Archivi per la categoria ‘diritto penale’

aiazzone truffa bergamoLa notizia rimbalza un po’ ovunque sul web : diversi consumatori Bergamaschi sarebbero stati truffati da Aiazzone (in tutta Italia si calcolano circa 13 mila vittime per truffa da parte del noto mobilificio).

Nel corso dell’ultimo periodo mi è capitato più volte di passare davanti al mobilificio di Pognano (in provincia di Bergamo) e mi chiedevo come mai fosse sempre chiuso “per inventario”.

Ho scoperto soltanto qualche tempo dopo che, in realtà, è stato aperto dalla Procura di Torino un procedimento penale a carico di Aiazzone (diventato famosissimo negli anni Ottanta con lo slogan “provare per credere”).

Diversi clienti avrebbero infatti ordinato mobili anticipando la caparra del 30%. Non solo. Le vittime della truffa avrebbero altresì stipulato un finanziamento trovandosi così ora a pagare una rata mensile nonostante la mancata consegna. La società di finanziamento (tale Fiditalia) si dichiara infatti estranea ai rapporti tra mobilificio e clienti.

Quali rimedi è possibile esperire? E’ necessario continuare a pagare nonostante si sia ormai insinuato il ragionevole dubbio  che i mobili non verranno mai consegnati?

Ora, è bene innanzitutto precisare che sarà difficile recuperare i soldi già versati. Pare infatti che il mobilificio Aiazzone stia navigando  in cattivissime acque (le gravi difficoltà economiche sono peraltro state ammesse dalla stessa società titolare del marchio).

Tuttavia, è quantomeno possibile evitare di continuare a pagare le prossime rate.

Le Associazioni dei Consumatori si stanno attivando nell’elargire consigli alle vittime della Truffa.

A tal fine suggeriscono di “appellarsi” all’art. 125 quinquies intitolato “Inadempimento del fornitore” il quale espressamente dispone quanto segue:

1. Nei contratti di credito collegati, in caso di inadempimento da parte del fornitore dei beni o dei servizi il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore, ha diritto alla risoluzione del contratto di credito, se con riferimento al contratto di fornitura di beni o servizi ricorrono le condizioni di cui all’articolo 1455 del codice civile.

2. La risoluzione del contratto di credito comporta l’obbligo del finanziatore di rimborsare al consumatore le rate gia’ pagate, nonche’ ogni altro onere eventualmente applicato. La risoluzione del contratto di credito non comporta l’obbligo del consumatore di rimborsare al finanziatore l’importo che sia stato gia’ versato al fornitore dei beni o dei servizi. Il finanziatore ha il diritto di ripetere detto importo nei confronti del fornitore stesso.

3. In caso di locazione finanziaria (leasing) il consumatore, dopo aver inutilmente effettuato la costituzione in mora del fornitore dei beni o dei servizi, puo’ chiedere al finanziatore di agire per la risoluzione del contratto. La richiesta al fornitore determina la sospensione del pagamento dei canoni. La risoluzione del contratto di fornitura determina la risoluzione di diritto, senza penalita’ e oneri, del contratto di locazione finanziaria. Si applica il comma 2.

4. I diritti previsti dal presente articolo possono essere fatti valere anche nei confronti del terzo al quale il finanziatore abbia ceduto i diritti derivanti dal contratto di concessione del credito”

Pertanto, sulla base della citata norma, le Associazioni dei Consumatori consigliano di:

1)      inviare (con raccomandata a/r) la diffida di consegna alla Società titolare del marchio Aiazzone (sull’Ordine d’acquisto dovreste trovare tutti i dati);

2)      successivamente comunicare alla Società di finanziamento che la diffida inviata ad Aiazzone non ha avuto esito positivo e chiedere la risoluzione del contratto di finanziamento (sempre a mezzo raccomandata a/r);

3)      in caso di risposta negativa della Società di Finanziamento o in caso di suo silenzio, si può ricorrere all’arbitro bancario finanziario.

Un ultimo suggerimento: ricordate di denunciare il fatto anche alla Procura della Repubblica territorialmente competente.

facebook diffamazioneIl social network più popolare e più utilizzato in assoluto è certamente Facebook.

Ha cambiato il modo di interagire di ciascuno di noi, facilitando i rapporti interpersonali.

