Archive for the ‘contratti’ Category

sfratto avvocato d'arcangeloLa crisi economica dell’ultimo periodo ha certamente accentuato il “problema sfratti”.

In due anni le richieste di sfratto presso il Tribunale di Bergamo sono aumentate del 60%.

La notizia è stata riportata pochi giorni fa sull’Eco di Bergamo on line.

Ecco  come si procede in caso di  mancato pagamento dei canoni di locazione:

1) il Legale predispone innanzitutto una lettera di messa in mora in cui sollecita il pagamento di quanto dovuto.

2) in caso di mancato riscontro alla diffida, il Legale predispone un’intimazione di sfratto e contestuale citazione per la convalida presso il tribunale competente.

In buona sostanza, l’avvocato predispone un atto con il quale si cita l’inquilino moroso a comparire davanti al Giudice e in cui viene fissata la data dell’udienza (da uno a due o tre mesi a seconda dei tribunali).

Lo scopo della procedura di sfratto è quello di ottenere in maniera rapida il titolo esecutivo.

Caratteristica peculiare di tale procedimento è quindi la sommarietà che si realizza con la mancata opposizione o comparizione dell’intimato alla prima udienza, comportamento che concretizza acquiescenza che è presupposto per la pronuncia del provvedimento definitivo da parte del giudice.

L’eventuale comparizione od opposizione dell’intimato all’udienza comporta invece la trasformazione del procedimento speciale in procedimento ordinario di cognizione che si svolge con il rito locatizio.

3) Qualora l’inquilino non liberi la casa neppure successivamente al provvedimento del Giudice, il Legale notificherà un atto di precetto cui gli si intima di rilasciare l’unità immobiliare entro 10 gg. dalla notifica e che in difetto si procederà con l’esecuzione forzata.

4) Qualora, decorsi dieci giorni dalla notifica dell’atto di precetto, l’inquilino insista nell’occupare l’immobile si procede con la “monitoria di sgombero”.  Si tratta dell’ennesimo atto da notificare all’inquilino in cui l’Ufficiale Giudiziario del Tribunale comunica all’inquilino moroso che in una determinata data, ad una determinata ora si recherà presso l’immobile che occupa per sgomberarlo eventualmente con l’assistenza della forza pubblica.

5) In caso di mancata ottemperanza dell’inquilino moroso, si potrà finalmente procedere all’esecuzione materiale dello sfratto che si concluderà con la redazione del verbale di rilascio immobile da parte dell’Ufficiale Giudiziario.

e-mail decreto ingiuntivoAi sensi dell’art. 634 del codice di procedura civile le promesse unilaterali per scrittura privata, rientrano tra le prove scritte idonee a documentare un credito in sede di procedimento per decreto ingiuntivo.

L’e-mail  contenente una promessa di pagamento soddisfa il requisito legale della forma scritta richiesto dall’art. 634 c.p.c.?

A questo proposito, occorre innanzitutto richiamare il T.U. (D.P.R.) n. 445/2000 il cui art. 1, primo comma lett. B), sancisce che il documento informatico è “ la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”. L’e-mail può quindi certamente essere ritenuta un documento informatico.

L’art. 8 del citato Testo Unico stabilisce poi la piena validità di tale documento, disponendo che “il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, se conformi alle disposizioni del presente testo unico”.

L’art. 10, comma 2 del Testo Unico sancisce infine che  “il documento informatico sottoscritto con firma elettronica, soddisfa il requisito legale della forma scritta”.

Per firma elettronica deve intendersi “l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di autenticazione informatica”.

Dato che il mittente della e-mail per poter creare ed inviare detta e-mail deve eseguire una procedura di validazione, inserendo il proprio username e la password, diversi Giudici hanno ritenuto che tale documento informatico soddisfasse il requisito legale della forma scritta e ben potesse essere posto a fondamento dell’emissione di un decreto ingiuntivo.

Cito, ad esempio, Tribunale di Cuneo, decreto ingiuntivo n. 848 del 15 dicembre 2003; Tribunale di Mondovì, decreto ingiuntivo n. 375 del 07 giugno 2004; Giudice di Pace di Pesaro in data  novembre 2004.

contratto consulenza legale convenzionata avvocato d'arcangeloNel corso dell’ultimo periodo, diversi clienti si sono rivolti al mio studio chiedendomi delucidazioni in ordine alla consulenza legale  convenzionata  di cui ho già parlato qui .

