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Le caratteristiche delle spese straordinarie: imprevedibilità ed imponderabilità

Una delle annose questioni del diritto di famiglia riguarda la corretta individuazione delle spese straordinarie dei figli.

Gli operatori del diritto si trovano infatti spesso nella difficile situazione di dover comprendere quali spese rientrino nell’ordinario assegno di mantenimento mensile e quali, invece, debbano essere considerate straordinarie e vadano quindi rimborsate a parte.

Sussistendo un assoluto vuoto legislativo in proposito, non resta che cercare una risposta nella giurisprudenza.

Quanto all’assegno ordinario mensile, da sempre la Corte di legittimità sostiene che esso debba soddisfare una molteplicità di esigenze dei figli certamente non riconducibile soltanto all’obbligo alimentare ma inevitabilmente estese anche all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fin quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione (1).

Per quanto concerne, invece, le spese straordinarie, in una recente pronuncia della Suprema Corte vengono definite come quelle che “per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli” (Cass. Civ., 8 giugno 2012, n. 9372). Essendo quindi caratterizzate da imprevedibilità ed imponderabilità, puntualizzano gli Ermellini, le spese straordinarie non possono essere stabilite in via forfettaria ed aprioristica. Diversamente si violerebbe il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere quantificato (2).

Una definizione maggiormente esaustiva è però giunta, come spesso avviene, dalla giurisprudenza di merito.

Meritevole di apprezzamento è, al riguardo, una sentenza del 22 novembre 2011 del Tribunale di Prato con la quale è stato chiarito che “nel concetto di spese straordinarie rientra (…) tutto ciò che è extra ordinem in senso soggettivo ed oggettivo. In senso soggettivo perché deve trattarsi di spese non prevedibili ex ante e pertanto non quantificabili al momento della determinazione giudiziale dell’assegno di mantenimento. In senso oggettivo, perché tali spese devono essere di ammontare tale da non poter essere coperte dall’assegno di mantenimento, il cui importo (…) deve essere parametrato non solo alle esigenze del beneficiario, ma anche alle possibilità economiche dell’obbligato” (3).

Va da sé che, alla luce dei suddetti requisiti, “le spese straordinarie non si prestano ad un’elencazione specifica da parte del Giudice, la quale non potrebbe che avere sempre e comunque carattere esemplificativo”.

Non solo. Nella stessa pronuncia il Tribunale di Prato ha colto l’occasione per precisare che anche nello stesso settore una spesa può essere ordinaria o straordinaria: “nel caso delle spese mediche, ad esempio, non possono rientrare fra le spese ordinarie quelle erogate per le medicine necessarie a curare, ad esempio, un’influenza, mentre sono straordinarie (…) quelle per un intervento chirurgico o per una terapia a seguito di un infortunio”.

E’ bene infine evidenziare che una risalente (e consolidata) sentenza della Suprema Corte ha precisato che il concetto di “spese straordinarie” non coincide con quello di “decisioni di maggiore interesse per i figli”. Ne consegue che soltanto le spese straordinarie che comportino decisioni di maggiore interesse devono essere concordate tra i genitori. Qualora, al contrario, le spese straordinarie non importino assunzioni di decisioni di maggior interesse per i figli non sussiste un preventivo obbligo di concertazione tra i genitori (4).

Stante quanto appena detto, laddove le spese straordinarie non siano diretta conseguenza di scelte di notevole rilevanza operate nell’interesse del minore, il genitore non affidatario ne è tenuto al pagamento, senza diritto di intervenire nel processo decisionale che ha portato alla formazione della spesa, sempre che le erogazioni non superino i limiti della necessità e della congruenza. Al contrario, ove le spese straordinarie trovino il proprio fondamento in decisioni di particolare importanza, il genitore non affidatario (o non collocatario) ha diritto ad essere coinvolto in tali scelte (5).

La casistica giurisprudenziale

Nella materia de qua la casistica giurisprudenziale è tutt’altro che avara.

Percorrendo un breve tour nella prassi della giurisprudenza di merito a prima vista può sembrare che i Tribunali giungano spesso a soluzioni diametralmente opposte.

In realtà, dato che le spese straordinarie sono quelle che, per la loro imprevedibilità ed imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, prima di qualificare una spesa come ordinaria o come straordinaria, occorre prendere in considerazione anche il particolare contesto socio-economico in cui sono inseriti i figli stessi.

In altre parole, non è possibile stabilire in via generale se una spesa è ordinaria o straordinaria: la sua collocazione nell’una o nell’altra categoria potrà infatti variare a seconda delle diverse circostanze del caso concreto.

Tra le varie sentenze che trattano l’argomento in esame, degna di nota è la n. 967/2011 del Tribunale di Perugia ove è stata ritenuta spesa straordinaria quella dell’acquisto dell’apparecchio ortodontico. Nel caso di specie, il suo costo elevato (pari a più assegni di mantenimento), escludeva che potesse trattarsi di una spesa ordinaria, diversamente avrebbe impedito la soddisfazione delle esigenze minimali di vita dei figli. Tuttavia lo stesso Tribunale ha chiarito che tale spesa, per essere rimborsabile, deve comunque essere concordata dai genitori, dato che non si tratta di spesa sanitaria urgente ma tranquillamente programmabile.

