Posts Tagged ‘bergamo’

Pubblico di seguito le Slides che utilizzo nel corso dei miei interventi in prevenzione e contrasto al Bullismo in varie scuole.

Per scaricarle gratuitamente cliccate sull’immagine sottostante “Pay with a tweet”:  potrete così accedere alle slides e scaricarle dopo averle condivise su Twitter o su Facebook.

 

______________________________________________________________________________________________________

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:
Studio Legale D’Arcangelo
Strada delle Gambe n. 2 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268

 

L’art. 612 bis cod. pen. (introdotto con decreto Legge n. 11/2009,convertito in Legge n. 38/2009) prevede e punisce il reato di atti persecutori (comunemente noto come “reato di stalking“).

Con il termine stalking si fa quindi riferimento alla reiterazione di minacce o molestie che arrechino alla vittima “un grave disagio psichico” oppure determinino “un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”.

In buona sostanza deve trattarsi di comportamenti che provochino nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura.

Da una lettura dei giornali nazionali e dei giornali locali (cito, ad esempio, l’Eco di Bergamo del 18.11.2010, e L’Eco di Bergamo del 28.9.2010 ), non posso fare a meno di notare che, purtroppo, lo stalking rientra certamente tra i reati che più frequentemente si riscontrano nel nostro Paese.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità più recente anche due soli episodi di minaccia o molestia possono valere ad integrare il reato di atti persecutori previsto dall’art.612 bis c.p., se abbiano indotto un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima, che si sia vista costretta a modificare le proprie abitudini di vita (cito, al riguardo, la sentenza n. 25527 del 5.7.2010 della Suprema Corte di Cassazione).

Il legislatore ha previsto che tali comportamenti possano essere puniti con la pena della reclusione sino a ben quattro anni.

La pena può inoltre essere aumentata nel caso in cui il fatto venga commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato (o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile).

La querela contro lo stalker va presentata entro 6 mesi. Fino a quando non è proposta la querela, è inoltre previsto che la persona offesa possa esporre i fatti al questore il quale può ammonire oralmente l’autore della condotta e valutare “l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizione”.

Come riportato dai maggiori quotidiani odierni quali il Giornale.it , oggi si terrà l’incidente probatorio di Michele Misseri, indagato per l’omicidio della piccola Sarah Scazzi.

Per i profani del diritto può non essere facile comprendere l’importanza ed il significato dell’incidente probatorio.

Mi sembra pertanto opportuno fare una breve premessa (cercherò di esprimermi nel modo più semplice possibile).

Il sistema processuale penale italiano prevede che le prove si formino non nella fase investigativa, bensì nella fase dibattimentale (ovvero in quella fase che comunemente chiamamo “processo“). Tuttavia non sempre la fonte di prova può essere conservata fino al dibattimento (ad esempio può succedere che il teste sia gravemente malato e  che rischi di morire prima che la sua deposizione possa essere resa in sede dibattimentale; oppure può succedere che il teste debba espatriare).

In questi casi, quindi, sorge l’esigenza di anticipare la formazione della prova.

L’incidente probatorio consiste, per l’appunto, in uno strumento che consente la formazione della prova prima che sia iniziato il dibattimento.

L’incidente probatorio si svolge pertanto innanzi al G.I.P (Giudice per le Indagini Preliminari) o al G.U.P. (Giudice per l’Udienza Preliminare) e consiste in una fase di natura giurisdizionale incidentalmente inserita nella fase investigativa o nella fase dell’udienza preliminare ai fini dell’assunzione di prove non rinviabili al dibattimento.




Purtroppo la cronaca ci offre (pressoché quotidianamente) casi di maltrattamenti, violenze ed abusi perpetrati a danno di familiari.

Probabilmente non tutti sanno che, con legge del 4 aprile 2001, n. 154 è stata introdotta una disciplina volta ad offrire una tutela più veloce ed efficace in favore delle vittime di abusi familiari.

L’art. 342 bis cod. civ. (introdotto, per l’appunto, dalla succitata legge) prevede infatti che vengano disposti degli ordini di protezione contro gli abusi familiari ogni qualvolta  “la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente”.

Affinché possano quindi essere emessi i c.d. “ordini di protezione contro gli abusi familiari”, è necessario che coesistano due requisiti:

1)      la convivenza tra vittima ed oppressore (concedetemi l’utilizzo di tale termine);

2)      la condotta gravemente pregiudizievole all’integrità  della vittima.

Il requisito della convivenza va peraltro inteso sussistente anche quando vi sia stato l’allontanamento, provocato dal timore di subire violenza fisica del congiunto, mantenendo nell’abitazione familiare il centro degli interessi materiali ed affettivi (cfr, ad esempio, Tribunale di Padova (decr.), 31/05/2006, in Foro It., 2007, 12, 1, 3572).

In tali casi, ai sensi del combinato disposto dell’art. 342 ter cod. civ. e dell’art. 736 bis cod. proc. civ., è possibile quindi rivolgersi al Giudice territorialmente competente, il quale dispone tempestivamente:

a)      la cessazione della condotta pregiudizievole;

b)      l’allontanamento temporaneo dalla casa familiare del coniuge o convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole;

c)       il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’altro coniuge o convivente (i luoghi di lavoro, il domicilio dei parenti, la scuola dei figli).

