• CONVEGNO ON LINE : LE NUOVE FRONTIERE DEL BULLISMO

    Il 25 gennaio 2013, dalle ore 14.30 alle 0re 16.30, si terrà in diretta il primo convegno on line di Iusit.net dal titolo “Le Nuove Frontiere del Bullismo”.

    Per partecipare e per avere altre informazioni andate sulla pagina Facebook dell’evento e cliccate su “Parteciperò”. In questo modo sarete costantemente informati sugli ulteriori dettagli e sulle modalità di acesso al webinar.

     

    Ecco il programma dell’evento:

    Relatori

    Avv. Patrizia Polizzotto – avvocato iscritto all’Ordine di Palermo – I Bullismi, le scuole ed il territorio

    Avv. Patrizia D’Arcangelo – avvocato iscritto all’Ordine di Bergamo – Responsabilità civili e penali conseguenti agli atti di bullismo

    Avv. Mario Sabatino – avvocato iscritto all’Ordine di Roma – Bullismo su internet: la responsabilità degli internet provider

    Avv. Luca M. de Grazia – avvocato iscritto all’Ordine di Frosinone – Le responsabilità di chi ha il dovere di esercitare il controllo nell’uso degli strumenti informatici e telematici

     

  • Responsabilità penali e civili conseguenti agli atti di bullismo – le slides del convegno di Brescia

    Si e’ concluso con successo il convegno “Le Nuove Frontiere del Bullismo” tenutosi a Brescia il giorno 14.12.2012.

    Sono reperibili on line le slides del mio intervento “Responsabilità penali e civili conseguenti agli atti di bullismo”.

    E’ possibile visionarle cliccando qui.

    Pubblico inoltre l’articolo del Giornale di Brescia del 16.12.2012, dove e’ stato dato il giusto risalto al convegno organizzato dall’Associazione Iusit.net di cui sono socia fondatrice (cliccate sopra l’immagine per ingrandirla).

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    Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:
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  • BRESCIA -14 DICEMBRE 2012 – CONVEGNO “LE NUOVE FRONTIERE DEL BULLISMO”

    no al bullismoContinua il tour di Iusit.net volto a sensibilizzare scuole, istituzioni e cittadini contro il bullismo ed il cyberbullismo.

    Vi aspettiamo a Brescia, il 14 dicembre dalle ore 14,30 presso l’Auditorium del Museo di Scienze Naturali di via Ozanam n.  4

    Discuteremo insieme  del fenomeno dal punto di vista giuridico e psicologico.

    L’evento è aperto a tutti.

    Ricordo che il convegno è accreditato dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Lombardia per n. 4 crediti formativi.

    L’evento è patrocinato dal Comune di Brescia, dall’Agenzia Nazionale per i Giovani e dall’Ordine dei Medici di Brescia.

    Tra i relatori, sarà presente anche la dott.ssa Sarah Viola, nota psichiatra e Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Brescia.

    COSTI D’INGRESSO:

    professionisti che beneficiano di crediti formativi: €uro 15,00 (se l’iscrizione avviene entro il 30 novembre il costo è pari d €uro 10,00)

    studenti e loro accompagnatori: entrata gratuita

    altri soggetti: 7 euro

    Per conoscere il programma completo e per iscrivervi scaricate questa locandina

    Vi aspettiamo numerosi!

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    Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente gli studenti dell’Istituto Quarenghi di Bergamo, il Preside, la professoressa Pignataro e la dott.ssa Sarah Viola per il nostro incontro odierno presso l’Auditorium della scuola.

  • COMUNICAZIONE DELLO STUDIO LEGALE D’ARCANGELO

    Lo Studio Legale D’Arcangelo è attualmente chiuso per il trasloco.

    Riapriremo a settembre sempre a Cologno al Serio.

    Al momento, causa problemi con la Telecom per il trasferimento della linea, il telefono fisso non è attivo.

    Per urgenze siamo comunque reperibili al cellulare: 327/63.40.268

    oppure via mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com

    Non esitate a contattarci!