Sempre con riferimento alle spese di tipo sanitario, altra giurisprudenza di merito ha escluso che possa attribuirsi il carattere di straordinarietà a taluni farmaci affermando che “rientrano nell’assegno mensile di mantenimento le spese per medicinali come antibiotici, antipiretici, sciroppi espettoranti, necessari per fronteggiare situazioni che rientrano nella normale gestione di vita quotidiana di un minore che sono di uso frequentissimo”. (6)

Ancora in relazione alle spese mediche, il Tribunale di Catania ha precisato che si devono ritenere ordinarie le spese sanitarie relative ad una normale visita di controllo o all’acquisto di medicinali da banco. Sono invece da considerare straordinarie tutte le altre, connesse, per esempio, a visite e cure specialistiche (7).

Passando ora ad un altro genere di spese, merita attenzione una singolare richiesta di rimborso formulata innanzi al Tribunale di Piacenza. In questo caso la moglie aveva chiesto il rimborso dei premi pagati per la polizza RcA e delle spese del carburante dell’auto guidata dal figlio. Il collegio di prime cure ha rigettato tale richiesta essendo l’auto intestata alla madre e non sussistendo comunque la prova che fosse il figlio a farne uso. Parimenti ha provveduto a rigettare la richiesta di rimborso per le spese di abbigliamento, quelle per la frequenza ad un Club (trattandosi di una spesa voluttuaria che andava concordata tra i coniugi) e quelle per l’acquisto di un Personal Computer (8). Lo stesso Tribunale ha invece ritenuto che dovessero essere rimborsate le seguenti spese: quelle relativa all’iscrizione in palestra ed allo svolgimento di attività sportiva (9); le spese relative alla pensione completa ed al servizio di ombrellone in spiaggia usufruiti presso un hotel nel periodo estivo e quelle relative all’acquisto di testi universitari. (10).

Restando nell’ambito delle spese scolastiche, è significativo il Tribunale di Monza (11) il quale ritiene che debbano intendersi come spese straordinarie quelle relative alle tasse scolastiche ed universitarie, alle rette, alle gite scolastiche, al materiale didattico ed ai libri di testo (lo stesso orientamento si rinviene anche in altri Tribunali) (12).

Al riguardo è di diverso avviso il Tribunale di Como, il quale ha ritenuto che non siano spese straordinarie rimborsabili quelle relative alla retta scolastica di un Istituto Superiore Privato. Il Tribunale ha infatti affermato che “non possono definirsi straordinarie in senso logico-giuridico, poiché attengono ad esborsi ricorrenti su base annua nonché del tutto prevedibili sia nell’an, sia nel quantum una volta che si faccia la scelta di iscrivere il minore ad un istituto di istituzione privato” (13).

E’ interessante notare la giurisprudenza di merito che si è formata in ordine alla spesa della mensa scolastica. L’orientamento maggioritario (14) ritiene che non si tratti di spesa straordinaria in quanto meramente sostitutiva del pasto casalingo e comunque relativa al vitto quotidiano. Sussiste tuttavia l’opinione discordante del Tribunale di Bergamo ove la spesa della mensa scolastica viene ritenuta rimborsabile al di fuori dell’ordinario assegno mensile di mantenimento (15).

Protocolli significativi

Dato che spesso l’inquadramento di una spesa è motivo di contrasto tra i coniugi ed i loro difensori, alcuni Tribunali hanno stilato dei Protocolli con la collaborazione dei rispettivi Consigli dell’Ordine o di Associazioni Forensi presenti sul territorio.

Lo scopo perseguito è ovvio: ridurre ai minimi termini le conflittualità già inevitabilmente presenti all’interno di una coppia in crisi.

In questo senso è certamente emblematico il Protocollo d’intesa sottoscritto tra il Tribunale di Bergamo, l’AIAF (Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e i Minori) e l’APF (Associazione Provinciale Forense) ove viene convenuto che le spese straordinarie siano ripartite tra i genitori al 50% tra loro e che le spese che si rendessero necessarie per la prole seguano il seguente schema:

spese mediche che non richiedono il preventivo accordo: a) visite specialistiche prescritte dal medico curante; b) cure dentistiche presso strutture pubbliche; c) accertamenti e trattamenti sanitari non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale; d) tickets sanitari;

spese mediche che richiedono il preventivo accordo: a) cure dentistiche, ortodontiche e oculistiche; b) cure termali e fisioterapiche; c) accertamenti e trattamenti sanitari erogati anche dal Servizio Sanitario Nazionale; d) farmaci particolari;

