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elezioni comunali e provinciali privacySi avvicinano le elezioni provinciali e comunali. Ecco il provvedimento che l’Autorità Garante della Privacy ha di recente emanato:

Propaganda elettorale: le regole del Garante privacy – 7 aprile 2011
(Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2011)

Registro dei provvedimenti
n. 128 del 7 aprile 2011

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti, e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale;

VISTO il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il Codice in materia di protezione dei dati personali;

VISTO l’art. 130, commi 3-bis e ss. del Codice come da ultimo emendato dall’art. 20-bis del d.l. 25 settembre 2009, n. 135, convertito in legge con modificazioni dall’art. 1, comma 1, legge 20 novembre 2009, n. 166 (pubblicata in G.U. n. 215 del 24 novembre 2009), che consente il trattamento dei dati personali degli intestatari di utenze pubblicate negli elenchi telefonici per finalità di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, salvo che gli interessati non abbiano esercitato il diritto di opposizione mediante l’iscrizione nel “registro pubblico delle opposizioni”;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica del 7 settembre 2010, n. 178, pubblicato in G.U. n. 256 del 2 novembre 2010 relativo al “Regolamento recante istituzione e gestione del registro pubblico degli abbonati che si oppongono all’utilizzo del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali”;

CONSIDERATO che il 15 e 16 maggio 2011 si terranno le elezioni dei presidenti delle province e dei consigli provinciali, dei sindaci e dei consigli comunali, nonché dei consigli circoscrizionali, con eventuali turni di ballottaggio che si terranno il 29 e il 30 maggio 2011;

CONSIDERATO che il 12 e 13 giugno 2011 si terrà, altresì, una consultazione referendaria;

CONSIDERATO che partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati intraprendono numerose iniziative di selezione di candidati alle elezioni, di comunicazione e di propaganda elettorale e referendaria, e che ciò comporta l’impiego di dati personali per l’inoltro di messaggi elettorali e politici al fine di rappresentare le proprie posizioni in relazione alle menzionate consultazioni elettorali e referendarie;

CONSIDERATO che il diritto riconosciuto a tutti i cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.) deve essere esercitato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone cui si riferiscono i dati utilizzati, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali ai sensi dell’art. 2 del Codice;

CONSIDERATO che le recenti modifiche di natura legislativa e regolamentare citate hanno introdotto una deroga al principio generale dell’obbligo di acquisizione del consenso libero, specifico e informato degli interessati che opera esclusivamente in relazione ai trattamenti, analiticamente individuati, volti ad effettuare telefonate con operatore per finalità di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale;

CONSIDERATO pertanto che tali modifiche non operano con riguardo ai trattamenti di dati personali effettuati per l’inoltro di messaggi elettorali e politici in relazione alle menzionate consultazioni elettorali e referendarie, per i quali resta ferma la necessità di acquisire preventivamente il consenso informato degli interessati ai sensi degli artt. 13 e 23 del Codice;

CONSIDERATO altresì che il consenso dell’interessato deve essere preventivamente acquisito anche quando il trattamento dei dati personali per finalità di comunicazione e di propaganda elettorale venga realizzato mediante l’uso di sistemi automatizzati di chiamata senza l’intervento di un operatore nonché mediante dispositivi quali, ad esempio, posta elettronica, telefax, messaggi del tipo Mms o Sms, come previsto dall’art. 130, commi 1 e 2 del Codice;

CONSIDERATO che, se i dati sono raccolti presso l’interessato, quest’ultimo deve essere previamente informato in ordine alle finalità, alle modalità e alle altre caratteristiche del trattamento, salvo che per gli elementi già noti alla persona che fornisce i dati (art. 13, commi 1 e 2, del Codice);

VISTO che, se i dati non sono invece raccolti presso l’interessato, la predetta informativa è resa all’interessato all’atto della registrazione dei dati o, quando è prevista la loro comunicazione, non oltre la prima comunicazione (art. 13, comma 4, del Codice);

CONSIDERATO che il Garante ha il compito di dichiarare se l’adempimento all’obbligo di rendere l’informativa, da parte di un determinato titolare del trattamento, comporta o meno un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato, e di prescrivere in tal caso eventuali misure appropriate (art. 13, comma 5, lett. c) del Codice);

