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In data 21 settembre 2012, presso l’Auditorium del Collegio Vescovile Sant’Alessandro si terrà il Convegno psico-giuridico organizzato dall’Associazione culturale IusIt.net dal titolo

“LE NUOVE FRONTIERE DEL BULLISMO”

Il Convegno, patrocinato dalla Provincia di Bergamo, è accreditato dal Consiglio Nazionale Forense e dall’Albo degli Assistenti Sociali della Regione Lombardia per n. 3 crediti formativi.

Il Convegno è aperto al pubblico e la quota di partecipazione è fissata in €uro 15,00 (quindici).

Per iscrivervi, scaricate la LOCANDINA (e seguite le indicazioni ivi riportate).

Ecco il programma dell’evento

Ore 14,30= Registrazione dei partecipanti

 

Ore 15,00= Avv. Patrizia D’Arcangelo – avvocato iscritto all’Ordine di Bergamo – Responsabilità civili e penali conseguenti agli atti di bullismo

 

Ore 15,45= Avv. Mario Sabatino – avvocato iscritto all’Ordine di Roma – Bullismo su internet: la responsabilità degli internet provider 

 

Ore 17,00=  Avv. Luca M. de Grazia – avvocato iscritto all’Ordine di Frosinone – Le responsabilità di chi ha il dovere di esercitare il controllo nell’uso degli strumenti informatici e telematici

 

Ore 17,45= Dr.ssa Sarah Viola – psichiatra iscritta all’Ordine dei Medici di Bergamo – Bullismo: i veri colpevoli

 

Ore 18,30= Chiusura lavori

 

Vi aspettiamo numerosi

Con  Decreto Legge 6 luglio 2011, n° 98, è stato aumentato l’importo dei contributi unificati relativi alle iscrizioni a ruolo delle cause civili, ed è stato introdotto il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo di alcune procedure precedentemente esenti.

In particolare, l’art.37 del suddetto decreto ha previsto i seguenti aumenti:

–         nella fascia fino a € 1.100,00:

da € 33,00  a  € 37,00

–         nella fascia da € 1.100,00 fino a € 5.200,00:

da € 77,00  a  € 85,00

–         nella fascia da € 5.200,00 fino a € 26.000,00

da € 187,00  a  € 206,00

–         nella fascia da € 26.000,00 fino a € 52.000,00:

da € 374,00  a  € 450,00

–         nella fascia da € 52.000,00 fino a € 260.000,00:

da € 550,00  a  € 660,00

–         nella fascia da € 260.000,00 fino a € 520.000,00:

da € 880,00  a  € 1.056,00

–         nella fascia superiore a  € 520.000,00:

da € 1.221,00  a  € 1.466,00

 

E’ stato inoltre introdotto il contributo unificato, per le cause di lavoro e previdenza, nella misura di € 37,00 (dimezzato per i procedimenti speciali), a condizione che il ricorrente abbia un reddito annuo superiore al doppio del limite massimo reddituale per accedere al gratuito patrocinio.

Le procedure di separazione consensuale e di divorzio congiunto saranno d’ora in poi gravate da un contributo unificato nella misura di € 37,00, mentre i procedimenti di separazione e di divorzio giudiziale saranno gravati da un contributo unificato di € 85,00.

Per i procedimenti di esecuzione immobiliare, il contributo unificato passa ad € 242,00, mentre per gli altri processi esecutivi è fissato in € 121,00, salvo per quelli di valore inferiore ad € 2.500,00, che scontano un contributo unificato di € 37,00.

 

Per i processi di opposizione agli atti esecutivi, il contributo unificato dovuto è pari ad € 146.

Anche i procedimenti di volontaria giurisdizione saranno soggetti a contributo unificato nella misura di € 85,00.

Sulla nota di iscrizione va apposta una marca di € 8,00 per anticipazione forfettaria per notifiche.

L’aggiornamento dei contributi unificati è stato esteso anche ai procedimenti amministrativi ed a quelli tributari.