spese scolastiche che non richiedono il preventivo accordo: a) tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti pubblici; b) libri di testo e materiale di corredo scolastico di inizio anno; c) gite scolastiche senza pernottamento; d) trasposto pubblico; e) mensa;

spese scolastiche che richiedono il preventivo accordo: a) tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti privati; b) corsi di specializzazione; c) gite scolastiche con pernottamento; d) corsi di recupero e lezioni private; e) alloggio presso la sede universitaria;

spese extrascolastiche che non richiedono il preventivo accordo: a) tempo prolungato, pre-scuola e dopo-scuola; b) centro ricreativo estivo e gruppo estivo;

spese extrascolastiche che richiedono il preventivo accordo: a) corsi di istruzione, attività sportive, ricreative e ludiche e pertinenti attrezzature; b) spese di custodia (baby sitter); c) viaggi e vacanze.

Nel protocollo viene comunque precisato che ogni spesa deve essere documentata.

Certamente apprezzabili sono anche i Protocolli elaborati presso il Tribunale di Firenze e presso il Tribunale di Lucca.

In entrambi i documenti vengono analiticamente elencate le spese nell’interesse dei figli da considerarsi straordinarie:

1.       Spese mediche, sanitarie, odontoiatriche, farmaceutiche, psicoterapiche, ivi compresi i tickets (che dovranno essere comprovate da prescrizione medica e da indicazione del codice fiscale su ciascun scontrino);

2.       Spese scolastiche come rette, tasse d’iscrizione, libri di testo, corredo d’inizio anno scolastico, scuolabus o altro mezzo di trasporto, gite scolastiche e viaggi d’istruzione, ripetizioni, alloggio e relative utenze nella sede universitaria frequentata dai figli;

3.       Spese per attività sportive, artistiche, ricreative e si svago; spese di iscrizione e frequenza di corsi e relative attrezzature;

4.       Spese di custodia dei figli minorenni (baby sitter) se rese necessarie per impegni lavorativi di entrambi i genitori, in caso di malattia della prole infradodicenne e/o del genitore affidatario in mancanza di parenti disponibili o di altre alternative gratuite;

Singolare la disposizione dei Protocolli in questione laddove prevedono che rientrino tra le spese straordinarie anche le spese per il mantenimento e la cura di animali domestici già facenti parte del nucleo familiare e che restino presso il genitore collocatario dei figli.

Molto meno dettagliati ma comunque meritevoli di nota sono poi il Protocollo per il Processo di Famiglia elaborato presso il Tribunale di Verona ed il Protocollo per i Procedimenti di separazione e divorzio tra i coniugi predisposto presso il Tribunale di Milano.

Entrambi si limitano a dare alcuni brevi suggerimenti senza però fornire un elencazione minuziosa delle spese straordinarie.

In particolare, nei Protocolli in argomento, si auspica che i difensori delle parti non si limitino ad utilizzare il termine “spese straordinarie” e provvedano, invece, ad indicare in modo dettagliato quale siano le ulteriori spese, rispetto al contributo fisso mensile, che i coniugi dovranno corrispondere pro quota. Negli stessi protocolli viene inoltre auspicato che vengano indicate le modalità di pagamento fra i coniugi e specificato che, nel caso di spese medico-sanitarie, esse non necessitano di essere previamente concordate qualora urgenti, fermo restando il rispetto della reciproca tempestiva informazione.

In conclusione, possiamo validamente ritenere che, allo stato attuale, pur essendo impossibile determinare in via generale quali siano le spese straordinarie, l’ampia prassi giurisprudenziale ed i Protocolli studiati ed attuati presso i succitati Tribunali possono comunque essere un valido aiuto nella risoluzione di ogni singolo caso concreto.

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(1) Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 14 maggio 2010, n. 11772; Cass. Civ., Sez. I, 24 febbraio 2006, n. 4203; n. Cass. Civ., Sez. I, 14 febbraio 2003, n. 2196; Cass. Civ., Sez. I, 19 marzo 2002, n. 3974; Cass. Civ., Sez. I, 8 novembre 1997, n. 11025.

(2) In questo senso si veda anche Corte d’Appello di Napoli, 6 giugno 2008, n. 2201: “L’assegno concesso al coniuge per il mantenimento dei figli minori non può avere natura forfettaria, nel senso di includere comunque, anche eventuali spese straordinarie. Talune di queste spese, infatti, possono essere non solo imprevedibili ma anche imponderabili tanto che il fatto che vengano incluse comunque nell’assegno di mantenimento così come è quantificato, potrebbe determinare una compressione dei diritti del minore a vedere soddisfatte tutte quelle particolari esigenze che possono inaspettatamente presentarsi nel corso della vita e che necessitano di interventi economici straordinari”

(3) Una definizione analoga si rinviene in Tribunale di Messina, sez. I, 14 giugno 2005, ove si legge che “spese straordinarie sono le spese inerenti al mantenimento, all’istruzione o all’educazione dei figli, rese necessarie da avvenimenti o scelte che trascendono le loro normali e prevedibili esigenze di vita quotidiana, così come anche valutate dal giudicante al momento in cui stabilisce la misura dell’assegno di mantenimento”.

