• Se al nido maltrattano i bambini, la cooperativa datrice di lavoro deve risarcire i danni

    violenza bambini asilo nidoCon sentenza  n. 17049 /2011 della Suprema Corte, la società cooperativa presso cui lavoravano le educatrici di un asilo nido è stata ritenuta responsabile civile degli illeciti da loro commessi.

    Nel caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte, le due educatrici di un asilo nido di Milano erano state dichiarate colpevoli di concorso nel reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli con le aggravanti di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona,anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa e di aver commesso il fatto con abuso di poteri, con violazione dei dovere inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio (ai sensi degli articoli 110, 572, 61 nn. 5 e 9 codice penale).

    Ai poveri bambini, tutti di età compresa tra i 15 mesi ed i 3 anni, erano state poste in essere condotte violente morali e fisiche.

    La Cassazione ha quindi confermato la responsabilità civile a carico della cooperativa datrice di lavoro per i fatti commessi dalle proprie dipendenti, così come previsto dall’art. 2049 cod. civ..

    Si legge infatti nella sentenza della Suprema Corte:

    “In definitiva ai fini di cui all’art.2049 cit. è sufficiente che vi sia un rapporto di subordinazione tra l’autore dell’illecito e il soggetto che viene chiamato a rispondere del fatto di quest’ultimo e che l’illecito sia stato commesso nell’ambito dell’incarico affidatogli. E poiché entrambi questi fatti sono emersi in modo incontrovertibili nel corso dell’istruttoria dibattimentale e i giudici del merito ne hanno compiutamente dato atto in entrambe le sentenze di primo e secondo grado, non v’è dubbio che la Cooperativa sia civilmente responsabile per i fatti commessi dalle imputate e in quanto tale sia tenuta al risarcimento dei danni in solido con queste ultime.
    Nessun pregio può attribuirsi al rilievo difensivo circa un preteso comportamento doloso delle due imputate e l’assenza di un nesso di causalità tra l’attività di cui le predette erano incaricate e i fatti loro attribuiti. Sul punto ha già correttamente risposto il giudice del gravame, adeguandosi alla giurisprudenza di legittimità, che ha stabilito che, ai fini della responsabilità civile per fatto illecito commesso dal dipendente, è sufficiente un rapporto di occasionante necessaria tra il fatto dannoso e le mansioni esercitate dal dipendente, che ricorre quando l’illecito è stato compiuto, sfruttando comunque i compiti da quest’ultimo svolti, anche se il dipendente abbia agito oltre i limiti delle sue incombenze e persino se ha violato gli obblighi a lui imposti (Cass. Sez. III Pen. 2/7-31/10/02 n.36503 Rv. 222614; Sez. III Civ. 4/11/1996 n.9984 Rv.500548)”.