Archive for the ‘Uncategorized’ Category

mantenimento figlio maggiorenneL’orientamento della Cassazione è ormai  costante ed è stato di recente confermato con sentenza n. 1773/2012 depositata lo scorso 8 febbraio: “l’obbligo del genitore separato di concorrere al mantenimento del figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo, ma perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica, ovvero sia stato posto nella concreta condizione di poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta” (tra le altre, Cass. 26 gennaio 2011, n. 1830; 11 gennaio 2007, n. 407).
L’età sola dunque non esclude il mantenimento.

La Cassazione ha altresì confermato che l’assegno di mantenimento possa essere consegnato nelle mani del genitore convivente del figlio maggiorenne ricordando a tale riguardo che “la novella del 2006 non ha inciso sulla legittimazione del genitore convivente, che potrà sempre richiedere l’assegno, ove beninteso il figlio non presenti richiesta di corresponsione diretta”.

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:
Studio Legale D’Arcangelo
Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268

nonni diritto di visitaHo già avuto occasione di parlare del c.d. diritto di visita dei nonni qui.

Pubblico oggi un modello di ricorso che l’ascendente può proporre al Tribunale per i Minorenni ai sensi degli artt. 330 e 336 cod. civ.:

 

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI….
RICORSO EX ARTT. 330 E 336 COD. CIV.

La signora Tizia, nata a…. il…., residente in ….via…c.f., rappresentata e assistita dall’avv. Patrizia D’Arcangelo del Foro di Bergamo  (c.f….., n. di telefax per le comunicazioni 035/4872242, pec……) presso il cui studio in Cologno al Serio via Rocca è elettivamente domiciliata, giusta procura…..

PREMESSO CHE

-    Tizia è la nonna paterna del minore Caio (doc. n. 1), nato a …il …c.f….., figlio dei sigg. Tizio e Sempronia (doc. n. 2), con loro residente in ….via… (doc. n. 3);
-    La madre del bambino da diversi mesi ostacola qualsiasi rapporto tra Alfa e il bambino, negando ogni contatto telefonico e impedendo sia alla nonna di recarsi presso l’abitazione della famiglia, sia al bambino di recarsi presso la di lei dimora;
-    Tale condotta è senza dubbio pregiudizievole per il figlio, in quanto lesivo del diritto del minore a conservare i rapporti significativi con gli ascendenti, sancito dal novellato art. 155 cod. civ.;
-     La Suprema Corte ha invero avuto occasione di affermare che “il genitore, nel corretto esercizio della potestà sul figlio minore, non può, senza plausibile ragione in relazione al preminente interesse del minore medesimo, vietargli ogni rapporto con i parenti più stretti, quali i nonni, tenuto conto del potenziale danno a lui derivante dall’ostacolo a relazioni affettive che sono conformi ai principi etici del nostro ordinamento, ove mantenute in termini di frequenza e di durata tali da non compromettere la funzione educativa spettante al genitore stesso. Pertanto, a fronte di un siffatto comportamento, deve riconoscersi a detti nonni la facoltà di ricorrere al giudice ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., per conseguire un provvedimento che assicuri loro un rapporto con il nipote, sia pure nei limiti sopra specificati e sempreché non vengano dedotte e provate serie circostanze che sconsiglino il rapporto medesimo (Cass. Civ., sez. I, 24 febbraio 1981, n.1115).
-    La giurisprudenza di merito è pure costante nel ritenere che sussista l’obbligo dei genitori di salvaguardare l’interesse del minore a non essere privato nel suo percorso di crescita e formazione dell’apporto e della frequentazione degli ascendenti (cfr, tra le tante, la sentenza n. 537/2007 della Corte d’Appello di Milano ove si legge: “I nipoti hanno diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con gli stessi relazioni significative. Il bagaglio di memoria e di affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori”).
Tutto ciò premesso Tizia, ut supra rappresentata e assistita

CHIEDE

che l’Ill.mo Tribunale per i Minorenni adito voglia, assunte le opportune informazioni, sentiti i genitori, il minore Caio e il Pubblico Ministero, adottare ai sensi dell’art. 333 cod. civ. i provvedimenti convenienti al fine di tutelare il diritto di Caio a conservare un significativo rapporto affettivo con la nonna paterna Tizia. Con ordine di trasmissione del provvedimento al Giudice Tutelare di…… affinché provveda all’annotazione del registro delle tutele ai sensi dell’art. 51 disp. Att. Cod. civ..
Si producono i seguenti documenti: …..
Si dichiara che il presente procedimento è di valore indeterminabile
Salvis Juribus.
….., lì…….
Avv……..

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:
Studio Legale D’Arcangelo
Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268


TRIBUNALE DI ………………..

p.p.n…………….. R.G.N.R.

imputato:…………….

udienza del …..