(4) Cass. Civ., Sez. I, 5 maggio 1999, n. 4459.

(5) In tal senso: Cass. Civ., Sez. I, 7 aprile 2005, n. 925.

(6) Corte d’Appello di Catania, 29 maggio 2008.

(7) Tribunale di Catania, 4 dicembre 2008.

(8) Diversamente il Tribunale di Ragusa, n. 278/2011 il quale ritiene che l’acquisto del computer (e quello del motorino) per un adolescente rappresenta oggi un atto doveroso per i genitori e va quindi considerato come spesa straordinaria.

(9) Di opinione in parte discordante è invece la Corte d’Appello di Firenze, Sez. I, 18 novembre 2004 la quale afferma che “Se lo sport non è praticato come una disciplina di tipo didattico, configurandosi come un di più rispetto all’attività di studio propria dei figli, è un lusso se esorbita dalle possibilità economiche familiari; e tale non può avere seguito viste le condizioni economiche delle parti”.

(10) Tribunale di Piacenza, 2 febbraio 2010, n. 82.

(11) Tribunale di Monza, 25 gennaio 2010, n. 295.

(12) Cfr Tribunale di Lamezia Terme, 10 maggio 2004, ove le spese per l’istruzione universitaria sono definite straordinarie.

(13) Tribunale di Como, 14 maggio 2007.

(14) Ad esempio Tribunale di Novara, 26 marzo 2009; Tribunale di Roma, Sez. I, 9 ottobre 2009; Corte d’Appello di Milano, Sezione delle Persone, dei Minori e della Famiglia, 22 maggio 2008.

(15) Tribunale di Bergamo, ordinanza del 7 gennaio 2011.

 * Articolo dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicato sulla Rivista Questioni di Diritto di Famiglia -Maggioli Editore.
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Cassazione Civile, sez. I, 23 gennaio 2013, n. 1527

E’ legittimo disporre il rientro del minore in Germania presso la madre, senza procedere all’ascolto del bimbo in tenera età; infatti, non è contrario alla convenzione de l’Aja il decreto del Tribunale dei Minori che dispone il rientro in Germania del minore, dove già aveva la residenza abituale.

L’accertamento circa il grado di maturità del minore ovvero l’assenza di condizioni che gli evitino traumi che per la sua tenera età potrebbero incidere gravemente sulla sua sfera psichica, è rimesso al giudice del merito che è tenuto a valutare (L. n. 64 del 1994, art. 7, comma 3) anche in ragione del carattere urgente e meramente ripristinatorio della procedura (Cass. 4 aprile 2007 n. 8481 e 19 dicembre 2003 n. 19544), se, secondo quanto previsto dall’art. 11, comma 2 del Regolamento CE n. 2201/2003, sia inopportuno ascoltarlo per il grado di discernimento da presumersi raggiunto secondo comune esperienza, condizione quest’ultima sottesa anche all’art. 23, lett. b) ed esplicitamente ribadita dall’art. 42, comma 2, lett. a) del medesimo testo. L’adempimento, già previsto nell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, ora necessario ai sensi degli artt. 3 e 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. 20 marzo 2003, n. 77, quale strumento d’acquisizione della sua opinione laddove abbia un sufficiente grado di discernimento, “postula che il minore riceva le informazioni pertinenti ed appropriate, con riferimento alla sua età ed al suo grado di sviluppo”, e tali informazioni non nuocciano al suo benessere (Cass. n.16753/2007). Può essere difatti omesso nei casi in cui il giudice del merito, secondo il suo prudente apprezzamento, ravvisi suddetto pericolo di pregiudizio ovvero un contrasto con gli interesse superiori per l’interessato, ovvero reputi il minore non adeguatamente maturo alla stregua della situazione di fatto considerata (Cass. SU n 22238/2009, n. 12293/2010, 13241/2011, 17201/2011).

Per scaricare il testo integrale della sentenza cliccate qui.

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Tribunale  Bergamo – sentenza n. 482/2010

L’assegno di mantenimento per la prole va determinato in funzione dell’età, dei crescenti bisogni del minore (al quale deve deve essere garantito un tenore di vita adeguato a quello che dovrebbe essergli consentito dalla professione paterna, nella specie odontoiatria  in ambito ospedaliero ed extra moenia).

Nel caso di specie è stato pertanto ritenuto congruo un assegno di mantenimento di Euro 800,00.

Quanto all’assegno divorzile, nella stessa sentenza, si legge invece che non può essere riconosciuto in favore del coniuge che abbia stabile occupazione ed un reddito adeguato, vivendo in casa dei genitori senza sostenere spesa alcuna ed in assenza di prova relativa ad un tenore di vita tale da giustificare tale erogazione. Infine, bisogna tener conto della brevissima durata dell’unione coniugale, entrata in crisi dopo appena due anni dalla celebrazione del matrimonio con la separazione dei fatto dei coniugi.

