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1. Definizione di cyber bullismo

La cronaca degli ultimi tempi sta portando alla ribalta un problema sino a poco fa sconosciuto o comunque sottovalutato: il cyberbullismo.

Con questo termine si suole indicare tutte quelle forme di vessazioni e molestie attuate da minori nei confronti dei propri coetanei attraverso il web e attraverso l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Nancy Willard, direttrice del Centro per l’utilizzo sicuro e responsabile di Internet (Center for Safe and Responsible Internet Use), ha individuato le seguenti tipologie di cyber bullismo:

  • Flaming: ovvero l’ invio di messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Harassment (molestie) : cioè la spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: consiste nello sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, messaggistica istantanea, ecc.
  • Impersonation (sostituzione di persona): consiste nel farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Exposure (rivelazioni): cioè informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Trickery (inganno): consiste nell’ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: è l’esclusione di una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyberstalking (Cyber-persecuzione): ovvero le molestie e denigrazioni ripetute e minacciose, mirate a incutere paura.

Forte della distanza fisica che lo separa dalla vittima, il cyber bullo tende ad avvertire sempre meno la responsabilità delle azioni che commette a danno altrui.

In realtà però gli psicologi concordano nel ritenere che il bullismo elettronico sia il più dannoso e che le sue conseguenze possano essere devastanti.

Amanda, Andrea e Carolina sono solo alcuni dei nomi di giovani ragazzi che non hanno potuto e saputo fronteggiare le persecuzioni attuate ai lori danni su internet e che si sono di recente tolti la vita.

2. Le responsabilità genitoriali ex art. 2048 cod. civ.

Comportamenti come quelli descritti nel paragrafo che precede non possono lasciarci indifferenti: il bullismo, in tutte le sue configurazioni, è una forma di devianza dei minori e ne vanno correttamente e puntualmente individuate le responsabilità.

Qualora si tratti di fatti illeciti commessi da minori capaci di intendere e di volere, la norma civilistica a cui bisogna fare riferimento è, senza alcun dubbio, l’art. 2048 cod. civ..

Ai sensi della citata norma i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che scaturiscano da omessa o carente sorveglianza sia con riguardo agli illeciti riconducibili ad oggettive carenze educative che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare (1).

Come è noto, l’art. 2048 cod.civ. è costruito in termini di presunzione di colpa dei genitori (o dei soggetti ivi indicati).La presunzione di responsabilità, posta a carico del genitore, per i danni causati dal figlio minore può, infatti, essere vinta solo con la prova di aver adempiuto tutti i doveri ed esercitato tutti i poteri idonei ad impedire l’illecita condotta del figlio.

Al riguardo, la giurisprudenza è assolutamente costante nell’affermare che non basta dimostrare che il genitore non abbia potuto materialmente impedire il fatto, perché commesso fuori della sua sfera di azione; occorre infatti che egli dimostri di aver svolto nei riguardi del minore una vigilanza adeguata alla sua età, al suo carattere, alla sua indole e di avergli impartito un’educazione idonea in relazione alla sua personalità. (2)

Ne consegue che, come affermato dagli Ermellini (3), “l’assenza di colpa in educando non giova ai genitori convenuti con l’azione di risarcimento se vi è stata colpa in vigilando e viceversa”.

In definitiva la responsabilità del genitore viene esclusa soltanto allorquando lo stesso provi l’inevitabilità del fatto o l’esistenza di tutte le precauzioni (con riferimento alle circostanze concrete, compresa l’età e la personalità del minore) volte a impedire che il fatto potesse accadere.

E’ forse superfluo precisare che la responsabilità dei genitori ex art. 2048 cod. civ. si aggiunge a quella del figlio minore capace di intendere e di volere ma non la sostituisce trattandosi di responsabilità solidali tra loro.

3. Un esempio concreto: la sentenza n. 18/2012 del Tribunale di Teramo

Con riferimento agli atti di bullismo elettronico, recenti statistiche pubblicate sul sito dell’Osservatorio sull’uso e l’abuso della Rete Informatica (www.openeyes.it) mostrano come i minori vengano abbandonati davanti al PC senza che i genitori esercitino sugli stessi alcuna vigilanza.