ATTO DI COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

Il sottoscritto NOME PERSONA OFFESA, nato a …………… il…., persona offesa ex art. 90, comma 1, c.p.p. del reato di cui agli artt. 594, rappresentato e difeso, giusta procura in calce al presente atto, dall’avv. Patrizia D’Arcangelo con studio in Cologno al Serio (Bg), via Rocca n. 6

DICHIARA DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE

nel p.p. n. ……… R.G.N.R. instaurato innanzi al Tribunale di ………. , nei confronti di NOME IMPUTATO, nato a….. il…. e residente in …… imputato nel procedimento penale epigrafato per il reato di cui all’art. …….c.p. “per ….. (capo d’imputazione)”Fatto commesso in …..

E’ intenzione del signor NOME PERSONA OFFESA costituirsi parte civile nell’instaurando processo, al fine di conseguire il soddisfacimento di quanto ingiustamente subito.

Si chiede quindi la rifusione di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali, ivi compresi quelli morali, patiti e patiendi, derivati a NOME PERSONA OFFESA dall’illecito comportamento ascrivibile all’imputato, così come meglio sopra descritto, oltre alle spese e agli onorari di costituzione, danni che verranno tutti quantificati in corso di processo ed in sede di presentazione delle conclusioni, con richiesta di provvisionale immediatamente esecutiva ex art. 539, secondo comma e 540 c.p.p.

E’ di tutta evidenza il danno morale subito dal signor NOME PERSONA OFFESA, immediata conseguenza del comportamento delittuoso dell’ imputato.

Con osservanza.

Cologno al Serio,

SOTTOSCRIZIONE PERSONA OFFESA

E’ autentica

Avv. Patrizia D’Arcangelo

NOMINA E PROCURA SPECIALE  A DIFENSORE

Il sottoscritto NOME PERSONA OFFESA, nato a ….. IL , persona offesa ex art. 90, comma 1, c.p.p. del reato di cui all’art. …………. per il quale è fissata udienza di comparizione innanzi Tribunale di …………. per il giorno …………. alle ore …………

nomina

quale proprio difensore l’avv. Patrizia D’Arcangelo, con studio Cologno al serio, via Rocca n. 6, al quale conferisce procura speciale (rappresentanza tecnica o ius postulandi), affinché si costituisca parte civile nei confronti di NOME IMPUTATO, nato a ….. il……….. nel citato procedimento penale al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti a causa della condotta dell’imputato, conferendo altresì al suddetto difensore ogni diritto, facoltà e potere ed, in particolare, di designare sostituti ai sensi dell’art. 102 c.p.p., di proporre appello, di chiedere la citazione del responsabile civile, di presentare liste e chiedere la citazione di testimoni, di nominare periti e consulenti tecnici, di accettare o meno il rito abbreviato a norma dell’art. 441 c.p.p., di presentare richieste e conclusioni, nonchè richieste motivate al Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 572 c.p.p. La presente nomina di difensore di parte civile si intende conferita per ogni grado del processo, per i fatti reato sopra esposti e relativi al citato procedimento penale.

Con osservanza.

Cologno al Serio,

SOTTOSCRIZIONE PERSONA OFFESA

E’ autentica

avv. Patrizia D’Arcangelo

________________________________________________________________________________________________________________________

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

Studio Legale D’Arcangelo

Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)

e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

Tel. e Fax 035/48.72.242

Cell.: 327/63.40.268

violenza bambini asilo nidoCon sentenza  n. 17049 /2011 della Suprema Corte, la società cooperativa presso cui lavoravano le educatrici di un asilo nido è stata ritenuta responsabile civile degli illeciti da loro commessi.

Nel caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte, le due educatrici di un asilo nido di Milano erano state dichiarate colpevoli di concorso nel reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli con le aggravanti di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona,anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa e di aver commesso il fatto con abuso di poteri, con violazione dei dovere inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio (ai sensi degli articoli 110, 572, 61 nn. 5 e 9 codice penale).

Ai poveri bambini, tutti di età compresa tra i 15 mesi ed i 3 anni, erano state poste in essere condotte violente morali e fisiche.

La Cassazione ha quindi confermato la responsabilità civile a carico della cooperativa datrice di lavoro per i fatti commessi dalle proprie dipendenti, così come previsto dall’art. 2049 cod. civ..

