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avvocato recupero creditiLa risposta, stando a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, pare proprio essere affermativa.

Pertanto, quando il cliente non paga, l’avvocato può trattenere per sé i soldi che ha recuperato per conto dell’assistito in base al mandato precedentemente ottenuto.

Più precisamente, secondo la Suprema Corte (Cass. Pen. n. 18030/2010) un simile comportamento NON integra il reato di appropriazione indebita ogniqualvolta il credito che l’avvocato vanta nei confronti del suo cliente  risulti certo, liquido ed esigibile.

La Cassazione ha infatti spiegato che, in casi simili, la condotta dell’avvocato non è penalmente rilevante in quanto manca “l’ingiusto profitto”.

Ecco un estratto della sentenza de qua:

“In punto di diritto va premesso che, per costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che qui va ribadita, la ritenzione, in compensazione o in garanzia, non costituisce appropriazione indebita ex art. 646 cod. pen. solo quando il credito vantato dall’agente nei confronti del proprietario del bene è certo, liquido ed esigibile, ossia determinato nel suo ammontare e non controverso nel titolo: ex plurimis Cass. 1746/1985 Rv. 171990 – Cass. 45992/2007 Rv. 238899 – Cass. 6080/2009 Rv. 243280.
A tale conclusione questa Corte è pervenuta osservando che solo la certezza, liquidità ed esigibilità del credito vale a scriminare l’agente, perché, in caso contrario, il profitto resta ingiusto in quanto l’agente intende realizzare una pretesa che avrebbe dovuto far valere, proprio perché non compiutamente definita nelle specifiche necessarie connotazioni di certezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico.
Tanto precisato in diritto, va osservato, in punto di fatto, che il Tribunale ha accertato che il credito vantato dall’avv. (…….) nei confronti della Unimedia Group S.p.A. era certo, liquido ed esigibile.
Ne consegue, quindi, sulla base dell’enunciato principio di diritto, che la sentenza impugnata ha correttamente assolto l’imputato.”

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Studio Legale D’Arcangelo

Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)

e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

Tel. e Fax 035/48.72.242

Cell.: 327/63.40.268

ATTO DI PRECETTO

La società XXXXXX., con sede legale in ……….. , in persona legale rappresentante sig……….., P.IVA n. ……..C.F. n. ………., rappresentata e dall’avv. Patrizia D’Arcangelo del Foro di Bergamo, con studio in Cologno al Serio (Bg) ed ivi elettivamente domiciliata giusta procura a margine del presente atto

Premesso

– che su ricorso della società xxxxxx., depositato in data ……….., il Tribunale di ………., con decreto n. ……….del ………, ha ingiunto alla società YYYY, con sede in ……….., via ………, di pagare alla istante la somma di Euro ……….. per sorte capitale oltre interessi legali dalla scadenza del credito al saldo effettivo, oltre spese legali liquidate in complessivi Euro ………… oltre IVA e CPA come per legge e successive spese occorrende;

– che il sopraccitato decreto, notificato alla società YYYY in data …………, il ……… è stato dichiarato esecutivo dal Presidente del Tribunale di Bergamo per mancata opposizione nei termini di legge e, quindi, munito di formula esecutiva dal Cancelliere presso lo stesso Tribunale in data …………..;

tutto ciò premesso, la società XXXXXX come sopra rappresentata

INTIMA PRECETTO

alla società YYYY, in del legale rappresentante pro-tempore, con sede in …….,  di pagare, entro il termine di giorni dieci decorrenti dalla notifica del presente atto, con avvertimento che, in mancanza, si procederà nei suoi confronti ad esecuzione forzata, le seguenti somme:

– sorte capitale                                                                 Euro

– interessi legali al 31.3.04                                         Euro

– spese legali liquidate in d.ing.                                 Euro

– CPA 4% su Euro ……                                                    Euro

– IVA 20% su Euro ……                                                 Euro

Totale                                                                               Euro

oltre le seguenti successive spese e competenze:

– disamina titolo                                                             Euro

– per la richiesta di notificazione del decreto     Euro

– spese di notifica (esenti)                                            Euro

– ritiro atto notificato e disamina relata                  Euro

– richiesta registrazione uff. Registro                        Euro

– richiesta di copia in formula esecutiva                 Euro

– atto di precetto                                                                Euro

– scritturazione e collazione                                         Euro

– onorario                                                                             Euro

Totale                                                                                     Euro

oltre spese di registrazione                                          Euro

– CPA 4% su Euro …..                                                       Euro

– IVA 20% su Euro ….                                                     Euro

Totale                                                                                Euro

e così in totale la somma di Euro …………….. oltre ulteriori interessi fino al saldo effettivo, spese di notifica del presente atto  e successive spese occorrende.

