Il 20 settembre scorso la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge contenente norme volte a prevenire e reprimere il bullismo ed il cyberbullismo.

Ecco un’infografica che ne spiega i punti salienti.
infografica bullismo proposta di legge

logo studio legale bisDa qualche anno mi occupo di bullismo e cyber bullismo, svolgendo opera di sensibilizzazione contro tali fenomeni nelle scuole secondarie della Bergamasca.

Nel corso degli incontri con ragazzi e ragazze tra i 13 e 17 anni d’età mi preme spiegare, in qualità di avvocato, quali siano le responsabilità penali e civili derivanti dagli atti di bullismo.

Molto spesso gli studenti da me incontrati sono del tutto ignari della gravità dei loro comportamenti aggressivi ed ignorano soprattutto il fatto che la legge preveda delle sanzioni pesanti a carico dei loro autori.

Tale impegno mi ha portato, ovviamente, a documentarmi sull’estensione di tale problema sia in Italia che nel resto del mondo.

Sono così venuta a conoscenza di diverse storie drammatiche e di fenomeni aggressivi che hanno addirittura portato alla morte ragazze e ragazzi giovanissimi, anche nel nostro Paese.

Purtroppo, nonostante il bullismo ed il cyber bullismo siano oggetto di attenzione mediatica da qualche anno, l’opinione pubblica pare ancora sottovalutare il problema che invece ha assunto una portata mai vista e che si consuma quotidianamente tra i banchi di scuola, per poi continuare sui Social Network in un’escalation di violenza fisica e verbale infinita.

Inizio pertanto sempre i miei incontri nei vari Istituti Scolastici mostrando a studenti ed insegnanti casi reali di bullismo e di cyber bullismo dall’epilogo tragico e ciò affinché sviluppino una maggiore consapevolezza del problema.

Tuttavia, nonostante la drammaticità e la complessità di tale fenomeno, sono sempre stata convinta che sia possibile fare qualcosa per arginarlo: soprattutto in termini di prevenzione.

Nell’anno accademico 2013-2014 ho frequentato il Corso di Perfezionamento in Mediazione Sociale e Familiare tenutosi presso l’Università degli Studi di Bergamo e, alla luce della mia esperienza contro il bullismo ed il cyber bullismo, ho quindi deciso di approfondire i miei studi in materia di Mediazione Scolastica, e ciò al fine di comprendere se la mediazione – attuata in ambito scolastico – possa essere una valida strategia di prevenzione e contrasto ai fenomeni aggressivi tra adolescenti.

E’ possibile scaricare gratuitamente un estratto del Project Work da me realizzato e già pubblicato sulla rivista “Questioni di Diritto di Famiglia” cliccando sull’immagine “Pay with a tweet” che trovate di seguito. E’ completamente gratuito: cliccando l’immagine sottostante, potrete accedere all’articolo e scaricarlo dopo averlo condiviso su Twitter o su Facebook.

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logo studio legale bisCon la Legge n. 55 del 6 maggio 2015 è stato finalmente introdotto il c.d. DIVORZIO BREVE: si tratta, più precisamente, di tre norme che apportano importanti modifiche alla disciplina relativa allo scioglimento del matrimonio civile e alla cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, soprattutto con riferimento ai termini per ricorrervi.

I termini per domandare il divorzio, infatti,  sono stati sostanzialmente abbreviati:

  • in caso di separazione consensuale (o giudiziale tramutata successivamente in consensuale), si potrà proporre domanda di divorzio decorsi solo sei mesi dall’udienza presidenziale;
  • in caso di separazione giudiziale: si potrà invece proporre domanda di divorzio decorsi 12 mesi.

Altra importante novità introdotta dalla legge de qua è che, in caso di regime di comunione dei beni, la stessa si scioglierà nel momento in cui il presidente del tribunale  autorizza  i coniugi a vivere separati, ovvero alla  data  di  sottoscrizione  del processo verbale di separazione consensuale dei  coniugi  dinanzi  al presidente, purché omologato (nel disciplina previgente, invece, lo scioglimento della comunione dei beni avveniva a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di separazione o con l’omologazione del verbale di separazione).