VISTO il provvedimento generale di questa Autorità del 7 settembre 2005 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 2005, n. 212 e in www.garanteprivacy.it, doc. web n. 1165613) -con il quale sono stati indicati i presupposti e le garanzie in base alle quali partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati possono utilizzare lecitamente dati personali a fini di comunicazione politica, nonché di propaganda elettorale e referendaria;

RITENUTO altresì che le prescrizioni del menzionato provvedimento devono intendersi qui integralmente richiamate, ad esclusione della lett. b) del punto 4, nella parte in cui si prevede l’utilizzabilità dei dati degli abbonati i cui numeri telefonici sono affiancati dall’apposito simbolo grafico che attesta il consenso per la ricezione di chiamate telefoniche a carattere promozionale indicato nell’allegato III al provvedimento del 15 luglio 2004;

RITENUTO che, alla luce delle recenti modifiche normative e regolamentari, sia superata la previsione relativa all’indicazione del predetto simbolo grafico, come già evidenziato nei provvedimenti del Garante n. 16 del 19 gennaio e n. 73 del 24 febbraio 2011;

CONSIDERATO che il quadro di garanzie e di adempimenti richiamati con il predetto provvedimento del 7 settembre 2005 opera anche in relazione alle prossime consultazioni elettorali e referendarie;

CONSIDERATO che, con il richiamato provvedimento, i soggetti che effettuano propaganda elettorale sono stati esonerati temporaneamente, a determinate condizioni, dall’obbligo di fornire previamente l’informativa ai soggetti interessati al trattamento (art. 13 del Codice);

CONSIDERATA la necessità di esonerare in via temporanea dall’obbligo di informativa di cui all’art. 13 del Codice partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati che trattano dati personali per esclusiva finalità di selezione di candidati alle elezioni, di comunicazione politica o di propaganda elettorale e referendaria, nel circoscritto ambito temporale concernente le prossime consultazioni elettorali e referendarie;

RITENUTO che, applicando i princìpi affermati nel citato provvedimento del 7 settembre 2005 a proposito dell’obbligo di informativa, deve ritenersi proporzionato rispetto ai diritti degli interessati esonerare il soggetto che utilizza i dati per esclusivi fini di propaganda elettorale e referendaria dall’obbligo di rendere l’informativa, sino alla data del 30 settembre 2011; ciò con riferimento alle sole ipotesi in cui:

1) i dati siano raccolti direttamente da pubblici registri, elenchi, atti o altri documenti conoscibili da chiunque senza contattare gli interessati, oppure

2) il materiale propagandistico sia di dimensioni ridotte che, a differenza di una lettera o di un messaggio di posta elettronica, non renda possibile inserire un’idonea informativa anche sintetica;

RITENUTO che, decorsa la data del 30 settembre 2011, partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati possano continuare a trattare (anche mediante mera conservazione) i dati personali raccolti lecitamente secondo le modalità indicate nel predetto provvedimento del 7 settembre 2005, per esclusive finalità di selezione di candidati, propaganda elettorale e referendaria e di connessa comunicazione politica, solo se informeranno gli interessati entro il 30 novembre 2011, nei modi previsti dall’art. 13 del Codice;

RITENUTO che, nel caso in cui partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati non informino gli interessati entro il predetto termine del 30 novembre 2011 nei modi previsti dall’art. 13 del Codice, i dati dovranno essere cancellati o distrutti;

RILEVATO che l’interessato può esercitare i diritti di cui all’art. 7 del Codice, con riferimento ai quali il titolare del trattamento è tenuto a fornire un idoneo riscontro;

VISTA la documentazione in atti;

VISTE le osservazioni formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATORE il prof. Francesco Pizzetti;