Cologno al Serio – Bergamo, lì………..

avv. Patrizia D’Arcangelo

decreto ingiuntivo avvocati recupero creditiIl ricorso al procedimento per l’emissione del decreto ingiuntivo a poco servirebbe se tale provvedimento consentisse solo di ottenere una condanna provvisoria del debitore, con possibilità per quest’ultimo di proporre opposizione ed iniziare così una lunghissima causa civile.

Sono infatti frequenti le opposizioni al decreto ingiuntivo promosse a solo scopo dilatorio. I debitori cercano di trarre quindi vantaggio dai lunghissimi tempi della giustizia civile.

Per evitare tale inconveniente, le norme processuali riconoscono al creditore la possibilità di ottenere la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo. In pratica è riconosciuta al creditore la possibilità di procedere in via esecutiva (ad esempio chiedendo il pignoramento dei beni del debitore) sia prima che dopo l’emissione del decreto ingiuntivo.

La clausola di provvisoria esecutività evita quindi al creditore di dover aspettare la fine di una casa ordinaria per poter recuperare il proprio credito o per poter pignorare i beni del debitore.

Come sopra accennato, la provvisoria esecutività può essere concessa subito, ovvero sin dall’emissione del decreto ingiuntivo.

L’art. 642 c.p.c. prevede infatti che il decreto ingiuntivo possa essere immediatamente esecutivo nei seguenti casi:

–          se vi è pericolo nel ritardo (cioè se il creditore fornisce al giudice elementi che facciano ritenere che con il passare del tempo si aggravi il rischio che il credito non venga recuperato);

–          se la prova documentale del credito è costituita da cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, atto rilasciato dal notaio o da altro pubblico ufficiale.

L’art. 648 c.p.c. prevede invece che la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo possa essere concessa dopo l’opposizione nei seguenti casi:

–          quando l’opposizione non è fondata si prova scritta;

–          quando l’opposizione non è di pronta soluzione, cioè non può essere risolta immediatamente e senza ricorrere ad istruttoria.

e-mail decreto ingiuntivoAi sensi dell’art. 634 del codice di procedura civile le promesse unilaterali per scrittura privata, rientrano tra le prove scritte idonee a documentare un credito in sede di procedimento per decreto ingiuntivo.

L’e-mail  contenente una promessa di pagamento soddisfa il requisito legale della forma scritta richiesto dall’art. 634 c.p.c.?

A questo proposito, occorre innanzitutto richiamare il T.U. (D.P.R.) n. 445/2000 il cui art. 1, primo comma lett. B), sancisce che il documento informatico è “ la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”. L’e-mail può quindi certamente essere ritenuta un documento informatico.

L’art. 8 del citato Testo Unico stabilisce poi la piena validità di tale documento, disponendo che “il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, se conformi alle disposizioni del presente testo unico”.

L’art. 10, comma 2 del Testo Unico sancisce infine che  “il documento informatico sottoscritto con firma elettronica, soddisfa il requisito legale della forma scritta”.

Per firma elettronica deve intendersi “l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di autenticazione informatica”.

Dato che il mittente della e-mail per poter creare ed inviare detta e-mail deve eseguire una procedura di validazione, inserendo il proprio username e la password, diversi Giudici hanno ritenuto che tale documento informatico soddisfasse il requisito legale della forma scritta e ben potesse essere posto a fondamento dell’emissione di un decreto ingiuntivo.

Cito, ad esempio, Tribunale di Cuneo, decreto ingiuntivo n. 848 del 15 dicembre 2003; Tribunale di Mondovì, decreto ingiuntivo n. 375 del 07 giugno 2004; Giudice di Pace di Pesaro in data  novembre 2004.

recupero crediti notifica decreto ingiuntivoIl decreto ingiuntivo può acquistare efficacia di cosa giudicata solo se portato formalmente a conoscenza del debitore ingiunto; l’articolo 644 stabilisce infatti che il decreto diventa inefficace se la notificazione non viene eseguita nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia, ove per  “pronuncia” deve intendersi non la data del provvedimento, ma quella del deposito in cancelleria. Nell’ipotesi di inefficacia conseguente all’omessa notificazione, per espressa previsione dell’ultima parte dell’articolo 644, la domanda può essere riproposta.

Il termine per la notifica rimane sospeso nel periodo feriale (0vvero nel periodo compreso tra il 1 agosto ed il 15 settembre).

L’articolo 188 delle Disposizioni di Attuazione del Codice di Procedura Civile prevede che  “la parte alla quale non è stato notificato il decreto d’ingiunzione nei termini di cui all’articolo 644…può chiedere, con ricorso al giudice che ha pronunciato il decreto, che ne dichiari l’inefficacia”.