In materia di Cyberbullismo appare certamente degna di nota la sentenza n. 18 del Tribunale di Teramo depositata il 16 gennaio 2012.

Il caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Teramo riguardava la formazione su Facebook del gruppo denominato “Per tutti quelli che odiano L.C. (ragazza minorenne, n.d.r.)”.

In pratica degli adolescenti avevano creato tale gruppo sul noto Social Network ove pubblicavano quotidianamente una serie di frasi ingiuriose e minacciose nei confronti di una loro compagna di scuola di cui venivano citate espressamente le generalità.

Nel corso del giudizio emergeva che tale “tsunami” di offese era in realtà stato innescato dalla stessa vittima la quale aveva pubblicato precedentemente sulla propria bacheca di Facebook una frase offensiva.

Ora, nel caso in questione, il Giudice ha ritenuto di dover condividere l’impostazione interpretativa più rigorosa ed esigente in relazione ai compiti, al ruolo ed alle connesse responsabilità genitoriali, in forza della quale i genitori dei minori capaci di intendere e di volere, per andare esenti dalla responsabilità di cui all’art. 2048 cod. civ., devono positivamente dimostrare: 1) di aver adempiuto all’onere educativo sancito dall’art. 147 cod. civ.; 2) di aver poi effettivamente e concretamente controllato che i figli abbiano assimilato l’educazione a loro impartita esercitando una vigilanza adeguata all’età.

Il Tribunale di Teramo ha altresì chiarito che l’onere educativo di cui alla succitata norma codicistica non consiste solo nella mera indicazione di regole, conoscenze o moduli di comportamento, bensì pure nel fornire alla prole gli strumenti indispensabili alla costruzione di relazioni umane effettivamente significative per la migliore realizzazione della loro personalità.

Nella pronuncia in commento si legge inoltre che la responsabilità genitoriale non viene meno con l’approssimarsi della maggiore età: è infatti noto che la personalità del minore adolescente è ancora fragile in quanto indefinita ed egli è incapace di dominare i propri istinti.

Il fatto che il comportamento ingiurioso e minaccioso sia proseguito nel web per ben 3 giorni, a parere del Tribunale di Teramo, comprova che i genitori dei minori convenuti non avevano posto in essere le necessarie attività di verifica e di controllo sull’effettiva acquisizione dei valori educativi da parte dei figli.

Sulla base della persistenza e continuità dell’attività offensiva concretizzata dai minori convenuti, il Giudice di prime cure ha quindi ritenuto ampiamente raggiunta la prova positiva dell’inadempimento da parte dei genitori degli stessi minori a quel dovere di verifica dell’assimilazione effettiva dell’educazione pure eventualmente impartita.

E’ bene infine precisare che, nel caso de quo, il Tribunale ha liquidato esclusivamente il danno patrimoniale e non anche il danno morale soggettivo invocato dai genitori della parte attrice riconoscendo in favore dei convenuti l’attenuante della provocazione.

(1) Cass. civ., n. 7050/2008.

(2) Cfr., tra le tante, Cass. civ., n. 26200/2011 e Cass. civ., n. 20322/2005.

(3) Cass. civ. n. 9556/2009.

* Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla Rivista Questioni di Diritto di Famiglia -Maggioli Editore.

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Vi rappresento che è on line la mia relazione dal titolo “Le Responsabilità Penali e Civili conseguenti agli atti di Bullismo”. Cliccate qui  (dal minuto 14.40 potete ascoltare il mio intervento)

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separazione anzianiSempre più coniugi “dai capelli grigi” si separano in Italia: questo è quanto emerge dai dati Istat diffusi lo scorso anno.

Nel 2009 all’atto della separazione, i mariti avevano mediamente 45 anni e le mogli 41.

Sono andate altresì aumentando, sia in valori assoluti, sia in valori percentuali, le separazioni delle classi di età più elevate, con almeno uno sposo ultrasessantenne.