TUTTO CIÒ PREMESSO, IL GARANTE:

a) ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c), del Codice, prescrive ai titolari di trattamento interessati, al fine di rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti, di adottare le misure necessarie ed opportune individuate nel provvedimento generale di questa Autorità del 7 settembre 2005, le cui prescrizioni si intendono integralmente richiamate nel presente provvedimento, ad esclusione della lett. B) del punto 4, nella parte in cui si prevede l’utilizzabilità dei dati degli abbonati i cui numeri telefonici sono affiancati dal simbolo grafico che attesta il consenso per la ricezione di chiamate telefoniche a carattere promozionale indicato nell’allegato III al provvedimento del 15 luglio 2004, in quanto tale previsione risulta superata dalle recenti modifiche legislative e regolamentari, come già evidenziato nei provvedimenti del Garante n. 16 del 19 gennaio e n. 73 del 24 febbraio 2011;

b) ai sensi dell’art. 13, comma 5, del Codice dispone che partiti, movimenti politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati possano prescindere dal rendere l’informativa agli interessati, sino al 30 settembre 2011, solo se:

1) i dati siano raccolti direttamente da pubblici registri, elenchi, atti o altri documenti conoscibili da chiunque senza contattare gli interessati, oppure

2) il materiale propagandistico sia di dimensioni ridotte che, a differenza di una lettera o di un messaggio di posta elettronica, non renda possibile inserire un’idonea informativa anche sintetica;

c) che copia del presente provvedimento sia trasmessa al Ministero della giustizia-Ufficio pubblicazione leggi e decreti, per la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ai sensi dell’art. 143, comma 2, del Codice.

Roma, 7 aprile 2011

IL PRESIDENTE
Pizzetti

IL RELATORE
Pizzetti

IL SEGRETARIO GENERALE
De Paoli

 

referendum 2011L’art. 1 della Costituzione recita testualmente:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Si parla di democrazia diretta quando il Cittadino diviene egli stesso Legislatore.

Tra gli strumenti di democrazia diretta riconosciuti in Italia, v’è sicuramente il REFERENDUM.

Il Referendum a livello Nazionale può essere ABROGATIVO (art. 75 COST.) o CONFERMATIVO (art. 138 COST).

Il 12 ed il 13 giugno 2011 si terrà un importante Referendum abrogativo in cui verranno formulati ben quattro quesiti.

Uno dei quesiti, proposto dall’Italia dei Valori, riguarderà il c.d. “Legittimo Impedimento”.

Cerchiamo innanzitutto di comprendere che cosa s’intende per LEGITTIMO IMPEDIMENTO.

Il codice di procedura penale (art. 420 ter c.p.p.) riconosce agli imputati il diritto di farsi spostare un’udienza di un processo che li riguarda nel caso in cui siano impossibilitati a comparire “per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento”. La stessa norma prevede che debba essere il Giudice a valutare quando l’impedimento a comparire possa essere considerato legittimo (tipico è il caso in cui l’imputato sia malato).

Ora, con Legge n. 51 del 2010 (arrt. 1 e 2) è stato disposto che nei procedimenti penali in cui è imputato il Presidente del Consiglio dei Ministri, quest’ultimo sia legittimato a non comparire in udienza qualora sia impegnato nello svolgimento delle proprie attribuzioni. Al verificarsi di tali ipotesi, secondo tale legge, il Giudice non può fare altro che rinviare il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può, comunque, essere superiore a 6 mesi. La stessa legge riconosce poi un simile trattamento “speciale” anche in favore degli altri Ministri del Governo imputati in procedimenti penali.

Ecco il testo della legge in argomento:

LEGGE 7 aprile 2010 n.51 (in Gazz. Uff., 8 aprile, n. 81). – Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza.
Articolo 1
1. Per il Presidente del Consiglio dei Ministri costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato, il concomitante esercizio di una o piu’ delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti e in particolare dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei Ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, delle relative attivita’ preparatorie e consequenziali, nonche’ di ogni attivita’ comunque coessenziale alle funzioni di Governo.
2. Per i Ministri l’esercizio delle attivita’ previste dalle leggi e dai regolamenti che ne disciplinano le attribuzioni, nonche’ di ogni attivita’ comunque coessenziale alle funzioni di Governo, costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali quali imputati.
3. Il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti rinvia il processo ad altra udienza (1).
4. Ove la Presidenza del Consiglio dei Ministri attesti che l’impedimento e’ continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non puo’ essere superiore a sei mesi (2).
5. Il corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata del rinvio, secondo quanto previsto dell’articolo 159, primo comma, numero 3), del codice penale, e si applica il terzo comma del medesimo articolo 159 del codice penale.
6. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
Articolo 2
1. Le disposizioni di cui all’articolo 1 si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri, nonche’ della disciplina attuativa delle modalita’ di partecipazione degli stessi ai processi penali e, comunque, non oltre diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvi i casi previsti dall’articolo 96 della Costituzione, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Con il Referendum abrogativo del “legittimo impedimento”, i cittadini italiani sono stati quindi chiamati a d abrogare (cioè ad annullare) i suddetti articoli della Legge n. 51/2010.

