Archive for the ‘avvocati’ Category

Le regole per domiciliarsi presso il nostro studio sono tutte indicate su questa pagina da diverso tempo ormai.

Eppure riceviamo ancora pratiche incomplete (una volta manca la nota di iscrizione a ruolo, un’altra volta manca il contributo unificato, una volta  manca il fondo spese, un’altra volta gli atti vengono inviati con scadenza in giornata e, altre volte, manca addirittura quasi tutto).

Nell’interesse di tutti e affinchè si lavori in serenità e con professionalità, pare quindi necessario ricordare che presso il nostro studio è possibile domiciliarsi  alle seguenti condizioni:

1) invio di un congruo fondo spese da concordarsi

2) invio del contributo unificato

3) invio della nota d’iscrizione a ruolo correttamente compilata

4) invio del fascicolo di parte debitamente preparato (e pinzato!)

5) invio di precise istruzioni circa il deposito o la notifica dell’atto inviato con l’indicazione esplicita della scadenza da rispettare

6) invio di istruzioni d’udienza scritte, precise e dettagliate

7) ogni memoria da depositare deve essere inviata almeno in triplice copia (originale, copia per ufficio, copia per ogni controparte)

8 ) ogni atto ed ogni documento da depositare deve arrivare presso il nostro studio almeno 3 giorni prima della scadenza.

Sia chiaro che si tratta di REGOLE GENERALI ed eventuali deroghe potranno e dovranno essere concordate.

_________________________________________________________________________________________________________Vi Vi ricordiamo i nostri contatti:
Studio Legale D’Arcangelo
Strada delle Gambe n. 2 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268


 

 

Prosegue il progetto itinerante “Le Nuove Frontiere del Bullismo”.

La prossima tappa si terrà a Pisa il giorno 23 novembre dalle ore 14,00 alle ore 18,45  presso l’Aula Magna del Polo didattico Carmignani – Piazza dei Cavalieri.

Potete scaricare la locandina del Convegno con ogni utile informazione cliccando qui.

 

PROGRAMMA.

Ore 14,00= Registrazione dei partecipanti

Ore 14,30= Avv. Patrizia Polizzotto – avvocato iscritto all’Ordine di Palermo – I Bullismi, le scuole ed il territorio

Ore 15,15= Avv. Patrizia D’Arcangelo – avvocato iscritto all’Ordine di Bergamo – Responsabilità civili e penali conseguenti agli atti di bullismo

Ore 16,00= Avv. Mario Sabatino – avvocato iscritto all’Ordine di Roma – Bullismo su internet: la responsabilità degli internet provider

Ore 17,15= Avv. Luca M. de Grazia – avvocato iscritto all’Ordine di Frosinone – Le responsabilità di chi ha il dovere di esercitare il controllo nell’uso degli strumenti informatici e telematici

Ore 18,00= Dr.ssa Tina Baggiani – formatrice e counsellor rogersiana esperta della prevenzione del problema bullismo – Bullismo: i veri colpevoli

Ore 18,45= Chiusura lavori

 

Vi aspettiamo numerosi!

In data 21 settembre 2012, presso l’Auditorium del Collegio Vescovile Sant’Alessandro si terrà il Convegno psico-giuridico organizzato dall’Associazione culturale IusIt.net dal titolo

“LE NUOVE FRONTIERE DEL BULLISMO”

Il Convegno, patrocinato dalla Provincia di Bergamo, è accreditato dal Consiglio Nazionale Forense e dall’Albo degli Assistenti Sociali della Regione Lombardia per n. 3 crediti formativi.

Il Convegno è aperto al pubblico e la quota di partecipazione è fissata in €uro 15,00 (quindici).

Per iscrivervi, scaricate la LOCANDINA (e seguite le indicazioni ivi riportate).