 La legge entrerà in vigore il 26 maggio 2015 e, per espressa previsione legislativa, troverà applicazione anche i per i procedimenti in corso.

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Pubblico di seguito le Slides che utilizzo nel corso dei miei interventi in prevenzione e contrasto al Bullismo in varie scuole.

Per scaricarle gratuitamente cliccate sull’immagine sottostante “Pay with a tweet”:  potrete così accedere alle slides e scaricarle dopo averle condivise su Twitter o su Facebook.

 

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Il 20 giugno 2014 l’avvocato Patrizia D’Arcangelo interverrà nel convegno “Educare alla felicità” con il Prof. Paolo Crepet e la dott.ssa Sarah Viola.

L’evento è aperto a tutti.  Per informazioni ed iscrizioni, contattate il numero di telefono e la mail indicati nella locandina qui allegata.

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Il fatto

Due coniugi serbi adivano il Tribunale ordinario  di Vicenza e, asserendo di essere genitori legittimi di un minore residente in Italia, chiedevano che venisse dichiarato nullo il riconoscimento di figlio naturale effettuato sul minore stesso da un cittadino romeno.

I coniugi precisavano di essere legalmente coniugati e mai separati, sebbene la signora vivesse a Vicenza con il bambino, mentre il marito in Serbia.

Il cittadino romeno, dal canto suo, rilevava di aver avuto una relazione con la signora, di essere il padre biologico del bambino avuto dalla stessa e di aver ottenuto dal Tribunale per i Minorenni di Venezia l’autorizzazione al riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 cod. civ., in contumacia della mamma del minore stesso. Il presunto padre biologico, in ogni caso, proponeva altresì domanda riconvenzionale di disconoscimento di paternità.

Con la sentenza di cui si tratta il Tribunale di Vicenza ha dichiarato la nullità del riconoscimento del figlio naturale, rigettando la domanda riconvenzionale svolta dal convenuto in quanto tardiva.

Il provvedimento in commento costituisce una significativa applicazione della disciplina internazionale in materia di competenza giurisdizionale e legge applicabile nelle controversie in ambito di filiazione.

Nella medesima sentenza, il Tribunale ha avuto inoltre modo di disquisire in ordine ad altre questioni di diritto che verranno di seguito esposte.

La giurisdizione e la legge applicabile

Preliminarmente il Tribunale, nell’affrontare la domanda promossa dalla parte attrice, ha correttamente ricercato all’interno del diritto internazionale privato italiano le norme chiamate ad individuare il foro competente e la legge applicabile.

Per quel che concerne la questione del tutto pregiudiziale relativa alla sussistenza della giurisdizione del Tribunale adito, quest’ultimo richiama la disposizione dell’art. 37 della Legge n. 218/1995. Tale norma attribuisce invero giurisdizione ai giudici italiani, oltre che nei casi in cui sussistono i titoli generali previsti dall’art. 3 della stessa Legge (intitolato “ambito della giurisdizione”) ed in quelli in cui sussiste la giurisdizione volontaria di cui all’art. 9 (“giurisdizione volontaria”), ogni volta che uno dei genitori o il figlio sia cittadino italiano o risieda in Italia [1].

Nel caso in questione, risiedendo in Italia sia il figlio, sia la madre, nonché il presunto padre biologico, nessun dubbio poteva sussistere in ordine alla sussistenza della giurisdizione del giudice italiano.

Per quanto concerne, invece, la legge applicabile il Tribunale, richiamando la disposizione di cui all’art. 33 della Legge n. 218/1995 ha ritenuto che dovesse trovare attuazione la Legge Serba[2].

A questo punto il Giudice adito, evidenziando la circostanza incontestata della nascita del minore da donna sposata in costanza di matrimonio, ha rilevato che anche nell’ordinamento della Repubblica Serba sussiste la presunzione che il padre del nato sia il marito della madre.

