Archive for the ‘Infortunistica stradale’ Category

incidente stradaleCon sentenza n.  12278/2011 la Suprema Corte ha riconosciuto il risarcimento del danno morale e del danno patrimoniale sia alla ex moglie sia alla convivente di un uomo deceduto a seguito di un incidente stradale.

Con questa importante sentenza, la Corte di Cassazione ha quindi ritenuto giusto equiparare la famiglia legale a quella di fatto.

Ecco un estratto delle motivazioni:

“I giudici di merito hanno proceduto alla ripartizione dell’importo dovuto per danno morale tra tutti gli aventi diritto non in modo automatico, ma nella determinazione in concreto del danno per ciascuno dei congiunti hanno tenuto conto delle effettive sofferenze patite, in modo da rendere la somma riconosciuta adeguata al particolare caso concreto (Cass. n. 116/2001).

I giudici di merito hanno tenuto conto della particolarità della situazione in oggetto, condividendo la giurisprudenza, anche di legittimità, che in materia di responsabilità civile ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno conseguente alle lesioni o alla morte di una persona in favore del convivente “more uxorio” di questa, pur richiedendo che venga fornita, con qualsiasi mezzo, la prova dell’esistenza e della durata di una comunanza di vita e di affetti e di una vicendevole assistenza morale e materiale, cioè di una relazione di convivenza avente le stesse caratteristiche di quelle dal legislatore ritenute proprie del vincolo coniugale (Cass. Sez. 3, 29/4/2005 n. 8976).

In base agli stessi presupposti, la Corte di Appello ha ritenuto la sussistenza del diritto al risarcimento in favore di chi sia stata legata da un vincolo di filiazione naturale alla vittima del sinistro, ancorché non legalmente riconosciuta, laddove tale vincolo sia stato contraddistinto dalle medesime caratteristiche di quello tra genitore e figlio legittimo o naturale.

(…) Si osserva che i Giudici di appello hanno parificato, ai fini del risarcimento dei danno morale, la famiglia legale e la famiglia di fatto, in quanto per quest’ultima è stata provata la stabilità e la continuità nel tempo del rapporto e delle relazioni affettiva.
Successivamente hanno differenziato le singole posizioni degli aventi diritto, riconoscendo alla moglie ed alla convivente un importo maggiore rispetto ai figli, e per i figli un importo diverso per quelli conviventi e per la figlia sposata, a cui è stato liquidato un importo inferiore.
Quindi, nel risarcimento concreto del danno, tenendo conto della particolarissima situazione di un soggetto con due nuclei familiari legati a lui da una rapporto di protratta e contemporanea stabilità nel tempo, i giudici di merito, lungi dal lamentato automatismo, hanno tenuto conto della diversa intensità del vincolo familiare, moglie convivente e figli, e della effettiva convivenza liquidando alla figlia sposata un importo inferiore (…)”.

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semaforo pedoneIn caso di investimento di un pedone da parte di un’automobilista, la responsabilità del conducente ex art. 2054 cod. civ. è esclusa soltanto quando questi provi di che non vi era alcuna possibilità di prevenire l’evento (Cass. Civ. n. 9683/2011).

Secondo la Suprema Corte, il conducente di  un veicolo deve sempre procedere con cautela e rispettare le regole della comune prudenza ogni qualvolta impegni un incrocio regolato da semaforo con luce verde in suo favore.

Ecco il testo integrale della sentenza de qua:

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 marzo – 3 maggio 2011, n. 9683

Presidente Trifone – Relatore Levi

Fatto

Con atto di citazione regolarmente notificato S.O. conveniva in giudizio innanzi al Giudice di Pace di Roma, Sa.St.Pa. e la Meie-Aurora Assicurazioni S.p.A. per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti nella misura di Euro 9.525,84, o in quella somma maggiore o minore ritenuta equa, a seguito del sinistro stradale verificatosi in (omissis).
Esponeva l’attrice che il 30.3.2000 si trovava a piedi in (omissis), lato Via dei …, ferma al segnale di via impedita. Al segnale di luce verde iniziava l’attraversamento sul passaggio pedonale e quando aveva quasi raggiunto lo spartitraffico centrale veniva violentemente investita dal veicolo Ford Escort, condotto da F.R. e di proprietà di Sa.St.Pa..
Si costituiva la Compagnia Assicuratrice contestando le deduzioni attoree, mentre rimaneva contumace il Sa.  .
Istruita la causa con prove documentali, per testi e C.T.U. medico-legale, il G.d.P. di Roma con sentenza 29732 dell’11-30.9.2002 rigettava la domanda condannando l’attrice al. pagamento delle spese processuali.
Impugnava la predetta sentenza la S. avanti al Tribunale di Roma chiedendone la riforma.
Con sentenza n. 12726/05 dell’1.6-04.6.2005, il Tribunale di Roma confermava la sentenza di primo grado.
Propone ricorso per Cassazione S.O. con due motivi.
Resiste l’intimata Meie-Aurora Assicurazioni con controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

