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avvocato paternitàLo ha deciso la Corte Costituzionale con sentenza n. 285 del 28 luglio 2010.

La Corte d’appello di Firenze, nel corso di un procedimento civile promosso dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, con ordinanza emessa il 15 maggio 2009 aveva sollevato, in riferimento agli artt. 3, 29 e 31 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 70 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della L. 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non prevede il diritto del padre libero professionista di percepire, in alternativa alla madre biologica, l’indennità di maternità.

In particolare, ad avviso della Corte d’appello di Firenze la mancata possibilità per il padre libero professionista di usufruire dell’indennità di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001, in alternativa alla madre, porrebbe in essere una disparità di trattamento fra i genitori, con conseguente limitazione della tutela del preminente interesse del minore. La norma impugnata, infatti, nell’impedire ai coniugi di valutare chi, assentandosi dal lavoro, meglio soddisfi le esigenze di tutela della prole, sia pure sotto un profilo economico, produrrebbe l’effetto di comprimere quei diritti che gli artt. 29 e 31 della Costituzione riconoscono alla famiglia anche al fine di agevolarne la formazione.

La  Corte d’Appello di Firenze osservava, poi, che la disciplina impugnata violerebbe, altresì, il principio di uguaglianza, in quanto la indicata indennità è riconosciuta al padre, in ragione del suo diritto di partecipare alla vita familiare in egual misura rispetto alla madre, sia nel caso di adozione o affidamento (sentenza n. 385 del 2005), sia in quello in cui egli svolga un’attività di lavoro dipendente (art. 28 d.lgs. n. 151 del 2001).

La Corte Costituzionale, con la succitata sentenza, ha però dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 70 del Dlgs n. 151/2001.

La Consulta ha infatti affermato che il fine perseguito dal legislatore mediante l’istituto dell’astensione obbligatoria è quello di tutelare la salute della donna nel periodo immediatamente precedente e successivo al parto, tenendo conto anche delle esigenze relazionali e affettive del figlio in tale periodo”.

Al padre, quindi, è riconosciuto il diritto all’indennità di maternità solo nei casi in cui “la tutela della madre non sia possibile a seguito di morte o di grave impedimento della stessa e ciò in quanto in simili ipotesi l’interesse che l’istituto dell’astensione obbligatoria può tutelare sono quelli del minore ed è quindi rispetto a questi che esso deve rivolgersi in via esclusiva”

Avv. Patrizia D’Arcangelo

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