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vacanza rovinataLe vacanze si sono rivelate una delusione? I turisti insoddisfatti potranno finalmente trovare tutela nel nuovissimo Codice del Turismo varato con  D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79 ed entrato in vigore il 21 giugno 2011.

Del c.d. danno da vacanza rovinata avevo già parlato in tempi non sospetti (cliccate qui ), quando ancora questa tipologia di danno era riconosciuta soltanto dalla giurisprudenza e dalla dottrina.

Oggi, invece, il danno da vacanza rovinata è stato finalmente riconosciuto con una norma ad hoc contenuta nel succitato Codice del Turismo.

Mi riferisco all’art. 47 il cui primo comma prevede quanto segue:

Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile, il turista puo’ chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilita’ dell’occasione perduta.”

Attenzione però: il secondo comma della stessa norma prevede che la richiesta di risarcimento del danno da vacanza rovinata si prescrive in tre anni dalla data del rientro del turista.

Se invece i danni subiti si riferiscono al contratto di trasporto (cioè i danni inerenti al viaggio in aereo, in treno ecc. ecc.) eventualmente compreso nel pacchetto turistico, il termine di prescrizione è di soltanto un anno.

Ad ogni modo, una volta tornati dalla vacanza, contattate immediatamente il vostro avvocato di fiducia: saprà certamente assistervi al meglio.

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 Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

Studio Legale D’Arcangelo

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contratto consulenza legale convenzionata avvocato d'arcangeloNel corso dell’ultimo periodo, diversi clienti si sono rivolti al mio studio chiedendomi delucidazioni in ordine alla consulenza legale  convenzionata  di cui ho già parlato qui .

Ritengo pertanto opportuno pubblicare di seguito alcune delle domande più frequenti che mi sono state rivolte con le relative risposte. Ricordo, in ogni caso, che potete contattarmi alla seguente mail studiolegaledarcangelo@gmail.com per avere maggiori informazioni.

 

Perché affidarsi ad un legale con un contratto di consulenza legale convenzionata?

Con la sottoscrizione di un contratto di consulenza legale convenzionata lo Studio Legale D’Arcangelo diventa, per la vostra impresa, una costante e quotidiana guida sulla gestione di problematiche legale. Questi, in sintesi, gli scopi che si  vogliono raggiungere con la stipulazione di un contratto di consulenza legale convenzionata:

1)      evitare che si creino passività o costi per l’impresa;

2)       trovare soluzioni a problemi esistenti;

3)       evitare che si creino problemi futuri.

In buona sostanza, la stipulazione di un contratto di consulenza legale convenzionata con lo studio legale D’Arcangelo, vi consentirà di avere un “ufficio legale” sempre a vostra disposizione, a costi preventivati e contenuti. Si tratta di un vantaggio facilmente comprensibile, soprattutto alla luce della crisi economica che si sta attraversando.

In che cosa consiste concretamente  la consulenza legale convenzionata per un’impresa?

La consulenza legale convenzionata è un contratto ( pluriennale, annuale, semestrale o trimestrale) tra l’impresa-cliente e lo Studio Legale D’Arcangelo. In virtù di detto contratto l’impresa può contattare, in qualsiasi momento, lo Studio Legale per ottenere delucidazioni, pareri, consigli e consulenze.

E’ possibile avere un contratto di consulenza legale convenzionata con lo Studio Legale D’Arcangelo anche se la mia azienda ha sede in una città lontana da Bergamo?

Certo che è possibile. Oggi le tecnologie informatiche (prima tra tutte la casella di posta elettronica), consentono al cliente di contattarci gratuitamente e di avere una risposta veloce anche se lo Studio Legale D’Arcangelo si trova a centinaia di chilometri di distanza.

Non solo. Lo Studio Legale D’Arcangelo ha altresì corrispondenti seri e professionali in molte città di Italia.

Quanto costa all’azienda la sottoscrizione di un contratto di consulenza convenzionata?

La consulenza minima può variare tra un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 5.000  euro all’anno per tipologie di imprese individuali. Per le imprese in forma societaria  medio-grandi vanno accordate tra il cliente e lo Studio Legale D’Arcangelo.

affidamento figli genitoriCome ormai noto a tutti (giuristi e non giuristi), a seguito della Legge n. 56/2006,è stato introdotto il c.d. principio di bi-genitorialità: in caso di separazione dei coniugi, i figli vengono quindi affidati in via condivisa ad entrambi i genitori.