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Tribunale di Bergamo – sentenza n. 1272/2010

Padre tossicodipendente ricoverato presso una comunità di recupero. La figlia minore viene quindi affidata in via esclusiva alla madre con assegnazione della casa coniugale alla stessa.

Il Tribunale di Bergamo ha comunque stabilito l’obbligo per il padre di versare alla madre l’importo di 120 euro mensili quale contributo al mantenimento della figlia. Il Collegio giudicante ha invero ritenuto che il padre fosse in grado di svolgere una qualche attività lavorativa seppur marginale e, quindi, ha affermato che nel caso di specie non sussistesse quell’assoluta eccezionalità che giustificherebbe l’esonero totale dal mantenimento della figlia.

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Tribunale di Bergamo – sentenza n. 1799/2010

“L’accertamento del diritto all’assegno divorzile (di carattere esclusivamente assistenziale) va effettuato verificando l’inadeguatezza dei mezzi (o l’impossibilità per procurarseli per ragioni oggettive) del coniuge richiedente, raffrontate ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del rapporto, fissate al momento del divorzio.

Tale accertamento va compiuto mediante una duplice indagine, attinente all’ “an” e al “quantum”, nel senso che il presupposto per la concessione dell’assegno è costituito dall’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente (comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali ed altre utilità di cui possa disporre) a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, non essendo necessario uno stato di bisogno dell’avente diritto (il quale può essere anche economicamente autosufficiente) e rilevando, invece, l’apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle precedenti condizioni economiche.

Ora, tenuto conto dei redditi dei coniugi, dell’assegnazione della casa coniugale alla moglie e del fatto che il ricorrente deve provvedere anche ad un altro figlio si ritiene che non sussistano i presupposti per porre a carico del marito e a favore della moglie un assegno divorzile”.

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L’intervista su RAI Radio uno dell’avvocato Patrizia D’Arcangelo andata in onda il 4 dicembre 2012

 

 

E’ on line in convegno “Le Nuove Frontiere del Bullismo”

Potete seguire il mio intervento dal titolo “Responsabilità penali e civili conseguenti agli atti di bullismo” (della durata di circa un quarto d’ora) dal minuto 14.40

1. Definizione di cyber bullismo

La cronaca degli ultimi tempi sta portando alla ribalta un problema sino a poco fa sconosciuto o comunque sottovalutato: il cyberbullismo.

Con questo termine si suole indicare tutte quelle forme di vessazioni e molestie attuate da minori nei confronti dei propri coetanei attraverso il web e attraverso l’utilizzo dei telefoni cellulari.

Nancy Willard, direttrice del Centro per l’utilizzo sicuro e responsabile di Internet (Center for Safe and Responsible Internet Use), ha individuato le seguenti tipologie di cyber bullismo:

  • Flaming: ovvero l’ invio di messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Harassment (molestie) : cioè la spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: consiste nello sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, messaggistica istantanea, ecc.
  • Impersonation (sostituzione di persona): consiste nel farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Exposure (rivelazioni): cioè informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Trickery (inganno): consiste nell’ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: è l’esclusione di una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyberstalking (Cyber-persecuzione): ovvero le molestie e denigrazioni ripetute e minacciose, mirate a incutere paura.

Forte della distanza fisica che lo separa dalla vittima, il cyber bullo tende ad avvertire sempre meno la responsabilità delle azioni che commette a danno altrui.

In realtà però gli psicologi concordano nel ritenere che il bullismo elettronico sia il più dannoso e che le sue conseguenze possano essere devastanti.

Amanda, Andrea e Carolina sono solo alcuni dei nomi di giovani ragazzi che non hanno potuto e saputo fronteggiare le persecuzioni attuate ai lori danni su internet e che si sono di recente tolti la vita.

2. Le responsabilità genitoriali ex art. 2048 cod. civ.

Comportamenti come quelli descritti nel paragrafo che precede non possono lasciarci indifferenti: il bullismo, in tutte le sue configurazioni, è una forma di devianza dei minori e ne vanno correttamente e puntualmente individuate le responsabilità.

Qualora si tratti di fatti illeciti commessi da minori capaci di intendere e di volere, la norma civilistica a cui bisogna fare riferimento è, senza alcun dubbio, l’art. 2048 cod. civ..

Ai sensi della citata norma i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che scaturiscano da omessa o carente sorveglianza sia con riguardo agli illeciti riconducibili ad oggettive carenze educative che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare (1).

Come è noto, l’art. 2048 cod.civ. è costruito in termini di presunzione di colpa dei genitori (o dei soggetti ivi indicati).La presunzione di responsabilità, posta a carico del genitore, per i danni causati dal figlio minore può, infatti, essere vinta solo con la prova di aver adempiuto tutti i doveri ed esercitato tutti i poteri idonei ad impedire l’illecita condotta del figlio.

