la celebrazione dell’udienza preliminare. L’obbligo dell’avviso, inoltre, è esplicitamente previsto prima della citazione diretta a giudizio (v. art. 552, comma 2 cod.proc.pen.).

Ad ogni buon conto, quando l’indagato riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è opportuno che si rivolga subito all’avvocato nominato d’ufficio o ad un avvocato di fiducia affinché si possa quindi esaminare tempestivamente il contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero.

L’art. 612 bis cod. pen. (introdotto con decreto Legge n. 11/2009,convertito in Legge n. 38/2009) prevede e punisce il reato di atti persecutori (comunemente noto come “reato di stalking“).

Con il termine stalking si fa quindi riferimento alla reiterazione di minacce o molestie che arrechino alla vittima “un grave disagio psichico” oppure determinino “un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”.

In buona sostanza deve trattarsi di comportamenti che provochino nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura.

Da una lettura dei giornali nazionali e dei giornali locali (cito, ad esempio, l’Eco di Bergamo del 18.11.2010, e L’Eco di Bergamo del 28.9.2010 ), non posso fare a meno di notare che, purtroppo, lo stalking rientra certamente tra i reati che più frequentemente si riscontrano nel nostro Paese.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità più recente anche due soli episodi di minaccia o molestia possono valere ad integrare il reato di atti persecutori previsto dall’art.612 bis c.p., se abbiano indotto un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima, che si sia vista costretta a modificare le proprie abitudini di vita (cito, al riguardo, la sentenza n. 25527 del 5.7.2010 della Suprema Corte di Cassazione).

Il legislatore ha previsto che tali comportamenti possano essere puniti con la pena della reclusione sino a ben quattro anni.

La pena può inoltre essere aumentata nel caso in cui il fatto venga commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato (o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile).

La querela contro lo stalker va presentata entro 6 mesi. Fino a quando non è proposta la querela, è inoltre previsto che la persona offesa possa esporre i fatti al questore il quale può ammonire oralmente l’autore della condotta e valutare “l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizione”.

Come riportato dai maggiori quotidiani odierni quali il Giornale.it , oggi si terrà l’incidente probatorio di Michele Misseri, indagato per l’omicidio della piccola Sarah Scazzi.

Per i profani del diritto può non essere facile comprendere l’importanza ed il significato dell’incidente probatorio.

Mi sembra pertanto opportuno fare una breve premessa (cercherò di esprimermi nel modo più semplice possibile).

Il sistema processuale penale italiano prevede che le prove si formino non nella fase investigativa, bensì nella fase dibattimentale (ovvero in quella fase che comunemente chiamamo “processo“). Tuttavia non sempre la fonte di prova può essere conservata fino al dibattimento (ad esempio può succedere che il teste sia gravemente malato e  che rischi di morire prima che la sua deposizione possa essere resa in sede dibattimentale; oppure può succedere che il teste debba espatriare).

In questi casi, quindi, sorge l’esigenza di anticipare la formazione della prova.

L’incidente probatorio consiste, per l’appunto, in uno strumento che consente la formazione della prova prima che sia iniziato il dibattimento.

L’incidente probatorio si svolge pertanto innanzi al G.I.P (Giudice per le Indagini Preliminari) o al G.U.P. (Giudice per l’Udienza Preliminare) e consiste in una fase di natura giurisdizionale incidentalmente inserita nella fase investigativa o nella fase dell’udienza preliminare ai fini dell’assunzione di prove non rinviabili al dibattimento.




Avv. Patrizia D’Arcangelo

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