 

E’ importante segnalare che “ove il difensore non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax ai sensi degli articoli 125, primo comma, del codice di procedura civile e 16, comma  1 bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n.546, ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale nell’atto introduttivo del giudizio o, per il processo tributario, nel ricorso, il contributo unificato è aumentato della metà”

Chi volesse può scaricare il prospetto dal sito dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, cliccando qui.

ESAME AVVOCATO BRESCIAMancano ormai poche ore e verrà finalmente reso noto l’elenco dei praticanti avvocati che hanno superato la prova scritta dell’Esame di Stato tenutosi presso la Corte d’Appello di Brescia.

Immagino l’ansia di questi ultimi attimi di attesa.  In bocca al lupo a tutti!

Ecco il comunicato pubblicato pochi giorni fa sul sito dell’Ordine degli Avvocati Brescia .

CORTE DI APPELLO DI BRESCIA

ESAMI AVVOCATO – SESSIONE 2010

 

INFORMAZIONI PER L’UTENZA A CURA DELLA SEGRETERIA ESAMI AVVOCATO

PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI BRESCIA.

Il giorno 24 giugno 2011, sarà pubblicato l’elenco dei candidati ammessi alla prova orale.

Tale elenco sarà consultabile dalle ore 18.00 del giorno 24 giugno 2011 sui siti:

www.giustizia.brescia.it

www.ordineavvocatibrescia.it

www.tribunale.brescia.it,

e disponibile presso la segreteria esami avvocato dal giorno 27 giugno 2011.

Non saranno rilasciate informazioni telefoniche riguardanti le votazioni o l’ammissione dei singoli candidati alle prove orali.

I candidati ammessi all’esame orale riceveranno, a mezzo posta raccomandata, una convocazione per il primo appello (o pre appello),

completa di indicazione dei voti conseguiti nelle prove scritte, della sottocommissione cui il candidato è stato assegnato, delle materie prescelte e della data entro la quale devono far pervenire alla segreteria esami avvocato della Corte di Appello di Brescia l’eventuale richiesta per sostenere l’esame in pre appello nelle date indicate.

Pertanto si prega di non telefonare o recarsi presso la segreteriaper richiedere queste informazioni.

L’elenco dei candidati che hanno sostenuto le tre prove scritte dell’esame avvocato, completo delle votazioni conseguite, sarà trasmesso anche agli ordini forensi del distretto per agevolare l’utenza che potrà così reperire le informazioni di suo personale interesse nella propria sede, personalmente o a mezzo di delegato.

Dopo il primo appello, i candidati ammessi riceveranno una seconda convocazione contenente data ed ora del proprio esame secondo un calendario d’esame definito da ciascuna sottocommissione in ordine alfabetico a partire dalla lettera già sorteggiata in occasione delle prove scritte ovvero la lettera M.

La mancata presentazione del candidato sia al primo che al secondo appello comporta la perdita del diritto all’esame ai sensi dell’art. 26 R.D. 22 gennaio 1934, n.37 e succ. mod.

Tutti i candidati possono chiedere l’accesso agli atti (elaborati e verbali delle sottocommissioni) mediante estrazione di copie dei medesimi.

- Costo di riproduzione per il rilascio delle copie:

€ 0,52 ogni due facciate, € 1,04 quattro facciate, € 1,56 ogni sei facciate e così via , le somme dovute sono corrisposte a mezzo marche al momento del ritiro delle copie.

- In caso di richiesta di copia AUTENTICA all’importo di cui sopra si aggiunge: Imposta di bollo € 14,62 ogni 4 facciate;

Le copie devono essere richieste alla segreteria esami avvocato preferibilmente a mezzo posta elettronica all’indirizzo esamiavvocato.ca.brescia@giustizia.it o a mezzo fax al numero 030 7673203 compilando l’apposito modulo (pubblicato su questo sito o reperibile presso la segreteria esami avvocato e presso i rispettivi ordini) allegando copia di un documento di riconoscimento.

Le copie saranno rilasciate dopo 20 giorni dalla richiesta esclusivamente al richiedente o a persona munita di delega scritta.

Si invitano i candidati ammessi all’orale a richiedere copia dei propri elaborati, solo a partire dal 15 luglio, consentendo così un più celere rilascio delle copie a coloro che non hanno superato le prove scritte.

incidente stradaleCon sentenza n.  12278/2011 la Suprema Corte ha riconosciuto il risarcimento del danno morale e del danno patrimoniale sia alla ex moglie sia alla convivente di un uomo deceduto a seguito di un incidente stradale.