Ecco il programma dell’evento

Ore 14,30= Registrazione dei partecipanti

 

Ore 15,00= Avv. Patrizia D’Arcangelo – avvocato iscritto all’Ordine di Bergamo – Responsabilità civili e penali conseguenti agli atti di bullismo

 

Ore 15,45= Avv. Mario Sabatino – avvocato iscritto all’Ordine di Roma – Bullismo su internet: la responsabilità degli internet provider 

 

Ore 17,00=  Avv. Luca M. de Grazia – avvocato iscritto all’Ordine di Frosinone – Le responsabilità di chi ha il dovere di esercitare il controllo nell’uso degli strumenti informatici e telematici

 

Ore 17,45= Dr.ssa Sarah Viola – psichiatra iscritta all’Ordine dei Medici di Bergamo – Bullismo: i veri colpevoli

 

Ore 18,30= Chiusura lavori

 

Vi aspettiamo numerosi

Avvocato praticante Bergamo cercasiStiamo cercando un laureando o un neo laureato in giurisprudenza da inserire nel nostro nuovo studio di Cologno al Serio (Bg) dal mese di settembre 2012 come praticante avvocato.

Tale offerta è valida solo per chi voglia effettuare una vera pratica forense ed abbia seriamente voglia di apprendere. Si richiede pertanto effettiva determinazione verso la professione e, al contempo, si garantisce serio insegnamento.

Questi sono i nostri contatti:

 

Studio Legale D’Arcangelo
Via Rocca n. 6 – 24055 Cologno al Serio (Bg)
e-mail: studiolegaledarcangelo@gmail.com
Tel. e Fax 035/48.72.242
Cell.: 327/63.40.268

avvocatoQuesta la lucida riflessione della Suprema Corte:

“Occorre premettere che obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore per l’opera professionale richiesta, se ed in quanto la stessa sia stata svolta, non è necessariamente colui che ha rilasciato la procura alla lite, potendo anche essere colui che abbia affidato al legale il mandato di patrocinio, anche se questo sia stato richiesto e si sia svolto nell’interesse di un terzo, instaurandosi in tale ipotesi, collateralmente al rapporto con la parte che abbia rilasciato la procura ad “ad litem“, un altro distinto rapporto interno ed extraprocessuale regolato dalle norme di un ordinario mandato, in virtù del quale la posizione del cliente viene assunta non dal patrocinato ma da chi ha richiesto per lui l’opera professionale.

Peraltro è da stabilire, in concreto, se il mandato di patrocinio provenga dalla stessa parte rappresentata in giudizio, o invece da un altro soggetto che abbia perciò assunto a proprio carico l’obbligo del compenso. Ed invero non è infrequente che una parte, la quale debba essere rappresentata e difesa in un giudizio destinato a svolgersi in una città diversa da quella della propria residenza, non conoscendo legali di quel foro, si rivolga ad un professionista della propria città, e che sia poi quest’ultimo a metterla in corrispondenza con un legale del foro ove deve aver luogo il processo, al quale (talvolta congiuntamente con il legale con cui ha rapporto diretto) la parte medesima conferisce il mandato ad litem. Nel qual caso è possibile che la parte abbia inteso intrattenere un rapporto di clientela unicamente con il professionista che già conosceva, ed abbia conferito al legale dell’altro foro soltanto la procura tecnicamente necessaria all’espletamento della rappresentanza giudiziaria: sicché il mandato di patrocinio in favore di quest’ultimo non proviene dalla parte medesima, bensì dal primo professionista, che ha individuato e contattato il legale del foro della causa e sul quale graverà perciò l’obbligo di corrispondere il relativo.

Peraltro può anche verificarsi che la parte abbia inteso direttamente conferire ad entrambi i legali il mandato di patrocinio (oltre che la procura ad litem), o che abbia comunque inteso conferirlo anche al legale del foro della causa, per il tramite del professionista della città di sua residenza, potendo ben accadere che quest’ultimo commissioni l’incarico professionale al collega non solo per conto, ma anche in nome della parte rappresentata. Ed è evidente che, in siffatta ipotesi, è appunto la parte ad essere tenuta al pagamento del compenso professionale, e non invece il primo legale: per il noto principio secondo cui gli effetti del negozio compiuto dal rappresentante in nome e per conto del rappresentato si producono unicamente nella sfera giuridica di quest’ultimo. L’accertare, di volta in volta, in quale di tali diverse situazioni si verta integra dunque, con ogni evidenza, una questione di fatto, che come tale è rimessa alla valutazione del giudice di merito e, se decisa il base ad adeguata e logica motivazione, si sottrae ad ogni possibile vaglio in sede di legittimità” (Cass. Civ. n. 25816/2011).