Si legge infatti nella sentenza della Suprema Corte:

“In definitiva ai fini di cui all’art.2049 cit. è sufficiente che vi sia un rapporto di subordinazione tra l’autore dell’illecito e il soggetto che viene chiamato a rispondere del fatto di quest’ultimo e che l’illecito sia stato commesso nell’ambito dell’incarico affidatogli. E poiché entrambi questi fatti sono emersi in modo incontrovertibili nel corso dell’istruttoria dibattimentale e i giudici del merito ne hanno compiutamente dato atto in entrambe le sentenze di primo e secondo grado, non v’è dubbio che la Cooperativa sia civilmente responsabile per i fatti commessi dalle imputate e in quanto tale sia tenuta al risarcimento dei danni in solido con queste ultime.
Nessun pregio può attribuirsi al rilievo difensivo circa un preteso comportamento doloso delle due imputate e l’assenza di un nesso di causalità tra l’attività di cui le predette erano incaricate e i fatti loro attribuiti. Sul punto ha già correttamente risposto il giudice del gravame, adeguandosi alla giurisprudenza di legittimità, che ha stabilito che, ai fini della responsabilità civile per fatto illecito commesso dal dipendente, è sufficiente un rapporto di occasionante necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando l’illecito è stato compiuto, sfruttando comunque i compiti da quest’ultimo svolti, anche se il dipendente abbia agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti (Cass. Sez. III Pen. 2/7-31/10/02 n.36503 Rv. 222614; Sez. III Civ. 4/11/1996 n.9984 Rv.500548)”.

coltivazione marijuana outdoorCon sentenza n. 28605/2008 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, risolvendo il precedente contrasto giurisprudenziale, hanno definitivamente chiarito che la coltivazione domestica di piante, dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti è penalmente rilevante.

Detto in parole più semplici: è reato coltivare piante da cui si possano estrarre sostanze stupefacenti anche quando tale coltivazione sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale (tipico è il caso della coltivazione di piante di canapa indiana da cui è estraibile marijuana).

Tuttavia il giudice di merito è chiamato a verificare l’offensività specifica della singola condotta accertata in concreto.

Secondo la Corte costituzionale, infatti, la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili principi attivi di sostanze stupefacenti integra un tipico reato di pericolo presunto, caratterizzato dalla necessaria offensività della fattispecie criminosa astratta (Corte Cost. n. 265/2005).

Pertanto, in applicazione del principio di offensività, il Giudice dovrà  verificare se la condotta, di volta in volta contestata all’agente ed accertata, sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico protetto risultando in concreto inoffensiva.

La condotta può, altresì, considerarsi inoffensiva solo nel caso in cui il bene tutelato non sia stato leso o messo in pericolo anche in grado minimo e, nel caso del reato di specie, l’offensività non ricorre soltanto se la sostanza ricavabile dalla coltivazione non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile.

A tale riguardo, la Cassazione ha avuto modo di chiarire che  “l’offensività, quando le piante non siano giunte a maturazione, va correlata non tanto al momento dell’accertamento del reato, atteso che la coltivazione è fenomeno di durata che ha inizio con la posa dei semi, ma va parametrato alla ben diversa idoneità “anche solo potenziale” delle piante stesse a produrre una germinazione a effetti stupefacenti” (Cass. Pen. n. 20557/2010).

Di recente l’Ufficio Indagini Preliminari di Napoli ha affermato che  La nozione di coltivazione , ai fini della configurabilità del reato ex art. 73 d.P.R. 309/1990, implica un’attività ampia e articolata avente ad oggetto una pluralità di piante su appezzamenti di terreno di consistenza apprezzabile, attività da cui poter inferire una possibile destinazione ad un mercato sia pure ristretto di consumatori. Ciò non si verifica nell’ipotesi della coltivazione di una singola pianta di sostanza stupefacente (Uff. Ind. Preliminari Napoli, Sez. XIII, n. 1274/2010).

Ad ogni modo, come ritenuto dalla Suprema Corte, “Anche con riguardo all’ipotesi della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sia ricavabile sostanza stupefacente è configurabile la circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, la quale deve essere determinata in base agli stessi criteri valevoli per le ipotesi di produzione o traffico illecito di stupefacente” (Cass. Pen. n. 817/2010).

__________________________________________________________________________________________________________________________________

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

Studio Legale D’Arcangelo

Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)

e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

Tel. e Fax 035/48.72.242

Cell.: 327/63.40.268

avvocato recupero creditiLa risposta, stando a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, pare proprio essere affermativa.

Pertanto, quando il cliente non paga, l’avvocato può trattenere per sé i soldi che ha recuperato per conto dell’assistito in base al mandato precedentemente ottenuto.

Più precisamente, secondo la Suprema Corte (Cass. Pen. n. 18030/2010) un simile comportamento NON integra il reato di appropriazione indebita ogniqualvolta il credito che l’avvocato vanta nei confronti del suo cliente  risulti certo, liquido ed esigibile.

La Cassazione ha infatti spiegato che, in casi simili, la condotta dell’avvocato non è penalmente rilevante in quanto manca “l’ingiusto profitto”.