Il Giudice può, altresì imporre al coniuge o convivente allontanato di contribuire al mantenimento della famiglia con un assegno periodico che può essere assistito dalla garanzia del versamento diretto da parte del datore di lavoro dell’obbligato. Il Giudice può infine anche disporre l’intervento dei centri sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare.

La misura cautelare è temporanea e non può eccedere la durata di un anno.

Il patto di quota lite è la pattuizione o contratto con cui l’avvocato ed il cliente convengono che – quale compenso per l’opera prestata – venga riconosciuta dal cliente all’avvocato una percentuale del bene controverso o del valore dello stesso.

Il patto di quota lite era in precedenza vietato dalla legge (art. 2233, comma 3 cod. civ.) e la volontà del legislatore era chiaramente ispirata dalla necessità che taluni soggetti, che in qualche modo potrebbero essere interessati alle sorti di una controversia, fossero del tutto estranei ad essa, onde assicurare con l’estraneità alla lite l’inesistenza di alcun conflitto di interessi, anche solo ipoteticamente configurabile.

La citata disposizione del codice civile è stata però abrogata. Attualmente l’art. 2233, comma 3 cod. civ. (così come modificato dal D.L. n. 223/2006, convertito con Legge n. 248/2006) consente la determinazione di un compenso parametrato agli obiettivi perseguiti.

Anche il Codice Deontologico Forense si è uniformato a tali modifiche prevedendo che “E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta” (art. 45).

parlamentoOgnuno di noi dovrebbe studiare e ripassare il testo della Costituzione italiana (a mio parere il più bel “libro” che sia mai stato scritto).

Dati i recenti avvenimenti politici, la mia attenzione vuole oggi necessariamente soffermarsi sull’art. 88 Cost. il quale recita testualmente “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. (…)”.

Pare pertanto che, almeno formalmente, sia possibile lo scioglimento anticipato di una sola Camera.

Dobbiamo però ricordare che tale disposizione venne in realtà prevista dal Costituente esclusivamente per motivi tecnici, in quanto in origine la durata della Camera e del Senato era diversa: cinque anni per la prima e sei anni per il secondo.

Con legge costituzionale n. 2 del 1963, venne successivamente equiparata la durata delle due camere (cinque anni per entrambe), senza però  che venisse modificato il citato articolo 88 il quale, come anzidetto, prevede tuttora che possa sciogliersi una sola delle Camere.

Ora, considerato che il Costituente non ha previsto lo scioglimento di una sola Camera per motivi politici, ritengo che l’ipotesi di sciogliere solo una delle camere perché in quel ramo del Parlamento il Governo non ha più la maggioranza sarebbe  costituzionalmente scorretta.

 

La Giurisprudenza di merito è univoca nel negare che i nonni siano titolari di un diritto pieno ed azionabile nei confronti dei genitori ad intrattenere rapporti stabili con i minori.

Tuttavia si ritiene costantemente che sussista l’obbligo dei genitori di salvaguardare l’interesse del minore a non essere privato nel suo percorso di crescita e formazione dell’apporto e della frequentazione degli ascendenti.

Al riguardo cito, ad esempio, la sentenza n. 537/2007 della Corte d’Appello di Milano ove si legge: I nipoti hanno diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con gli stessi relazioni significative. Il bagaglio di memoria e di affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori”.

Pertanto, qualora i genitori impediscano ai minori di vedere i propri nonni, questi ultimi potranno rivolgersi al Tribunale per i Minori territorialmente competente ai sensi dell’art. 333 cod. civ..

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

divieto bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti tramite Facebook
... oppure inserisci i tuoi dati:


L'indirizzo al quale desideri ricevere le newsletter.
Ai sensi del d.lgs. 196/2003, La informiamo che:
a) titolare del trattamento è l'avvocato Patrizia D'Arcangelo, 24055 Cologno al serio (bg), Strada delle gambe n. 2
b) responsabile del trattamento è Patrizia D'Arcangelo, 24055 Cologno al Serio (bg), strada delle gambe n. 2
c) i Suoi dati saranno trattati (anche elettronicamente) soltanto dagli incaricati autorizzati, esclusivamente per dare corso all'invio della newsletter e per l'invio (anche via email) di informazioni relative alle iniziative del Titolare;
d) la comunicazione dei dati è facoltativa, ma in mancanza non potremo evadere la Sua richiesta;
e) ricorrendone gli estremi, può rivolgersi all'indicato responsabile per conoscere i Suoi dati, verificare le modalità del trattamento, ottenere che i dati siano integrati, modificati, cancellati, ovvero per opporsi al trattamento degli stessi e all'invio di materiale. Preso atto di quanto precede, acconsento al trattamento dei miei dati.

Acconsento al trattamento dei miei dati personali (decreto legislativo 196 del 30/Giugno/2003)



Studio Legale D’Arcangelo
Canale Ufficiale Google+