In buona sostanza, la domiciliazione, in taluni casi, può essere un mandato conferito da un avvocato ad un altro avvocato affinché svolga attività nell’interesse del suo cliente.

Ogni qualvolta si verifichi una simile ipotesi, l’avvocato mandante sarà obbligato ad eseguire il pagamento in favore dell’avvocato mandatario (fermo restando che poi l’avvocato mandante potrà poi rivalersi sul proprio cliente).

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 Desiderate ricevere consulenze specifiche sull’argomento sopraesposto? Questi sono i nostri contatti:

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avvocato tariffeCome ormai noto, l’art. 9 del D.L. 1/2012 ha abrogato le tariffe forensi. Comprensibile lo sconforto iniziale della categoria che  si è sentita per un attimo smarrita di fronte ad un simile provvedimento legislativo.

Al riguardo merita di essere menzionata la sentenza resa in data 3.2.2012 dal Tribunale di Varese, il quale ha così statuito: “L’abrogazione delle tariffe forensi, ai sensi dell’art. 9 d.l. 1/2012, comporta che il giudice, per la liquidazione del compenso all’Avvocato, debba applicare l’art. 2225 cod. civ. In applicazione della norma in esame, per la quantificazione del compenso, il giudice può fare riferimento agli standards liquidativi in precedenza applicati e alla somma calcolata dallo stesso difensore mediante la nota spese di cui all’art. 75 disp. att. c.p.c. Nella determinazione del compenso, occorre tenere presente che il soggetto che esercita la professione forense, indipendentemente dagli atti specifici compiuti, svolge un servizio di pubblica necessità e quindi contribuisce alla realizzazione delle finalità di Giustizia nel processo, aspetto che impone di rispettare la professione dell’Avvocato non frustrandone la funzione mediante un compenso inadeguato o insufficiente”.

E’ una sentenza assolutamente lodevole che ormai cito in ogni comparsa conclusionale.

Ecco il testo integrale della sentenza de qua:

 

Fatto

Con la domanda introduttiva del giudizio, l’attore assumeva di avere prestato, in qualità di commercialista, la sua collaborazione professionale in favore del convenuto per le attività registrate nelle fatture allegate all’atto di citazione, ed emesse a cavallo tra il 2006 e il 2008. Deduceva di avere maturato un compenso per Euro 5.693,89 e che, a fronte della regolare esecuzione della prestazione intellettuale, il debitore non aveva adempiuto l’obbligazione pecuniaria, anche nonostante l’ultimo sollecito, del 12 novembre 2010. Al convenuto l’atto di citazione veniva notificato in data 28 dicembre 2010 (notifica n sue mani); non comparendo nonostante la notificazione, il convenuto veniva dichiarato contumace all’udienza del 22 aprile 2011. All’udienza del 20 maggio 2011 venivano ammesse le prove richieste dalla parte attrice, come articolate nella memoria istruttoria del 12 maggio 2011.  In data 30 settembre 2011 venivano assunte le prove  e, in particolare, veniva sentito il testimone citato dalla parte attrice. La causa veniva rinviata all’udienza del 3 febbraio 2012 per la discussione orale della causa ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c.

Diritto

In tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca ai sensi dell’art. 1218 c.c. deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento (Cass. civ., Sez. Unite, 30/10/2001, n. 13533 in Corriere Giur., 2001, 12, 1565; Cass. civ., Sez. Unite, 24/03/2006, n. 6572). E, infatti, la disciplina dell’onere della prova assume un rilievo particolare nell’ambito dell’inadempimento delle obbligazioni contrattuali, ove il Codice civile (art. 1218) introduce una presunzione – definita dalla dottrina – “semplificante”, in deroga alla regola generale dell’art. 2697 c.c., accollando al debitore, che non abbia eseguito esattamente la prestazione dovuta, l’onere di provare che l’inadempimento o il ritardo siano stati provocati da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, salvo, ovviamente, provare fatti estintivi, modificativi o impeditivi dell’altrui pretesa (Trib. Varese, sez. I, ord. 18 novembre 2009 in Giur. di Merito, 2010, 2, 394).