Ecco un estratto della sentenza de qua:

“In punto di diritto va premesso che, per costante giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che qui va ribadita, la ritenzione, in compensazione o in garanzia, non costituisce appropriazione indebita ex art. 646 cod. pen. solo quando il credito vantato dall’agente nei confronti del proprietario del bene è certo, liquido ed esigibile, ossia determinato nel suo ammontare e non controverso nel titolo: ex plurimis Cass. 1746/1985 Rv. 171990 – Cass. 45992/2007 Rv. 238899 – Cass. 6080/2009 Rv. 243280.
A tale conclusione questa Corte è pervenuta osservando che solo la certezza, liquidità ed esigibilità del credito vale a scriminare l’agente, perché, in caso contrario, il profitto resta ingiusto in quanto l’agente intende realizzare una pretesa che avrebbe dovuto far valere, proprio perché non compiutamente definita nelle specifiche necessarie connotazioni di certezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico.
Tanto precisato in diritto, va osservato, in punto di fatto, che il Tribunale ha accertato che il credito vantato dall’avv. (…….) nei confronti della Unimedia Group S.p.A. era certo, liquido ed esigibile.
Ne consegue, quindi, sulla base dell’enunciato principio di diritto, che la sentenza impugnata ha correttamente assolto l’imputato.”

________________________________________________________________________________________________________ù

Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

Studio Legale D’Arcangelo

Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)

e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

Tel. e Fax 035/48.72.242

Cell.: 327/63.40.268

assegno mantenimento Tribunale BergamoPubblico di seguito tre brevi estratti di sentenze emesse dal Tribunale di Bergamo.

Trib. Bergamo, dott.ssa Giraldi r.g. n. r.g. n. 2533/2009: “per costante orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte il contributo per il mantenimento del coniuge è dovuto allorché questi sia privo di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, sussistendo una differenza di reddito tra i coniugi (Cass. n. 25618/2007). L’attitudine al lavoro proficuo del coniuge, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del Giudice, che deve al riguardo tener conto non solo dei redditi in denaro, ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica. Peraltro l’attitudine al lavoro del coniuge assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (Cass. Civ. n. 18547/2006).

Trib. Bergamo, Dott.ssa Giraldi, r.g. n. 843/2009: “il diritto al mantenimento in favore del coniuge è costituito dall’assenza di redditi che gli permettano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti, occorrendo avere riguardo, al fine dell’adeguatezza dei redditi del coniuge che chiede l’assegno, al parametro di riferimento costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l’entità delle aspettative del medesimo richiedente, non assumendo rilievo il modesto tenore di vita subito o tollerato. Benchè inoltre la separazione non determini normalmente la cessazione di una serie di benefici e consuetudine di vita ed anche diretto godimento dei beni, il tenore di vita goduto in costanza di convivenza va identificato avendo riguardo allo standard di vita reso oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi (Cass. Civ. n. 14080/2006).” Nel caso di specie, il marito con un reddito annuo di €uro 100.000,00 venne condannato al versamento di un assegno di mantenimento di €uro 2.000,00 mensili in favore della moglie il cui reddito annuo ammontava ad €uro 7.000,00)

Trib. Bergamo, Dott. Macripò, r.g. n. 2582/2009: “non sussistono i presupposti per imporre al marito un assegno a titolo di contributo al mantenimento della moglie, tenuto conto che la richiedente non ha ottemperato all’onere probatorio posto a suo carico in relazione all’effetiva attività lavorativa svolta dal marito e con riferimento alla sussistenza di una sproporzione significativa tra i redditi dei coniugi, tale da non consentirle di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza matrimoniale”.

buon natale studio legale d'arcangelo

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

divieto bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti tramite Facebook
... oppure inserisci i tuoi dati:


L'indirizzo al quale desideri ricevere le newsletter.
Ai sensi del d.lgs. 196/2003, La informiamo che:
a) titolare del trattamento è l'avvocato Patrizia D'Arcangelo, 24055 Cologno al serio (bg), Strada delle gambe n. 2
b) responsabile del trattamento è Patrizia D'Arcangelo, 24055 Cologno al Serio (bg), strada delle gambe n. 2
c) i Suoi dati saranno trattati (anche elettronicamente) soltanto dagli incaricati autorizzati, esclusivamente per dare corso all'invio della newsletter e per l'invio (anche via email) di informazioni relative alle iniziative del Titolare;
d) la comunicazione dei dati è facoltativa, ma in mancanza non potremo evadere la Sua richiesta;
e) ricorrendone gli estremi, può rivolgersi all'indicato responsabile per conoscere i Suoi dati, verificare le modalità del trattamento, ottenere che i dati siano integrati, modificati, cancellati, ovvero per opporsi al trattamento degli stessi e all'invio di materiale. Preso atto di quanto precede, acconsento al trattamento dei miei dati.

Acconsento al trattamento dei miei dati personali (decreto legislativo 196 del 30/Giugno/2003)



Studio Legale D’Arcangelo
Canale Ufficiale Google+