Ritengo pertanto opportuno pubblicare di seguito alcune delle domande più frequenti che mi sono state rivolte con le relative risposte. Ricordo, in ogni caso, che potete contattarmi alla seguente mail studiolegaledarcangelo@gmail.com per avere maggiori informazioni.

 

Perché affidarsi ad un legale con un contratto di consulenza legale convenzionata?

Con la sottoscrizione di un contratto di consulenza legale convenzionata lo Studio Legale D’Arcangelo diventa, per la vostra impresa, una costante e quotidiana guida sulla gestione di problematiche legale. Questi, in sintesi, gli scopi che si  vogliono raggiungere con la stipulazione di un contratto di consulenza legale convenzionata:

1)      evitare che si creino passività o costi per l’impresa;

2)       trovare soluzioni a problemi esistenti;

3)       evitare che si creino problemi futuri.

In buona sostanza, la stipulazione di un contratto di consulenza legale convenzionata con lo studio legale D’Arcangelo, vi consentirà di avere un “ufficio legale” sempre a vostra disposizione, a costi preventivati e contenuti. Si tratta di un vantaggio facilmente comprensibile, soprattutto alla luce della crisi economica che si sta attraversando.

In che cosa consiste concretamente  la consulenza legale convenzionata per un’impresa?

La consulenza legale convenzionata è un contratto ( pluriennale, annuale, semestrale o trimestrale) tra l’impresa-cliente e lo Studio Legale D’Arcangelo. In virtù di detto contratto l’impresa può contattare, in qualsiasi momento, lo Studio Legale per ottenere delucidazioni, pareri, consigli e consulenze.

E’ possibile avere un contratto di consulenza legale convenzionata con lo Studio Legale D’Arcangelo anche se la mia azienda ha sede in una città lontana da Bergamo?

Certo che è possibile. Oggi le tecnologie informatiche (prima tra tutte la casella di posta elettronica), consentono al cliente di contattarci gratuitamente e di avere una risposta veloce anche se lo Studio Legale D’Arcangelo si trova a centinaia di chilometri di distanza.

Non solo. Lo Studio Legale D’Arcangelo ha altresì corrispondenti seri e professionali in molte città di Italia.

Quanto costa all’azienda la sottoscrizione di un contratto di consulenza convenzionata?

La consulenza minima può variare tra un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 5.000  euro all’anno per tipologie di imprese individuali. Per le imprese in forma societaria  medio-grandi vanno accordate tra il cliente e lo Studio Legale D’Arcangelo.

infiltrazioni d'acqua terrazza lastrico solare danni condominiCon sentenza n. 9084 del 15.4.2010 la Corte di Legittimità ha ribadito quanto già più volte affermato: poiché il lastrico solare dell’edificio (soggetto al regime del condominio) svolge la funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini, tutti i condomini, sono tenuti all’obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare del diritto di uso esclusivo.

Pertanto, in caso di danni cagionati all’appartamento sottostante per infiltrazioni d’acqua provenienti dal lastrico (deteriorato per difetto di manutenzione), rispondono tutti i condomini secondo le ripartizioni stabilite dall’art. 1226 cod.civ.

La Suprema Corte ha tuttavia precisato che la disposizione dell’art. 1126 c.c., il quale regola la ripartizione fra i condomini delle spese di riparazione del lastrico solare di uso esclusivo di uno di essi, si riferisce alle riparazioni dovute a vetustà e non a quelle riconducibili a difetti originari di progettazione o di esecuzione dell’opera, indebitamente tollerati dal singolo proprietario. In tale ultima ipotesi, ove trattasi di difetti suscettibili di recare danno a terzi, la responsabilità relativa, sia in ordine alla mancata eliminazione delle cause del danno che al risarcimento, fa carico in via esclusiva al proprietario del lastrico solare, ex art. 2051 c.c., e non anche – sia pure in via concorrenziale – al condominio.

danno morale da vacanza rovinataSi avvicinano le feste natalizie.