Nel caso di specie, il creditore ha offerto piena prova dei fatti costitutivi del suo diritto avendo fornito valido supporto probatorio del contratto dedotto in citazione, della pattuizione del compenso stabilito con il debitore, della intervenuta esecuzione delle prestazioni e del complessivo ammontare della pretesa creditoria rimasta insoddisfatta. La piattaforma probatoria è in questi termini arricchita dalla testimonianza del teste P, sentita all’udienza del 30 settembre 2011. Si tratta di un testimone credibile, avendo percepito direttamente i fatti, in quanto collaboratrice dello studio attore al momento del fatto e per il periodo oggetto delle fatture. Il teste ha confermato che lo Studio attore ha effettivamente e realmente eseguito tutte le prestazioni di cui alle fatture prodotte in atti (dalla numero 1 alla numero 9), in favore del convenuto, ed ha pure confermato che le parti si erano accordate per il corrispettivo poi richiesto dal creditore. Peraltro, ha anche affermato che il suddetto corrispettivo non è stato versato dal convenuto (prova di tipo negativo non gravante sul creditore). A fronte della completa e univoca prova offerta dal creditore, il debitore non ha allegato l’intervenuto adempimento e, anzi, al contrario, il creditore ha offerto elementi di giudizio di senso diametralmente opposto.

La somma costituisce debito di valuta (poiché certa nell’ammontare ab origine) e, pertanto, sono dovuti gli interessi legali (dalla costituzione in mora) ma non la rivalutazione monetaria. L’importo, maggiorato degli interessi dall’attualità, con decorrenza dalla messa in mora, è di Euro 5.800,00.

Alla luce dei rilievi sin qui esposti, la domanda dell’attore deve trovare accoglimento. In conseguenza della soccombenza, il convenuto va condannato alle spese del processo. Il difensore della parte attrice ha versato in atti propria nota spese redatta ai sensi  D.M. 8 aprile 2004 n. 127 (regolamento recante determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati per le prestazioni giudiziali, in materia civile, amministrativa, tributaria, penale e stragiudiziali).

Il Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n. 1 (in G.U. 24 gennaio 2012, n. 19), recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, ha previsto, all’art. 9, comma I, l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. L’art. 9 citato, al comma II, prevede che – ferma restando l’abrogazione delle tariffe – nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Un primo precedente giurisprudenziale intervenuto in materia (Trib. Cosenza, ord. 26 gennaio 2012, est. G. Greco) ha ritenuto che lo jus superveniens (ritenuto immediatamente applicabile alle controversie pendenti) abbia di fatto comportato la caducazione del criterio liquidatorio tariffario, da parte del giudice, a prescindere dalla presenza di una controversia tra avvocato e cliente ma in ogni caso in cui il magistrato debba procedere alla determinazione del compenso spettante al difensore per l’attività professionale profusa nell’esercizio del mandato. Sulla base di tale presupposto, lo stesso Ufficio giudiziario (Trib. Cosenza, ord. 1 febbraio 2012 in  www.cassazione.net), con ricchezza di argomentazioni, ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale reputando censurabile, sotto diversi profili di costituzionalità, l’art. 9 del d.l. 1/2012, nella parte in cui non prevede una disciplina transitoria fino alla entrata in vigore del Decreto Ministeriale preannunciato dall’art. 9, comma II, decreto cit.

Nonostante il pregio delle ragioni da cui trae linfa l’ordinanza calabrese di remissione, reputa questo Tribunale che, per la liquidazione del compenso dell’Avvocato, in difetto di normativa ministeriale, non si registri un vacuum legis sospettabile di incostituzionalità.  