Dal 2000 al 2009 le separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 8.086 (dal 5,9% al 9,4%). Per le donne ultrasessantenni, nello stesso periodo, si registra un valore più che raddoppiato delle separazioni: dalle 2.555 separazioni (pari al 3,6% del totale delle separazioni) alle 5.213 del 2009 (pari al 6,1% del totale delle separazioni).

Difficile dire quali possano essere i motivi che portano i coniugi di mezza età a separarsi. Se ne possono però ipotizzare alcuni.

Innanzitutto va considerato che le coppie si sposano sempre più tardi: al giorno d’oggi è infatti difficile assistere a matrimoni di persone che abbiano meno di trent’anni d’età.

Ma, ovviamente, non è soltanto questo il motivo per cui oggi la separazione ha i capelli brizzolati.

Secondo l’esperienza maturata presso il mio studio legale posso dire che i motivi sono davvero i più diversi: c’è ad esempio la coppia che si separa perché il marito ultracinquantenne ha perso la testa per una giovane donna di 25 anni; ci sono poi le mogli sempre più sofferenti nei confronti di una vita considerata banale e ripetitiva e che vogliono sperimentare qualcosa di nuovo; ci sono le coppie che hanno atteso che i figli diventassero grandi per rendere loro più sopportabile e comprensibile la separazione dei genitori. Insomma, ogni caso è a sé.

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vacanza rovinataLe vacanze si sono rivelate una delusione? I turisti insoddisfatti potranno finalmente trovare tutela nel nuovissimo Codice del Turismo varato con  D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79 ed entrato in vigore il 21 giugno 2011.

Del c.d. danno da vacanza rovinata avevo già parlato in tempi non sospetti (cliccate qui ), quando ancora questa tipologia di danno era riconosciuta soltanto dalla giurisprudenza e dalla dottrina.

Oggi, invece, il danno da vacanza rovinata è stato finalmente riconosciuto con una norma ad hoc contenuta nel succitato Codice del Turismo.

Mi riferisco all’art. 47 il cui primo comma prevede quanto segue:

Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile, il turista puo’ chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilita’ dell’occasione perduta.”

Attenzione però: il secondo comma della stessa norma prevede che la richiesta di risarcimento del danno da vacanza rovinata si prescrive in tre anni dalla data del rientro del turista.

Se invece i danni subiti si riferiscono al contratto di trasporto (cioè i danni inerenti al viaggio in aereo, in treno ecc. ecc.) eventualmente compreso nel pacchetto turistico, il termine di prescrizione è di soltanto un anno.

Ad ogni modo, una volta tornati dalla vacanza, contattate immediatamente il vostro avvocato di fiducia: saprà certamente assistervi al meglio.

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tribunale bergamo avvocatiDi seguito pubblico alcune pronunce del Tribunale di Bergamo sull’inammissibilità di talune domande nei giudizi di separazione:

n. 340/09 Dott.ssa Giraldi –n. 714/09 Dott.ssa Caprino  –n. 1436/09 Dott. Scibetta –n. 2240/09 Dott. Scibetta: le domande di restituzione di beni o somme di denaro sono inammissibili nel giudizio di separazione in quanto proponibili solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia la separazione dei coniugi (sono incompatibili con il rito).

n. 3313/08, n. 2371/08, n. 1608/08, n. 707/08 Dott. Serri –N. 1056/09, N. 1287/09 Dott. Macripò: “Il Tribunale di Bergamo ritiene, come da consolidato orientamento della Suprema Corte, che l’articolo 40 del codice di procedura civile, nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990, ha risolto espressamente il problema del cumulo nello stesso processo di domande connesse soggette a riti diversi, prevedendone la possibilità soltanto in presenza di ipotesi qualificate di connessione, definite in dottrina come di connessione forte. In particolare, il terzo comma disciplina la trattazione congiunta delle cause soggette a rito ordinario e speciale nei soli casi previsti dagli articoli 31, 32, 34, 35 e 35, disponendo che esse, cumulativamente proposte o successivamente riunite, siano trattate con il rito ordinario, salva l’applicazione di quello speciale, quando una di esse sia una controversia di lavoro o previdenziale, e così chiaramente escludendo la possibilità di proporre più domande connesse soggettivamente e soggette a riti diversi” (Cass. Civ. Sez. I, n. 20638 del 2004 e n. 1084 del 2005; Cass. Civ. n. 266/2000 e n. 26158/2006).