  • Condominio: solo le spese urgenti sono rimborsabili

    spese urgenti condominioUn condomino fa riparare il lastrico solare e, a lavori ultimati, chiede poi agli altri condomini le somme rispettivamente dovute pro quota, il quali si rifiutano di provvedere al pagamento di quanto richiesto.

    Con sentenza n. 4330/2012 la Cassazione si è pronunciata al riguardo, ricordando che, ai sensi dell’art. 1134 cod. civ., il condomino che ha fatto spese per le cose comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente.

    Il connotato dell‘urgenza deve essere valutato alla luce di tali rigorosissimi criteri, la giurisprudenza della Suprema Corte afferma che:

    – ai fini dell’applicabilità dell’art. 1134 c.c., va considerata urgente la spesa, che deve essere eseguita senza ritardo (Cass. 26 marzo 2001, n. 4364);

    – è urgente la spesa, la cui erogazione non può essere differita senza danno o pericolo, secondo il criterio del buon padre di famiglia (Cass. 12 settembre 1980, n. 5256);

    – per aver diritto al rimborso della spesa affrontata per conservare la cosa comune, il condomino deve dimostrarne l’urgenza, ai sensi dell’art. 1134 cod. civ., ossia la necessità di eseguirla senza ritardo, e quindi senza poter avvertire tempestivamente l’amministratore o gli altri condomini (Cass. 4 agosto 1997, n. 7181 richiamata da Cass. 23/6/2001 n. 4364).

    L’accertamento dell’urgenza, come tutti gli accertamenti dei fatti di causa, compete al giudice di merito, le cui valutazioni al riguardo non sono censurabili con il ricorso per cassazione, se adeguatamente motivati.

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  • Mantenimento anche ai figli maggiorenni: lo conferma la Cassazione

    mantenimento figlio maggiorenneL’orientamento della Cassazione è ormai  costante ed è stato di recente confermato con sentenza n. 1773/2012 depositata lo scorso 8 febbraio: “l’obbligo del genitore separato di concorrere al mantenimento del figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo, ma perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica, ovvero sia stato posto nella concreta condizione di poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta” (tra le altre, Cass. 26 gennaio 2011, n. 1830; 11 gennaio 2007, n. 407).
    L’età sola dunque non esclude il mantenimento.

    La Cassazione ha altresì confermato che l’assegno di mantenimento possa essere consegnato nelle mani del genitore convivente del figlio maggiorenne ricordando a tale riguardo che “la novella del 2006 non ha inciso sulla legittimazione del genitore convivente, che potrà sempre richiedere l’assegno, ove beninteso il figlio non presenti richiesta di corresponsione diretta”.

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  • Diritto di visita dei nonni: il ricorso da proporre al Tribunale per i Minorenni

    nonni diritto di visitaHo già avuto occasione di parlare del c.d. diritto di visita dei nonni qui.

    Pubblico oggi un modello di ricorso che l’ascendente può proporre al Tribunale per i Minorenni ai sensi degli artt. 330 e 336 cod. civ.:

     

    TRIBUNALE PER I MINORENNI DI….
    RICORSO EX ARTT. 330 E 336 COD. CIV.

    La signora Tizia, nata a…. il…., residente in ….via…c.f., rappresentata e assistita dall’avv. Patrizia D’Arcangelo del Foro di Bergamo  (c.f….., n. di telefax per le comunicazioni 035/4872242, pec……) presso il cui studio in Cologno al Serio via Rocca è elettivamente domiciliata, giusta procura…..