Giova ricordare, infatti, che, in assenza di tariffe professionali, il sistema normativo contiene una difesa immunitaria ad hoc posto che l’art. 2225 c.c., quale norma generale, statuisce che in loro assenza il giudice può liquidare il compenso in relazione al risultato ottenuto dal professionista e al lavoro normalmente necessario per ottenerlo. Trattasi di disposizione legislativa che non consegna al giudicante una “delega in bianco”, a rischio di arbitraria discrezionalità, in quanto non è equitativa in senso tecnico (v. Trib. Bologna, Sez. II, 28 giugno 2010), tenuto conto dei parametri oggettivi cui si ancora la liquidazione e del costume pretorio formatosi in calce all’art. 2225 c.c.,  che consente anche il riferimento a prestazioni analoghe (v. ad es., Trib. Milano, 31 luglio 2001 in Riv. Critica Dir. Lav., 2001, 1036). Ebbene, in assenza di un riferimento tariffario, dovendo stabilire il giusto compenso (e, quindi, non meramente “equo”), il giudice ben può fare riferimento anche ai parametri che precedentemente venivano applicati, per orientarsi nella statuizione finale, dovendosi precisare che l’abrogazione delle tariffe non è intervenuta perché queste non fossero corrette o adeguate, ma per una finalità diversa, collocata nell’ottica di una implementazione della concorrenza dei mercati. Ciò vuol dire che, ricorrendo all’art. 2225 cod. civ., il giudice, guardando agli standards liquidativi in precedenza applicati, e tenendo conto dell’attività processuale in concreto svolta dall’Avvocato, può procedere alla liquidazione del compenso del difensore in modo adeguato e nel rispetto della finalità proprie delle Tariffe, che debbono compensare, in un’ottica retributiva (e non indennitaria), il rappresentante legale per la prestazione intellettuale svolta. In quest’opera di liquidazione del compenso, peraltro, il magistrato non può considerare il professionista legale come un mero professionista intellettuale, in quanto, come è noto, il soggetto che esercita la professione forense, indipendentemente dagli atti specifici compiuti, svolge un servizio di pubblica necessità (Cass. pen., Sez. V, 28 aprile 2005, n. 22496 in Riv. Pen., 2006, 6, 749) e quindi contribuisce alla realizzazione delle finalità di Giustizia nel processo, aspetto che impone di rispettare la professione dell’Avvocato non frustrandone la funzione mediante un compenso inadeguato o insufficiente. Va, poi, soprattutto rilevato che il d.l. 1/2012 non ha abrogato l’art. 75 disp. att. c.p.c. L’enunciato in esame prevede che “il difensore al momento del passaggio in decisione della causa deve unire al fascicolo di parte la nota delle spese, indicando in modo distinto e specifico gli onorari e le spese, con riferimento all’articolo della tariffa dal quale si desume ciascuna partita”. Ebbene, la disposizione de qua deve ritenersi abrogata nel rinvio alla Tariffa, in virtù dell’art. 9, comma IV, del d.l. 1/2012 ma non anche nella parte in cui prevede che l’Avvocato, comunque, presenti la nota del suo compenso. Per effetto dell’abrogazione tacita, il disposto normativo deve essere letto come se statuisse che il difensore al momento del passaggio in decisione della causa deve unire al fascicolo di parte la nota delle spese, indicando in modo distinto e specifico gli onorari e le spese. Orbene, la nota spese dell’Avvocato è un valido strumento del difensore per proporre, come già avveniva prima del d.l. 1/12, una liquidazione del suo compenso, così potendo il giudice farvi senz’altro riferimento, dove la ritenga adeguata. In tale giudizio, restano vitali e sempre attuali gli insegnamenti nomofilattici delle Sezioni Unite che, in merito all’ammontare della liquidazione delle spese del processo, hanno affermato che “le spese di lite vanno liquidate (…) in linea con il principio di adeguatezza e proporzionalità” i quali impongono “una costante ed effettiva relazione tra la materia del dibattito processuale e l’entità degli onorari per l’attività professionale svolta” (Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, sentenza 11 settembre 2007, n. 19014).