n. 1558/09 Dott. Ippolito: inammissibile la domanda volta al riconoscimento della comproprietà di immobili.

n. 1422/09 Dott. Tibaldi: va riservata al Giudice tutelare la richiesta del marito in ordine all’espatrio del figlio minore sia con il padre che con la madre.

n. 1611/09 Tibaldi: in difetto di domanda di assegnazione della casa familiare, inammissibile è la domanda di assegnare alla moglie i mobili facenti parte dell’arredamento della casa coniugale; inammissibile nella causa di separazione la domande di autorizzazione al rilascio di documenti validi per l’espatrio nel passaporto della madre e non in quello del padre; inammissibile anche la domanda di confermare il provvedimento di sequestro ex art. 156 cod. civ. sul TFR del marito, non essendo la conferma prevista dalla legge.

n. 2582/09 Dott. Macripò: dichiara inammissibile la domanda volta alla condanna del coniuge al pagamento delle spese relative alla casa coniugale e relative al mutuo contratto per l’acquisto e alle spese condominiali e a quelle per le imposte relative (Cass. Civ. Sez. I, n. 20638 del 2004 e n. 1084 del 2005; Cass. Civ. n. 266/2000 e n. 26158/2006).

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Spese-straordinarie-figliLa Suprema Corte di Cassazione ha di recente affermato che il provvedimento con cui in sede di separazione (non importa se consensuale o giudiziale, ovvero se provvisorio o definitivo, oppure se presidenziale o meno) si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell’ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità; ed impregiudicato beninteso il diritto dell’altro genitore di contestare – ex post ed in sede di opposizione all’esecuzione, dopo l’intimazione del precetto o l’inizio dell’espropriazione – la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore” (Cass. Civ. n. 11316/11).

La Suprema Corte è giunta ad affermare tale principio svolgendo il seguente ragionamento giuridico:

1)   per principio generale, il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere ex novo un altro titolo (quale il decreto ingiuntivo) contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto, benché all’imprescindibile condizione che l’oggetto della condanna sia idoneamente delimitato e quantificato (tra le altre, in ordine agli obblighi idoneamente identificati in un simile provvedimento: Cass. 10 settembre 2004, n. 18248; Cass. 30 giugno 2006, n. 15084), o, a tutto concedere, delimitabile o quantificabile in forza di elementi idoneamente indicati nel titolo stesso ed all’esito di operazioni meramente materiali o aritmetiche (tra le molte: Cass. 8 luglio 1977, n. 3050; Cass. 1 giugno 2005, n. 11677; Cass. 2 aprile 2009, n. 8067; Cass. 30 novembre 2010, n. 24242; Cass. 5 febbraio 2011, n. 2816)

2)   è pur vero che il provvedimento giudiziario con cui in sede di separazione personale si stabilisca, ai sensi dell’art. 155 secondo comma cod. civ., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese straordinarie (senza altra specificazione) relative ai figli, richiede, nell’ipotesi di non spontanea attuazione da parte dell’obbligato ed al fine di legittimare l’esecuzione forzata, stante il disposto dell’art. 474, primo comma, cod. proc. civ., un ulteriore intervento del giudice, volto ad accertare l’avveramento dell’evento futuro e incerto cui è subordinata l’efficacia della condanna, ossia l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla base degli elementi di fatto contenuti nella prima pronuncia (Cass. 28 gennaio 2008, n. 1758);