Chi si recherà alle urne, troverà quindi la seguente domanda:

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 2 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.

Pertanto chi voterà per il “”, voterà affinché vengano abrogate (cioè annullate/eliminate) le norme che dispongono un “legittimo impedimento speciale” in favore del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei singoli Ministri imputati in procedimenti penali.

buca stradaleQuesta è una delle notizie in prima pagina dell’Eco di Bergamo on line: le strade della Bergamasca sono invase dalle buche (probabilmente anche a causa delle abbondanti piogge dell’ultimo periodo).

Si tratta, è evidente, di una possibile situazione di pericolo per i cittadini, soprattutto per i cittadini che viaggiano in bicicletta o in moto.

Come ho già detto qui, nel caso in cui gli utenti della strada subiscano danni dovuti alla presenza di buche sul manto stradale, deve certamente ritenersi responsabile l’Ente Pubblico titolare della strada stessa.

In presenza di insidie stradali, infatti, gli Enti Pubblici si devono apprestare a segnalare e rimuovere il pericolo che può essere costituito da buche, tombini sporgenti, lavori in corso e quant’altro.

Del resto, come più volte chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione e dalla giurisprudenza di merito, nei confronti degli Ente Pubblico proprietario della strada trova applicazione la presunzione di responsabilità per danni cagionati da cose in custodia, a meno che risulti oggettivamente impossibile l’esercizio di un adeguato controllo da parte dell’ente proprietario.

Pertanto  il danneggiato deve dimostrare soltanto l’esistenza del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno arrecato, mentre spetta all’Ente l’onere di provare il caso fortuito, ossia l’esistenza di fatti straordinari ed imprevedibili in grado di interrompere il nesso causale che lega l’evento lesivo alla cosa.

Si tratta di una responsabilità che si ricollega evidentemente all’obbligo di provvedere alla manutenzione delle strade pubbliche, per evitare pericoli e salvaguardare la sicurezza degli utenti.

bergamo e provincia recupero crediti piano di rientroPossono tirare un sospiro di sollievo i dirigenti ed i dipendenti di un noto Gruppo societario della provincia di Bergamo.

Leggo testualmente su  l’Eco di Bergamo on lineDopo mesi di gravi tensioni, con lo spauracchio del pignoramento e della vendita dei macchinari a fronte di un debito di oltre 6 milioni di euro, il gruppo di Cortenuova è riuscito ieri a trovare un accordo con gli enti creditori per una nuova rateizzazione di 5 anni che permetterà a Fema e alle altre società (Rubini Sinterizzati, Mecsinter e Cimdigipack) di riprendere il cammino produttivo”.

Del resto, spesso il raggiungimento di una transazione tra debitore e creditore può risultare più opportuno anche nell’interesse del creditore  e ciò per un recupero più sicuro del proprio credito.

Invero, rispetto ad una lite giudiziale non sempre può risultare premiante per il creditore adire l’Autorità Giudiziaria per il recupero del credito; sia per la nota lungaggine del processo civile, sia per il grado di aleatorietà che comporta ogni causa.

Spesso si ricorre pertanto alla transazione: il creditore va incontro alle necessità e alle richieste del cliente insolvente per concordare, in via bonaria, il rientro del debito.

Naturalmente tale necessità non può pregiudicare la possibilità di insistere per il recupero coattivo o di attivare un titolo esecutivo, in caso di mancato rispetto degli accordi.

Occorre precisare che la transazione può essere semplice o novativa.

Si ha la transazione novativa quando la situazione preesistente viene interamente sostituita dalla transazione; diversamente la transazione è “non novativa”..

Possiamo dire che si ha transazione novativa quando dalla transazione sorge un’obbligazione oggettivamente diversa da quella preesistente, che viene sostituita dalla prima, e che può aversi transazione novativa anche in difetto di un’espressa manifestazione di volontà delle parti, quando il complesso dei patti della transazione sia incompatibile con la sopravvivenza del pregresso rapporto.

