Articoli marcati con tag ‘convivenza more uxorio’

coppia di fatto convivenza senza matrimonioIl nostro ordinamento giuridico non fornisce specifica disciplina giuridica né con riferimento ai rapporti della coppia di fatto, né con riferimento alla rottura dell’unione di fatto.

Che cosa succede nel caso in cui la coppia di fatto “scoppi”?   A cosa vanno incontro i conviventi che decidono di separarsi?

Si deve innanzitutto tener presente che l’ex convivente, benché sprovvisto di adeguati mezzi economici, non può vantare nei confronti dell’altro convivente alcuna pretesa economica. In buona sostanza, all’ex convivente non spetta alcun assegno di mantenimento.

Parimenti, nel caso in cui la casa in cui si è sviluppata la convivenza sia di proprietà esclusiva di uno dei conviventi, l’altro non può vantare alcun diritto in capo alla casa stessa.

Nel caso in cui invece la casa nella quale si è svolta la convivenza sia condotta in locazione da uno dei partner, la Corte Costituzionale, con sentenza  n. 404 del 1988, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 6 della L. n. 392 del 1978 (cosiddetta legge sull’equo canone) nella parte in cui non prevede la successione nel contratto di locazione del convivente more uxorio. La Corte di Cassazione, pertanto, in applicazione dei principi enunciati da detta sentenza, ha affermato il diritto del convivente di continuare ad abitare nella casa comune, nel caso in cui l’altro convivente, titolare del contratto di locazione, decida di allontanarsi dalla casa stessa.

E in presenza di figli minori?

Se dalla convivenza sono nati dei figli e questi sono ancora minorenni nel caso in cui la convivenza cessi, l’affidamento è stabilito in base al criterio del preminente interesse del minore. Se vi è disaccordo, l’affidamento è deciso dal Tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che conviva con l’altro partner.

modifica condizioni di divorzioL’art. 9 della Legge n. 898/1970, consente la revisione delle condizioni del divorzio relative (tra l’altro) ai rapporti economici per sopravvenienza di giustificati motivi.

Come più volte chiarito dalla Suprema Corte, la revisione dell’assegno di divorzio, essendo funzionale al ripristino del bilancio degli interessi contrapposti degli ex coniugi, postula non soltanto l’accertamento della sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma anche l’idoneità di tale modifica a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni economiche delle parti (Cass. Civ. n. 9056/1999; Cass. Civ. n.3018/2006).

Secondo questa prospettiva, devono essere in concreto valutati i casi (tra i più frequenti nella pratica) in cui a fondamento della domanda di revisione siano poste, da un lato, le nuove nozze dell’ex coniuge obbligato e, dall’altro lato, l’instaurazione di una convivenza more uxorio da parte del beneficiario.

Nella prima ipotesi (ovvero nel caso in cui l’ex coniuge obbligato all’assegno di mantenimento contragga nuove nozze) generalmente si ritiene che i diritti e gli obblighi sorti con il nuovo matrimonio non possono, di per sé, sacrificare o comprimere obblighi preesistenti, derivanti dal divorzio precedente.

Nella seconda ipotesi (ovvero nel caso in cui l’ex coniuge che beneficia dell’assegno di mantenimento instauri una relazione di fatto), sebbene dalla convivenza more uxorio non nascano dei diritti e doveri giuridicamente sanzionati, vanno comunque valutati i benefici economici che il titolare dell’assegno tragga dalla convivenza, perché altrimenti si rischierebbe di privilegiare ingiustamente il comportamento di chi contrae nuove nozze per non perdere i diritti nei confronti dell’ex coniuge. La Suprema Corte di Cassazione ha infatti affermato che “La convivenza extraconiugale intrapresa dal coniuge richiedente l’assegno, non implicando alcun diritto al mantenimento nei confronti del convivente, non comporta di per sé la cessazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di separazione o di divorzio da parte dell’altro coniuge, ma può rilevare, ove rivesta requisiti di stabilità e di affidabilità, ai fini dell’accertamento delle condizioni del beneficiario, nei limiti in cui incida sulla reale e concreta situazione economica del medesimo, risolvendosi in una fonte effettiva e non aleatoria di reddito” (Cass. Civ. Sezione I, sentenza 6 febbraio 2004 n. 2251).

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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