3)   tuttavia evidenti minimali esigenze di effettività della tutela del titolare del particolare credito alimentare di cui sì discute impongono, ad avviso del collegio e se non altro con riferimento allo specifico caso esaminato dalla Suprema Corte, di escludere l’applicazione di tale rigorosa conclusione alle spese mediche e scolastiche ordinarie, in sé sole considerate (quali quelle per cui pacificamente è causa nel caso di specie e con esclusione quindi di spese “straordinarie” intese in senso residuale ed onnicomprensivo) e se opportunamente documentate, perché il titolo esecutivo originario riguarda un credito comunque certo ab origine, oggettivamente determinabile e liquidabile sulla base di criteri oggettivi;

4)   può infatti dirsi che la contribuzione alle (sole) spese mediche e scolastiche ordinarie non si riferisca a fatti meramente eventuali, né a fatti od eventi qualificabili come straordinari, vale a dire come imprevedibili ed ipotetici; rientra infatti nel novero degli eventi classificabili quali statisticamente ordinari o frequenti pure la necessità di esborsi, di cui è variabile effettivamente soltanto la misura e l’entità in rapporto alla perturbazione dello stato di piena salute, per prestazioni mediche, generiche o specialistiche, attesa la normalità del ricorso a queste ultime, anche solo per controlli periodici o di routine;

5)   la contribuzione del genitore è quindi riferita, per le spese meramente mediche e scolastiche (e non anche per quelle genericamente indicate come straordinarie e comunque diverse ed ulteriori), ad eventi di probabilità tale da potersi definire sostanzialmente certi e ad esborsi da ritenersi indeterminati soltanto nel quando e nel quantum;

6)   la determinazione del quantum di tali spese mediche e scolastiche è poi oggettivamente agevole, una volta conseguita la loro prova con documentazione di spesa rilasciata da strutture pubbliche o da altri soggetti che siano specificamente indicati nel titolo o concordati preventivamente tra i coniugi;

Ad ogni modo, chiarisce la Corte di Cassazione, resta del tutto impregiudicato il diritto del genitore obbligato di contestare la riferibilità dell’esborso alla categoria delle spese alla cui contribuzione egli è assoggettato

Tuttavia, tale diritto può bene estrinsecarsi quale contestazione del diritto del creditore ad agire in via esecutiva e quindi nelle forme dell’opposizione all’esecuzione, a precetto o a pignoramento. Si rende così meramente eventuale la fase di contestazione giudiziale e la si riserva alle effettive ipotesi di oggettiva controvertibilità, scongiurando l’ineluttabilità di un ricorso preventivo ed obbligatorio al giudice della cognizione per la formazione di altro titolo esecutivo; del resto, dal rischio di abuso da parte del genitore affidatario l’altro è adeguatamente tutelato, sia pure a prezzo di dispiegare l’opposizione, dalla responsabilità aggravata del creditore che abbia agito in via esecutiva senza la normale prudenza, già prevista dall’attuale formulazione dell’art. 96, comma secondo, cod. proc. civ. (e salva pure l’applicabilità del terzo comma di tale norma, come introdotto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69).

adozione sentenze corte costituzionale cassazioneL’art. 291 cod. civ. sanciva in origine che l’adozione di persona maggiorenne fosse possibile solo per l’adottante che non avesse figli legittimi o legittimati, in ossequio alla tradizione che attribuiva all’adozione una funzione sostitutiva della mancante paternità o maternità legittima, che appunto si realizzava con la trasmissione del nome e del patrimonio.

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 557 del 1988, ha però ridimensionato la portata di questa condizione, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 291 cod. civ. nella parte in cui non consente l’adozione a persone che abbiano discendenti legittimi o legittimati maggiorenni e consenzienti.

La Corte Costituzionale è poi intervenuta con pronuncia n. 345 del 1992 che, in caso di incapacità dei figli di esprimere l’assenso perché interdetti ha ritenuto applicabile per analogia l’art. 297 cod. civ. comma 2, così estendendo a questo caso il potere di valutazione comparativa degli interessi in gioco attribuito dalla norma al Tribunale.