Con questa importante sentenza, la Corte di Cassazione ha quindi ritenuto giusto equiparare la famiglia legale a quella di fatto.

Ecco un estratto delle motivazioni:

“I giudici di merito hanno proceduto alla ripartizione dell’importo dovuto per danno morale tra tutti gli aventi diritto non in modo automatico, ma nella determinazione in concreto del danno per ciascuno dei congiunti hanno tenuto conto delle effettive sofferenze patite, in modo da rendere la somma riconosciuta adeguata al particolare caso concreto (Cass. n. 116/2001).

I giudici di merito hanno tenuto conto della particolarità della situazione in oggetto, condividendo la giurisprudenza, anche di legittimità, che in materia di responsabilità civile ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle lesioni o alla morte di una persona in favore del convivente “more uxorio” di questa, pur richiedendo che venga fornita, con qualsiasi mezzo, la prova dell’esistenza e della durata di una comunanza di vita e di affetti e di una vicendevole assistenza morale e materiale, cioè di una relazione di convivenza avente le stesse caratteristiche di quelle dal legislatore ritenute proprie del vincolo coniugale (Cass. Sez. 3, 29/4/2005 n. 8976).

In base agli stessi presupposti, la Corte di Appello ha ritenuto la sussistenza del diritto al risarcimento in favore di chi sia stata legata da un vincolo di filiazione naturale alla vittima del sinistro, ancorché non legalmente riconosciuta, laddove tale vincolo sia stato contraddistinto dalle medesime caratteristiche di quello tra genitore e figlio legittimo o naturale.

(…) Si osserva che i Giudici di appello hanno parificato, ai fini del risarcimento dei danno morale, la famiglia legale e la famiglia di fatto, in quanto per quest’ultima è stata provata la stabilità e la continuità nel tempo del rapporto e delle relazioni affettiva.
Successivamente hanno differenziato le singole posizioni degli aventi diritto, riconoscendo alla moglie ed alla convivente un importo maggiore rispetto ai figli, e per i figli un importo diverso per quelli conviventi e per la figlia sposata, a cui è stato liquidato un importo inferiore.
Quindi, nel risarcimento concreto del danno, tenendo conto della particolarissima situazione di un soggetto con due nuclei familiari legati a lui da una rapporto di protratta e contemporanea stabilità nel tempo, i giudici di merito, lungi dal lamentato automatismo, hanno tenuto conto della diversa intensità del vincolo familiare, moglie convivente e figli, e della effettiva convivenza liquidando alla figlia sposata un importo inferiore (…)”.

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Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

Studio Legale D’Arcangelo

Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)

e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

Tel. e Fax 035/48.72.242

Cell.: 327/63.40.268

avvocato recupero creditiLa risposta, stando a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, pare proprio essere affermativa.

Pertanto, quando il cliente non paga, l’avvocato può trattenere per sé i soldi che ha recuperato per conto dell’assistito in base al mandato precedentemente ottenuto.

Più precisamente, secondo la Suprema Corte (Cass. Pen. n. 18030/2010) un simile comportamento NON integra il reato di appropriazione indebita ogniqualvolta il credito che l’avvocato vanta nei confronti del suo cliente  risulti certo, liquido ed esigibile.

La Cassazione ha infatti spiegato che, in casi simili, la condotta dell’avvocato non è penalmente rilevante in quanto manca “l’ingiusto profitto”.