A differenza, però, di quanto avviene nell’ordinamento giuridico italiano, la Legge serba (art. 252, comma quarto) consente anche al padre naturale di proporre azione di disconoscimento.[3]

Tuttavia, tale azione può essere promossa solo entro un termine di decadenza che, nel caso in esame, era stato posto dai coniugi serbi a fondamento di un’eccezione di tardività. Con la sentenza de qua, il Tribunale ha ritenuto di poter interpretare la Legge serba nel senso che l’azione di disconoscimento deve essere sempre proposta entro un anno dal momento in cui l’attore viene a conoscenza di essere padre del figlio e, comunque, anche se questa conoscenza interviene successivamente, non può essere proposta quando il figlio ha compiuto dieci anni.

Considerato  che il convenuto aveva promosso l’azione di disconoscimento dopo oltre un anno dalla nascita del minore ed aveva omesso di  provare la tempestività dell’azione stessa, il Tribunale ordinario ha quindi rigettato la relativa domanda in quanto tardiva.

Il Giudicante invero, richiamando una pronuncia della Suprema Corte (Cass. n. 1512/00) ha affermato che “spettava a colui che propone il disconoscimento provare la tempestività dell’azione dando dimostrazione del dies a quo diverso dalla nascita del figlio dal quale decorre il termine di decadenza, perché il mancato rispetto del termine è causa di improponibilità dell’azione, rilevabile d’ufficio”.

Curatore speciale del minore: differenza  tra nomina ex art. 78 c.p.c. e nomina ex art. 244, comma quarto cod. civ.

Nel corso del giudizio de quo, su istanza del presunto padre naturale, veniva nominato un curatore speciale affinché rappresentasse il minore.

Il curatore così nominato chiedeva che venisse verificata la fondatezza della domanda di riconoscimento, con ciò aderendo nella sostanza alla domanda di disconoscimento formulata dal presunto padre naturale.

Il Tribunale ha quindi dovuto chiarire che, nel caso di specie, si era proceduto alla nomina del curatore affinché il minore, litisconsorte necessario nella proposta azione di disconoscimento, avesse la possibilità di prendere parte al giudizio pur trovandosi in uno stato di conflitto di interessi con i propri rappresentanti legali, ovvero la madre ed il padre legittimo. La norma applicata era quindi quella di cui all’art. 78 c.p.c.[4]

Ben diversa è invece la posizione del curatore speciale del minore che venga nominato ai sensi dell’art. 244[5], comma quarto cod. civ., al fine di proporre l’azione di disconoscimento. Nel caso di minore infrasedicenne , il procedimento per la nomina del curatore deve essere promosso dal Pubblico Ministero, senza possibilità che altri soggetti si facciano promotori della nomina.

La fattispecie in esame (ove la nomina era stata promossa dal preteso padre naturale ed era avvenuta senza che si svolgesse un procedimento volto ad acquisire ogni informazione utile per accertare la convenienza del minore), non era pertanto quella di cui all’art. 244 cod. civ.. Il Tribunale ha quindi escluso che il curatore speciale del minore avesse proposto la domanda di disconoscimento del minore a cui si riferiscono sia il primo comma dell’art. 252 della Legge serba, sia l’art. 244, comma quarto cod. civ..

Questione relativa al passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale per i Minorenni di Venezia

Nella parte conclusiva della sentenza in esame, il Tribunale ordinario di Vicenza ha altresì precisato che alla propria pronuncia non osta il fatto che sia passata in giudicato la sentenza con cui il Tribunale per i minorenni aveva autorizzato il cittadino romeno al riconoscimento del figlio naturale ai sensi dell’art. 250 cod. civ..

Ed invero, il procedimento innanzi al Tribunale per i Minorenni si era svolto a seguito del mancato rilascio del consenso della madre al riconoscimento del preteso padre ed aveva avuto ad oggetto solo la valutazione della sussistenza o meno dell’interesse del minore al successivo riconoscimento.