A Facebook va certamente riconosciuto il merito di aver consentito agli utenti dello stesso di riallacciare rapporti che sembravano ormai persi, nonché il  merito di aver favorito la nascita di nuove amicizie.

Tuttavia si deve ammettere che l’utilizzo improprio di Facebook ha condotto alla consumazione facile di reati quali la diffamazione e l’ingiuria.

Ed invero i Tribunali di tutta Italia cominciano ad essere chiamati a decidere sulle prime richieste di risarcimento per danni, morali e non patrimoniali, a fronte di diffamazione ed ingiurie avvenute a mezzo Facebook.

Emblematica è certamente la sentenza n. 770 del 2 marzo 2010 resa dal Tribunale di Monza il quale ha affermato che “L’utente di social network (nel caso di specie facebook) che sia destinatario di un messaggio lesivo della propria reputazione, dell’onore e del decoro, ha diritto al risarcimento del danno morale o non patrimoniale da porre a carico dell’autore del messaggio medesimo”.

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Monza un ragazzo aveva commentato in modo inequivocabilmente offensivo la foto della propria ex ragazza pubblicata su Facebook prendendo in giro un difetto fisico di quest’ultima.

Pubblico di seguito parte della sentenza de qua.

“Due giovani si conoscono e socializzano tramite F. e tra loro ha inizio una relazione da entrambi definita sentimentale, con sviluppi non lineari ed irreprensibili, descritti dal convenuto in modo minuzioso, pur se irrilevanti ai fini della presente decisione.

In tale contesto si inserisce l’invio da parte di B. di un messaggio a mezzo F. a A., datato 1.10.2008 e del seguente eloquentissimo tenore: (omissis)

Trattasi, in tutta evidenza, di un messaggio denotante la conoscenza non solo della imperfezione fisica sofferta da A., ma anche e soprattutto di alcune sue presunte preferenze maschili e abitudini sessuali.

Per di più, il messaggio presuppone precedenti conversazioni non gradite al mittente (“T consiglio di smetterla”) e che trovano riscontro nelle difese del convenuto, laddove ha lamentato il preteso comportamento persecutorio di parte attrice e la propria conseguente giustificata reazione.

Difese che, ad onor del vero, si appalesano ictu oculi come contraddittorie nel momento in cui alla contestazione della provenienza del messaggio è poi soggiunta la non riferibilità a A. del suo contenuto.

Immeritevoli di accoglienza appaiono, comunque, le generiche eccezioni svolte dal convenuto in relazione alla effettiva provenienza del messaggio de quo, posto che è ampiamente documentata dall’attrice la partecipazione di B. alla discussione in chat messaggistica sul profilo di un comune “amico F.” (tale G. F.) a commento di una foto che li ritrae assieme, l’inserimento di A. in tale conversazione web e la replica finale suggellata dal messaggio del quale oggi si discute (doc. 2).

Maggiormente dimostrativo della provenienza dal convenuto del messaggio in esame è l’ulteriore scambio di messaggi avvenuto tra le parti in ora tarda (ore 22,37 attrice – ore 1,03 convenuto: doc. 3), dal quale si evince anche la volontà di B. di rivendicare nuovamente il contenuto di quanto in precedenza scritto (“omissis”) e di voler sin da allora individuare una possibile scappatoia nella pretesa non riferibilità all’attrice delle gravi espressioni adottate (“omissis “).

Quest’ultima affermazione del convenuto è, di contro, dimostrativa del carattere pubblico delle offese arrecate: offese certamente riconducibili in modo immediato e diretto a A., non solo per la riferita forzata condivisione con i comuni “amici F.” delle abitudini di vita dell’attrice e dei suoi asseriti comportamenti vessatori (v. pag. 4 comparsa di risposta), ma anche più semplicemente per la evidente circostanza che il messaggio ingiurioso è immediatamente successivo a quello inviato dalla stessa A. a commento della foto pubblicata dal comune “amico” (il quale, poi, a detta

dello stesso convenuto ebbe a “cancellare” il messaggio de quo). La nota impossibilità di registrazione nel social network a nome di un utente già registrato (confermata anche in via documentale dall’attrice: docc. 4-5-6) e l’assenza di formali denunzie del convenuto concernenti eventuali e non dimostrati “furti d’identità” (anzi escludibili, alla luce dell’utilizzazione del medesimo recapito e-mail, in altre occasioni pubblicato: doc. 7) consentono di affermare la provenienza del messaggio da B.