Al riguardo, la giurisprudenza è assolutamente costante nell’affermare che non basta dimostrare che il genitore non abbia potuto materialmente impedire il fatto, perché commesso fuori della sua sfera di azione; occorre infatti che egli dimostri di aver svolto nei riguardi del minore una vigilanza adeguata alla sua età, al suo carattere, alla sua indole e di avergli impartito un’educazione idonea in relazione alla sua personalità. (2)

Ne consegue che, come affermato dagli Ermellini (3), “l’assenza di colpa in educando non giova ai genitori convenuti con l’azione di risarcimento se vi è stata colpa in vigilando e viceversa”.

In definitiva la responsabilità del genitore viene esclusa soltanto allorquando lo stesso provi l’inevitabilità del fatto o l’esistenza di tutte le precauzioni (con riferimento alle circostanze concrete, compresa l’età e la personalità del minore) volte a impedire che il fatto potesse accadere.

E’ forse superfluo precisare che la responsabilità dei genitori ex art. 2048 cod. civ. si aggiunge a quella del figlio minore capace di intendere e di volere ma non la sostituisce trattandosi di responsabilità solidali tra loro.

3. Un esempio concreto: la sentenza n. 18/2012 del Tribunale di Teramo

Con riferimento agli atti di bullismo elettronico, recenti statistiche pubblicate sul sito dell’Osservatorio sull’uso e l’abuso della Rete Informatica (www.openeyes.it) mostrano come i minori vengano abbandonati davanti al PC senza che i genitori esercitino sugli stessi alcuna vigilanza.

In materia di Cyberbullismo appare certamente degna di nota la sentenza n. 18 del Tribunale di Teramo depositata il 16 gennaio 2012.

Il caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Teramo riguardava la formazione su Facebook del gruppo denominato “Per tutti quelli che odiano L.C. (ragazza minorenne, n.d.r.)”.

In pratica degli adolescenti avevano creato tale gruppo sul noto Social Network ove pubblicavano quotidianamente una serie di frasi ingiuriose e minacciose nei confronti di una loro compagna di scuola di cui venivano citate espressamente le generalità.

Nel corso del giudizio emergeva che tale “tsunami” di offese era in realtà stato innescato dalla stessa vittima la quale aveva pubblicato precedentemente sulla propria bacheca di Facebook una frase offensiva.

Ora, nel caso in questione, il Giudice ha ritenuto di dover condividere l’impostazione interpretativa più rigorosa ed esigente in relazione ai compiti, al ruolo ed alle connesse responsabilità genitoriali, in forza della quale i genitori dei minori capaci di intendere e di volere, per andare esenti dalla responsabilità di cui all’art. 2048 cod. civ., devono positivamente dimostrare: 1) di aver adempiuto all’onere educativo sancito dall’art. 147 cod. civ.; 2) di aver poi effettivamente e concretamente controllato che i figli abbiano assimilato l’educazione a loro impartita esercitando una vigilanza adeguata all’età.

Il Tribunale di Teramo ha altresì chiarito che l’onere educativo di cui alla succitata norma codicistica non consiste solo nella mera indicazione di regole, conoscenze o moduli di comportamento, bensì pure nel fornire alla prole gli strumenti indispensabili alla costruzione di relazioni umane effettivamente significative per la migliore realizzazione della loro personalità.

Nella pronuncia in commento si legge inoltre che la responsabilità genitoriale non viene meno con l’approssimarsi della maggiore età: è infatti noto che la personalità del minore adolescente è ancora fragile in quanto indefinita ed egli è incapace di dominare i propri istinti.

Il fatto che il comportamento ingiurioso e minaccioso sia proseguito nel web per ben 3 giorni, a parere del Tribunale di Teramo, comprova che i genitori dei minori convenuti non avevano posto in essere le necessarie attività di verifica e di controllo sull’effettiva acquisizione dei valori educativi da parte dei figli.

Sulla base della persistenza e continuità dell’attività offensiva concretizzata dai minori convenuti, il Giudice di prime cure ha quindi ritenuto ampiamente raggiunta la prova positiva dell’inadempimento da parte dei genitori degli stessi minori a quel dovere di verifica dell’assimilazione effettiva dell’educazione pure eventualmente impartita.

E’ bene infine precisare che, nel caso de quo, il Tribunale ha liquidato esclusivamente il danno patrimoniale e non anche il danno morale soggettivo invocato dai genitori della parte attrice riconoscendo in favore dei convenuti l’attenuante della provocazione.

(1) Cass. civ., n. 7050/2008.

(2) Cfr., tra le tante, Cass. civ., n. 26200/2011 e Cass. civ., n. 20322/2005.

(3) Cass. civ. n. 9556/2009.

* Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla Rivista Questioni di Diritto di Famiglia -Maggioli Editore.