Ma che cosa significa esattamente il termine affidamento condiviso?

Significa, per l’appunto, che la potestà viene esercitata da entrambi i genitori ed ognuno dovrà ritagliarsi il proprio ruolo all’interno di un progetto educativo del/i figlio/i concordato insieme al giudice.

Da quando è entrata quindi in vigore la suddetta legge, l’affidamento condiviso costituisce certamente la REGOLA, mentre l’affidamento esclusivo (cioè l’affidamento ad uno solo dei genitori) viene disposto solo in casi eccezionali (per ulteriori informazioni in merito all’affidamento ed alla separazione, potete visitare questa pagina ).

Nella costante giurisprudenza di merito, si può notare che viene tutt’oggi stabilito l’affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori, quando l’altro genitore mostra disinteresse nei confronti del figlio.

Ed invero, con sentenza del 30 marzo 2007, il Tribunale di Pordenone ha affermato che “In tema di affidamento dei figli minori, è opportuno che questi ultimi rimangano affidati in modo esclusivo al padre allorché non esista alcuna consuetudine di vita con la madre, la quale, dopo essersi trasferita in altra regione d’Italia ed aver formato una nuova famiglia, non abbia più avuto alcun contatto, neppure telefonico, con i figli. Inoltre, la madre, disinteressandosi dell’esito della causa di divorzio (non comparendo all’udienza presidenziale, né costituendosi nella successiva fase del giudizio) ha dimostrando di non avere argomenti contrari a quelli svolti dal marito a sostegno della richiesta di affidamento esclusivo della prole. In casi del genere, non può ritenersi conforme all’interesse dei figli l’affidamento condiviso, anche in considerazione del fatto che le decisioni che li riguardano dovranno più opportunamente essere prese dal genitore che conosce il loro carattere ed i loro bisogni”

Parimenti  il Tribunale di Brescia con sentenza n. 883/2008  ha espressamente affermato che “può disporsi l’affidamento esclusivo ogni qual volta un genitore, con il suo comportamento processuale e con il mancato adempimento degli obblighi di mantenimento, cura, assistenza ed educazione dei figli, ha dimostrato scarsa considerazione per i bisogni e le esigenze dei minori, con riferimento esclusivo all’interesse morale e materiale dei quali vanno adottati tutti i provvedimenti che li riguardano”

Più recentemente, il Tribunale di Novara con sentenza n. 131/2010, tenuto conto della mancata manifestazione di alcun interesse all’affidamento della bambina da parte dell’ex marito, ha affidato la bambina in via esclusiva all’ex moglie. Non solo: data l’assoluta indifferenza del padre nei confronti della figlia il Tribunale non ha ritenuto neppure sussistenti i presupposti per procedere a una regolamentazione del diritto di visita paterno.

decreto ingiuntivo praticanti avvocati recupero creditiIl ricorso per decreto ingiuntivo è certamente uno dei primi atti che il praticante avvocato si trova a dover redigere e depositare.

Il procedimento per decreto ingiuntivo è un procedimento speciale volto ad ottenere una pronuncia di condanna (decreto) che il giudice emette a seguito di cognizione sommaria, in totale assenza di contraddittorio.

E’ tuttavia prevista una seconda fase del procedimento, la cui iniziativa è rimessa al debitore ingiunto e che si attiva mediante la proposizione dell’opposizione al decreto.

L’art. 633 c.p.c. espressamente indica le condizioni di ammissibilità del procedimento per decreto ingiuntivo. Pertanto, prima di redigere e depositare il ricorso per ingiunzione consiglio  di dare sempre un’occhiata alla norma in questione.

Successivamente bisogna individuare l’Autorità giudiziaria competente all’emissione del decreto ingiuntivo. L’art. 638 c.p.c. prevede infatti che la domanda di ingiunzione vada proposta con ricorso al giudice competente che, a norma dell’art. 637 c.p.c., viene individuato nel Giudice di Pace ovvero nel Tribunale (in composizione monocratica) che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria.

In conformità al disposto di cui all’art. 125 c.p.c., la domanda dovrà inoltre contenere l’indicazione della parte ricorrente, nonché del difensore che la rappresenta in giudizio, con l’indicazione della procura in forza della quale quest’ultimo agisce.

Trattandosi di un atto introduttivo del giudizio, il ricorso dovrà altresì contenere l’esposizione dei fatti che fondano la domanda proposta, nonché l’indicazione delle prove che si producono.