Possiamo oggi affermare che l’adozione di persone maggiori d’età è oggi impossibile nei seguenti casi:

1)      Quando l’adottante ha dei figli legittimi o legittimati MINORENNI;

2)      Quando l’adottante ha dei figli legittimi o legittimati MAGGIORENNI CAPACI E NON CONSENZIENTI;

3)      Quando l’adottante ha dei figli naturali riconosciuti minori o maggiorenni capaci e non consenzienti (per effetto della sentenza n. 245/2004 della Corte Costituzionale).

In argomento, mi sembra opportuno segnalare un’importante pronuncia della Suprema Corte di Legittimità (v. Cass. Civ. Sez. I, n. 2426/2006)la quale ha precisato quanto segue: “In tema di adozione di persone maggiori d’età, la presenza di figli minori dell’adottante, come tali incapaci, per ragioni d’età, di esprimere un valido consenso, costituisce, di norma, ai sensi dell’art. 291 c.c., un impedimento alla richiesta adozione. Ove, tuttavia, l’adozione di maggiorenne riguardi un soggetto, il figlio del coniuge, che già appartenga, insieme al proprio genitore naturale ed ai fratelli, minorenni, ex uno latere, al contesto affettivo della famiglia di accoglienza dell’adottante, la presenza dei figli minori dell’adottante non preclude in assoluto l’adozione, fermo restando il potere-dovere del giudice del merito di procedere ad audizione personale di costoro, se aventi capacità di discernimento, e del loro curatore speciale, ai fini della formulazione del complessivo giudizio di convenienza nell’interesse dell’adottando (…)”.

recupero crediti notifica decreto ingiuntivoIl decreto ingiuntivo può acquistare efficacia di cosa giudicata solo se portato formalmente a conoscenza del debitore ingiunto; l’articolo 644 stabilisce infatti che il decreto diventa inefficace se la notificazione non viene eseguita nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia, ove per  “pronuncia” deve intendersi non la data del provvedimento, ma quella del deposito in cancelleria. Nell’ipotesi di inefficacia conseguente all’omessa notificazione, per espressa previsione dell’ultima parte dell’articolo 644, la domanda può essere riproposta.

Il termine per la notifica rimane sospeso nel periodo feriale (0vvero nel periodo compreso tra il 1 agosto ed il 15 settembre).

L’articolo 188 delle Disposizioni di Attuazione del Codice di Procedura Civile prevede che  “la parte alla quale non è stato notificato il decreto d’ingiunzione nei termini di cui all’articolo 644…può chiedere, con ricorso al giudice che ha pronunciato il decreto, che ne dichiari l’inefficacia”.

Con riguardo alla notificazione possono quindi realizzarsi le seguenti ipotesi:

-     omessa notifica: il debitore potrà attivare la procedura di cui all’articolo 188 sopracitato per far dichiarare l’inefficacia del provvedimento e ne avrà interesse se il decreto è provvisoriamente esecutivo;

-     notifica effettuata oltre il termine di legge: l’inefficacia può essere fatta valere solo con l’opposizione ordinaria (proposta ai sensi dell’articolo 645); ad esito del giudizio, il giudice, che dovrà comunque pronunciarsi sul merito della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione, dichiarerà inefficace il decreto con la conseguenza che le spese dell’atto rimarranno a carico del creditore;

-     notifica nulla: l’intimato potrà proporre opposizione tardiva (oltre il termine fissato nel decreto) ai sensi dell’articolo 650 che richiede la prova di non avere avuto tempestiva conoscenza del decreto “per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore” (in tal senso, Cass. 26/7/2001 numero 10183); tale opposizione non può più proporsi, ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 650, “decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione”;

-     notifica inesistente: può ipotizzarsi nel caso di notificazione in luogo ed a persona non riferibili al debitore (Cass. 1/6/2004 numero 10495) e sembrerebbe legittimare i rimedi previsti dagli articoli 188 (Disp. Att.) e 650 citati ma non l’opposizione ordinaria prevista dall’articolo 645 che presuppone la notifica del decreto.