    PREMESSO CHE

    -    Tizia è la nonna paterna del minore Caio (doc. n. 1), nato a …il …c.f….., figlio dei sigg. Tizio e Sempronia (doc. n. 2), con loro residente in ….via… (doc. n. 3);
    -    La madre del bambino da diversi mesi ostacola qualsiasi rapporto tra Alfa e il bambino, negando ogni contatto telefonico e impedendo sia alla nonna di recarsi presso l’abitazione della famiglia, sia al bambino di recarsi presso la di lei dimora;
    -    Tale condotta è senza dubbio pregiudizievole per il figlio, in quanto lesivo del diritto del minore a conservare i rapporti significativi con gli ascendenti, sancito dal novellato art. 155 cod. civ.;
    -     La Suprema Corte ha invero avuto occasione di affermare che “il genitore, nel corretto esercizio della potestà sul figlio minore, non può, senza plausibile ragione in relazione al preminente interesse del minore medesimo, vietargli ogni rapporto con i parenti più stretti, quali i nonni, tenuto conto del potenziale danno a lui derivante dall’ostacolo a relazioni affettive che sono conformi ai principi etici del nostro ordinamento, ove mantenute in termini di frequenza e di durata tali da non compromettere la funzione educativa spettante al genitore stesso. Pertanto, a fronte di un siffatto comportamento, deve riconoscersi a detti nonni la facoltà di ricorrere al giudice ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., per conseguire un provvedimento che assicuri loro un rapporto con il nipote, sia pure nei limiti sopra specificati e sempreché non vengano dedotte e provate serie circostanze che sconsiglino il rapporto medesimo (Cass. Civ., sez. I, 24 febbraio 1981, n.1115).
    -    La giurisprudenza di merito è pure costante nel ritenere che sussista l’obbligo dei genitori di salvaguardare l’interesse del minore a non essere privato nel suo percorso di crescita e formazione dell’apporto e della frequentazione degli ascendenti (cfr, tra le tante, la sentenza n. 537/2007 della Corte d’Appello di Milano ove si legge: “I nipoti hanno diritto a frequentare i nonni, soprattutto quando hanno con gli stessi relazioni significative. Il bagaglio di memoria e di affetto di cui i nonni sono portatori va preservato, valorizzato e distinto da quello genitoriale, anche in situazioni di particolare difficoltà, ricorrendo all’ausilio di personale specializzato, per il superamento di situazioni di disagio nell’interesse dei minori”).
    Tutto ciò premesso Tizia, ut supra rappresentata e assistita

    CHIEDE

    che l’Ill.mo Tribunale per i Minorenni adito voglia, assunte le opportune informazioni, sentiti i genitori, il minore Caio e il Pubblico Ministero, adottare ai sensi dell’art. 333 cod. civ. i provvedimenti convenienti al fine di tutelare il diritto di Caio a conservare un significativo rapporto affettivo con la nonna paterna Tizia. Con ordine di trasmissione del provvedimento al Giudice Tutelare di…… affinché provveda all’annotazione del registro delle tutele ai sensi dell’art. 51 disp. Att. Cod. civ..
    Si producono i seguenti documenti: …..
    Si dichiara che il presente procedimento è di valore indeterminabile
    Salvis Juribus.
    ….., lì…….
    Avv……..

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  • FORMULARIO PENALE: COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE E CONTESTUALE PROCURA SPECIALE

    TRIBUNALE DI ………………..

    p.p.n…………….. R.G.N.R.

    imputato:…………….

    udienza del …..

    ATTO DI COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE

    Il sottoscritto NOME PERSONA OFFESA, nato a …………… il…., persona offesa ex art. 90, comma 1, c.p.p. del reato di cui agli artt. 594, rappresentato e difeso, giusta procura in calce al presente atto, dall’avv. Patrizia D’Arcangelo con studio in Cologno al Serio (Bg), via Rocca n. 6

    DICHIARA DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE

    nel p.p. n. ……… R.G.N.R. instaurato innanzi al Tribunale di ………. , nei confronti di NOME IMPUTATO, nato a….. il…. e residente in …… imputato nel procedimento penale epigrafato per il reato di cui all’art. …….c.p. “per ….. (capo d’imputazione)”Fatto commesso in …..

    E’ intenzione del signor NOME PERSONA OFFESA costituirsi parte civile nell’instaurando processo, al fine di conseguire il soddisfacimento di quanto ingiustamente subito.

