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mantenimento figli spese straordinarieMi sono occupata di questo argomento diverse volte (cliccate ad esempio qui ).

Comprendere quali siano le spese straordinarie  non è impresa facile e, soprattutto, non è semplice fornire una risposta inequivocabile ed inconfutabile.  Sono dell’avviso che ogni caso sia a sé. Le spese che possono essere infatti ritenute “straordinarie” per alcune famiglie, sono invece  assolutamente  ordinarie e consuete per altre.

Questo è quanto affermato dal Tribunale per i Minorenni di Bari: “Il criterio della proporzione dell’assegno di mantenimento per la prole rispetto alla situazione reddituale dei genitori, non costituisce l’unico parametro per la sua determinazione, occorrendo innanzitutto chiedersi quale sia la somma necessaria a garantire il soddisfacimento dei bisogni del figlio, come enucleati negli art. 147 – 148, c.c., e tenuto conto dei parametri di cui agli art. 155, comma 4, c.c. Si ritiene poi, quanto alle spese straordinarie, che esse comprendano le spese mediche e di istruzione, sol quando non rientrino nella normalità della vita del minore. Si parla dunque di spese straordinarie, quando trascendano le ordinarie esigenze di vita del minore. Al fine di semplificare i rapporti, si preferisce tener conto, nella determinazione globale dell’assegno di mantenimento, di tutte le spese che caratterizzano la normale vita del figlio, sicché, rendendo l’assegno onnicomprensivo, si possano limitare l’occasione di conflittualità” (Tribunale minorenni  Bari 06 ottobre 2010).

Il Tribunale  Pisa con sentenza del 20 febbraio 2010 ha affermato quanto segue: “Ritenuto che le spese ordinarie e straordinarie per il mantenimento, l’educazione e la formazione anche lavorativa dei figli sono categorie prive di fondamento normativo e di distinzione ex art. 155 c.c. e 6 l. div. perché sviluppatesi nella prassi, trovando ingresso negli accordi tra coniugi o nei provvedimenti giudiziali al fine di adeguare l’importo dei contributi di ogni genitore ad eventuali esigenze sopravvenute ed imprevedibili circa l”an”, il “quantum” ed il “quando” ed in quanto tali insuscettibili di una compiuta valutazione preventiva; e ritenuto, altresì, che è la disciplina di ogni singolo caso concreto che può qualificare come ordinarie o come straordinarie spese che, in altri contesti, assumono un carattere ed un valore diversi, il criterio economico è, di regola, l’unico utilizzabile, con riferimento anche alla prevedibilità delle spese, mentre non può riconoscersi carattere straordinario ai costi delle tasse scolastiche e delle rette in collegio, fermo restando che l’acquisto, per motivi di studio, di libri e strumenti di alto prezzo, od i costi per viaggi all’estero, anch’essi per motivi di studio o di perfezionamento, possono considerarsi, se imprevedibili al momento degli accordi tra i genitori o dei provvedimenti giudiziali, spese straordinarie

Cito infine la sentenza del Tribunale di Bologna del 19 giugno 2007 ove si legge: “In tema di mantenimento dei figli minori, allorché sorgano contrasti tra i genitori in ordine alla misura e alla modalità di ripartizione delle spese straordinarie relative alla prole (sfociati, anche, in procedimenti giudiziari), è opportuno, per un verso, stabilire analiticamente le spese straordinarie da sostenersi nell’interesse dei minori (nonché le relative modalità di rimborso delle stesse) e per altro verso, prevedere che le stesse vengano previamente concordate tra i genitori”.

assegno mantenimento Tribunale BergamoPubblico di seguito tre brevi estratti di sentenze emesse dal Tribunale di Bergamo.

Trib. Bergamo, dott.ssa Giraldi r.g. n. r.g. n. 2533/2009: “per costante orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte il contributo per il mantenimento del coniuge è dovuto allorché questi sia privo di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, sussistendo una differenza di reddito tra i coniugi (Cass. n. 25618/2007). L’attitudine al lavoro proficuo del coniuge, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del Giudice, che deve al riguardo tener conto non solo dei redditi in denaro, ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica. Peraltro l’attitudine al lavoro del coniuge assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (Cass. Civ. n. 18547/2006).