Se a ciò si aggiungono le ulteriori considerazioni già ampiamente svolte in relazione alle note caratteristiche di F., ai suoi altrettanto notori e conosciuti limiti ed alla consapevole accettazione dei conseguenti rischi di una sua non corretta utilizzazione, non possono sussistere ragionevoli dubbi sulla affermazione di civile responsabilità del convenuto quanto agli effetti ed ai pregiudizi arrecati dal messaggio del giorno 1.10.2008 e dalla reale (e (ancor potenziale) sua diffusione.

Dunque, B. dev’essere condannato al risarcimento dei danni arrecati per tale via a A., dovendosi al riguardo escludere le invocate scriminanti o diminuenti di cui all’art. 599 c. II° c.p. ed all’art. 1227 c.c., certamente apparse incongrue anche in ossequio alla stessa prospettazione dei fatti offerta dalla difesa del convenuto.

(…)

Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato il 12.3.2009 da A.

nei confronti di B., così provvede:

1) condanna B. al pagamento, in favore di A., della somma di Euro 15.000,00 oltre agli interessi legali dalla data del fatto al saldo;

2) lo condanna, altresì, al pagamento delle spese processuali in favore di parte attrice, liquidate nella misura di Euro 4.400,58 (di cui Euro 186,58 per esborsi, Euro 1.214,00 per diritti ed Euro 3.000,00 per onorari), oltre spese generali, IVA e CPA come per legge;

3) dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva”.

procura-BergamoPubblico di seguito le disposizioni del Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo che potete leggere integralmente sul sito dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, cliccando qui.

A tutela della Privacy e della segretezza dei procedimenti penali è stato disposto quanto segue:

· chiunque intenda avere informazione in ordine a procedimenti penali pendenti potrà farne richiesta scritta, anche a mezzo di difensore, esclusivamente alla Segreteria Ricezione Atti, la quale fornirà in forma scritta esclusivamente le informazioni previste dall’art. 335 c. 3 e 3 bis c.p.p. (numero del procedimento, qualificazione giuridica del fatto, Sostituto assegnatario in relazione a procedimenti in cui il richiedenteabbia la qualità di persona offesa o di indagato); la Polizia Giudiziaria che ha presentato o trasmesso la comunicazione di notizia di reato potrà ottenere, facendo richiesta anche solo verbale allaSegreteria Ricezione Atti, l’indicazione del numero del procedimento originato dalla comunicazione presentata e del Sostituto assegnatario dellostesso;

· qualunque altra richiesta di informazioni in ordine a procedimenti penali pendenti proveniente da Pubblica Amministrazione dovrà essere trasmessa al Procuratore per l’eventuale risposta;

· dopo la chiusura delle indagini preliminari (dopo cioè che è stata trasmessa al GIP la richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, la richiesta di giudizio immediato, la richiesta di applicazione concordata della pena, la richiesta di decreto penale ovvero è stato emesso dal PM il decreto di citazione diretta a giudizio) la persona offesa, il denunciante, l’ufficio di polizia giudiziaria che ha trasmesso la comunicazione di notizia di reato, l’indagato e l’imputato, direttamente o per mezzo di difensore delegato, potranno ottenere tutte le informazioni inerenti il procedimento risultanti dal registro informatico, facendo richiesta anche solo verbale alla Segreteria Ricezione Atti ovvero, nel caso in cui il richiedente ne sia a conoscenza, anche alla Segreteria del Sostituto assegnatario;

· gli altri uffici di Segreteria non sono autorizzati a fornire alcuna informazione in ordine ai procedimenti menzionati ai punti precedenti;

· le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati di competenza del Giudice di Pace, potranno essere richieste esclusivamente alla Segreteria Ricezione Atti o alla Segreteria del Dibattimento Giudice di Pace dopo la trasmissione del fascicolo a questo ufficio;

. le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati attribuiti al Tribunale in composizione monocratica, potranno essere richieste esclusivamente alla Segreteria del Sostituto assegnatario o alla Segreteria del Dibattimento Tribunale dopo la trasmissione del fascicolo a questo ufficio;

· le copie degli atti dei procedimenti, relativi a reati di competenza della Corte d’Assise o attribuiti al Tribunale in composizione collegiale, potranno essere richieste sempre esclusivamente alla Segreteria del Sostituto assegnatario.