Tuttavia il procedimento avanti al Tribunale per i Minorenni non aveva avuto (e mai comunque potrebbe avere) ad oggetto l’ammissibilità o la veridicità del riconoscimento autorizzando.

Il Tribunale di Vicenza ha quindi affermato che non sussiste alcuna contraddizione tra la sentenza per i minorenni che concesse al preteso padre l’autorizzazione a riconoscere il bambino quale proprio figlio naturale e la pronuncia del Tribunale ordinario che accerta l’inefficacia del riconoscimento perché contrastante con lo status di figlio legittimo del riconosciuto.

Nota a sentenza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo pubblicata sulla rivista Questioni di Diritto di Famiglia – Maggioli Editore

 



[1]                      [1] Art. 37 Giurisdizione in materia di filiazione. – 1 In materia di filiazione e di rapporti personali fra genitori e figli la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti rispettivamente dagli articoli 3 e 9, anche quando uno dei genitori o il figlio è cittadino italiano o risiede in Italia.

 

 

[2]                      [2] Art. 33 Filiazione. – Lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale del figlio al momento della nascita. 2- E’ legittimo il figlio considerato tale dalla legge dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino al momento della nascita del figlio. 3 La legge nazionale del figlio al momento della nascita regola i presupposti e gli effetti dell’accertamento e della contestazione dello stato di figlio. Lo stato di figlio legittimo, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei genitori, non può essere contestato che alla stregua di tale legge.

 

 

[3]                      [3] L’art. 252 comma quarto della Legge sui Rapporti Familiari recita infatti che “l’uomo che ritiene di essere il padre del figlio può proporre l’azione di disconoscimento di paternità nei confronti del presunto padre nel termine di un anno dal giorno in cui viene a conoscenza del fatto che lui sia il padre del figlio, ed in ogni caso nel termine di 10 anni dalla nascita del figlio”

 

[4]                      [4] Art. 78 c.p.c (Curatore speciale) –  Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l’assistenza, o vi sono ragioni di urgenza, può essere nominato all’incapace, alla persona giuridica o all’associazione non riconosciuta un curatore speciale che li rappresenti o assista finché subentri colui al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza.
Si procede altresì alla nomina di un curatore speciale al rappresentato, quando vi e’ conflitto d’interessi col rappresentante.

 

[5]
[5] L’art. 244, quarto comma cod. civ recita testualmente “L’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i sedici anni, o del pubblico ministero quando si tratta di minore di età inferiore”.

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Lo Studio Legale D’Arcangelo resterà chiuso dal 23 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.

Per urgenze potete comunque contattarci all’indirizzo mail

 

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PREMESSA

Come ormai noto, la legge n. 219/2012 ha modificato l’art. 38 Disp. Att. cod. civ. riducendo le attribuzioni del Tribunale per i Minorenni.

Vero è anche che la citata norma è stata riscritta in modo poco chiaro e si è prestata (e si presta tuttora) ad una notevole attività interpretativa soprattutto con riferimento alla corretta individuazione dell’autorità giudiziaria a cui competa provvedere nell’interesse del minore nei casi in cui si prospetti la necessità di interventi limitativi della potestà genitoriale.

Proprio in relazione a questo argomento, è bene ricordare che il novellato art. 38 Disp. Att. Cod. civ. prevede oggi che il Tribunale per i Minorenni resti competente per i provvedimenti in caso di condotta del genitore pregiudizievole ai figli (ex art. 333 c.c.), purché non sia “in corso” tra le parti un giudizio di separazione o divorzio o relativo all’esercizio della potestà genitoriale ex art. 316 cod. civ. In tali casi, infatti “per tutta la durata del processo la competenza […] spetta al giudice ordinario”.

Nell’attività interpretativa della novellata norma codicistica è certamente apprezzabile il Protocollo d’intesa del Tribunale Ordinario e del Tribunale per i Minorenni di Brescia.