Con riguardo alla notificazione possono quindi realizzarsi le seguenti ipotesi:

–     omessa notifica: il debitore potrà attivare la procedura di cui all’articolo 188 sopracitato per far dichiarare l’inefficacia del provvedimento e ne avrà interesse se il decreto è provvisoriamente esecutivo;

–     notifica effettuata oltre il termine di legge: l’inefficacia può essere fatta valere solo con l’opposizione ordinaria (proposta ai sensi dell’articolo 645); ad esito del giudizio, il giudice, che dovrà comunque pronunciarsi sul merito della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione, dichiarerà inefficace il decreto con la conseguenza che le spese dell’atto rimarranno a carico del creditore;

–     notifica nulla: l’intimato potrà proporre opposizione tardiva (oltre il termine fissato nel decreto) ai sensi dell’articolo 650 che richiede la prova di non avere avuto tempestiva conoscenza del decreto “per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore” (in tal senso, Cass. 26/7/2001 numero 10183); tale opposizione non può più proporsi, ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 650, “decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione”;

–     notifica inesistente: può ipotizzarsi nel caso di notificazione in luogo ed a persona non riferibili al debitore (Cass. 1/6/2004 numero 10495) e sembrerebbe legittimare i rimedi previsti dagli articoli 188 (Disp. Att.) e 650 citati ma non l’opposizione ordinaria prevista dall’articolo 645 che presuppone la notifica del decreto.

atto costituzione in mora diffidaSu gentile richiesta, decido di pubblicare un mio personalissimo “formulario” sia civile, sia penale.

Raccoglierò pertanto alcuni schemi  dei principali atti del processo civile e del processo penale.

Il formulario da me fornito avrà mera funzione esemplificativa. Gli atti proposti  non costituiscono in alcun modo  degli schemi vincolanti. Il formulario è di uso personale e non professionale. Non si assumono responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.

 

La lettera di costituzione in mora del debitore

Oggetto: Società_________/ Società__________

Ricevo incarico dalla Società__________ di agire in giudizio per il recupero forzoso del credito vantato nei Vostri confronti e pari ad Euro ____________

Vi invito pertanto a provvedere al pagamento della somma indicata rivalutata, oltre ad €uro _________ per spese legali e oltre interessi legali dalla scadenza delle fatture al saldo, entro il termine di giorni dieci dalla ricezione della presente, preavvertendoVi che, in mancanza di riscontro, darò corso all’azione giudiziaria, con aggravio di oneri e spese a Vostro carico.

La presente è da intendersi come formale atto di costituzione in mora ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1219 cod. civ..

Non seguiranno ulteriori avvisi

Distinti saluti.

Avv. _____________

 

Giurisprudenza relativa all’Atto di Costituzione in mora

L’atto di costituzione in mora di cui all’art. 1219 cod. civ., idoneo ad integrare atto interruttivo della prescrizione ai sensi dell’art. 2943 ultimo comma cod. civ., non è soggetto a rigore di forme, all’infuori della scrittura, e quindi non richiede l’uso di formule solenni né l’osservanza di particolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere il soddisfacimento del proprio diritto. L’accertamento compiuto al riguardo dal giudice del merito costituisce indagine di fatto ed è, perciò, incensurabile in sede di legittimità, se immune da vizi logici. (Cass. Civ., sez. Lav., n. 2628/1994).

La costituzione in mora, pur se svincolata da precise formalità, deve contenere l’intimazione o richiesta precisa di pagare e deve essere effettuata per iscritto, salvo, per il creditore, la facoltà di provare con ogni mezzo, e perciò anche per testi o presunzioni, che lo scritto stesso è stato effettivamente trasmesso al debitore e da questi ricevuto (Cass. Civ., sez. Lav. n. 1618/1982).

L’atto stragiudiziale di costituzione in mora del debitore, anche al fine dell’interruzione della prescrizione, non è soggetto a particolari modalità di trasmissione, né alla normativa sulla notificazione degli atti giudiziari; pertanto l’atto di messa in mora, inviato al debitore per raccomandata con avviso di ricevimento, si presume giunto a conoscenza di questo allorché risulti (anche da elementi presuntivi, ivi inclusi quelli offerti dall’attestazione dell’ufficio postale circa la spedizione del plico) pervenuto all’indirizzo del destinatario e questi non provi di non averne avuto notizia senza sua colpa (Cass. Civ., sez. I,n. 7130/1994).

Per leggere ulteriori informazioni relative all’atto di messa in mora leggete qui ,qui e qui.

 

decreto ingiuntivo praticanti avvocati recupero creditiIl ricorso per decreto ingiuntivo è certamente uno dei primi atti che il praticante avvocato si trova a dover redigere e depositare.