Molti, come di consueto, si stanno accingendo a prenotare le proprie vacanze presso i  vari Tour Operator.

Alcuni, purtroppo, al loro arrivo presso la località turistica troveranno spiacevoli sorprese e torneranno a casa insoddisfatti se non addirittura stressati.

E’ bene ricordare che il consumatore-acquirente del pacchetto turistico trova ampia tutela nel Codice del Consumo – Dlgs n. 206/2005 –.

In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’art. 93 del Codice del Consumo prevede in particolare l’obbligo del risarcimento del danno a carico dell’organizzatore e del venditore, secondo le rispettive responsabilità a meno che non provino che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.

Ma quali sono i danni risarcibili in caso di inadempimento delle pattuizioni contrattuali da parte dell’organizzatore o del venditore?

In caso di cattiva organizzazione del viaggio è certamente risarcibile il danno patrimoniale sofferto dal viaggiatore, oltre al rimborso della differenza tra le prestazione pattuite e quelle effettivamente godute dal consumatore.

Non solo. E’ altresì risarcibile il danno biologico che abbia inciso sull’integrità psicofisica del viaggiatore.

Si pone, invece, il problema delle sofferenze di carattere puramente morale subite dal viaggiatore in conseguenza dei disagi e delle difficoltà affrontate nel corso della vacanze.

Al riguardo, è emersa dapprima in dottrina ed in seguito anche da parte della giurisprudenza, una riflessione riguardante il c.d. danno da vacanza rovinata.

Sul punto si è altresì pronunciata la Corte di Giustizia Ce (sentenza 12 marzo 2002 Causa C: 168/2000) con una decisione destinata a sciogliere ogni dubbio. I giudici europei, intervenendo sulla normativa comunitaria relativa ai “viaggi tutto compreso” , hanno dato un’interpretazione favorevole al consumatore ritenendo che la direttiva 90/314/Cee, “riconosce implicitamente l’esistenza di un diritto al risarcimento dei danni diversi da quelli corporali, tra cui il danno morale”.

La giurisprudenza italiana non ha potuto fare a meno di tenere in considerazione le posizione adottate dai giudici europei. Invero la maggior parte dei giudici italiani ha confermato l’atteggiamento favorevole al riconoscimento del danno in questione come danno di natura non patrimoniale (cito, ad esempio: Tribunale di Roma 9.2.2004, n. 4217; Giudice di Pace di Massa 17.11.2003, n. 406; Tribunale di Roma 19.5.2003, n. 18613; Giudice di Pace di Monza 19.10.2002).

Può pertanto ritenersi che il viaggiatore, oltre al risarcimento del danno patrimoniale, abbia altresì diritto al risarcimento del c.d. danno da vacanza rovinata, determinato dal disagio o stress sopportato a causa dell’inesatta esecuzione della prestazione promessa, ove sia stato leso irrimediabilmente o compromesso il suo interesse al godimento di un periodo di vacanza, organizzato come occasione di svago e/o riposo, conforme alle sue aspettative.

appalto e vizi dell'opera

L’appaltatore ai sensi dell’art. 1667 cod. civ. è tenuto alla garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera. La garanzia viene esclusa se il committente ha accettato l’opera ed i vizi  erano da lui conosciuti o riconoscibili, purché non taciuti in mala fede dall’appaltatore.

Qualora, invece, il committente non abbia accettato l’opera, l’appaltatore risponde ai sensi dell’art. 1667 cod. civ. ed il committente non è tenuto ad altro ulteriore adempimento.

Nel caso in cui il committente venga a conoscenza di vizi occulti dopo l’accettazione dell’opera, l’art. 1667 cod. civ. sancisce che questi ha sessanta giorni di tempo per denunciare la presenza del vizio o delle difformità, a pena di decadenza.

Il committente, ai sensi dell’art. 1668 cod. civ., potrà chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure in via alternativa che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il diritto di ottenere il risarcimento del danno in caso di colpa dell’appaltatore. Qualora le difformità o i vizi dell’opera siano tali da rendere quest’ultima del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente potrà richiedere la risoluzione del contratto.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

divieto bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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