Qualora venga richiesta la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo (art. 642 c.p.c.), occorrerà altresì fornire la prova della sussistenza delle necessarie condizioni.

A norma dell’art. 125 c.p.c., anche il ricorso deve contenere l’oggetto e le ragioni della domanda, nonché delle conclusioni precise e dettagliate.

Le conclusioni consisteranno quindi nella richiesta della condanna del debitore al pagamento di una somma di denaro, ovvero alla consegna di un determinato bene, oppure alla consegna di una determinata quantità di cose fungibili o alla somma di denaro che il creditore si è dichiarato disposto ad accettare in via alternativa.

Dovrà inoltre essere specificata l’eventuale richiesta di provvisoria esecutività del decreto, ovvero l’eventuale richiesta di concessione al debitore di un termine inferiore a giorni quaranta per provvedere all’adempimento.

Dovranno altresì essere indicati i dati identificativi del debitore contro il quale viene chiesta la pronuncia del decreto, comprensivi anche del codice fiscale, necessario per provvedere all’eventuale iscrizione ipotecaria a danno del medesimo.

Ai sensi del terzo comma dell’art. 13 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, occorrerà altresì inserire la dichiarazione relativa al valore del procedimento ai fini della determinazione del contributo unificato da versare.

Il ricorso dovrà poi contenere anche l’espressa indicazione dei documenti che si producono.

L’atto si concluderà infine con l’indicazione del luogo e della data in cui è stato formato e la sottoscrizione del difensore che lo ha redatto

infedeltà coniugale danno esistenzialeDi seguito indico alcune sentenze in cui è stato riconosciuto il risarcimento del c.d. danno esistenziale in favore del coniuge tradito.

Tribunale di Monza, 1 dicembre 2008: un uomo che era fidanzato con una donna, si convinse a contrarre immediato matrimonio riparatore, perché, appunto, la  futura sposa era già in attesa di un bambino . Celebrato il matrimonio, all’improvviso si viene a sapere, in  paese,  che il nascituro non era figlio del  marito bensì era il frutto di una precedente ( o forse anche  contestuale) relazione sentimentale della sposa con un altro uomo. Verificata, nel corso del matrimonio la vera paternità del nascituro, che  risultò non essere figlio del marito, sia quest’ultimo che i  propri genitori  citarono in giudizio per i relativi danni, “ l’adultera”, chiedendo , tra l’altro – il marito, in linea principale, l’annullamento del matrimonio per violazione dell’art  122 terzo comma  n. 5 del codice civile  – e tutti, il risarcimento dei danni patrimoniali, morali ed esistenziali. Così, nella fattispecie di cui sopra, il Tribunale e successivamente anche la Corte d’ Appello di Monza, hanno riconosciuto, sia al marito che ai genitori di quest’ultimo, il risarcimento non solo dei danni materiali e morali, ma anche  il risarcimento di €uro 10.000,00 del danno esistenziale.

Tribunale di Venezia, 3 luglio 2006: il marito era stato colto in flagranza di adulterio in auto e, uscito dalla vettura, aveva aggredito fisicamente la moglie con l’ausilio della amante, procurandole non solo lesioni (“eritema al collo con contusione cervicale e riferito dolore al cuoio capelluto da strappo”), ma anche un pregiudizio psicologico, che aveva richiesto l’intervento di un psicoterapeuta: la sentenza ha riconosciuto un complessivo danno patrimoniale e non patrimoniale di € 31.327,00.

Tribunale di Brescia, 14 ottobre 2006: aveva riconosciuto alla moglie il danno non patrimoniale di € 40.000,00 perché il marito non solo aveva violato gli obblighi di fedeltà, ma aveva avuto una relazione omosessuale, parametrando la ingente somma – disconosciuta dal Giudice di seconde cure – sulla base della grave lesione della dignità e della personalità della moglie per aver consumato la relazione sessuale con un uomo.

