Archive for the ‘procedura penale’ Category

procura-BergamoPubblico di seguito le disposizioni del Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo che potete leggere integralmente sul sito dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, cliccando qui.

A tutela della Privacy e della segretezza dei procedimenti penali è stato disposto quanto segue:

· chiunque intenda avere informazione in ordine a procedimenti penali pendenti potrà farne richiesta scritta, anche a mezzo di difensore, esclusivamente alla Segreteria Ricezione Atti, la quale fornirà in forma scritta esclusivamente le informazioni previste dall’art. 335 c. 3 e 3 bis c.p.p. (numero del procedimento, qualificazione giuridica del fatto, Sostituto assegnatario in relazione a procedimenti in cui il richiedenteabbia la qualità di persona offesa o di indagato); la Polizia Giudiziaria che ha presentato o trasmesso la comunicazione di notizia di reato potrà ottenere, facendo richiesta anche solo verbale allaSegreteria Ricezione Atti, l’indicazione del numero del procedimento originato dalla comunicazione presentata e del Sostituto assegnatario dellostesso;

· qualunque altra richiesta di informazioni in ordine a procedimenti penali pendenti proveniente da Pubblica Amministrazione dovrà essere trasmessa al Procuratore per l’eventuale risposta;

· dopo la chiusura delle indagini preliminari (dopo cioè che è stata trasmessa al GIP la richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, la richiesta di giudizio immediato, la richiesta di applicazione concordata della pena, la richiesta di decreto penale ovvero è stato emesso dal PM il decreto di citazione diretta a giudizio) la persona offesa, il denunciante, l’ufficio di polizia giudiziaria che ha trasmesso la comunicazione di notizia di reato, l’indagato e l’imputato, direttamente o per mezzo di difensore delegato, potranno ottenere tutte le informazioni inerenti il procedimento risultanti dal registro informatico, facendo richiesta anche solo verbale alla Segreteria Ricezione Atti ovvero, nel caso in cui il richiedente ne sia a conoscenza, anche alla Segreteria del Sostituto assegnatario;

· gli altri uffici di Segreteria non sono autorizzati a fornire alcuna informazione in ordine ai procedimenti menzionati ai punti precedenti;

· le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati di competenza del Giudice di Pace, potranno essere richieste esclusivamente alla Segreteria Ricezione Atti o alla Segreteria del Dibattimento Giudice di Pace dopo la trasmissione del fascicolo a questo ufficio;

. le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati attribuiti al Tribunale in composizione monocratica, potranno essere richieste esclusivamente alla Segreteria del Sostituto assegnatario o alla Segreteria del Dibattimento Tribunale dopo la trasmissione del fascicolo a questo ufficio;

· le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati di competenza della Corte d’Assise o attribuiti al Tribunale in composizione collegiale, potranno essere richieste sempre esclusivamente alla Segreteria del Sostituto assegnatario.

Mantenimento-figli-assegnoIn caso di mancata corresponsione dei contributi al mantenimento sono astrattamente configurabili due diverse ipotesi di reato:

1)      art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

oppure

2)      art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

Quanto al reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

La giurisprudenza di merito e di legittimità è unanime nel ritenere che il reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p. consiste nel far mancare ai soggetti in esso indicati (discendenti in età minore, coniuge, ecc.)  i “mezzi di sussistenza”, che vanno individuati in ciò che è strettamente indispensabile alla vita (vitto, alloggio, vestiario, cure mediche).

Pertanto, per questa ragione, il giudice per valutare la ricorrenza del reato previsto dall’art. 570, comma 2 c.p. non dovrà accertare nel caso concreto se sia stato versato o meno l’assegno stabilito per il mantenimento dei figli dal giudice civile, ma dovrà accertare se dalla condotta omissiva dell’obbligato siano venuti a mancare ai beneficiari i “mezzi di sussistenza” (v. giurisprudenza allegata).

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1032,00.

Procedibilità: trattasi di reato punibile a querela della persona offesa; è procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

Quanto al reato di cui all’art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

L’art. 12 sexies della Legge 898/1970 così testualmente recita: “al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’art. 570 c.p.” .