Le pronunce giurisprudenziali in tema di effetti novativi sono sostanzialmente conformi nel non riconoscere le possibilità di novazione in tutti i casi di modificazioni accessorie che non comportino il mutamento del titolo o dell’oggetto della prestazione (Cfr. per tutte Cass. Civ. 14/12/94 n. 10683), specie nel caso di accordi che modifichino soltanto le modalità di esecuzione delle obbligazioni (Cass. 12/02/82 n. 855).

Quando la transazione sollecitata dal debitore e/o proposta dal creditore prevede non solo una dilazione temporale del piano di rientro, ma anche un accordo a saldo e stralcio dell’importo del capitale e/o degli interessi maturati (sul capitale e moratori) rispetto al contratto originario, siamo in presenza, senza alcun dubbio, di una nuova fattispecie contrattuale: il contratto di novazione, appunto.

Certamente occorre fare molta attenzione nella stesura dei patti transattivi al non formulare obbligazioni incompatibili con quelle originarie.

Infatti, una volta stipulata una transazione novativa, non è più possibile, per il creditore, il ripristino della situazione giuridica preesistente alla transazione.

Consiglio pertanto di rivolgersi sempre ad un legale  per la stipula di un atto di transazione.

avvocati matrimonialisti tradimento infedeltà separazioneEbbene sì: pare che gli Italiani siano un popolo di traditori. O almeno questo è il quadro che emerge da una ricerca condotta dall’Associazione degli avvocati matrimonialisti che potete leggere qui.

Pare che la città in cui si tradisce di più sia Milano, seguita a ruota da Roma.

Ma il tradimento può essere causa di addebito della separazione tra i coniugi?

La risposta è stata più volte fornita dalla Suprema Corte di legittimità.

La Corte di Cassazione è infatti costante nell’affermare che la violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale (già in sé particolarmente grave, in quanto rende intollerabile la prosecuzione della convivenza) può  giustificare da solo l’addebito della separazione, a meno che non si fornisca la prova che tale violazione, intervenendo in un quadro in cui il menage familiare è solo formale, non ha avuto alcuna incidenza causale nel determinare la crisi del matrimonio (si veda, tra le tante, Cass. Civ. 14 ottobre 2010, n. 21245; Cass. Civ. n. 25618/2007; Cass. Civ. n. 8512/2006).

In buona sostanza, il tradimento costituisce motivo di addebito ogni qualvolta abbia causalmente determinato la rottura coniugale.

Può quindi affermarsi il seguente principio di diritto.

Il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di i all’art. 143 cod. civ., dovendo, per converso, verificare l’effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. Ed il collegio deve ribadire che a tale regola non si sottrae l’infedeltà di un coniuge, la quale pur rappresentando una violazione particolarmente grave, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione soltanto quando sia stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale, e non anche, pertanto, qualora risulti non aver spiegato concreta incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza medesima: come avviene allorquando il giudice accerti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto, perciò autonoma ed indipendente dalla successiva violazione del dovere di fedeltà (Cass. fin da sez. un. 2494/1982, nonchè 1198/1984; e da ult. Cass. 25618/2007;13592/2006; 8512/2006).

Fallimenti Recupero Crediti Tribunale BergamoLa notizia pubblicata su L’Eco di Bergamo on line è certamente rilevante ed allarmante al tempo stesso: il Tribunale di Bergamo ha dichiarato ben 250 Fallimenti nei primi undici mesi dell’anno 2010.

Mi sembra pertanto opportuno richiamare brevemente la disciplina giuridica del Fallimento.

Occorre innanzitutto ricordare che la disciplina delle procedure concorsuali (fallimento,concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa) si rinviene nel Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 così come successivamente riformato.

Per essere soggetto al Fallimento, occorre possedere dei requisiti fondamentali, sia oggettivi che soggettivi.

Il requisito oggettivo è dato dalla condizione di insolvenza, ossia quando, a seguito di inadempimenti, o di altri fatti esteriori, il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

Il requisito oggettivo non è però sufficiente per essere soggetto alla procedura fallimentare.