Ecco un estratto della sentenza de qua:

“In punto di diritto va premesso che, per costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che qui va ribadita, la ritenzione, in compensazione o in garanzia, non costituisce appropriazione indebita ex art. 646 cod. pen. solo quando il credito vantato dall’agente nei confronti del proprietario del bene è certo, liquido ed esigibile, ossia determinato nel suo ammontare e non controverso nel titolo: ex plurimis Cass. 1746/1985 Rv. 171990 – Cass. 45992/2007 Rv. 238899 – Cass. 6080/2009 Rv. 243280.
A tale conclusione questa Corte è pervenuta osservando che solo la certezza, liquidità ed esigibilità del credito vale a scriminare l’agente, perché, in caso contrario, il profitto resta ingiusto in quanto l’agente intende realizzare una pretesa che avrebbe dovuto far valere, proprio perché non compiutamente definita nelle specifiche necessarie connotazioni di certezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico.
Tanto precisato in diritto, va osservato, in punto di fatto, che il Tribunale ha accertato che il credito vantato dall’avv. (…….) nei confronti della Unimedia Group S.p.A. era certo, liquido ed esigibile.
Ne consegue, quindi, sulla base dell’enunciato principio di diritto, che la sentenza impugnata ha correttamente assolto l’imputato.”

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mediazione civileAbbiamo già parlato della nuova mediazione (cliccate qui e qui per leggere i miei precedenti interventi al riguardo).

Non avevo però ancora avuto l’occasione di parlare dei costi della mediazione. A gentile richiesta ne parlo pertanto in questo post.

Vediamo innanzitutto cosa dice la legge.

La norma di riferimento è l’art. 16 dell’ormai famoso D.M. 180/2010, il quale è intitolato “Criteri di determinazione dell’indennità” e recita testualmente:

“1. L’indennità comprende le spese di avvio del procedimento e le spese di mediazione.

2. Per le spese di avvio, a valere sull’indennità complessiva, è dovuto da ciascuna parte un importo di euro 40,00 che è versato dall’istante al momento del deposito della domanda di mediazione e dalla parte chiamata alla mediazione al momento della sua adesione al procedimento.

3. Per le spese di mediazione è dovuto da ciascuna parte l’importo indicato nella tabella A allegata al presente decreto.

4. L’importo massimo delle spese di mediazione per ciascun scaglione di riferimento, come determinato a norma della medesima tabella A: a) può essere aumentato in misura non superiore a un quinto tenuto conto della particolare importanza, complessità o difficoltà dell’affare; b) deve essere aumentato in misura non superiore a un quinto in caso di successo della mediazione; c) deve essere aumentato di un quinto nel caso di formulazione della proposta ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo; d) deve essere ridotto di un terzo nelle materie di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo; e) deve essere ridotto di un terzo quando nessuna delle controparti di quella che ha introdotto la mediazione, partecipa al procedimento.

5. Si considerano importi minimi quelli dovuti come massimi per il valore della lite ricompreso nello scaglione immediatamente precedente a quello effettivamente applicabile; l’importo minimo relativo al primo scaglione è liberamente determinato.

6. Gli importi dovuti per il singolo scaglione non si sommano in nessun caso tra loro.

7. Il valore della lite è indicato nella domanda di mediazione a norma del codice di procedura civile.

8. Qualora il valore risulti indeterminato, indeterminabile o vi sia una notevole divergenza tra le parti sulla stima, l’organismo decide il valore di riferimento e lo comunica alle parti.

9. Le spese di mediazione sono corrisposte prima dell’inizio del primo incontro di mediazione in misura non inferiore alla metà.

10. Le spese di mediazione comprendono anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione, indipendentemente dal numero di incontri svolti. Esse rimangono fisse anche nel caso di mutamento del mediatore nel corso del procedimento ovvero di nomina di un collegio di mediatori, di nomina di uno o più mediatori ausiliari, ovvero di nomina di un diverso mediatore per la formulazione della proposta ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo.

11. Le spese di mediazione indicate sono dovute in solido da ciascuna parte che ha aderito al procedimento.

12. Ai fini della corresponsione dell’indennità, quando più soggetti rappresentano un unico centro d’interessi si considerano come un’unica parte.

13. Gli organismi diversi da quelli costituiti dagli enti di diritto pubblico interno stabiliscono gli importi di cui al comma 3, ma restano fermi gli importi fissati dal comma 4, lettera d),  per le materie di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo. Resta altresì ferma ogni altra disposizione di cui al presente articolo”.