Per la sussistenza dell’ipotesi di reato in esame, che è ben diversa da quella astrattamente configurata nell’art. 570 comma 2 c.p., il giudice penale non dovrà più indagare se la mancata corresponsione dell’assegno coincida con la mancata corresponsione di mezzi di sussistenza ai figli minori. Ed invero, lo stesso richiamo contenuto nell’art. 12 sexies della L. 898/1970 all’art. 570 c.p. opera solo ed esclusivamente quoad poenam.

Tale reato “…è integrato per il sol fatto del mancato versamento dell’assegno stabilito nella sentenza divorzile …” (Cass. Pen., sez. IV, 19.5.2005, n. 32540).

In pratica tale reato presuppone l’obbligo civilistico sancito nella sentenza di divorzio e prescinde dallo stato di bisogno del soggetto passivo.

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1.032,00.

Procedibilità: con sentenza n. 21673 del 2.3.2004 la Cassazione – mutando il precedente orientamento – si è espressa nel senso che “in tema di reati contro la famiglia, l’art. 12 sexies Legge 1 dicembre 1970, n. 898, nello stabilire che, in caso di scioglimento del matrimonio, al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno divorziale si applicano le pene previste dall’art. 570 cod. pen., opera un rinvio all’intero regime sanzionatorio fissato in detta disposizione, ivi comprese le regole in tema di procedibilità previste dal suo terzo comma. Ne consegue che anche la violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno compiuta dal coniuge divorziato è punibile a querela della persona offesa, fatti salvi in casi in cui la perseguibilità d’ufficio è prevista dallo stesso art. 570 cod. pen.”.

Pertanto, sulla base di questo orientamento giurisprudenziale, si può ritenere che anche tale reato sia punibile a querela della persona offesa; è però procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

formulario penale denuncia querelaData l’innumerevole sussistenza di fattispecie criminose, predisporre un modello univoco di querela è pressoché impossibile.

Tuttavia sussistono degli elementi che in ciascuna denuncia/ querela non possono assolutamente essere omessi.

Di seguito pubblico pertanto uno schema di denuncia/ querela che dovrà però essere modificato ed integrato a seconda del reato che si intende denunciare alla Pubblica Autorità.

Ricordo che gli atti proposti  non costituiscono in alcun modo  degli schemi vincolanti. Il formulario è di uso personale e non professionale. Non si assumono responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.

 

Il signor_________, nato a__________il__________, espone quanto segue.

Il giorno_____________ (esposizione dei fatti oggetto di denuncia)

Sono venuto a conoscenza dei sopra fatti sopraesposti  per________(avervi assistito, per essere stato oggetto di confidenza da parte di____).

Tanto premesso, il sottoscritto sporge formale denuncia/querela nei confronti del Sig____________, per aver ______________reato previsto e punito dall’art___________ed ogni altro reato che la S.V. Ill.ma dovesse eventualmente ravvisare.

Il sottoscritto chiede altresì ex art. 253 c.p.p. che la S.V. Ill.ma disponga il sequestro delle seguenti cose utili ad una precisa ricostruzione dei fatti di cui sopra:____________ e chiede altresì che il G.I.P. disponga il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. dei seguenti beni_____________, onde impedire la prosecuzione delle conseguenze negative e dei danni del reato sopra denunciato.

Il sottoscritto chiede inoltre di essere informati ex art. 406, III° comma c.p.p., di ogni eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede infine di essere avvisato, ex art. 408 II° comma c.p.p.. di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Mi oppongo sin d’ora, qualora si intendesse procedere per un reato perseguibile a querela, ad un’eventuale richiesta di emissione di decreto penale di condanna.

Mi riservo di costituirmi parte civile nell’instaurando procedimento penale.

Luogo e data.

Firma

La denuncia/ querela andrà quindi depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente.