Spese-straordinarie-figli separazioneNel decreto di omologa e nella sentenza di separazione, si stabilisce in genere che il coniuge non affidatario o “non collocatario” sia obbligato a corrispondere all’altro coniuge una somma mensile a titolo di contributo al mantenimento del figlio, nonché il 50% delle spese straordinarie che dovessero essere eventualmente affrontate sempre nell’interesse del figlio.

Comprendere con precisione quali siano le “spese straordinarie” è impresa abbastanza ardua.

Purtroppo né alcuna fonte normativa, né alcuna sentenza della Suprema Corte di Cassazione hanno mai fornito un elenco dettagliato delle spese da definirsi straordinarie e di quelle che non lo sono.

In questi casi, in genere si ricorre pertanto alla logica ed al buon senso.

Normalmente si ritiene che si possano individuare come spese ordinarie e, pertanto, non rientranti nel concetto di spese straordinarie, quelle attinenti l’acquisto di materiale di cancelleria scolastico, il vestiario, gli zaini, il buono per la mensa scolastica ( in quanto relative all’alimentazione e comprese nell’assegno mensile).

Sono, invece, rientranti nel novero delle spese straordinarie quelle inerenti le spese mediche per patologie particolari ed imprevedibili, lo scuola-bus, un viaggio effettuato dal figlio nel periodo estivo per un corso di lingua straniera, diversamente dal caso di un viaggio di istruzione organizzato dall’istituto scolastico.

Con sentenza del  4/12/08, proc. n. 12225/06 R.G. il Tribunale Civile di Catania ha ritenuto straordinarie, quelle diverse dal mantenimento ordinario nel cui ambito a titolo esemplificativo rientrano “quelle alimentari, di igiene personale, vestiario, ricreative, nonché quelle per regali, spostamenti urbani ed acquisto di libri. Con particolare riguardo a quelle sanitarie, sono da ritenersi ordinarie quelle relative ad una normale visita pediatrica di controllo o all’acquisto di medicinali da banco, mentre straordinarie quelle connesse a visite specialistiche”.

Di seguito riporto comunque un mio personalissimo elenco di quelle che normalmente vengono considerate SPESE STRAORDINARIE delle quali è possibile richiedere il rimborso al 50% senza il pericolo di incorrere in opposizioni e/o contestazioni:

quanto alle spese medico-sanitarie: cure dentistiche ed ortodontiche, pratica di particolari terapie, quali cure termali o fisioterapiche, acquisto di particolari farmaci;

quanto alle spese scolastiche: corsi di specializzazione, lezioni private o corsi di recupero, corsi estivi e/o grest, spese per permanenza fuori casa;

quanto alle spese ricreativive, sportive ed extrascolastiche: gite scolastiche, hobbies, iscrizioni a corsi, attività sportive e/o ricreative, abbonamenti a riveste, viaggi

quanto alle spese impreviste per accudimento: baby sitter

avvocato separazione conciliazioneRicordo innanzitutto che lo Studio Legale D’Arcangelo Vi offre assistenza e consulenza in materia di separazione e divorzio con competenza e professionalità.  Per maggiori informazioni potete leggere questa pagina.

Qualche tempo fa procurò scalpore uno Studio Legale di Chicago (tale studio legale Fetman, Garland & Associates) che fece affiggere per la città dei cartelloni che esortavano ed incitavano i cittadini a divorziare.

I cartelloni rappresentavano delle avvenenti signorine e degli uomini muscolosi con la dicitura “Life is short: get a divorce” (la vita è corta, divorzia!). I più curiosi potranno vedere questi cartelloni, cliccando qui.

Fortunatamente in Italia dei cartelloni simili non sono mai apparsi e, dati i doveri di dignità e di decoro incombenti sugli avvocati italiani, credo di poter affermare con sufficiente grado di certezza che tali cartelloni mai si vedranno nel nostro BelPaese.

