Archive for the ‘legislazione’ Category

domiciliatario domiciliazioni Spesso i clienti restano sorpresi quando, dovendo radicare una causa al di fuori della circoscrizione del Tribunale in cui esercito, faccio loro presente che dovremo inviare la pratica ad un “domiciliatario”.

Spendo pertanto due brevi parole per spiegare la disciplina giuridica delle domiciliazioni, le quali trovano fondamento nel R.D. n. 37/1934.

L’art. 82 del suddetto Regio Decreto prevede infatti che “I procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso. In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria”.

Con riferimento a tale disposizione la Corte ha costantemente affermato:
« Gli  art.  1 e  6  l.  24 febbraio  1997  n.  27, nel  sopprimere  la distinzione  tra   procuratori  legali  e  avvocati   e  prescrivendo l’iscrizione  in un  unico  albo per  entrambi,  non hanno  eliminato l’attività     procuratoria, nè,  conseguentemente,  hanno implicitamente  abrogato l’art.  82 r.d.  22  gennaio 1934  n. 37,  a norma   del  quale,   se  il   procuratore,  assegnato   fuori  della circoscrizione  del tribunale  ove  ha  sede l’autorità  giudiziaria dinanzi  alla  quale  svolge  il  suo  ufficio,  non  ha  ivi  eletto domicilio,   esso   si   intende   eletto   presso   la   cancelleria dell’autorità giudiziaria adita » (Cfr.: Cassazione civile, sez. lav., 11 febbraio 2004).

Più precisamente: il procuratore  alla  lite è  tenuto, ai fini  delle notificazioni, ad eleggere  domicilio nel  luogo ove il giudice ha sede (venendo, in mancanza, considerato elettivamente domiciliato presso la cancelleria di quel giudice) solo quando eserciti il proprio ministero professionale fuori della  circoscrizione del tribunale cui è assegnato, e non pure quando  operi (in qualunque luogo, e perciò anche in Comune diverso da  quello sede del tribunale) nell’ambito di detta circoscrizione, nel qual  caso le notifiche possono validamente eseguirsi  solo   presso  il suo domicilio risultante dall’albo professionale,  secondo le  normali  regole  applicabili in  materia (Cfr. per tutte: Cassazione civile, sez. I, 27 giugno 2002, n. 9394; Cassazione civile, sez. I, 9 maggio 2002, n. 6692).

Fallimenti Recupero Crediti Tribunale BergamoLa notizia pubblicata su L’Eco di Bergamo on line è certamente rilevante ed allarmante al tempo stesso: il Tribunale di Bergamo ha dichiarato ben 250 Fallimenti nei primi undici mesi dell’anno 2010.

Mi sembra pertanto opportuno richiamare brevemente la disciplina giuridica del Fallimento.

Occorre innanzitutto ricordare che la disciplina delle procedure concorsuali (fallimento,concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa) si rinviene nel Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 così come successivamente riformato.

Per essere soggetto al Fallimento, occorre possedere dei requisiti fondamentali, sia oggettivi che soggettivi.

Il requisito oggettivo è dato dalla condizione di insolvenza, ossia quando, a seguito di inadempimenti, o di altri fatti esteriori, il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

Il requisito oggettivo non è però sufficiente per essere soggetto alla procedura fallimentare.

Sono infatti necessari i seguenti requisiti soggettivi:

1)      aver avuto, nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore), un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000,00 euro;

2)      aver realizzato (in qualunque modo risulti) nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore) ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000,00 euro;

3)      avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore a 500.000,00 euro (tale requisito è stato introdotto dal D.Lgs n. 169/2007).

La procedura fallimentare può essere avviata su ricorso:

a)      del debitore (ossia del fallito);

b)      di uno o più creditori (che vogliano, per l’appunto, recuperare i propri crediti);

c)      del Pubblico Ministero (che presenta una richiesta).

Il Ricorso va rivolto al Tribunale del luogo in cui l’imprenditore insolvente ha la sede principale dell’impresa.

Il Tribunale adito dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:

1)      nomina il Giudice Delegato per la procedura;

2)      nomina il curatore;

3)      ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori entro tre giorni;

4)      stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;

5)      assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.

infiltrazioni d'acqua terrazza lastrico solare danni condominiCon sentenza n. 9084 del 15.4.2010 la Corte di Legittimità ha ribadito quanto già più volte affermato: poiché il lastrico solare dell’edificio (soggetto al regime del condominio) svolge la funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini, tutti i condomini, sono tenuti all’obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare del diritto di uso esclusivo.

Pertanto, in caso di danni cagionati all’appartamento sottostante per infiltrazioni d’acqua provenienti dal lastrico (deteriorato per difetto di manutenzione), rispondono tutti i condomini secondo le ripartizioni stabilite dall’art. 1226 cod.civ.