 

esame avvocato parere penale stalkingQuesta è una delle tracce del parere penale  d’esame d’avvocato:

Tizio, in passato fidanzato di Caia, non accettando la fine della relazione sentimentale decisa dalla donna, e desideroso di continuare ad incontrarla,iniziava a seguirne sistematicamente gli spostamenti quando Caia usciva per andare al lavoro ovvero per attendere alle ordinarie attività quotidiane.
Lungo la strada la molestava cercando di fermarla e di parlarle, dicendole che non intendeva allontanarsi da lei iniziava altresì a farle continue telefonate, anche notturne, ed ad inviarle sms telefonici contenenti generiche minacce di danno alle cose, finalizzate ad ottenere una ripresa della frequentazione tra i due.
Le condotte moleste e persecutorie avevano inizio nel novembre 2008.
Caia, esasperata per la situazione, dapprima cambiava alcune delle proprie abitudini di vita per sottrarsi agli incontri con Tizio; poi alla metà del mese di marzo 2009 decideva di sporgere querela contro Tizio.
Tizio decideva quindi di recarsi da un avvocato per conoscere le possibili conseguenze della propria condotta.
Il candidato assunte le vesti del legale di tizio, rediga motivato parere illustrando le fattispecie configurabili nel caso di specie con particolare riguardo alla tematica della successione delle leggi penali nel tempo e agli istituti del reato abituale e continuato.

E’ evidente che la traccia richiedeva una trattazione della fattispecie penale dello “stalking”.

Spero che  il mio blog possa essere stato di aiuto a qualche praticante avvocato, dato che avevo parlato di “stalking” qui.

bacio non desiderato violenza sessualeDopo aver letto questa notizia sull’Eco di Bergamo on line di oggi, colgo l’occasione per esaminare la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione in ordine al reato di violenza sessuale previsto e punito dall’art. 609 bis cod. pen..

Tale norma, lo ricordiamo, è stata introdotta, nella legislazione penale dalla Legge n. 66/1996 ed ha eliminato la distinzione prima esistente tra la violenza carnale (la quale richiedeva la presenza di una qualsiasi forma di compenetrazione carnale) e gli atti di libidine violenti (nei quali andavano compresi tutti gli altri atti, che fossero espressione di concupiscenza). Quest’unificazione è stata voluta allo scopo d’evitare che la persona offesa venga sottoposta ad accertamenti umilianti.

La condotta vietata dall’art. 609 bis cod. pen. pertanto ricomprende, se connotata da costrizione, sostituzione ingannevole di persona o abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica qualsiasi atto che, anche se non esplicitato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell’individuo attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente (Cass. pen. N. 207298/1996).

La giurisprudenza della Corte di Legittimità si è poi spinta anche oltre affermando che “nella nozione di atti sessuali di cui all’articolo 609bis Cp, si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale, bensì tutti quelli che riguardano le zone erogene su persona non consenziente” (si veda ex multis, Cassazione, Sezione terza, 11 gennaio 2006, Beraldo; cfr. Sezione terza, 1 dicembre 2000, Gerardi).

Non solo. E’ stato esplicitamente affermato che tra gli atti suscettibili di integrare il delitto in oggetto, va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul viso altrui per dare un bacio, allorché l’atto, per la sua rapidità ed insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto passivo” (Cass. Pen. 26 marzo 2007, n. 12425).

avviso di conclusione indagini preliminariLa Legge n. 479/1999 (c.d. Legge Carotti) ha introdotto l’art. 415 bis cod. proc. pen. (tuttora vigente).

Tale norma prevede che in capo al Pubblico Ministero, una volta concluse le indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale, sussista l’obbligo di notificare all’indagato ed al suo difensore un avviso (c.d. avviso di conclusione delle indagini preliminari) che contenga l’enunciazione del fatto per cui si procede, della data e del luogo del reato commesso, nonché l’informazione del deposito degli atti d’indagine presso la segreteria del Pubblico Ministero.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari deve altresì contenere anche l’avvertimento all’indagato che entro 20 giorni potrà avvalersi delle seguenti facoltà:

-          estrarre copia degli atti;

-          chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio;

-          presentare memorie e documentazione;

-          chiedere al Pubblico Ministero lo svolgimento di ulteriori indagini (da compiersi entro trenta giorni).