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Vi rappresento che è on line la mia relazione dal titolo “Le Responsabilità Penali e Civili conseguenti agli atti di Bullismo”. Cliccate qui  (dal minuto 14.40 potete ascoltare il mio intervento)

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Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268

 

A grande richiesta il prossimo 25 gennaio, dalle ore 14.30 si terrà per la prima volta on line (sulla pagina web http://iusit.net/attivita/le-nuove-frontiere-del-bullismo/ ) il noto Convegno “Le Nuove Frontiere del Bullismo” organizzato dall’Associazione culturale Iusit.net.

Scopo del seminario è quello di sensibilizzare cittadini ed istituzioni al problema del bullismo e del cyberbullismo e fare in modo che tutti acquisiscano la necessaria conoscenza delle responsabilità sottese al fenomeno in esame.

Ad affrontare un tema quanto mai di attualità, come testimoniano i recenti fatti di cronaca, saranno avvocati esperti della materia.

Nel corso del webinar verrà innanzitutto fornita una lucida analisi dell’estensione del fenomeno in Italia e degli interventi preventivi e correttivi a cui sono chiamati gli Istituti Scolastici alla luce, tra l’altro, delle più recenti direttive ministeriali.

Verranno altresì chiarite le responsabilità penali e civili conseguenti agli atti di bullismo che vedono coinvolti i bulli minorenni, i genitori degli stessi e le scuole.

Successivamente ci si occuperà in modo diretto del cyberbullismo. Non si può infatti ignorare che il web, pur favorendo grandi opportunità sociali, può anche diventare un veicolo per comportamenti scorretti, soprattutto tra i più giovani.

A questo proposito sarà particolarmente interessante ascoltare gli interventi dei relatori volti ad illustrare con chiarezza le responsabilità degli internet provider e dei soggetti che hanno il dovere di controllare l’uso degli strumenti informatici e telematici.

Vi aspettiamo numerosi e ricordiamo che l’accesso al webinar è completamente gratuito.

Questo il programma dell’evento:

Avv. Patrizia Polizzotto – avvocato iscritto all’Ordine di Palermo – I Bullismi, le scuole ed il territorio

Avv. Patrizia D’Arcangelo – avvocato iscritto all’Ordine di Bergamo – Responsabilità civili e penali conseguenti agli atti di bullismo

Avv. Mario Sabatino – avvocato iscritto all’Ordine di Roma – Bullismo su internet: la responsabilità degli internet provider

Avv. Luca M. de Grazia – avvocato iscritto all’Ordine di Frosinone – Le responsabilità di chi ha il dovere di esercitare il controllo nell’uso degli strumenti informatici e telematici

La premessa

Gli obblighi genitoriali trovano la loro fonte nell’art. 30 della Carta Costituzionale, nonché nell’art. 147 cod. civ.: si tratta, come è noto, dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione.

Qualora i genitori non adempiano a tali doveri costituzionalmente sanciti, il codice civile prevede (nei casi più gravi) il rimedio drastico della decadenza dalla potestà parentale (art. 330 cod. civ.) oppure provvedimenti di limitazione di tale potestà (artt. 333 e 334 cod. civ.), ovviamente assunti con espresso riferimento al pregiudizio arrecato al minore, sia dal punto di vista personale che patrimoniale.

La finalità delle succitate norme codicistiche è certamente quella di proteggere il minore dai pregiudizi subiti a causa delle violazioni dei propri doveri da parte di uno od entrambi i genitori.

Con Legge n. 54/2006 è stato poi inserito nel codice di rito il dettato dell’art. 709 ter c.p.c., al quale è possibile far riferimento ogni qualvolta si verifichi inadempimento agli obblighi genitoriali oggetto della decisione giudiziaria ovvero si riscontrino comportamenti lesivi degli interessi della prole.

Nella sentenza in commento, si è fatto espresso richiamo alla suddetta disposizione per il caso del danno subito dai figli a causa del completo disinteresse mostrato da uno dei genitori.

Il caso

Una donna presentava innanzi al Tribunale di Modena ricorso per separazione giudiziale chiedendo che la stessa fosse addebitata al marito, reo di aver abbandonato la stessa e le figlie minori e di essersene completamente disinteressato nell’ultimo biennio.

Nel corso dell’istruttoria emergeva invero che il marito si era allontanato dall’abitazione coniugale tre anni prima e che, dall’anno successivo, aveva completamente omesso di occuparsi della propria famiglia sia a livello morale, sia a livello economico.

A causa dell’assenza di ogni contribuzione successiva all’abbandono della casa coniugale, la donna e la prole versavano in gravi condizioni economiche, tali per cui si era reso addirittura necessario l’intervento dei Servizi Sociali.

Sulla base di tali presupposti, la donna chiedeva pure che le figlie le venissero affidate in via esclusiva.

Contestualmente alla domanda di separazione giudiziale, la ricorrente chiedeva che il marito venisse condannato al risarcimento del danno esistenziale dalla stessa asseritamente subito.

