Archive for the ‘circolazione stradale’ Category

buca stradaleQuesta è una delle notizie in prima pagina dell’Eco di Bergamo on line: le strade della Bergamasca sono invase dalle buche (probabilmente anche a causa delle abbondanti piogge dell’ultimo periodo).

Si tratta, è evidente, di una possibile situazione di pericolo per i cittadini, soprattutto per i cittadini che viaggiano in bicicletta o in moto.

Come ho già detto qui, nel caso in cui gli utenti della strada subiscano danni dovuti alla presenza di buche sul manto stradale, deve certamente ritenersi responsabile l’Ente Pubblico titolare della strada stessa.

In presenza di insidie stradali, infatti, gli Enti Pubblici si devono apprestare a segnalare e rimuovere il pericolo che può essere costituito da buche, tombini sporgenti, lavori in corso e quant’altro.

Del resto, come più volte chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione e dalla giurisprudenza di merito, nei confronti degli Ente Pubblico proprietario della strada trova applicazione la presunzione di responsabilità per danni cagionati da cose in custodia, a meno che risulti oggettivamente impossibile l’esercizio di un adeguato controllo da parte dell’ente proprietario.

Pertanto  il danneggiato deve dimostrare soltanto l’esistenza del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno arrecato, mentre spetta all’Ente l’onere di provare il caso fortuito, ossia l’esistenza di fatti straordinari ed imprevedibili in grado di interrompere il nesso causale che lega l’evento lesivo alla cosa.

Si tratta di una responsabilità che si ricollega evidentemente all’obbligo di provvedere alla manutenzione delle strade pubbliche, per evitare pericoli e salvaguardare la sicurezza degli utenti.

multa nulla ricorsoL’art. 3 della Legge n. 890/1982 recita “l’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento. Presenta all’ufficio postale la copia dell’atto da notificare in busta chiusa, apponendo su quest’ultima le indicazioni del nome, cognome, residenza o dimora o domicilio del destinatario, con l’aggiunta di ogni particolarità idonea ad agevolarne la ricerca; vi appone, altresì, il numero del registro cronologico, la propria sottoscrizione ed il sigillo dell’ufficio…”.

I successivi artt. 7 e 8 della stessa legge, disciplinano poi la parte relativa al recapito della notifica.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 20440/2006, ha quindi statuito che sono da considerare “giuridicamente inesistenti le notifiche delle multe fatte da società private di recapito – alle quali il Comune ha affidato il servizio di consegna di atti giudiziari. In tal guisa, le notifiche eseguite dai soggetti anzidetti sono equiparate all’omessa notificazione, pertanto, l’effetto giuridico è “l’estinzione dell’obbligazione di pagare la somma dovuta per violazione al Codice della Strada”

nuovo codice della strada ricorso al giudice di paceCon Legge n. 120 del 29 luglio 2010, il Legislatore ha introdotto diverse modifiche al Codice della Strada.

La legge de qua ha, tra l’altro, profondamente mutato il regime del ricorso al Giudice di pace avverso i verbali di accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada.

In sintesi, possiamo quindi osservare quanto segue:

  • permane il fatto che il ricorso avanti al Giudice di Pace può essere presentato in via alternativa al ricorso avanti al Prefetto. Quindi l’eventuale presentazione del ricorso al Prefetto, rende improcedibile il ricorso avanti al Giudice di Pace (si veda l’art. 202 bis del Codice della Strada);
  • se si presenta istanza di rateizzazione della sanzione pecuniaria, non si può presentare opposizione né avanti al Prefetto, né innanzi al Giudice di Pace (art. 202 bis);
  • il decreto di fissazione dell’udienza avanti al Giudice di Pace è comunicato alle parti anche a mezzo fax od indirizzo di posta elettronica;
  • tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non maggiori di trenta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all’estero (art. 204 bis). Ora, interpreti ben più autorevoli della sottoscritta, ritengono che il Legislatore abbia utilizzato impropriamente i termini nella stesura della norma e che l’intenzione legislativa fosse quella di disporre che fra il deposito del ricorso e la data dell’udienza non dovessero intercorrere più di trenta giorni liberi. Tale interpretazione troverebbe un’indiretta conferma nella norma stessa, ove viene disposto che “se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l’udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso”. Qui il legislatore non parla più di notificazione, ma di fissazione di udienza;
  • al Giudice di Pace non è più consentito sospendere inaudita altera parte (cioè in assenza di contradditorio tra le parti) il provvedimento impugnato. Il Legislatore ha infatti imposto che venga fissata un’udienza per la discussione dell’istanza preliminare;
  • quanto alla legittimazione passiva: compete al Prefetto ed ai suoi funzionari contraddire nelle opposizioni a violazioni accertati da organi dello Stato, Ferrovie dello Stato, Ferrovie in concessione Anas; compete invece a Regioni, Province e Comuni la legittimazione passiva per gli accertamenti eseguiti dai rispettivi uffici;
  • in caso di sentenza di rigetto, il Giudice di Pace deve determinare l’importo della sanzione e condannare il ricorrente soccombente al pagamento di quanto dovuto con sentenza immediatamente esecutiva;
  • la sentenza del Giudice di Pace deve essere comunicata a cura della Cancelleria entro trenta giorni dal deposito del provvedimento decisorio all’Ufficio o al Comando a cui appartiene l’organo accertatore

parcheggi a pagamento e multeNuovi parcheggi a pagamento sono stati introdotti a Bergamo e diventa sempre più difficile recarsi in città senza spendere “un capitale”.

La notizia, riportata su L’Eco di Bergamo on line, mi ha fatto tornare in mente una sentenza della Corte di Cassazione emessa a Sezione Unite quasi quattro anni fa.

Mi riferisco alla sentenza n. 116 del 9 gennaio 2007, con la quale le Sezioni Unite della Suprema Corte affermarono che è da considerasi  nullo il verbale di accertamento e contestazione per sosta vietata in un’area di parcheggio a pagamento se nella zona non è presente anche un’area di parcheggio libera.

Nell’occasione la Corte di Cassazione aveva confermato la decisione del Giudice di Pace di Cagliari che, sulla base del suddetto principio, aveva dichiarato la nullità ed inefficacia di alcuni verbali di accertamento e contestazione per sosta vietata e aveva condannato il Comune di Quartu Sant’Elena al rimborso delle spese processuali.

Al riguardo la Suprema Corte aveva infatti richiamato l’art. 7, comma 8 del codice della strada, il quale stabilisce che “qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f) , su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia, o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”.

Va da sè che gli amministratori comunali hanno pertanto sempre l’obbligo di istituire zone di sosta gratuita e libera in prossimità di posteggi in cui è vietata la sosta o in cui è previsto il parcheggio solo a pagamento.

buche stradali e danni dell'utente: responsabilità del comuneLa Cassazione ha nuovamento pronunciato in materia di c.d. danno da insidia stradale.

La Suprema Corte ha confermato l’orientamento più recente, affermando che il Comune è responsabile ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., per i danni subiti dall’utente di una strada appartenente al Comune stesso stesso (si veda, al riguardo, Cass. civ. 21328/2010).

La responsabilità ex art. 2051 (c.d. responsabilità da cose in custodia) ha carattere oggettivo. Questo significa che, affinché possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecato, senza che rilevi la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza.

Di conseguenza, la responsabilità dell’Ente Pubblico proprietario della strada deve ritenersi esclusa solo nel caso in cui il danno ivi verificatosi sia ascrivibile a caso fortuito.

L’onere probatorio favorisce certamente il danneggiato, il quale dovrà soltanto fornire la prova del nesso causale tra la cosa e l’effetto lesivo.

Incomberà invece sull’Ente Pubblico provare l’esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva idoneo ad interrompere il nesso causale.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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Intervista all'avv. D'Arcangelo
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