    Si chiede quindi la rifusione di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali, ivi compresi quelli morali, patiti e patiendi, derivati a NOME PERSONA OFFESA dall’illecito comportamento ascrivibile all’imputato, così come meglio sopra descritto, oltre alle spese e agli onorari di costituzione, danni che verranno tutti quantificati in corso di processo ed in sede di presentazione delle conclusioni, con richiesta di provvisionale immediatamente esecutiva ex art. 539, secondo comma e 540 c.p.p.

    E’ di tutta evidenza il danno morale subito dal signor NOME PERSONA OFFESA, immediata conseguenza del comportamento delittuoso dell’ imputato.

    Con osservanza.

    Cologno al Serio,

    SOTTOSCRIZIONE PERSONA OFFESA

    E’ autentica

    Avv. Patrizia D’Arcangelo

    NOMINA E PROCURA SPECIALE  A DIFENSORE

    Il sottoscritto NOME PERSONA OFFESA, nato a ….. IL , persona offesa ex art. 90, comma 1, c.p.p. del reato di cui all’art. …………. per il quale è fissata udienza di comparizione innanzi Tribunale di …………. per il giorno …………. alle ore …………

    nomina

    quale proprio difensore l’avv. Patrizia D’Arcangelo, con studio Cologno al serio, via Rocca n. 6, al quale conferisce procura speciale (rappresentanza tecnica o ius postulandi), affinché si costituisca parte civile nei confronti di NOME IMPUTATO, nato a ….. il……….. nel citato procedimento penale al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti a causa della condotta dell’imputato, conferendo altresì al suddetto difensore ogni diritto, facoltà e potere ed, in particolare, di designare sostituti ai sensi dell’art. 102 c.p.p., di proporre appello, di chiedere la citazione del responsabile civile, di presentare liste e chiedere la citazione di testimoni, di nominare periti e consulenti tecnici, di accettare o meno il rito abbreviato a norma dell’art. 441 c.p.p., di presentare richieste e conclusioni, nonchè richieste motivate al Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 572 c.p.p. La presente nomina di difensore di parte civile si intende conferita per ogni grado del processo, per i fatti reato sopra esposti e relativi al citato procedimento penale.

    Con osservanza.

    Cologno al Serio,

    SOTTOSCRIZIONE PERSONA OFFESA

    E’ autentica

    avv. Patrizia D’Arcangelo

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  • Se al nido maltrattano i bambini, la cooperativa datrice di lavoro deve risarcire i danni

    violenza bambini asilo nidoCon sentenza  n. 17049 /2011 della Suprema Corte, la società cooperativa presso cui lavoravano le educatrici di un asilo nido è stata ritenuta responsabile civile degli illeciti da loro commessi.

    Nel caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte, le due educatrici di un asilo nido di Milano erano state dichiarate colpevoli di concorso nel reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli con le aggravanti di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona,anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa e di aver commesso il fatto con abuso di poteri, con violazione dei dovere inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio (ai sensi degli articoli 110, 572, 61 nn. 5 e 9 codice penale).

    Ai poveri bambini, tutti di età compresa tra i 15 mesi ed i 3 anni, erano state poste in essere condotte violente morali e fisiche.

    La Cassazione ha quindi confermato la responsabilità civile a carico della cooperativa datrice di lavoro per i fatti commessi dalle proprie dipendenti, così come previsto dall’art. 2049 cod. civ..

