• Assegno di mantenimento: è dovuto anche per i matrimoni di breve durata (il suo ammontare potrà però essere ridotto)

    Pubblico di seguito uno stralcio della sentenza  n. 7295/13, della Suprema Corte di Cassazione depositata il 22 marzo

    “Quanto all’assunto ,secondo cui la breve durata del matrimonio avrebbe dovuto portare ad escludere le condizioni per il riconoscimento dell’assegno, si rileva che la giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che, nell’ambito del sistema normativo introdotto con la legge n. 74 del 1987, l’attribuzione dell’assegno di divorzio è indefettibilmente subordinata alla specifica circostanza di fatto della mancanza di mezzi adeguati o dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, essendo gli altri criteri (condizioni dei coniugi; ragioni della decisione; contributo personale ed economico di ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio nel periodo matrimoniale; reddito di entrambi; durata del rapporto di coniugio) destinati ad operare solo se l’accertamento della predetta (ed unica) circostanza attributiva risulti di segno positivo. Il giudizio relativo a detto accertamento, articolandosi in due fasi (quella del riconoscimento del diritto in astratto e quella della determinazione in concreto dell’assegno), vede il giudice, nella prima di esse, chiamato a verificare l’esistenza del diritto in relazione all’inadeguatezza dei mezzi (raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello condotto in costanza di matrimonio, onde procedere ad una determinazione quantitativa delle somme sufficienti a superare detta inadeguatezza, che costituiscono il tetto massimo della misura dell’assegno), e, nella seconda (dovendosi procedere alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno stesso), chiamato, poi, alla valutazione ponderata e bilaterale dei vari criteri normativamente stabiliti, che operano come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto e possono, se del caso, addirittura azzerarla in ipotesi estreme, quando, cioè, la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio finisca per risultare incompatibile con detti elementi di quantificazione. (Cass. 4809/98; Cass. 19 marzo 2003 n. 4040, Cass. 25 giugno 2004 n. 11863, Cass. 22 agosto 2006 n. 18239; Cass. 23675/06).
    In particolare, rispetto alla durata del matrimonio , la stessa sentenza di questa Corte citata dal ricorrente ha precisato che l’assegno di divorzio, ai sensi dell’articolo 5 legge n. 898 del 1970, ha la finalità di tutelare il coniuge economicamente più debole, ancorché il matrimonio abbia avuto breve durata e la comunione materiale e spirituale non si sia potuta costituire senza sua colpa, influendo tali elementi unicamente sulla misura dell’assegno; esula invece dalla ratio della norma il riconoscimento di un tale assegno ove il rapporto matrimoniale risulti, per volontà e colpa del richiedente l’assegno, solo formalmente istituito e non abbia dato luogo alla formazione di alcuna comunione materiale e spirituale fra i coniugi, sfociando dopo breve tempo in una domanda di divorzio (nella specie, per inconsumazione). (Cass. 8233/00).
    In conclusione, la durata del matrimonio costituisce di regola una circostanza che influisce sulla determinazione dell’ammontare dell’assegno e non già sul suo riconoscimento, salvo casi eccezionali che peraltro nella specie non sono stati individuati dalla sentenza impugnata non essendo stato accertato in giudizio che non si era verificata alcuna comunione materiale e spirituale tra i coniugi”

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