Mantenimento-figli-assegnoIn caso di mancata corresponsione dei contributi al mantenimento sono astrattamente configurabili due diverse ipotesi di reato:

1)      art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

oppure

2)      art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

Quanto al reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p.

La giurisprudenza di merito e di legittimità è unanime nel ritenere che il reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2 c.p. consiste nel far mancare ai soggetti in esso indicati (discendenti in età minore, coniuge, ecc.)  i “mezzi di sussistenza”, che vanno individuati in ciò che è strettamente indispensabile alla vita (vitto, alloggio, vestiario, cure mediche).

Pertanto, per questa ragione, il giudice per valutare la ricorrenza del reato previsto dall’art. 570, comma 2 c.p. non dovrà accertare nel caso concreto se sia stato versato o meno l’assegno stabilito per il mantenimento dei figli dal giudice civile, ma dovrà accertare se dalla condotta omissiva dell’obbligato siano venuti a mancare ai beneficiari i “mezzi di sussistenza” (v. giurisprudenza allegata).

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1032,00.

Procedibilità: trattasi di reato punibile a querela della persona offesa; è procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

Quanto al reato di cui all’art. 12 sexies della Legge n. 898/1970

L’art. 12 sexies della Legge 898/1970 così testualmente recita: “al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’art. 570 c.p.” .

Per la sussistenza dell’ipotesi di reato in esame, che è ben diversa da quella astrattamente configurata nell’art. 570 comma 2 c.p., il giudice penale non dovrà più indagare se la mancata corresponsione dell’assegno coincida con la mancata corresponsione di mezzi di sussistenza ai figli minori. Ed invero, lo stesso richiamo contenuto nell’art. 12 sexies della L. 898/1970 all’art. 570 c.p. opera solo ed esclusivamente quoad poenam.

Tale reato “…è integrato per il sol fatto del mancato versamento dell’assegno stabilito nella sentenza divorzile …” (Cass. Pen., sez. IV, 19.5.2005, n. 32540).

In pratica tale reato presuppone l’obbligo civilistico sancito nella sentenza di divorzio e prescinde dallo stato di bisogno del soggetto passivo.

Sanzione prevista: pena della reclusione sino ad un anno + multa da euro 103,00  a euro 1.032,00.

Procedibilità: con sentenza n. 21673 del 2.3.2004 la Cassazione – mutando il precedente orientamento – si è espressa nel senso che “in tema di reati contro la famiglia, l’art. 12 sexies Legge 1 dicembre 1970, n. 898, nello stabilire che, in caso di scioglimento del matrimonio, al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno divorziale si applicano le pene previste dall’art. 570 cod. pen., opera un rinvio all’intero regime sanzionatorio fissato in detta disposizione, ivi comprese le regole in tema di procedibilità previste dal suo terzo comma. Ne consegue che anche la violazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno compiuta dal coniuge divorziato è punibile a querela della persona offesa, fatti salvi in casi in cui la perseguibilità d’ufficio è prevista dallo stesso art. 570 cod. pen.”.

Pertanto, sulla base di questo orientamento giurisprudenziale, si può ritenere che anche tale reato sia punibile a querela della persona offesa; è però procedibile d’ufficio quando il reato è commesso in danno di minori.

formulario penale denuncia querelaData l’innumerevole sussistenza di fattispecie criminose, predisporre un modello univoco di querela è pressoché impossibile.

Tuttavia sussistono degli elementi che in ciascuna denuncia/ querela non possono assolutamente essere omessi.

Di seguito pubblico pertanto uno schema di denuncia/ querela che dovrà però essere modificato ed integrato a seconda del reato che si intende denunciare alla Pubblica Autorità.

Ricordo che gli atti proposti  non costituiscono in alcun modo  degli schemi vincolanti. Il formulario è di uso personale e non professionale. Non si assumono responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.

 

Il signor_________, nato a__________il__________, espone quanto segue.