Ebbene, nel caso di specie, il difensore della parte vittoriosa, ha depositato la sua nota spese, richiedendo il compenso per Euro 250,00 a titolo di spese, Euro 629,00 a titolo di Diritti ed Euro 1.310,50 a titolo di onorari. Tenuto conto degli snodi del processo, della proficua attività svolta dal difensore e del risultato processuale ottenuto, il compenso appare del tutto congruo, adeguato, e giusto in relazione ai risultati ottenuti. A prescindere dal fatto che la nota spese sia stata liquidata con il riferimento alle Tariffe, la somma richiesta è senz’altro calcolata in modo congruo e compensa giustamente e correttamente l’attività svolta dall’Avvocato.

P.q.m.

Il Tribunale di Varese,

Sezione Prima Civile

in composizione monocratica, in persona del giudice dott. Giuseppe Buffone, definitivamente pronunciando nel giudizio civile iscritto al n. 5770 dell’anno 2010, disattesa ogni ulteriore istanza, eccezione e difesa, così provvede:

■ □ ■

Accerta e Dichiara l’inadempimento di MF, per le ragioni di cui in parte motiva e, per l’effetto,

Condanna il convenuto MF, al versamento, in favore dell’attore, Studio Professionale Associato Del Tredici… di Euro 5.800,00 oltre interessi legali dalla sentenza e sino al soddisfo.

Condanna il convenuto al rimborso delle spese del giudizio in favore dell’attore che, tenuto conto della natura della lite e del valore della causa

Liquida

ai sensi dell’art. 91 c.p.c., in Euro 2.189,50 di cui Euro 250,00 per spese. Vanno aggiunti il rimborso dell’Iva e del Cpa giusta l’art. 11 legge 20 settembre 1980, n. 576. 

Manda alla cancelleria per i provvedimenti di competenza

Pubblico di seguito il comunicato stampa odierno del Consiglio Nazionale Forense

COMUNICATO STAMPA

Liberalizzazioni in Decreto Monti, Alpa (Cnf): “La riforma dell’avvocatura è già pronta in Parlamento da due anni e può essere approvata anche prima di agosto.
Ma le riforme si fanno con regole chiare e in ossequio dei principi costituzionali.
Così non si può dire dei testi che si sono succeduti da agosto a oggi”
Il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa interviene sul decreto Monti, approvato domenica dal consiglio dei ministri: “Molti dei principi di liberalizzazione richiamati dal decreto “salva-Italia” sono già contenuti nella riforma della professione forense che langue in parlamento da due anni. Disponibili a una disciplina di nuove forme di aggregazione della professione ma il socio di capitale lede il diritto di difesa e l’indipendenza degli avvocati”.

 

Roma 6/12/2011. “La riforma dell’avvocatura è già pronta in Parlamento ed è in linea con i principi di liberalizzazione richiamati dalla manovra Monti. L’avvocatura è pronta a discutere di ulteriori miglioramenti da qui sino alla scadenza del termine di agosto, ma nel quadro delle regole costituzionali e senza pregiudizi nei confronti delle professioni. Ci aspettiamo che il governo ascolti le nostre ragioni”. Così il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, commenta l’inserimento nel decreto Monti della norma sulle professioni, la cui formulazione lascia tanto a desiderare.

“L’avvocatura ha autonomamente proposto l’assicurazione obbligatoria, la formazione permanente, un tirocinio professionalizzante e retribuito. E’ anche favorevole a forme nuove di aggregazione tra professionisti,a condizione che queste garantiscano l’effettiva tutela dei diritti dei cittadini. Così non ci pare per le società di capitali, con socio di capitale anche in maggioranza. Il rischio è quello di consegnare a centri di interessi ben individuati il compito di salvaguardare i diritti dei cittadini, che la Costituzione affida all’avvocatura, autonoma e indipendente. Nulla impedisce infatti che il proprietario di uno studio legale diventi una banca o un assicurazione o una qualsiasi impresa. Cioé quelle stesse realtà contro le quali spesso il cittadino combatte per affermare i suoi diritti”.