Dal tenore letterale della succitata norma, si evince innanzitutto che l’INDENNITA’ comprende:

a)      Le spese di avvio, le quali sono determinate in misura fissa di 40,00 €uro e vanno versate dalla parte istante al momento del deposito della domanda; la parte, invece, che viene chiamata in mediazione dovrà versare tale importo al momento della sua adesione al procedimento;

b)      Le spese di mediazione: sono invece quelle indicate nella Tabella A, allegata al decreto. Vale a dire queste:

Valore della lite Spesa (per ciascuna parte)
Fino ad €uro 1.000,00 €uro 65
Da €uro 1.001 a €uro 5.000 €uro 130
Da €uro 5.001 a €uro 10.000 €uro 240
Da €uro 10.001 a €uro 25.000 €uro 360
Da €uro 25.001 a €uro 50.000 €uro 600
Da €uro 50.001 a €uro 250.000 €uro 1.000
Da €uro 250.001 a €uro 500.000 €uro 2.000
Da €uro 500.001 a €uro 2.500.000 €uro 3.800
Da €uro 2.500.001 a €uro 5.000.000 €uro 5.200
Oltre €uro 5.000.000 €uro 9.200

Come si vede, le spese di mediazione sono suddivise in relazione a scaglioni di riferimento per valore e devono essere versate da ciascuna parte.

Il valore della lite deve essere determinato nella domanda di mediazione utilizzando i criteri indicati dal codice di procedura civile (Artt. da 10 a 17 c.p.c.)

I singoli importi previsti per ciascuno scaglione devono essere intesi come IMPORTI MASSIMI, mentre i MINIMI, ai sensi del comma 5 della citata norma) sono quelli considerati come massimi per lo scaglione immediatamente precedente.

Facciamo un esempio pratico: se il valore della lite è compreso da €uro 25.001 a €uro 50.000, il minimo è pari ad €uro 360, mentre il massimo è pari ad €uro 600.

Occorre però porre particolare attenzione al comma 4 succitato (che ho evidenziato in grassetto) il quale introduce un meccanismo di aumenti e riduzioni degli importi massimi delle spese di mediazione che gli Organismi competenti possono o devono applicare.

La norma chiarisce anche che le spese vanno corrisposte in misura non inferiore alla metà prima dell’inizio del primo incontro di mediazione (per il saldo, invece, gli Organismi competenti sono stati lasciati liberi di stabilire le modalità ed i tempi di versamento).

E’ bene poi tener presente che tutte le parti che aderiscono alla procedura di mediazione sono solidalmente obbligate al pagamento delle spese di mediazione.

mediaconciliazioneDal 21 marzo 2011, come ho già detto qui, è entrata in vigore la mediaconciliazione.

Pubblico di seguito il testo della lettera aperta ai cittadini scritta dall’Ordine degli Avvocati di Trani pochi giorni prima dello sciopero degli avvocati (tenutosi dal 16 marzo al 22 marzo 2011):

“Caro cittadino,

sai che dal 21 marzo la giustizia civile verrà “svenduta” a privati e comincerà così la sua definitiva rottamazione con un altro aumento ingiustificato di costi a tuo carico?

Probabilmente non sai dal 21 marzo 2011, prima di poter richiedere al Giudice la tutela dei tuoi diritti, sarai costretto a subire una nuova pasticciata procedura che ti comporterà costi e ritardi?

Sai che per legge avrai l’obbligo di rivolgerti ad un mediatore prima di rivolgerti al giudice? Prendere o lasciare, non avrai scelta! Dovrai versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base al valore della controversia, anche se non intendi conciliare,

Sai anche che il tuo mediatore potrebbe non essere “quello sotto casa”, perché potresti essere convocato a centinaia di chilometri di distanza e che, pur in tua assenza, il mediatore potrà fare una proposta di conciliazione fortemente vincolante per il futuro giudizio?

La soluzione o una grande fregatura? E se la conciliazione non riesce, cosa succede?

Avrai pagato inutilmente queste somme; avrai perduto almeno 4 o 5 mesi e, solo dopo, potrai finalmente andare davanti al Giudice in Tribunale.

E’ questa, secondo te, la legge che dovrebbe accelerare i tempo della giustizia, ridurre i costi e portare vantaggi ai cittadini?

