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recupero crediti costituzione mora diffida legaleCon il termine “mora” si intende indicare il ritardo di un soggetto nell’adempimento di un’obbligazione.

La lettera di costituzione in mora è quindi una richiesta scritta rivolta al debitore con cui si intima il pagamento dovuto.

Dalla costituzione in mora, derivano alcuni effetti previsti dalla legge:

1)      Il debitore sarà tenuto al pagamento anche degli interessi legali che ogni anno vengono determinati sulla base dei tassi di interesse. In caso di interessi relativi a transazioni commerciali, vale il diverso tasso di interesse stabilito sulla base del criterio previsto dal Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali). Se, poi, le parti avessero concordato in caso di ritardo interessi differenti a quanto stabilito dalla legge, questi saranno dovuti nella misura stabilita tra le parti;

2)      Il debitore sarà altresì tenuto al risarcimento di eventuali danni arrecati dal ritardato pagamento;

3)      E’ prevista l’interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 cod. civ.);

4)      Il rischio che la prestazione diventi impossibile dal creditore in capo al debitore (c.d. perpetuatio obligationis).

L’art. 1219 c.c. prevede che non sia necessario ricorrere alla costituzione in mora se:

  • l’obbligazione deriva da fatto illecito;
  • il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
  • l’obbligazione è a termine e la prestazione (o il pagamento) deve essere eseguita al domicilio del creditore.

La Corte di Cassazione ha più volte chiarito (si veda, tra le tante, Cass. Civ. n.7715/2003) che l’atto stragiudiziale di costituzione in mora del debitore, anche a fini interruttivi della prescrizione, non è soggetto a particolari modalità di trasmissione, né alla normativa sulla notifica degli atti giudiziari. Pertanto, l’atto di messa in mora inviato al debitore per raccomandata con avviso di ricevimento, si presume giunto a conoscenza di questo allorché risulti (anche da elementi presuntivi, ivi inclusi quelli offerti dall’attestazione dell’ufficio postale circa la spedizione del plico) pervenuto all’indirizzo del destinatario e questi  non provi di non averne avuto notizia senza sua colpa.

domiciliatario domiciliazioni Spesso i clienti restano sorpresi quando, dovendo radicare una causa al di fuori della circoscrizione del Tribunale in cui esercito, faccio loro presente che dovremo inviare la pratica ad un “domiciliatario”.

Spendo pertanto due brevi parole per spiegare la disciplina giuridica delle domiciliazioni, le quali trovano fondamento nel R.D. n. 37/1934.

L’art. 82 del suddetto Regio Decreto prevede infatti che “I procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso. In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria”.

Con riferimento a tale disposizione la Corte ha costantemente affermato:
« Gli  art.  1 e  6  l.  24 febbraio  1997  n.  27, nel  sopprimere  la distinzione  tra   procuratori  legali  e  avvocati   e  prescrivendo l’iscrizione  in un  unico  albo per  entrambi,  non hanno  eliminato l’attività     procuratoria, nè,  conseguentemente,  hanno implicitamente  abrogato l’art.  82 r.d.  22  gennaio 1934  n. 37,  a norma   del  quale,   se  il   procuratore,  assegnato   fuori  della circoscrizione  del tribunale  ove  ha  sede l’autorità  giudiziaria dinanzi  alla  quale  svolge  il  suo  ufficio,  non  ha  ivi  eletto domicilio,   esso   si   intende   eletto   presso   la   cancelleria dell’autorità giudiziaria adita » (Cfr.: Cassazione civile, sez. lav., 11 febbraio 2004).

Più precisamente: il procuratore  alla  lite è  tenuto, ai fini  delle notificazioni, ad eleggere  domicilio nel  luogo ove il giudice ha sede (venendo, in mancanza, considerato elettivamente domiciliato presso la cancelleria di quel giudice) solo quando eserciti il proprio ministero professionale fuori della  circoscrizione del tribunale cui è assegnato, e non pure quando  operi (in qualunque luogo, e perciò anche in Comune diverso da  quello sede del tribunale) nell’ambito di detta circoscrizione, nel qual  caso le notifiche possono validamente eseguirsi  solo   presso  il suo domicilio risultante dall’albo professionale,  secondo le  normali  regole  applicabili in  materia (Cfr. per tutte: Cassazione civile, sez. I, 27 giugno 2002, n. 9394; Cassazione civile, sez. I, 9 maggio 2002, n. 6692).

Fallimenti Recupero Crediti Tribunale BergamoLa notizia pubblicata su L’Eco di Bergamo on line è certamente rilevante ed allarmante al tempo stesso: il Tribunale di Bergamo ha dichiarato ben 250 Fallimenti nei primi undici mesi dell’anno 2010.

Mi sembra pertanto opportuno richiamare brevemente la disciplina giuridica del Fallimento.

Occorre innanzitutto ricordare che la disciplina delle procedure concorsuali (fallimento,concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa) si rinviene nel Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 così come successivamente riformato.

Per essere soggetto al Fallimento, occorre possedere dei requisiti fondamentali, sia oggettivi che soggettivi.

Il requisito oggettivo è dato dalla condizione di insolvenza, ossia quando, a seguito di inadempimenti, o di altri fatti esteriori, il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

Il requisito oggettivo non è però sufficiente per essere soggetto alla procedura fallimentare.

Sono infatti necessari i seguenti requisiti soggettivi:

1)      aver avuto, nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore), un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000,00 euro;

2)      aver realizzato (in qualunque modo risulti) nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore) ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000,00 euro;

3)      avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore a 500.000,00 euro (tale requisito è stato introdotto dal D.Lgs n. 169/2007).

La procedura fallimentare può essere avviata su ricorso:

a)      del debitore (ossia del fallito);

b)      di uno o più creditori (che vogliano, per l’appunto, recuperare i propri crediti);

c)      del Pubblico Ministero (che presenta una richiesta).

Il Ricorso va rivolto al Tribunale del luogo in cui l’imprenditore insolvente ha la sede principale dell’impresa.

Il Tribunale adito dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:

1)      nomina il Giudice Delegato per la procedura;

2)      nomina il curatore;

3)      ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori entro tre giorni;

4)      stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;

5)      assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.

adozione di minorenni: obbligo assistenza legaleLa Legge n. 149/2001, che ha riformato la Legge n. 184/1983, ha previsto che fin dall’atto di apertura della procedura per la dichiarazione di adottabilità, i genitori ed i parenti del minore che abbiano mantenuto rapporti significativi con quest’ultimo siano invitati dal Presidente del Tribunale per i Minorenni a nominare un difensore, con l’avvertimento che nel caso non vi provvedano sarà loro nominato un difensore d’ufficio (si veda l’art. 10 della Legge n. 149/2001).

L’obbligo di assistenza legale è stato esteso anche al minore stesso, in applicazione della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, il cui art. 9 prevede che “nelle procedure riguardanti i fanciulli, allorché secondo la legge interna i titolari delle responsabilità parentali siano privati della facoltà di rappresentare il fanciullo a causa di un conflitto d’interessi con lui, l’autorità giudiziaria ha il potere di nominargli un rappresentante speciale” e precisa che gli Stati esaminino la possibilità di “prevedere che nelle procedure riguardanti i fanciulli, l’autorità giudiziaria abbia il potere di nominare un rappresentante diverso per il fanciullo e nei casi appropriati un avvocato”.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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