Sono infatti necessari i seguenti requisiti soggettivi:

1)      aver avuto, nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore), un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000,00 euro;

2)      aver realizzato (in qualunque modo risulti) nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività, se di durata inferiore) ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000,00 euro;

3)      avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore a 500.000,00 euro (tale requisito è stato introdotto dal D.Lgs n. 169/2007).

La procedura fallimentare può essere avviata su ricorso:

a)      del debitore (ossia del fallito);

b)      di uno o più creditori (che vogliano, per l’appunto, recuperare i propri crediti);

c)      del Pubblico Ministero (che presenta una richiesta).

Il Ricorso va rivolto al Tribunale del luogo in cui l’imprenditore insolvente ha la sede principale dell’impresa.

Il Tribunale adito dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:

1)      nomina il Giudice Delegato per la procedura;

2)      nomina il curatore;

3)      ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché l’elenco dei creditori entro tre giorni;

4)      stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;

5)      assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.

Lo sanno bene gli utenti di Facebook: si sta per concludere la settimana dei diritti dell’infanzia.

E’ incredibile come, grazie al passaparola, la campagna lanciata su Facebook abbia trovato largo successo.

La notizia è stata riportata anche da diversi giornali nazionali on line, quali  Il Corriere della Sera.

Persino il motore di ricerca Google ha pensato bene di modificare il proprio logo (c.d. doodle) con un’immagine che richiama proprio i diritti dei bambini.

Lo scopo dell’iniziativa promossa su Facebook è quello di porre l’attenzione sui diritti dei bambini, celebrando i 21 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle  Nazioni Unite il 20 Novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990.

In Italia tale Convenzione è stata poi ratificata il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

La Convenzione riconosce, in modo particolare, quattro principi fondamentali:

1) Il principio di non discriminazione (art. 2 della Convenzione)

Gli Stati Membri si sono impegnati ad assicurare i diritti sanciti nella Convenzione a tutti i minori, senza distinzione di razza, di colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori.

2) Il principio di superiore interesse del bambino (art. 3 della Convenzione)

In ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente.

3)    Il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6 della Convenzione)

Gli Stati membri hanno riconosciuto il diritto alla vita del bambino e si sono impegnati ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo.

4)    L’ascolto delle opinioni del bambino (art.12 della Convenzione)

E’ stato riconosciuto il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale.

Il testo integrale della Convenzione può essere visto e scaricato qui.

L’art. 612 bis cod. pen. (introdotto con decreto Legge n. 11/2009,convertito in Legge n. 38/2009) prevede e punisce il reato di atti persecutori (comunemente noto come “reato di stalking“).

Con il termine stalking si fa quindi riferimento alla reiterazione di minacce o molestie che arrechino alla vittima “un grave disagio psichico” oppure determinino “un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”.

In buona sostanza deve trattarsi di comportamenti che provochino nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia o di paura.

Da una lettura dei giornali nazionali e dei giornali locali (cito, ad esempio, l’Eco di Bergamo del 18.11.2010, e L’Eco di Bergamo del 28.9.2010 ), non posso fare a meno di notare che, purtroppo, lo stalking rientra certamente tra i reati che più frequentemente si riscontrano nel nostro Paese.

Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità più recente anche due soli episodi di minaccia o molestia possono valere ad integrare il reato di atti persecutori previsto dall’art.612 bis c.p., se abbiano indotto un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima, che si sia vista costretta a modificare le proprie abitudini di vita (cito, al riguardo, la sentenza n. 25527 del 5.7.2010 della Suprema Corte di Cassazione).

Il legislatore ha previsto che tali comportamenti possano essere puniti con la pena della reclusione sino a ben quattro anni.

La pena può inoltre essere aumentata nel caso in cui il fatto venga commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato (o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile).

La querela contro lo stalker va presentata entro 6 mesi. Fino a quando non è proposta la querela, è inoltre previsto che la persona offesa possa esporre i fatti al questore il quale può ammonire oralmente l’autore della condotta e valutare “l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizione”.

Avv. Patrizia D’Arcangelo

patty riccia

Lo studio Legale D’Arcangelo
Il mio impegno contro il bullismo

divieto bullismo

Intervista all'avv. D'Arcangelo
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