Gli avvocati italiani che si riconoscono nell’Organismo Unitario dell’Avvocatura italiana, non la pensano così e per protestare contro questa legge iniqua che svilisce la professione forense e rallenta ulteriormente la decisione delle cause con costi notevolissimi a carico dei cittadini hanno indetto l’astensione nazionale dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie (…)”

Tribunale bergamo ordine avvocatiIl Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo ha pubblicato oggi una  relazione annuale che fornisce uno specchio della professione forense nella c.d. “Città dei Mille” e che tratta diversi temi “cari” agli avvocati (la legge professionale, il Collegato Lavoro, l’inefficienza dell’UNEP, il boom di udienze fissate tutte alla stessa ora, ecc. ecc.).

Riporto alcuni passaggi, da cui si possono certamente trarre spunti di riflessione e discussione.

“I temi che ci hanno occupato sono quelli che conosciamo benissimo e che sono fonte di grande preoccupazione per tutti noi. In particolare l’attenzione, oltre al tradizionale tema della riforma della legge professionale, è caduta sulla media conciliazione, con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 28/2010, sul regolamento delle specializzazioni emanato dal CNF in settembre e discusso a novembre al Congresso Forense di Genova, di cui si darà conto nel prosieguo, sull’entrata in vigore del cd. Collegato lavoro e sulla difficile situazione organizzativa che, per i più svariati motivi, sistematicamente attanaglia i nostri Uffici giudiziari, in ordine alla quale è nato un proficuo e costruttivo confronto con il Presidente del Tribunale Dott. Ezio Siniscalchi e i Presidenti di Sezione, mediante incontri periodici di cui è stato dato recentemente conto con una comunicazione agli iscritti che sinteticamente ricordiamo, avendo trattato dell’ipotesi di predisporre un verbale già stilato per le separazioni consensuali e per i divorzi congiunti, usando dei moduli già utilizzati dall’ordine di Milano con la possibilità, per i divorzi, che l’udienza di comparizione dei coniugi divorziandi, invece che in Camera di Consiglio collegiale, si svolga davanti ad un Istruttore, del problema delle udienze fissate tutte al medesimo orario, con il suggerimento di scaglionare oltre che per orari anche per tipi di incombenti in relazione alla loro omogeneità, dell’opportunità di redigere e concordare tariffari per le difese del gratuito patrocinio, dell’opportunità di valutare congiuntamente le problematiche di applicazione delle norme del Codice di rito durante il dibattimento penale, dei ritardi con cui spesso iniziano le udienze civili.

Sono state approntate nuove tabelle per i decreti ingiuntivi in materia di lavoro.

Un grande cruccio è costituito dall’Ufficio NEP, il quale sia per problemi interni (gravi carenze di personale rispetto alla pianta organica) che di obiettiva richiesta di lavoro non è attualmente in grado di rispondere come dovrebbe alle necessità del foro.

Diventa difficile individuare correttivi quando la deficienza di fondo è dovuta al numero insufficiente di addetti, ma da più tempo l’Ordine, di concerto con il Presidente Siniscalchi sta studiando il sistema di prenotazione elettronica migliore che, certamente non risolverà il problema in radice, ma almeno consentirà un più decoroso e ordinato accesso all’Ufficio.

E’ anche opportuno rinnovare l’invito al ricorso alla notifica in proprio.

Non sfuggono e sono all’ordine del giorno i gravi problemi legati al funzionamento della cancelleria della Sezione distaccata di Treviglio.

L’Avvocatura ha poi fatto sentire forte la sua voce in tema di media conciliazione e qui è bene dirlo, non certo per sostenere battaglie di retroguardia, che non servono a nessuno,ma solo per affermare principi sacrosanti, quale quello costituzionalmente garantito della difesa tecnica e quello applicato nei paese europei della non obbligatorietà.

Si pensi che con il Collegato lavoro è stato soppresso il tentativo obbligatorio di conciliazione, che ha dato pessima prova di sé così come era stato pensato e ne è stato istituito uno facoltativo proceduralmente assai complesso che non verrà utilizzato da nessuno e che comporterà l’immediato deposito del ricorso con i conseguenti problemi di intasamento per i giudici del lavoro.