    Si legge infatti nella sentenza della Suprema Corte:

    “In definitiva ai fini di cui all’art.2049 cit. è sufficiente che vi sia un rapporto di subordinazione tra l’autore dell’illecito e il soggetto che viene chiamato a rispondere del fatto di quest’ultimo e che l’illecito sia stato commesso nell’ambito dell’incarico affidatogli. E poiché entrambi questi fatti sono emersi in modo incontrovertibili nel corso dell’istruttoria dibattimentale e i giudici del merito ne hanno compiutamente dato atto in entrambe le sentenze di primo e secondo grado, non v’è dubbio che la Cooperativa sia civilmente responsabile per i fatti commessi dalle imputate e in quanto tale sia tenuta al risarcimento dei danni in solido con queste ultime.
    Nessun pregio può attribuirsi al rilievo difensivo circa un preteso comportamento doloso delle due imputate e l’assenza di un nesso di causalità tra l’attività di cui le predette erano incaricate e i fatti loro attribuiti. Sul punto ha già correttamente risposto il giudice del gravame, adeguandosi alla giurisprudenza di legittimità, che ha stabilito che, ai fini della responsabilità civile per fatto illecito commesso dal dipendente, è sufficiente un rapporto di occasionante necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando l’illecito è stato compiuto, sfruttando comunque i compiti da quest’ultimo svolti, anche se il dipendente abbia agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti (Cass. Sez. III Pen. 2/7-31/10/02 n.36503 Rv. 222614; Sez. III Civ. 4/11/1996 n.9984 Rv.500548)”.

  • E’ reato coltivare in casa piante di marijuana?

    coltivazione marijuana outdoorCon sentenza n. 28605/2008 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, risolvendo il precedente contrasto giurisprudenziale, hanno definitivamente chiarito che la coltivazione domestica di piante, dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti è penalmente rilevante.

    Detto in parole più semplici: è reato coltivare piante da cui si possano estrarre sostanze stupefacenti anche quando tale coltivazione sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale (tipico è il caso della coltivazione di piante di canapa indiana da cui è estraibile marijuana).

    Tuttavia il giudice di merito è chiamato a verificare l’offensività specifica della singola condotta accertata in concreto.

    Secondo la Corte costituzionale, infatti, la condotta di coltivazione di piante da cui sono estraibili principi attivi di sostanze stupefacenti integra un tipico reato di pericolo presunto, caratterizzato dalla necessaria offensività della fattispecie criminosa astratta (Corte Cost. n. 265/2005).

    Pertanto, in applicazione del principio di offensività, il Giudice dovrà  verificare se la condotta, di volta in volta contestata all’agente ed accertata, sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico protetto risultando in concreto inoffensiva.

    La condotta può, altresì, considerarsi inoffensiva solo nel caso in cui il bene tutelato non sia stato leso o messo in pericolo anche in grado minimo e, nel caso del reato di specie, l’offensività non ricorre soltanto se la sostanza ricavabile dalla coltivazione non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile.

    A tale riguardo, la Cassazione ha avuto modo di chiarire che  “l’offensività, quando le piante non siano giunte a maturazione, va correlata non tanto al momento dell’accertamento del reato, atteso che la coltivazione è fenomeno di durata che ha inizio con la posa dei semi, ma va parametrato alla ben diversa idoneità “anche solo potenziale” delle piante stesse a produrre una germinazione a effetti stupefacenti” (Cass. Pen. n. 20557/2010).

    Di recente l’Ufficio Indagini Preliminari di Napoli ha affermato che  “La nozione di coltivazione , ai fini della configurabilità del reato ex art. 73 d.P.R. 309/1990, implica un’attività ampia e articolata avente ad oggetto una pluralità di piante su appezzamenti di terreno di consistenza apprezzabile, attività da cui poter inferire una possibile destinazione ad un mercato sia pure ristretto di consumatori. Ciò non si verifica nell’ipotesi della coltivazione di una singola pianta di sostanza stupefacente” (Uff. Ind. Preliminari Napoli, Sez. XIII, n. 1274/2010).

    Ad ogni modo, come ritenuto dalla Suprema Corte, “Anche con riguardo all’ipotesi della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sia ricavabile sostanza stupefacente è configurabile la circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, la quale deve essere determinata in base agli stessi criteri valevoli per le ipotesi di produzione o traffico illecito di stupefacente” (Cass. Pen. n. 817/2010).

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