Il presidente del Cnf perciò rileva l’incongruenza di una norma-tagliola, che pare scontare un pregiudizio non accettabile dalle professioni. E senza contare la irragionevolezza della lettura composita di tutte le norme che si sono succedute da agosto ad oggi.  “Il presidente Monti in Europa aveva dichiarato di non ritenete necessario cancellare gli ordini professionali, che non sono la causa dell’ingessamento del mercato. Ma poi nel suo primo decreto stabilisce una abrogazione degli ordinamenti se non si rispetta il termine di agosto per le riforme, aprendo lacune ingestibili. Come è pensabile di governare il cambiamento in questo modo?”.

Il Cnf si è già detto pronto nei giorni scorsi a sedersi al tavolo col Governo per completare il processo di riforma della professione e del sistema giustizia, a condizione che i diritti dei cittadini  non vengano assolutamente indeboliti.

 

Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media

Tel 0039 06 97748843
Mobile 0039 3402435953
   E mail: claudiamorelli@consiglionazionaleforense.it

 

chiuso-per-ferie

 

 

 

Ricordiamo che lo Studio Legale D’Arcangelo rimarrà chiuso per ferie sino alla fine del mese d’agosto.

Tuttavia, per urgenze e previo appuntamento da concordare via mail, uno degli avvocati dello studio potrà ricevervi e fornirvi l’assistenza necessaria.

Per qualsiasi evenienza potete quindi contattarci scrivendoci una mail al nostro indirizzo di posta elettronica: studiolegaledarcangelo@gmail.com  .

 

Con  Decreto Legge 6 luglio 2011, n° 98, è stato aumentato l’importo dei contributi unificati relativi alle iscrizioni a ruolo delle cause civili, ed è stato introdotto il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo di alcune procedure precedentemente esenti.

In particolare, l’art.37 del suddetto decreto ha previsto i seguenti aumenti:

–         nella fascia fino a € 1.100,00:

da € 33,00  a  € 37,00

–         nella fascia da € 1.100,00 fino a € 5.200,00:

da € 77,00  a  € 85,00

–         nella fascia da € 5.200,00 fino a € 26.000,00

da € 187,00  a  € 206,00

–         nella fascia da € 26.000,00 fino a € 52.000,00:

da € 374,00  a  € 450,00

–         nella fascia da € 52.000,00 fino a € 260.000,00:

da € 550,00  a  € 660,00

–         nella fascia da € 260.000,00 fino a € 520.000,00:

da € 880,00  a  € 1.056,00

–         nella fascia superiore a  € 520.000,00:

da € 1.221,00  a  € 1.466,00

 

E’ stato inoltre introdotto il contributo unificato, per le cause di lavoro e previdenza, nella misura di € 37,00 (dimezzato per i procedimenti speciali), a condizione che il ricorrente abbia un reddito annuo superiore al doppio del limite massimo reddituale per accedere al gratuito patrocinio.

Le procedure di separazione consensuale e di divorzio congiunto saranno d’ora in poi gravate da un contributo unificato nella misura di € 37,00, mentre i procedimenti di separazione e di divorzio giudiziale saranno gravati da un contributo unificato di € 85,00.

Per i procedimenti di esecuzione immobiliare, il contributo unificato passa ad € 242,00, mentre per gli altri processi esecutivi è fissato in € 121,00, salvo per quelli di valore inferiore ad € 2.500,00, che scontano un contributo unificato di € 37,00.

 

Per i processi di opposizione agli atti esecutivi, il contributo unificato dovuto è pari ad € 146.

Anche i procedimenti di volontaria giurisdizione saranno soggetti a contributo unificato nella misura di € 85,00.

Sulla nota di iscrizione va apposta una marca di € 8,00 per anticipazione forfettaria per notifiche.

L’aggiornamento dei contributi unificati è stato esteso anche ai procedimenti amministrativi ed a quelli tributari.

 

E’ importante segnalare che “ove il difensore non indichi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax ai sensi degli articoli 125, primo comma, del codice di procedura civile e 16, comma  1 bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n.546, ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale nell’atto introduttivo del giudizio o, per il processo tributario, nel ricorso, il contributo unificato è aumentato della metà”

Chi volesse può scaricare il prospetto dal sito dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, cliccando qui.