Il palese tentativo di privatizzare la giustizia e di sottrarre risorse al processo è davvero inaccettabile.

corte-costituzionale praticanti avvocati difensori d'ufficioL’art. 8, secondo comma, del regio decreto-legge 27 novembre, 1933, n. 1578 (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore) e successive modifiche prevede che i praticanti avvocati, dopo un anno dalla iscrizione nel registro speciale siano ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l’Ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nelle competenze del pretore.

L’ultimo periodo della stessa norma precisava che «Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi [i praticanti avvocati] possono essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero».

Tale ultima disposizione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza n.106/2010.

La Corte Costituzionale ha infatti ritenuto che tale disposizione violasse l’art. 24 della Cost., secondo comma poiché imponeva al soggetto indagato, o imputato, di subire la nomina di un difensore d’ufficio dotato di una professionalità non ancora compiuta rispetto a quella di cui godono gli avvocati, dopo aver percorso l’intero iter di abilitazione all’esercizio della professione.

In particolare la Corte Costituzionale si è così espressa: “In questa circostanza all’indagato o all’imputato potrebbe essere assegnato, senza il concorso della sua volontà, un difensore che non ha percorso l’intero iter abilitativo alla professione. Inoltre, nel caso di nomina a favore dell’irreperibile, sarebbe esclusa ogni possibilità di porre rimedio all’inconveniente denunciato, mediante la sostituzione con un difensore di fiducia.

In questi termini, la questione attiene alla garanzia dell’effettività della difesa d’ufficio.

Deve ancora rilevarsi che la differenza tra il praticante e l’avvocato iscritto all’albo si apprezza non solo sotto il profilo – prospettato dal giudice rimettente – della capacità professionale (che, nel caso del praticante, è in corso di maturazione, il che giustifica la provvisorietà dell’abilitazione al patrocinio), ma anche sotto l’aspetto della capacità processuale, intesa come legittimazione ad esercitare, in tutto o in parte, i diritti e le facoltà proprie della funzione defensionale.

In primo luogo, il praticante iscritto nel registro, pur essendo abilitato a proporre dichiarazione di impugnazione, non può partecipare all’eventuale giudizio di gravame.

Il praticante si trova, inoltre, nell’impossibilità di esercitare attività difensiva davanti al tribunale in composizione collegiale, competente in caso di richiesta di riesame nei giudizi cautelari.

praticanti avvocati esame avvocatoOggi, domani e dopodomani i praticanti avvocati di tutta Italia sosterranno l’esame di abilitazione all’esercizio della professione d’avvocato.

In particolare, i praticanti avvocati sosterranno le tre seguenti prove scritte:

14 dicembre 2010: redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

15 dicembre 2010: redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

16 dicembre 2010: redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

Da oltre un mese, i siti web dedicati alla preparazione per l’esame d’avvocato hanno aperto la cosiddetta “Tototraccia”: ognuno dice la sua sui possibili argomenti d’esame.

Per quanto concerne il parere di diritto civile, sono stati ritenuti probabili i seguenti argomenti:

1)     la comunione legale e l’intervento del coniuge (sentenza delle Sezioni Unite n. 22755/2009 );

2)     il diritto a nascere sani (Cass. Civ. n.10741/2009);

3)      il contatto sociale nella mediazione (Cass. Civ. n. 16382/2009).

Tra gli argomenti probabili per il parere di diritto civile c’è chi ritiene che potrebbe rientrare anche un tema in un certo modo “classico” come la risoluzione del contratto su diffida o, ancora, il danno da emotrasfusione.

Per quanto concerne il parere di diritto penale, sono invece stati ritenuti probabili i seguenti argomenti:

1)     violazione di sigilli (Cass. Pen. n. 5385/2010) ,

2)      corruzione susseguente in atti giudiziari (Cass. Pen. n. 15208/2010);

3)     ricettazione e dolo eventuale (Cass. Pen. n. 12433/2009)

Meno probabili sono stati ritenuti i pareri su altre sentenze quali la n. 8413/2008 sulla violazione obbligo di assistenza e reato continuato e la 19601/2008 sulla modifica legge fallimentare e reato di bancarotta.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

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Intervista all'avv. D'Arcangelo
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