Lo scopo dell’art. 415 bis cod.proc.pen. è quello di garantire all’indagato, prima che il Pubblico Ministero eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio, un’adeguata possibilità di far valere il suo diritto di difesa ed alla prova.

L’obbligo di notifica in capo al Pubblico Ministero sussiste solo quando quest’ultimo richieda la celebrazione dell’udienza preliminare. L’obbligo dell’avviso, inoltre, è esplicitamente previsto prima della citazione diretta a giudizio (v. art. 552, comma 2 cod.proc.pen.).

Ad ogni buon conto, quando l’indagato riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è opportuno che si rivolga subito all’avvocato nominato d’ufficio o ad un avvocato di fiducia affinché si possa quindi esaminare tempestivamente il contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero.

L’art. 612 bis cod. pen. (introdotto con decreto Legge n. 11/2009,convertito in Legge n. 38/2009) prevede e punisce il reato di atti persecutori (comunemente noto come “reato di stalking“).

Con il termine stalking si fa quindi riferimento alla reiterazione di minacce o molestie che arrechino alla vittima “un grave disagio psichico” oppure determinino “un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”.

In buona sostanza deve trattarsi di comportamenti che provochino nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura.

Da una lettura dei giornali nazionali e dei giornali locali (cito, ad esempio, l’Eco di Bergamo del 18.11.2010, e L’Eco di Bergamo del 28.9.2010 ), non posso fare a meno di notare che, purtroppo, lo stalking rientra certamente tra i reati che più frequentemente si riscontrano nel nostro Paese.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità più recente anche due soli episodi di minaccia o molestia possono valere ad integrare il reato di atti persecutori previsto dall’art.612 bis c.p., se abbiano indotto un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima, che si sia vista costretta a modificare le proprie abitudini di vita (cito, al riguardo, la sentenza n. 25527 del 5.7.2010 della Suprema Corte di Cassazione).

Il legislatore ha previsto che tali comportamenti possano essere puniti con la pena della reclusione sino a ben quattro anni.

La pena può inoltre essere aumentata nel caso in cui il fatto venga commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato (o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile).

La querela contro lo stalker va presentata entro 6 mesi. Fino a quando non è proposta la querela, è inoltre previsto che la persona offesa possa esporre i fatti al questore il quale può ammonire oralmente l’autore della condotta e valutare “l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizione”.

Come riportato dai maggiori quotidiani odierni quali il Giornale.it , oggi si terrà l’incidente probatorio di Michele Misseri, indagato per l’omicidio della piccola Sarah Scazzi.

Per i profani del diritto può non essere facile comprendere l’importanza ed il significato dell’incidente probatorio.

Mi sembra pertanto opportuno fare una breve premessa (cercherò di esprimermi nel modo più semplice possibile).

Il sistema processuale penale italiano prevede che le prove si formino non nella fase investigativa, bensì nella fase dibattimentale (ovvero in quella fase che comunemente chiamamo “processo“). Tuttavia non sempre la fonte di prova può essere conservata fino al dibattimento (ad esempio può succedere che il teste sia gravemente malato e  che rischi di morire prima che la sua deposizione possa essere resa in sede dibattimentale; oppure può succedere che il teste debba espatriare).

In questi casi, quindi, sorge l’esigenza di anticipare la formazione della prova.

L’incidente probatorio consiste, per l’appunto, in uno strumento che consente la formazione della prova prima che sia iniziato il dibattimento.

L’incidente probatorio si svolge pertanto innanzi al G.I.P (Giudice per le Indagini Preliminari) o al G.U.P. (Giudice per l’Udienza Preliminare) e consiste in una fase di natura giurisdizionale incidentalmente inserita nella fase investigativa o nella fase dell’udienza preliminare ai fini dell’assunzione di prove non rinviabili al dibattimento.




Avv. Patrizia D’Arcangelo

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