Ora, tralasciando il fantascientifico caso dello Studio Legale di Chicago (certamente esperto in marketing ma non in deontologia professionale), ritengo che l’avvocato italiano non solo abbia il dovere di non alimentare le liti tra i coniugi ma abbia altresì l’obbligo di morale di verificare innanzitutto se sia possibile una riconciliazione tra i coniugi.

Qualora poi tale possibilità concretamente non sussista, l’avvocato dovrà in ogni caso:

 

1)      Riconoscere il valore della solidarietà nella famiglia.

In pratica, l’avvocato ha il dovere di proteggere e mantenere, quantomeno, quei minimi accordi che i coniugi hanno faticosamente raggiunto.

Del resto, che sapore sgradevole avrebbe la vittoria dell’avvocato se venisse raggiunta a discapito del benessere morale dei coniugi che si vanno a separare e dei loro figli!

 

2)      Fornire al cliente informazioni corrette

L’avvocato non deve assolutamente prospettare al cliente delle vittorie spettacolari. Si tratterebbe di un comportamento grave e deontologicamente scorretto.

L’avvocato che paventa una causa di separazione certamente vittoriosa, è un avvocato che prende in giro il proprio cliente. L’avvocato che promette risultati spettacolari a seguito della separazione, è un avvocato che si sta approfittando della particolare vulnerabilità e fragilità del proprio cliente in una delle fasi più complicate della sua vita personale.

 

3)      Non coinvolgere i minori

I figli, soprattutto se minorenni, devono essere rispettati e non devono fungere da “para-fulmine”.

I minori vanno sempre tutelati. I litigi tra i genitori rischiano infatti di causare nei figli un gravissimo danno psicologico.

Pertanto, è necessario che la separazione venga sdrammatizzata agli occhi dei figli eventualmente con il supporto di uno psicologo.

In conclusione,   in sede di separazione, sarebbe bene chegli avvocati esortassero i propri clienti a “mettere dei fiori nei propri cannoni” (così come cantava una volta il noto complesso musicale “I Giganti”).

 

formulario penale denuncia querelaData l’innumerevole sussistenza di fattispecie criminose, predisporre un modello univoco di querela è pressoché impossibile.

Tuttavia sussistono degli elementi che in ciascuna denuncia/ querela non possono assolutamente essere omessi.

Di seguito pubblico pertanto uno schema di denuncia/ querela che dovrà però essere modificato ed integrato a seconda del reato che si intende denunciare alla Pubblica Autorità.

Ricordo che gli atti proposti  non costituiscono in alcun modo  degli schemi vincolanti. Il formulario è di uso personale e non professionale. Non si assumono responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.

 

Il signor_________, nato a__________il__________, espone quanto segue.

Il giorno_____________ (esposizione dei fatti oggetto di denuncia)

Sono venuto a conoscenza dei sopra fatti sopraesposti  per________(avervi assistito, per essere stato oggetto di confidenza da parte di____).

Tanto premesso, il sottoscritto sporge formale denuncia/querela nei confronti del Sig____________, per aver ______________reato previsto e punito dall’art___________ed ogni altro reato che la S.V. Ill.ma dovesse eventualmente ravvisare.

Il sottoscritto chiede altresì ex art. 253 c.p.p. che la S.V. Ill.ma disponga il sequestro delle seguenti cose utili ad una precisa ricostruzione dei fatti di cui sopra:____________ e chiede altresì che il G.I.P. disponga il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. dei seguenti beni_____________, onde impedire la prosecuzione delle conseguenze negative e dei danni del reato sopra denunciato.

Il sottoscritto chiede inoltre di essere informati ex art. 406, III° comma c.p.p., di ogni eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede infine di essere avvisato, ex art. 408 II° comma c.p.p.. di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Mi oppongo sin d’ora, qualora si intendesse procedere per un reato perseguibile a querela, ad un’eventuale richiesta di emissione di decreto penale di condanna.

Mi riservo di costituirmi parte civile nell’instaurando procedimento penale.

Luogo e data.

Firma

La denuncia/ querela andrà quindi depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente.

 

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

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