Tribunale di Milano, giugno 2002: Il Giudice di merito era stato investito, nel corso di un giudizio di separazione, della domanda di risarcimento dei danni (anche esistenziali) subiti da una donna durante la gravidanza ed ascrivibili al comportamento del marito.Quest’ultimo durante il periodo di gravidanza della moglie  (gravidanza ricercata e voluta da entrambe i coniugi) aveva tenuto, a detta della donna, una condotta trasgressiva dei doveri coniugali particolarmente grave, non episodica ed occasionale ma protrattasi per mesi ed accompagnata da esplicite affermazioni dell’agente (provate dalla produzione in giudizio di bigliettini contenenti dichiarazioni sottoscritte dal marito)  di aperto disinteresse per la moglie ed il nascituro. Tribunale di Milano, nella sentenza de qua, ha disposto il  risarcirmento in via equitativa del danno subito dalla moglie a seguito della condotta del marito al quale la separazione era stata addebitata.

separazione casa coniugale suoceriI Giudici di Legittimità hanno di recente cambiato orientamento sul tema del comodato e della assegnazione della casa coniugale in caso di separazione tra coniugi, precisando che l’abitazione deve essere restituita ai suoceri, che la concessero, appunto, in comodato.

Secondo la Suprema Corte (Cass. Civ. 7 luglio 2010, n. 15986), infatti, la fattispecie integrerebbe il c.d. comodato precario caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del vincolo è rimesso in via potestativa alla sola volontà del comodante.

In buona sostanza, in presenza di comodato precario, ovvero di comodato senza la previsione di un termine per la restituzione dell’immobile, è nella facoltà del proprietario dell’immobile (nel caso di specie i suoceri) chiedere al comodatario (nel caso di specie la ex nuora) di lasciare l’alloggio anche se assegnato allo stesso con provvedimento del giudice in sede di separazione.

praticanti avvocati esame avvocatoOggi, domani e dopodomani i praticanti avvocati di tutta Italia sosterranno l’esame di abilitazione all’esercizio della professione d’avvocato.

In particolare, i praticanti avvocati sosterranno le tre seguenti prove scritte:

14 dicembre 2010: redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

15 dicembre 2010: redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

16 dicembre 2010: redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

Da oltre un mese, i siti web dedicati alla preparazione per l’esame d’avvocato hanno aperto la cosiddetta “Tototraccia”: ognuno dice la sua sui possibili argomenti d’esame.

Per quanto concerne il parere di diritto civile, sono stati ritenuti probabili i seguenti argomenti:

1)     la comunione legale e l’intervento del coniuge (sentenza delle Sezioni Unite n. 22755/2009 );

2)     il diritto a nascere sani (Cass. Civ. n.10741/2009);

3)      il contatto sociale nella mediazione (Cass. Civ. n. 16382/2009).

Tra gli argomenti probabili per il parere di diritto civile c’è chi ritiene che potrebbe rientrare anche un tema in un certo modo “classico” come la risoluzione del contratto su diffida o, ancora, il danno da emotrasfusione.

Per quanto concerne il parere di diritto penale, sono invece stati ritenuti probabili i seguenti argomenti:

1)     violazione di sigilli (Cass. Pen. n. 5385/2010) ,

2)      corruzione susseguente in atti giudiziari (Cass. Pen. n. 15208/2010);

3)     ricettazione e dolo eventuale (Cass. Pen. n. 12433/2009)

Meno probabili sono stati ritenuti i pareri su altre sentenze quali la n. 8413/2008 sulla violazione obbligo di assistenza e reato continuato e la 19601/2008 sulla modifica legge fallimentare e reato di bancarotta.

avvocato domiciliatario domiciliazioniLo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 21589/2009, ha affermato che “nel caso in cui la parte abbia nominato un altro difensore in sostituzione di quello precedente presso il quale essa aveva eletto il proprio domicilio, quest’ultimo è tenuto a comunicare al nuovo difensore gli atti in relazione ai quali il domicilio era stato eletto, rientrando l’obbligo di informazione nel più generale dovere di diligenza professionale cui l’avvocato è tenuto verso il proprio cliente, anche in caso di rinuncia o revoca del mandato”.

Invero, secondo quanto sancito dalla Suprema Corte di Legittimità, la particolare relazione che si stabilisce tra il soggetto destinatario degli atti ed il difensore domiciliatario non fa venir meno a carico di quest’ultimo gli obblighi connessi alla ricezione degli atti per i quali sia avvenuta la domiciliazione, i quali permangono in capo al domiciliatario anche se nel frattempo la parte abbia nominato un nuovo difensore. Tra tali obblighi rientra quello di informare il nuovo difensore dell’avvenuta notifica di eventuali sentenze che riguardano la parte, che non può ritenersi assolto se non con la prova, di cui è onerato il domiciliatario, di avere dato notizia dell’avvenuta notifica, perché solo questa permette al nuovo difensore di fruire compiutamente dello spatium deliberandi predeterminato per legge ai fini della proposizione dell’eventuale impugnazione.