Il giorno_____________ (esposizione dei fatti oggetto di denuncia)

Sono venuto a conoscenza dei sopra fatti sopraesposti  per________(avervi assistito, per essere stato oggetto di confidenza da parte di____).

Tanto premesso, il sottoscritto sporge formale denuncia/querela nei confronti del Sig____________, per aver ______________reato previsto e punito dall’art___________ed ogni altro reato che la S.V. Ill.ma dovesse eventualmente ravvisare.

Il sottoscritto chiede altresì ex art. 253 c.p.p. che la S.V. Ill.ma disponga il sequestro delle seguenti cose utili ad una precisa ricostruzione dei fatti di cui sopra:____________ e chiede altresì che il G.I.P. disponga il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. dei seguenti beni_____________, onde impedire la prosecuzione delle conseguenze negative e dei danni del reato sopra denunciato.

Il sottoscritto chiede inoltre di essere informati ex art. 406, III° comma c.p.p., di ogni eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede infine di essere avvisato, ex art. 408 II° comma c.p.p.. di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Mi oppongo sin d’ora, qualora si intendesse procedere per un reato perseguibile a querela, ad un’eventuale richiesta di emissione di decreto penale di condanna.

Mi riservo di costituirmi parte civile nell’instaurando procedimento penale.

Luogo e data.

Firma

La denuncia/ querela andrà quindi depositata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente.

 

maltrattamenti famiglia minoriSono soggetti passivi del delitto di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 del codice penale anche i figli minori  nel caso in cui le vessazioni continue (ingiurie, percosse, minacce lievi,atti di umiliazione generici) siano rivolte principalmente alla loro madre.

La Corte di Cassazione ha infatti di recente statuito che “Lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, i quali ne siano tutti consapevoli, a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi” (Cass. Pen. Cassazione penale , sez. V, sentenza 22.11.2010 n° 41142)

esame avvocato parere penale stalkingQuesta è una delle tracce del parere penale  d’esame d’avvocato:

Tizio, in passato fidanzato di Caia, non accettando la fine della relazione sentimentale decisa dalla donna, e desideroso di continuare ad incontrarla,iniziava a seguirne sistematicamente gli spostamenti quando Caia usciva per andare al lavoro ovvero per attendere alle ordinarie attività quotidiane.
Lungo la strada la molestava cercando di fermarla e di parlarle, dicendole che non intendeva allontanarsi da lei iniziava altresì a farle continue telefonate, anche notturne, ed ad inviarle sms telefonici contenenti generiche minacce di danno alle cose, finalizzate ad ottenere una ripresa della frequentazione tra i due.
Le condotte moleste e persecutorie avevano inizio nel novembre 2008.
Caia, esasperata per la situazione, dapprima cambiava alcune delle proprie abitudini di vita per sottrarsi agli incontri con Tizio; poi alla metà del mese di marzo 2009 decideva di sporgere querela contro Tizio.
Tizio decideva quindi di recarsi da un avvocato per conoscere le possibili conseguenze della propria condotta.
Il candidato assunte le vesti del legale di tizio, rediga motivato parere illustrando le fattispecie configurabili nel caso di specie con particolare riguardo alla tematica della successione delle leggi penali nel tempo e agli istituti del reato abituale e continuato.

E’ evidente che la traccia richiedeva una trattazione della fattispecie penale dello “stalking”.

Spero che  il mio blog possa essere stato di aiuto a qualche praticante avvocato, dato che avevo parlato di “stalking” qui.

bacio non desiderato violenza sessualeDopo aver letto questa notizia sull’Eco di Bergamo on line di oggi, colgo l’occasione per esaminare la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione in ordine al reato di violenza sessuale previsto e punito dall’art. 609 bis cod. pen..

Tale norma, lo ricordiamo, è stata introdotta, nella legislazione penale dalla Legge n. 66/1996 ed ha eliminato la distinzione prima esistente tra la violenza carnale (la quale richiedeva la presenza di una qualsiasi forma di compenetrazione carnale) e gli atti di libidine violenti (nei quali andavano compresi tutti gli altri atti, che fossero espressione di concupiscenza). Quest’unificazione è stata voluta allo scopo d’evitare che la persona offesa venga sottoposta ad accertamenti umilianti.

