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logo studio legale avvocato Patrizia D'ArcangeloPREMESSA

Ai sensi dell’art. 1 della L. n. 184/1983 (“Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”) il minore ha il diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.

Va dichiarato in stato di adottabilità dal Tribunale per i Minorenni territorialmente competente il minore di cui sia accertata la situazione di abbandono perché privo di assistenza morale e materiale da parte dei  genitori o dei parenti tenuti a provvedervi (art. 8, comma 1 della citata Legge).

Nel sistema della legge sull’adozione, in armonia con il dettato costituzionale (art. 30), l’istituto adottivo si configura pertanto come extrema ratio, attribuendosi preminente rilievo al diritto del minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia d’origine.

Solo qualora il minore versi in stato di abbandono, ossia risulti privo delle cure materiali e psicologiche minime, è ammesso, sulla base della normativa vigente, il ricorso all’adozione.

IL CASO

Un padre richiedeva l’intervento dei Carabinieri asserendo che la convivente aveva manifestato l’intenzione di uccidere il figlio naturale di entrambi. La donna veniva in realtà trovata in stato confusionale ed emergeva che era stata percossa dal compagno.

Il minore veniva quindi collocato dapprima in una struttura protetta e, successivamente, veniva trasferito insieme alla madre in una comunità dalla quale tuttavia la donna si allontanava dopo circa un anno avendo appreso che il compagno era stato arrestato a seguito di condanna per maltrattamenti in famiglia.

Sulla base della segnalazione degli operatori, il Tribunale per i Minori territorialmente competente dichiarava lo stato di adottabilità del minore. Entrambi i genitori impugnavano la predetta sentenza.

La Corte d’Appello disattendeva la richiesta della madre di una nuova consulenza tecnica, affermava che il percorso terapeutico intrapreso di recente dalla stessa era incompatibile con l’urgenza di reperire un nucleo familiare a tutela del minore e rigettava entrambe le impugnazioni presentate.

Anche avverso tale decisione, i genitori presentavano separate impugnazioni innanzi alla Corte di Cassazione, la quale si pronunciava con sentenza n. 18563/2012.

I PRINCIPI ESPRESSI DALLA SUPREMA CORTE

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte, accogliendo il ricorso presentando dalla madre del minore, coglie l’occasione per enunciare importanti principi in materia di adozione.

Nella pronuncia in epigrafe, la Corte di Legittimità afferma innanzitutto con forza il diritto del minore a crescere prioritariamente con la famiglia d’origine.

Statuisce la Cassazione che vada valorizzato il legame naturale posto a fondamento dell’art. 1 della citata legge sull’adozione e che pertanto vada valutato con particolare rigore lo stato di adottabilità del minore il quale non può fondarsi su anomalie non gravi del carattere e della personalità dei genitori.

In particolare, precisa la Corte, una patologia di carattere mentale di uno dei genitori ed anche un’anomalia della personalità dello stesso può rilevare ai fini della sussistenza dello stato di adottabilità soltanto qualora si traduca nell’incapacità di allevare ed educare il bambino, coinvolgendolo a tal punto da produrre danni irreversibili al suo sviluppo ed equilibrio psico-fisico.

Ricordano invero i Giudici di legittimità che, nel determinare lo stato di adottabilità, non ci si può limitare ad analizzare la personalità del genitore; occorre, piuttosto, compiere una valutazione rigorosa dello stato di abbandono del minore.

E’ quindi possibile ricorrere alla dichiarazione dello stato di adottabilità, soltanto quando vi sia l’incapacità della famiglia di prestare le cure necessarie e di assicurare l’adempimento dell’obbligo di mantenere, educare ed istruire la prole, configurandosi esclusivamente in tali casi lo stato di abbandono.

Non solo. Nella sentenza de qua, la Cassazione ha avuto modo di chiarire che la verifica dello stato di abbandono non può prescindere dall’esame di circostanze decisive anche se sopravvenute nel corso del giudizio d’opposizione avverso la dichiarazione di adottabilità.

Il Giudice di merito deve pertanto tener conto di tutte quelle circostanze sopravvenute che siano tali da incidere negativamente sulla persistenza dello stato d’abbandono e deve valutare con particolare rigore una ritrovata seria disponibilità del genitore (o di altri parenti) a prendersi cura del minore ed ogni altro elemento idoneo ad evitare la disgregazione della famiglia.

L’omesso o l’insufficiente esame, da parte della Corte territoriale, di circostanze sopravvenute relative allo stato d’abbandono del minore è quindi censurabile in sede di legittimità.

* Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata su www.questionididiritto di famiglia.it

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