La decisione del Tribunale di Modena

Con sentenza emessa il 17 settembre 2012, il Tribunale di Modena, nell’accogliere le richieste della ricorrente, ha innanzitutto affidato le figlie in via esclusiva alla madre a causa dell’evidente e persistente disinteresse mostrato dal padre nei confronti della prole.

Pertanto, ad avviso del Tribunale di Modena, l’assenteismo del genitore costituisce legittima deroga al regime dell’affido condiviso introdotto con Legge n. 54/2006 [1].

Quanto alla domanda di risarcimento formulata dalla moglie, il Giudice di Prime Cure, richiamando la più recente giurisprudenza di merito, [2] ne ha affermato la sua inammissibilità nel corso del giudizio di separazione personale (pur se scaturente dalle medesime ragioni che sorreggano la domanda di addebito).

Tuttavia, il Tribunale, precisando che la suddetta domanda conteneva un’ampia richiesta di condanna, ha comunque ritenuto  di poter qualificare e valutare la stessa ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., secondo comma, ipotesi n. 2 , che trova sua opportuna sede nel procedimento di separazione.

Il Collegio giudicante ha quindi ricordato quali siano le funzioni delle misure stabilite nell’art. 709 ter c.p.c., nonché i presupposti che ne legittimano l’applicabilità.

Nella pronuncia de qua, si legge infatti che la funzione delle misure di cui all’art. 709 ter c.p.c. è quella di indurre l’obbligato al rispetto delle prescrizioni giudiziali emesse a suo carico e ad astenersi in futuro da condotte qualificabili in termini di inottemperanza all’ordine impostogli in sede giudiziale.

Più in particolare il Tribunale di Modena ha poi ricordato che la misura del risarcimento del danno di cui al comma secondo, numero 2) della citata norma processuale è caratterizzata da duplice natura e finalità. Trattasi, infatti, sia di mezzo di coazione volto a far cessare il comportamento illecito del genitore, sia di mezzo di reintegrazione di un grave pregiudizio.

Ne consegue che, laddove si intenda ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale a titolo di responsabilità per disinteresse nei confronti del figlio, dovrà provarsi che da tale comportamento il minore abbia subito un grave e consistente pregiudizio, nonché il nesso di causalità tra la condotta illecita ed il pregiudizio stesso.

In mancanza di tale prova, il comportamento lesivo potrà essere sanzionato soltanto tramite i rimedi dell’ammonizione e della sanzione pecuniaria, ipotesi previste e disciplinate dall’art. 709 ter c.p.c., secondo comma, n. 1) e n. 4).

Nella fattispecie specifica, il Tribunale di Modena, ritenendo provato il grave pregiudizio subito dalle figlie minori completamente abbandonate dal padre con gravi conseguenze sulla loro condizione relazionale e psicologica, ha quindi condannato quest’ultimo al risarcimento del danno valutandolo in sede equitativa ex art. 1226 cod. civ..

[1] In senso conforme: Trib. Novara, 11.2.2010 in cui viene affermato che è legittimo affidare la figlia alla madre, quando il padre dimostra disinteresse, nonostante l’affido condiviso sia la regola; Trib. Bologna, 17 aprile 2008 secondo il quale : “In tema di separazione giudiziale dei coniugi, va escluso l’ affidamento condiviso dei figli minori a fronte del totale disinteresse mostrato da uno dei genitori per i figli stessi”; Trib. Messina, 29 gennaio 2008: “Qualora uno dei genitori non assolva agli obblighi di cura e di presenza nella vita del minore, può disporsi, nel processo di divorzio, l’affidamento esclusivo all’altro genitore ed al fine di evitare che l’assenza del primo renda difficile l’adozione delle decisioni relative al minore, può anche disporsi che l’affidatario possa adottare da solo in difetto di esplicita opposizione da parte dell’altro, anche le decisioni maggiore interesse”; Trib. Pordenone, 30 marzo 2007 “In tema di affidamento dei figli minori, è opportuno che questi ultimi rimangano affidati in modo esclusivo al padre allorché non esista alcuna consuetudine di vita con la madre, la quale, dopo essersi trasferita in altra regione d’Italia ed aver formato una nuova famiglia, non abbia più avuto alcun contatto, neppure telefonico, con i figli. Inoltre, la madre, disinteressandosi dell’esito della causa di divorzio (non comparendo all’udienza presidenziale, né costituendosi nella successiva fase del giudizio) ha dimostrando di non avere argomenti contrari a quelli svolti dal marito a sostegno della richiesta di affidamento esclusivo della prole. In casi del genere, non può ritenersi conforme all’interesse dei figli l’affidamento condiviso, anche in considerazione del fatto che le decisioni che li riguardano dovranno più opportunamente essere prese dal genitore che conosce il loro carattere ed i loro bisogni”.

[2] Trib. Monza, 11 marzo 2009, n. 818; Trib. Milano, 20 marzo 2009, n. 3862; Trib. Modena, 1 ottobre 2010.

* Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla Rivista Questioni di Diritto di Famiglia -Maggioli Editore.

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