Con il primo motivo la ricorrente deduce erronea, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360, n. 5 c.p.c. – Violazione del dovere di giudicare Insta alligata et probata. – Travisamento di un fatto oggetto di prova testimoniale.
Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di legge in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.c. – Violazione artt. 2054 – 2043 c.c..
I motivi possono essere trattati congiuntamente.
Va osservato che nel caso il g.a. ha ritenuto la esclusiva responsabilità della ricorrente (la quale si trovava nella fase finale dell’attraversamento, sull’apposito passaggio pedonale, a breve distanza dallo spartitraffico), sul rilievo che la stessa -al momento dell’investimento – stava attraversando viale (omissis) con la luce semaforica rossa per i pedoni e la luce verde per il veicolo investitore, il quale non era quindi tenuto “ad accordare la precedenza”.
Tuttavia il g.a. non ha accertato il carattere imprevedibile ed anomalo del suo comportamento e la impossibilità da parte del conducente del veicolo investitore, F.R., di prevenire l’evento e non ha accertato se l’attraversamento fosse avvenuto con luce semaforica rossa, senza quindi chiarire se all’inizio il semaforo fosse invece verde, come dichiarato dalla S. e come sembra doversi desumere dalla stessa deposizione del teste M., riportata dalla ricorrente nel ricorso.
Secondo la giurisprudenza della S.C., in caso di investimento di pedone, la responsabilità del conducente prevista dall’art. 2054 c.c. è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione, questa, ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti (Cass., n. 21249/2006).
E ancora, anche nel caso in cui il conducente impegni un incrocio regolato da semaforo con luce verde in suo favore, permane a suo carico un obbligo di diligenza nella condotta di guida che deve tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti all’incrocio (Cass., n. 8744/2000).
Il ricorso è fondato.
La sentenza impugnata va cassata con rinvio anche per le spese del giudizio di Cassazione al Tribunale di Roma in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa e rinvia al Tribunale di Roma in diversa composizione anche per le spese di cassazione

 

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sinistro stradaleCon sentenza n. 29276 del 12 dicembre 2008 la Cassazione ha espresso il seguente principio:

“In tema di responsabilità per la circolazione dei veicoli, deve escludersi che il terzo trasportato legittimato, ai sensi dell’art. 141 del d.lg. n. 209 del 2005, all’esercizio dell’azione per i danni riportati nel sinistro direttamente contro l’assicuratore del veicolo rivesta la qualifica di consumatore e possa invocare l’operatività del cosiddetto foro del consumatore ai sensi dell’art. 33, lett. u, del d.lg. n. 206 del 2005, in quanto estraneo al regolamento negoziale assicurativo e conseguentemente non qualificabile come «beneficiario» della polizza”.

Indico di seguito la lucida ed argomentata motivazione della Suprema Corte:

“Il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 141, nel prevedere che il trasportato possa agire contro l’assicuratore del veicolo sul quale trovavasi trasportato introduce una possibilità di agire contro l’assicuratore che, trovando la sua fonte direttamente nella legge, non sembra in alcun modo riconducibile all’ipotesi di azione esercitata da un consumatore. Da tanto consegue che la regola del foro del consumatore non può ad essa essere estesa per evidente mancanza di eadem ratio di disciplina.

In effetti, tenuto conto che la ratio del foro del consumatore si spiega in termini di tutela di una parte supposta dalla legge “debole” in sede di contrattazione è di tutta evidenza che la sua applicazione postula che esso debba trovare applicazione quando l’azione è esercitata sulla base del contratto e, quindi, da chi ha contrattato o utendo iuribus di costui. La tutela espressa dalla regola relativa al foro è, dunque, giustificata se deve trovare applicazione a costui ed è come tale riferibile solo alla sua posizione: così, se il contratto è stato stipulato da un soggetto, rivestente la posizione di consumatore e taluno agisce surrogandosi nei suoi diritti il foro del consumatore va riferito a colui che aveva contrattato e non certo a chi si surroga.