ESAME AVVOCATO BRESCIAMancano ormai poche ore e verrà finalmente reso noto l’elenco dei praticanti avvocati che hanno superato la prova scritta dell’Esame di Stato tenutosi presso la Corte d’Appello di Brescia.

Immagino l’ansia di questi ultimi attimi di attesa.  In bocca al lupo a tutti!

Ecco il comunicato pubblicato pochi giorni fa sul sito dell’Ordine degli Avvocati Brescia .

CORTE DI APPELLO DI BRESCIA

ESAMI AVVOCATO – SESSIONE 2010

 

INFORMAZIONI PER L’UTENZA A CURA DELLA SEGRETERIA ESAMI AVVOCATO

PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI BRESCIA.

Il giorno 24 giugno 2011, sarà pubblicato l’elenco dei candidati ammessi alla prova orale.

Tale elenco sarà consultabile dalle ore 18.00 del giorno 24 giugno 2011 sui siti:

www.giustizia.brescia.it

www.ordineavvocatibrescia.it

www.tribunale.brescia.it,

e disponibile presso la segreteria esami avvocato dal giorno 27 giugno 2011.

Non saranno rilasciate informazioni telefoniche riguardanti le votazioni o l’ammissione dei singoli candidati alle prove orali.

I candidati ammessi all’esame orale riceveranno, a mezzo posta raccomandata, una convocazione per il primo appello (o pre appello),

completa di indicazione dei voti conseguiti nelle prove scritte, della sottocommissione cui il candidato è stato assegnato, delle materie prescelte e della data entro la quale devono far pervenire alla segreteria esami avvocato della Corte di Appello di Brescia l’eventuale richiesta per sostenere l’esame in pre appello nelle date indicate.

Pertanto si prega di non telefonare o recarsi presso la segreteriaper richiedere queste informazioni.

L’elenco dei candidati che hanno sostenuto le tre prove scritte dell’esame avvocato, completo delle votazioni conseguite, sarà trasmesso anche agli ordini forensi del distretto per agevolare l’utenza che potrà così reperire le informazioni di suo personale interesse nella propria sede, personalmente o a mezzo di delegato.

Dopo il primo appello, i candidati ammessi riceveranno una seconda convocazione contenente data ed ora del proprio esame secondo un calendario d’esame definito da ciascuna sottocommissione in ordine alfabetico a partire dalla lettera già sorteggiata in occasione delle prove scritte ovvero la lettera M.

La mancata presentazione del candidato sia al primo che al secondo appello comporta la perdita del diritto all’esame ai sensi dell’art. 26 R.D. 22 gennaio 1934, n.37 e succ. mod.

Tutti i candidati possono chiedere l’accesso agli atti (elaborati e verbali delle sottocommissioni) mediante estrazione di copie dei medesimi.

- Costo di riproduzione per il rilascio delle copie:

€ 0,52 ogni due facciate, € 1,04 quattro facciate, € 1,56 ogni sei facciate e così via , le somme dovute sono corrisposte a mezzo marche al momento del ritiro delle copie.

- In caso di richiesta di copia AUTENTICA all’importo di cui sopra si aggiunge: Imposta di bollo € 14,62 ogni 4 facciate;

Le copie devono essere richieste alla segreteria esami avvocato preferibilmente a mezzo posta elettronica all’indirizzo esamiavvocato.ca.brescia@giustizia.it o a mezzo fax al numero 030 7673203 compilando l’apposito modulo (pubblicato su questo sito o reperibile presso la segreteria esami avvocato e presso i rispettivi ordini) allegando copia di un documento di riconoscimento.

Le copie saranno rilasciate dopo 20 giorni dalla richiesta esclusivamente al richiedente o a persona munita di delega scritta.

Si invitano i candidati ammessi all’orale a richiedere copia dei propri elaborati, solo a partire dal 15 luglio, consentendo così un più celere rilascio delle copie a coloro che non hanno superato le prove scritte.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
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Intervista all'avv. D'Arcangelo
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