Per leggere il testo integrale della sentenza de qua, cliccate qui

nuovo codice della strada ricorso al giudice di paceCon Legge n. 120 del 29 luglio 2010, il Legislatore ha introdotto diverse modifiche al Codice della Strada.

La legge de qua ha, tra l’altro, profondamente mutato il regime del ricorso al Giudice di pace avverso i verbali di accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada.

In sintesi, possiamo quindi osservare quanto segue:

  • permane il fatto che il ricorso avanti al Giudice di Pace può essere presentato in via alternativa al ricorso avanti al Prefetto. Quindi l’eventuale presentazione del ricorso al Prefetto, rende improcedibile il ricorso avanti al Giudice di Pace (si veda l’art. 202 bis del Codice della Strada);
  • se si presenta istanza di rateizzazione della sanzione pecuniaria, non si può presentare opposizione né avanti al Prefetto, né innanzi al Giudice di Pace (art. 202 bis);
  • il decreto di fissazione dell’udienza avanti al Giudice di Pace è comunicato alle parti anche a mezzo fax od indirizzo di posta elettronica;
  • tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non maggiori di trenta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all’estero (art. 204 bis). Ora, interpreti ben più autorevoli della sottoscritta, ritengono che il Legislatore abbia utilizzato impropriamente i termini nella stesura della norma e che l’intenzione legislativa fosse quella di disporre che fra il deposito del ricorso e la data dell’udienza non dovessero intercorrere più di trenta giorni liberi. Tale interpretazione troverebbe un’indiretta conferma nella norma stessa, ove viene disposto che “se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l’udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso”. Qui il legislatore non parla più di notificazione, ma di fissazione di udienza;
  • al Giudice di Pace non è più consentito sospendere inaudita altera parte (cioè in assenza di contradditorio tra le parti) il provvedimento impugnato. Il Legislatore ha infatti imposto che venga fissata un’udienza per la discussione dell’istanza preliminare;
  • quanto alla legittimazione passiva: compete al Prefetto ed ai suoi funzionari contraddire nelle opposizioni a violazioni accertati da organi dello Stato, Ferrovie dello Stato, Ferrovie in concessione Anas; compete invece a Regioni, Province e Comuni la legittimazione passiva per gli accertamenti eseguiti dai rispettivi uffici;
  • in caso di sentenza di rigetto, il Giudice di Pace deve determinare l’importo della sanzione e condannare il ricorrente soccombente al pagamento di quanto dovuto con sentenza immediatamente esecutiva;
  • la sentenza del Giudice di Pace deve essere comunicata a cura della Cancelleria entro trenta giorni dal deposito del provvedimento decisorio all’Ufficio o al Comando a cui appartiene l’organo accertatore

separazione tra coniugi assegno mantenimentoL’art. 156 cod. civ. prevede che condizione essenziale per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione è che questi sia privo di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, nonché sussista una disparità economica tra i coniugi (Cass. Civ. n. 17136/2004).

A tal fine, il Giudice, una volta accertato il diritto all’assegno di mantenimento, deve innanzitutto prendere in considerazione il contesto sociale nel quale i coniugi avevano convissuto durante la convivenza

Il Giudice deve altresì accertare le disponibilità economiche del coniuge a cui carico l’assegno va posto, comprendenti non solo i redditi in senso stretto, ma anche degli altri elementi di ordine economico o comunque apprezzabili in termini economici suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti (quali la disponibilità di un consistente patrimonio, anche mobiliare, e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso).

E’ opportuno al riguardo ricordare che, in caso di specifica contestazione della parte, il Giudice deve effettuare i dovuti approfondimenti – anche, se del caso, attraverso indagini di polizia tributaria – rivolti ad un pieno accertamento delle risorse economiche dell’onerato (incluse le disponibilità monetarie e gli investimenti in titoli obbligazionari ed azionari ed in beni mobili).

Tali accertamenti si rendono altresì necessari in ordine alla determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del figlio minore, atteso che anch’esso deve essere quantificato, tra l’altro, considerando le sue esigenze in rapporto al tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori e le risorse ed i redditi di costoro.

Si veda, in proposito, Cass. Civ., Sez. I, 24 aprile 2007, n. 9915.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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