Ora, l’azione di cui all’art. 141 c.p.c., ha come fattispecie costitutiva una fattispecie complessa, che è data anzitutto dall’avere il trasportato a qualsiasi titolo (art. 122, comma 2, del D.Lgs.) subito un danno per un illecito da circolazione in occasione del trasporto sul veicolo e, quindi, dall’essersi verificato tale illecito. In riferimento a tale illecito è la legge che all’art. 122, comma 2, del D.Lgs. prevede che l’assicurazione obbligatoria debba comprendere anche la copertura di tale danno e tale copertura sussiste quale che sia il titolo di responsabilità nel rapporto fra trasportato e proprietario o conducente del veicolo.

Ciò non toglie, però, che nel momento della stipulazione del contratto assicurativo la posizione di consumatore resti sempre e soltanto quella del soggetto che stipula l’assicurazione e non quella del trasportato. Nè – al contrario rispetto a quanto assume l’istante – il trasportato può assumere la posizione di “consumatore” per il fatto che l’art. 122, comma 2, del D.Lgs. preveda che l’assicurazione copre anche il danno da lui subito. Invero, questa previsione, se ad essa non si accompagnasse quella dell’art. 141, che lo abilita all’azione diretta, introducendo nella fattispecie costitutiva dell’azione esercitabile appunto tale espressa previsione normativa, non lo abiliterebbe ad esercitare la garanzia assicurativa, che potrebbe essere attivata soltanto dall’assicurato, come di norma nel caso di assicurazione per la responsabilità civile. Solo l’assicurato resterebbe, pertanto, il consumatore.

Per tale ragione non può condividersi la suggestione espressa nell’illustrazione del motivo nel senso che il trasportato sarebbe beneficiario del contratto assicurativo. Sul significato di questo essere il trasportato “beneficiario” bisogna, infatti, intendersi. Egli, fin quando la vicenda si apprezza soltanto sul piano del regolamento contrattuale assicurativo, è beneficiario nel senso in cui un terzo può esserlo quando il contratto si stipula “a vantaggio del terzo”, nel senso che, senza che il terzo entri nel contratto, la prestazione dedotta nel contratto debba essere eseguita appunto a suo beneficio. Rispetto al contratto il terzo in questione rimane del tutto estraneo al regolamento e, quindi, non può assumere i panni del consumatore e beneficiare della tutela a costui riconosciuta.

Del tutto diverso è il caso in cui, invece, un contratto assicurativo si stipuli a favore del terzo, cioè di un terzo determinato o determinabile e sia lo stesso contratto a prevedere che questo terzo acquisisca i diritti contrattuali e li possa esercitare. In questo caso, essendo la stessa previsione contrattuale ad attribuirgli il diritto è evidente che la tutela data a chi stipula il contratto come “consumatore” dev’essere riferita anche al terzo, poichè nella logica del contratto egli nella sostanza viene ad assumere quella veste sulla base della contrattazione dello stipulante, onde i commoda della posizione di costui non possono che essere anche a lui riferibili. Ciò, almeno per quanto attiene alle vicende in cui il terzo voglia esercitare i diritti nascenti a suo favore dal contratto. Questione delicata è, invece, quella dell’individuazione del foro del consumatore quando insorga controversia sull’acquisto da parte del terzo del diritto nascente dal contratto o sulla permanenza della stipulazione a suo favore: in questo caso potrebbe ritenersi che la posizione di consumatore resti quella dello stipulante.

Nel caso del trasportato non si è, però, in presenza di un contratto a favore del terzo ed è solo la legge a prevedere che il terzo trasportato possa esercitare l’azione risarcitoria contro l’assicuratore per conseguire l’indennità assicurativa. Il diritto che egli esercita ha come elemento della fattispecie costitutiva il fatto dannoso, il danno subito e l’esistenza del contratto assicurativo relativamente, ma alla deduzione di tale esistenza egli è legittimato dalla legge e non dal contratto.

Per tale ragione egli non può pretendere di rivestire i panni del contraente-consumatore”.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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