Il procedimento per decreto ingiuntivo è un procedimento speciale volto ad ottenere una pronuncia di condanna (decreto) che il giudice emette a seguito di cognizione sommaria, in totale assenza di contraddittorio.

E’ tuttavia prevista una seconda fase del procedimento, la cui iniziativa è rimessa al debitore ingiunto e che si attiva mediante la proposizione dell’opposizione al decreto.

L’art. 633 c.p.c. espressamente indica le condizioni di ammissibilità del procedimento per decreto ingiuntivo. Pertanto, prima di redigere e depositare il ricorso per ingiunzione consiglio  di dare sempre un’occhiata alla norma in questione.

Successivamente bisogna individuare l’Autorità giudiziaria competente all’emissione del decreto ingiuntivo. L’art. 638 c.p.c. prevede infatti che la domanda di ingiunzione vada proposta con ricorso al giudice competente che, a norma dell’art. 637 c.p.c., viene individuato nel Giudice di Pace ovvero nel Tribunale (in composizione monocratica) che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria.

In conformità al disposto di cui all’art. 125 c.p.c., la domanda dovrà inoltre contenere l’indicazione della parte ricorrente, nonché del difensore che la rappresenta in giudizio, con l’indicazione della procura in forza della quale quest’ultimo agisce.

Trattandosi di un atto introduttivo del giudizio, il ricorso dovrà altresì contenere l’esposizione dei fatti che fondano la domanda proposta, nonché l’indicazione delle prove che si producono.

Qualora venga richiesta la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo (art. 642 c.p.c.), occorrerà altresì fornire la prova della sussistenza delle necessarie condizioni.

A norma dell’art. 125 c.p.c., anche il ricorso deve contenere l’oggetto e le ragioni della domanda, nonché delle conclusioni precise e dettagliate.

Le conclusioni consisteranno quindi nella richiesta della condanna del debitore al pagamento di una somma di denaro, ovvero alla consegna di un determinato bene, oppure alla consegna di una determinata quantità di cose fungibili o alla somma di denaro che il creditore si è dichiarato disposto ad accettare in via alternativa.

Dovrà inoltre essere specificata l’eventuale richiesta di provvisoria esecutività del decreto, ovvero l’eventuale richiesta di concessione al debitore di un termine inferiore a giorni quaranta per provvedere all’adempimento.

Dovranno altresì essere indicati i dati identificativi del debitore contro il quale viene chiesta la pronuncia del decreto, comprensivi anche del codice fiscale, necessario per provvedere all’eventuale iscrizione ipotecaria a danno del medesimo.

Ai sensi del terzo comma dell’art. 13 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, occorrerà altresì inserire la dichiarazione relativa al valore del procedimento ai fini della determinazione del contributo unificato da versare.

Il ricorso dovrà poi contenere anche l’espressa indicazione dei documenti che si producono.

L’atto si concluderà infine con l’indicazione del luogo e della data in cui è stato formato e la sottoscrizione del difensore che lo ha redatto

recupero crediti fase stragiudiziale e giudizialePer recuperare i propri crediti, il ricorso all’Autorità Giudiziaria deve essere considerato come l’ultima spiaggia (consentitemi l’utilizzo di tale espressione che rende bene l’idea).

Pertanto si ricorre al Tribunale o al Giudice di Pace soltanto quando la fase stragiudiziale non abbia sortito effetto positivo.

Nella fase stragiudiziale, in buona sostanza,  lo Studio Legale cerca di concordare un piano di rientro con il debitore attraverso solleciti epistolari e attraverso la c.d. messa in mora.

L’atto di messa in mora è certamente un passo importante per recuperare il proprio credito e ne ho già parlato a lungo qui.

Nel caso in cui si raggiunga un accordo e il debitore si renda disponibile al pagamento (immediato o rateizzato) lo Studio Legale ricorre a tutti i mezzi necessari per cautelare il creditore e garantire il rispetto degli accordi presi.

Nel caso in cui, invece, non si raggiunga un accordo con il debitore bisogna necessariamente richiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria e si apre così la fase giudiziale.

Lo scopo della fase giudiziale è il raggiungimento di un TITOLO ESECUTIVO, ovvero l’atto o il documento in base al quale è possibile avviare l’esecuzione forzata sui beni del debitore (es.: l’automobile, la casa, somme di denaro, i beni della società, ecc.).
Generalmente, l’azione legale viene intrapresa previa verifica del buon esito del recupero coattivo del credito, ovvero solo quando, a seguito degli accertamenti economico/patrimoniali eseguiti nella fase stragiudiziale emerge un capitale sufficiente a coprire il credito insoluto (il possesso di beni pignorabili).

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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Acconsento al trattamento dei miei dati personali (decreto legislativo 196 del 30/Giugno/2003)



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