La Suprema Corte ha tuttavia precisato che la disposizione dell’art. 1126 c.c., il quale regola la ripartizione fra i condomini delle spese di riparazione del lastrico solare di uso esclusivo di uno di essi, si riferisce alle riparazioni dovute a vetustà e non a quelle riconducibili a difetti originari di progettazione o di esecuzione dell’opera, indebitamente tollerati dal singolo proprietario. In tale ultima ipotesi, ove trattasi di difetti suscettibili di recare danno a terzi, la responsabilità relativa, sia in ordine alla mancata eliminazione delle cause del danno che al risarcimento, fa carico in via esclusiva al proprietario del lastrico solare, ex art. 2051 c.c., e non anche – sia pure in via concorrenziale – al condominio.

obbligo mantenimento figlio maggiorenneCon la sentenza n. 22909 dell’11 novembre 2010, la Corte di Cassazione si è nuovamente pronunciata in favore dei c.d. bamboccioni.

Secondo quanto affermato dalla Suprema Corte, “l’obbligo di mantenimento dei genitori – tanto naturali quanto adottivi – verso i figli, di contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, si sostanzia tanto nell’assistenza economica, quanto nell’assistenza morale di costo; e non cessa per il raggiungimento della maggiore età da parte di essi, ovvero per altra causa, ma perdura – anche indipendentemente dalla loro età – fino a quando i figli non vengono avviati ad una professione, ad un’arte o ad un mestiere confacente alla loro inclinazione e preparazione e rispondente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia”.

A seguito della procreazione sorge infatti necessariamente un complesso di diritti e di doveri reciproci fra genitore e figlio fra cui il dovere dei genitori, sancito dal combinato disposto degli artt. 30 Costit., 147, 148 e 155 cod. civ., di mantenere ed educare i figli.

Tale dovere è da ritenersi sussistente anche in capo ai genitori adottivi, per effetto dell’art. l’art. 27 della legge 184/1983 il quale dispone che “per effetto dell’adozione l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti” e dell’art. 48, 2° comma della stessa legge, il quale impone all’adottante l’obbligo di mantenere, istruire ed educare l’adottato, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 147 del codice civile.

nuovo codice della strada ricorso al giudice di paceCon Legge n. 120 del 29 luglio 2010, il Legislatore ha introdotto diverse modifiche al Codice della Strada.

La legge de qua ha, tra l’altro, profondamente mutato il regime del ricorso al Giudice di pace avverso i verbali di accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada.

In sintesi, possiamo quindi osservare quanto segue:

  • permane il fatto che il ricorso avanti al Giudice di Pace può essere presentato in via alternativa al ricorso avanti al Prefetto. Quindi l’eventuale presentazione del ricorso al Prefetto, rende improcedibile il ricorso avanti al Giudice di Pace (si veda l’art. 202 bis del Codice della Strada);
  • se si presenta istanza di rateizzazione della sanzione pecuniaria, non si può presentare opposizione né avanti al Prefetto, né innanzi al Giudice di Pace (art. 202 bis);
  • il decreto di fissazione dell’udienza avanti al Giudice di Pace è comunicato alle parti anche a mezzo fax od indirizzo di posta elettronica;
  • tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non maggiori di trenta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all’estero (art. 204 bis). Ora, interpreti ben più autorevoli della sottoscritta, ritengono che il Legislatore abbia utilizzato impropriamente i termini nella stesura della norma e che l’intenzione legislativa fosse quella di disporre che fra il deposito del ricorso e la data dell’udienza non dovessero intercorrere più di trenta giorni liberi. Tale interpretazione troverebbe un’indiretta conferma nella norma stessa, ove viene disposto che “se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l’udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso”. Qui il legislatore non parla più di notificazione, ma di fissazione di udienza;
  • al Giudice di Pace non è più consentito sospendere inaudita altera parte (cioè in assenza di contradditorio tra le parti) il provvedimento impugnato. Il Legislatore ha infatti imposto che venga fissata un’udienza per la discussione dell’istanza preliminare;
  • quanto alla legittimazione passiva: compete al Prefetto ed ai suoi funzionari contraddire nelle opposizioni a violazioni accertati da organi dello Stato, Ferrovie dello Stato, Ferrovie in concessione Anas; compete invece a Regioni, Province e Comuni la legittimazione passiva per gli accertamenti eseguiti dai rispettivi uffici;
  • in caso di sentenza di rigetto, il Giudice di Pace deve determinare l’importo della sanzione e condannare il ricorrente soccombente al pagamento di quanto dovuto con sentenza immediatamente esecutiva;
  • la sentenza del Giudice di Pace deve essere comunicata a cura della Cancelleria entro trenta giorni dal deposito del provvedimento decisorio all’Ufficio o al Comando a cui appartiene l’organo accertatore
Avv. Patrizia D’Arcangelo

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