La condotta vietata dall’art. 609 bis cod. pen. pertanto ricomprende, se connotata da costrizione, sostituzione ingannevole di persona o abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica qualsiasi atto che, anche se non esplicitato attraverso il contatto fisico diretto con il soggetto passivo, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà dell’individuo attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente (Cass. pen. N. 207298/1996).

La giurisprudenza della Corte di Legittimità si è poi spinta anche oltre affermando che “nella nozione di atti sessuali di cui all’articolo 609bis Cp, si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale, bensì tutti quelli che riguardano le zone erogene su persona non consenziente” (si veda ex multis, Cassazione, Sezione terza, 11 gennaio 2006, Beraldo; cfr. Sezione terza, 1 dicembre 2000, Gerardi).

Non solo. E’ stato esplicitamente affermato che tra gli atti suscettibili di integrare il delitto in oggetto, va ricompreso anche il mero sfioramento con le labbra sul viso altrui per dare un bacio, allorché l’atto, per la sua rapidità ed insidiosità, sia tale da sovrastare e superare la contraria volontà del soggetto passivo” (Cass. Pen. 26 marzo 2007, n. 12425).

telefonate private con telefono aziendaleCon sentenza n. 41709/2010 la Corte di Cassazione Penale ha di recente affermato che non sono configurabili gli elementi costitutivi del peculato d’uso nella condotta del pubblico dipendente che sporadicamente utilizzi il telefono d’ufficio per comunicazioni private.

Nella pronuncia di cui si tratta, la Cassazione ha infatti affermato che il reato di peculato d’uso non sia perseguibile allorquando i costi siano contenuti.

Nella fattispecie de qua, il dipendente pubblico aveva utilizzato l’apparecchio telefonico aziendale per scopi privati con un costo complessivo di 75 euro distribuito in 2 anni.

La Corte di Cassazione ha quindi ritenuto il “non luogo a procedere” in quanto “i danni di scarsa entità al patrimonio della pubblica amministrazione finiscono per essere irrilevanti”, e non possono che produrre “condotte inoffensive del bene giuridico tutelato”.

I dipendenti pubblici possono quindi stare tranquilli: possono telefonare con l’apparecchio dell’ufficio a condizione, però, che le chiamate siano poche e brevi.

Non solo. Devono altresì ritenersi penalmente irrilevanti le connessioni ad internet sul posto di lavoro, allorquando l’Azienda presso cui si lavora abbia stipulato un abbonamento a costo fisso per la navigazione sul web.

Si tratta di una Sentenza che non trova tutti d’accordo e che certamente farà discutere.

avviso di conclusione indagini preliminariLa Legge n. 479/1999 (c.d. Legge Carotti) ha introdotto l’art. 415 bis cod. proc. pen. (tuttora vigente).

Tale norma prevede che in capo al Pubblico Ministero, una volta concluse le indagini preliminari e prima dell’esercizio dell’azione penale, sussista l’obbligo di notificare all’indagato ed al suo difensore un avviso (c.d. avviso di conclusione delle indagini preliminari) che contenga l’enunciazione del fatto per cui si procede, della data e del luogo del reato commesso, nonché l’informazione del deposito degli atti d’indagine presso la segreteria del Pubblico Ministero.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari deve altresì contenere anche l’avvertimento all’indagato che entro 20 giorni potrà avvalersi delle seguenti facoltà:

–          estrarre copia degli atti;

–          chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio;

–          presentare memorie e documentazione;

–          chiedere al Pubblico Ministero lo svolgimento di ulteriori indagini (da compiersi entro trenta giorni).

Lo scopo dell’art. 415 bis cod.proc.pen. è quello di garantire all’indagato, prima che il Pubblico Ministero eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio, un’adeguata possibilità di far valere il suo diritto di difesa ed alla prova.

L’obbligo di notifica in capo al Pubblico Ministero sussiste solo quando quest’ultimo richieda la celebrazione dell’udienza preliminare. L’obbligo dell’avviso, inoltre, è esplicitamente previsto prima della citazione diretta a giudizio (v. art. 552, comma 2 cod.proc.pen.).

Ad ogni buon conto, quando l’indagato riceve l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è opportuno che si rivolga subito all’avvocato nominato d’ufficio o ad un avvocato di fiducia affinché si possa quindi esaminare tempestivamente il contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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