• REPETITA IUVANT: regole per domiciliarsi presso il nostro studio in Bergamo

    Le regole per domiciliarsi presso il nostro studio sono tutte indicate su questa pagina da diverso tempo ormai.

    Eppure riceviamo ancora pratiche incomplete (una volta manca la nota di iscrizione a ruolo, un’altra volta manca il contributo unificato, una volta  manca il fondo spese, un’altra volta gli atti vengono inviati con scadenza in giornata e, altre volte, manca addirittura quasi tutto).

    Nell’interesse di tutti e affinchè si lavori in serenità e con professionalità, pare quindi necessario ricordare che presso il nostro studio è possibile domiciliarsi  alle seguenti condizioni:

    1) invio di un congruo fondo spese da concordarsi

    2) invio del contributo unificato

    3) invio della nota d’iscrizione a ruolo correttamente compilata

    4) invio del fascicolo di parte debitamente preparato (e pinzato!)

    5) invio di precise istruzioni circa il deposito o la notifica dell’atto inviato con l’indicazione esplicita della scadenza da rispettare

    6) invio di istruzioni d’udienza scritte, precise e dettagliate

    7) ogni memoria da depositare deve essere inviata almeno in triplice copia (originale, copia per ufficio, copia per ogni controparte)

    8 ) ogni atto ed ogni documento da depositare deve arrivare presso il nostro studio almeno 3 giorni prima della scadenza.

    Sia chiaro che si tratta di REGOLE GENERALI ed eventuali deroghe potranno e dovranno essere concordate.

    _________________________________________________________________________________________________________Vi Vi ricordiamo i nostri contatti:
    Studio Legale D’Arcangelo
    Strada delle Gambe n. 2 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
    e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
    Tel. e Fax 035/48.72.242
    Cell.: 327/63.40.268


     

     

  • Assegno di mantenimento: è dovuto anche per i matrimoni di breve durata (il suo ammontare potrà però essere ridotto)

    Pubblico di seguito uno stralcio della sentenza  n. 7295/13, della Suprema Corte di Cassazione depositata il 22 marzo

    “Quanto all’assunto ,secondo cui la breve durata del matrimonio avrebbe dovuto portare ad escludere le condizioni per il riconoscimento dell’assegno, si rileva che la giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che, nell’ambito del sistema normativo introdotto con la legge n. 74 del 1987, l’attribuzione dell’assegno di divorzio è indefettibilmente subordinata alla specifica circostanza di fatto della mancanza di mezzi adeguati o dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, essendo gli altri criteri (condizioni dei coniugi; ragioni della decisione; contributo personale ed economico di ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio nel periodo matrimoniale; reddito di entrambi; durata del rapporto di coniugio) destinati ad operare solo se l’accertamento della predetta (ed unica) circostanza attributiva risulti di segno positivo. Il giudizio relativo a detto accertamento, articolandosi in due fasi (quella del riconoscimento del diritto in astratto e quella della determinazione in concreto dell’assegno), vede il giudice, nella prima di esse, chiamato a verificare l’esistenza del diritto in relazione all’inadeguatezza dei mezzi (raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello condotto in costanza di matrimonio, onde procedere ad una determinazione quantitativa delle somme sufficienti a superare detta inadeguatezza, che costituiscono il tetto massimo della misura dell’assegno), e, nella seconda (dovendosi procedere alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno stesso), chiamato, poi, alla valutazione ponderata e bilaterale dei vari criteri normativamente stabiliti, che operano come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto e possono, se del caso, addirittura azzerarla in ipotesi estreme, quando, cioè, la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio finisca per risultare incompatibile con detti elementi di quantificazione. (Cass. 4809/98; Cass. 19 marzo 2003 n. 4040, Cass. 25 giugno 2004 n. 11863, Cass. 22 agosto 2006 n. 18239; Cass. 23675/06).
    In particolare, rispetto alla durata del matrimonio , la stessa sentenza di questa Corte citata dal ricorrente ha precisato che l’assegno di divorzio, ai sensi dell’articolo 5 legge n. 898 del 1970, ha la finalità di tutelare il coniuge economicamente più debole, ancorché il matrimonio abbia avuto breve durata e la comunione materiale e spirituale non si sia potuta costituire senza sua colpa, influendo tali elementi unicamente sulla misura dell’assegno; esula invece dalla ratio della norma il riconoscimento di un tale assegno ove il rapporto matrimoniale risulti, per volontà e colpa del richiedente l’assegno, solo formalmente istituito e non abbia dato luogo alla formazione di alcuna comunione materiale e spirituale fra i coniugi, sfociando dopo breve tempo in una domanda di divorzio (nella specie, per inconsumazione). (Cass. 8233/00).
    In conclusione, la durata del matrimonio costituisce di regola una circostanza che influisce sulla determinazione dell’ammontare dell’assegno e non già sul suo riconoscimento, salvo casi eccezionali che peraltro nella specie non sono stati individuati dalla sentenza impugnata non essendo stato accertato in giudizio che non si era verificata alcuna comunione materiale e spirituale tra i coniugi”

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  • IL PADRE PUO’ DISCONOSCERE IL FIGLIO ENTRO UN ANNO DALLA NOTIZIA DELL’ADULTERIO DELLA MOGLIE

    Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 7581/13, depositata il 26 marzo

    Il dies a quo del termine annuale di cui all’art. 244 cod. civ. ,  «va collocato nel momento della scoperta dell’adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell’incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s’intende disconoscere».

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