Trib. Bergamo, Dott.ssa Giraldi, r.g. n. 843/2009: “il diritto al mantenimento in favore del coniuge è costituito dall’assenza di redditi che gli permettano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti, occorrendo avere riguardo, al fine dell’adeguatezza dei redditi del coniuge che chiede l’assegno, al parametro di riferimento costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l’entità delle aspettative del medesimo richiedente, non assumendo rilievo il modesto tenore di vita subito o tollerato. Benchè inoltre la separazione non determini normalmente la cessazione di una serie di benefici e consuetudine di vita ed anche diretto godimento dei beni, il tenore di vita goduto in costanza di convivenza va identificato avendo riguardo allo standard di vita reso oggettivamente possibile dal complesso delle risorse economiche dei coniugi (Cass. Civ. n. 14080/2006).” Nel caso di specie, il marito con un reddito annuo di €uro 100.000,00 venne condannato al versamento di un assegno di mantenimento di €uro 2.000,00 mensili in favore della moglie il cui reddito annuo ammontava ad €uro 7.000,00)

Trib. Bergamo, Dott. Macripò, r.g. n. 2582/2009: “non sussistono i presupposti per imporre al marito un assegno a titolo di contributo al mantenimento della moglie, tenuto conto che la richiedente non ha ottemperato all’onere probatorio posto a suo carico in relazione all’effetiva attività lavorativa svolta dal marito e con riferimento alla sussistenza di una sproporzione significativa tra i redditi dei coniugi, tale da non consentirle di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza matrimoniale”.

separazione consensuale avvocatoSono certamente da apprezzare i coniugi che, mettendo per un attimo da parte i diverbi e le incomprensioni, decidono di separarsi consensualmente.

Elenco di seguito i dati che vanno necessariamente comunicati all’avvocato unitamente alla propria volontà di separarsi consensualmente.

Innanzitutto l’avvocato che assiste i coniugi nella separazione consensuale necessita dei dati anagrafici di entrambi: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza.

Non solo. I coniugi dovranno altresì comunicare all’avvocato il proprio titolo di studio e la propria professione.

Al Legale andranno poi comunicati tutti i dati relativi agli eventuali figli della coppia (nome, data e luogo di nascita, attività svolta dagli stessi ed eventuali problemi sanitari).

L’avvocato vorrà poi certamente conoscere il regime patrimoniale della famiglia (comunione o separazione dei beni), il tipo di matrimonio (civile o concordatario), nonché il  luogo e la data di celebrazione dello stesso.

I coniugi dovranno inoltre comunicare se sono entrambi economicamente indipendenti (in caso contrario occorrerà stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento da versarsi in favore del coniuge economicamente più debole).

Dovrà poi essere determinato l’importo dell’assegno di mantenimento che viene riconosciuto in favore degli eventuali figli minorenni o maggiorenni non economicamente indipendenti.

Altra questione importante da risolversi sarà quella dell’assegnazione della casa familiare. A tal proposito occorre comunicare all’avvocato quanto segue: a)l’ indirizzo della casa; b) a chi resta la casa; c) se la casa è di proprietà dei coniugi, di uno soltanto di loro oppure se la casa è condotta in affitto; d) se la casa è gravata da mutuo; e) ogni altra informazione utile (cioè: rata del mutuo, scadenza del mutuo, canone d’affitto, scadenza contratto d’affitto, ipoteche, pignoramenti ecc. ecc.).

I coniugi dovranno successivamente comunicare se sono proprietari di autoveicoli o motoveicoli (in tal caso dovranno altresì specificare se si tratta di veicoli acquistati prima o dopo il matrimonio). Non solo. I coniugi dovranno altresì comunicare come intendono dividersi i beni di arredo della casa familiare (eventualmente predisponendo un elenco dettagliato degli stessi).

I coniugi dovranno infine consegnare all’avvocato i seguenti documenti: 1) estratto per riassunto dell’atto di matrimonio; 2) certificato di residenza di entrambi; 3) certificato di stato di famiglia di entrambi; dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni di entrambi.

Ricordo che lo Studio Legale D’Arcangelo è  in grado di assistervi  su tutto il territorio Nazionale.

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Avv. Patrizia D’Arcangelo

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