• L’avvocato e la pubblicità – Il caso di Assistenza Legale per Tutti (ALT)

    avvocato pubblicitàIn applicazione della norma generale di cui all’art. 38 del d.d.l. n. 1578/1933, gli avvocati possono utilizzare la pubblicità per acquisire nuovi clienti, ma tale forma di pubblicità deve avere carattere informativo e non può contenere slogans evocativi e suggestivi, lesivi del decoro ed alla dignità professionale.

    Questo, in sintesi, quanto affermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (n. 23287/2010).

    Il caso sottoposto all’attenzione delle Sezioni Unite riguardava lo studio legale  che aveva utilizzato l’acronimo ALT, ovvero Assistenza Legale per Tutti, con lo scopo di pubblicizzare la propria attività.

    Secondo gli ermellini, quindi, la pubblicità dello studio legale va sanzionata ogni qualvolta non sia conforme al decoro e alla correttezza.

    Nella sentenza  sopraccitata, si legge infatti che …….”è vero infatti, che l’art. 2 del dl n. 223/2006 (c.d. Decreto Bersani n.d.r.), ha abrogato le disposizioni legislative che prevedevano, per le attività libero-professionali, divieti anche parziali di svolgere pubblicità informativa» ma «diversa questione dal diritto a poter fare pubblicità informativa della propria attività professionale è quella che le modalità ed il contenuto di tale pubblicità non possono ledere la dignità e al decoro professionale, in quanto i fatti lesivi di tali valori integrano l’illecito disciplinare di cui all’art. 38, c. 1, rdl n. 1578/1933”.

    Rischia quindi una sanzione disciplinare l’avvocato che, per fare pubblicità al suo studio, usi degli slogan “suggestivi” e forme di propaganda comparativa.

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