Con la predisposizione e diffusione di tale Protocollo, il Tribunale Ordinario ed il Tribunale per i Minorenni di Brescia si sono invero  prefissi lo scopo di  superare le pericolose disarmonie venutesi a creare con riferimento all’individuazione dell’autorità giudiziaria tenuta a provvedere nell’interesse del minore nei casi in cui si prospetta la necessità di interventi limitativi dell’esercizio della potestà genitoriale.

Del resto le Linee Guida del Consiglio d’Europa del 17 novembre 2010, fatte proprie dall’Unione Europea, tendono proprio a far sì che vengano promosse delle “azioni a misura di minore” per evitare ritardi ingiustificati nella loro tutela.

Tra le attività previste, ricorda il suddetto Protocollo,  rientra anche la predisposizione di strumenti volti ad assicurare che tutti i professionisti interessati che lavorano a contatto con i minori, ricevano delle istruzioni concrete al fine di garantire ed attuare adeguatamente i diritti dei minori.

IL CASO: IL RIPARTO DI COMPETENZA IN PENDENZA DI GIUDIZIO DI SEPARAZIONE

Il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro trasmetteva al Tribunale Ordinario della stessa città, procedimento ex art. 333 cod. civ. promosso da parte del Pubblico Ministero, rilevando che pendeva procedimento per separazione tra i genitori del minore interessato.

Il Tribunale Ordinario, appurando però che il giudizio di separazione tra i genitori si era in realtà estinto successivamente alla proposizione del ricorso presentato dal Pubblico Ministero presso il Tribunale per i Minorenni, dichiarava la propria incompetenza e disponeva la restituzione degli atti al Tribunale per i Minorenni di Catanzaro.

Il Tribunale Ordinario sottolineava invero che la vis actractiva dei procedimenti ex art. 333 cod. civ., prevista dalla novella legislativa, opera soltanto laddove il procedimento separativo (ovvero il giudizio di separazione o di divorzio o ex art. 316 cod. civ.) sia “in corso” e “per tutta la durata del medesimo”.

Lo stesso Tribunale , richiamando il Protocollo d’intesa tra il Tribunale Ordinario ed il Tribunale per i Minorenni di Brescia, evidenziava che allorquando il procedimento separativo sia in fase di quiescenza e non vi sia giudice che stia trattando attivamente la causa, la competenza a trattare il procedimento vada ravvisata in capo al Tribunale per i Minorenni.

In relazione al riparto di competenza tra Tribunale Ordinario e Tribunale per i Minorenni per i procedimenti ex art. 333 cod. civ., il Protocollo di Brescia è quindi attualmente considerato tra le migliori prassi applicative  e certamente è da segnalare per la sua completezza e chiarezza.

Il Protocollo, invero, chiarisce anche che la competenza del Tribunale ordinario per i provvedimenti de potestate presuppone che nel giudizio “in corso” si controverta su problematiche relative ai minori, con la conseguenza che, qualora sia stata già pronunciata una sentenza non definitiva che abbia risolto la questione dell’affidamento dei figli e sono in discussione solo le questioni di carattere economico la competenza ad emettere i provvedimenti di cui all’art. 38, I comma Disp. Att. cod. civ., resterà in capo al giudice minorile.

Parimenti, sempre secondo il Protocollo di Brescia, sarà competente il Tribunale per i Minorenni nel caso in cui il processo penda in secondo grado ma l’impugnazione non investa le questioni relative all’affidamento dei minori.

* Nota a ordinanza dell’avv. Patrizia D’Arcangelo, pubblicata su “Questioni di Diritto di Famiglia” – Maggioli Editore

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Le regole per domiciliarsi presso il nostro studio sono tutte indicate su questa pagina da diverso tempo ormai.

Eppure riceviamo ancora pratiche incomplete (una volta manca la nota di iscrizione a ruolo, un’altra volta manca il contributo unificato, una volta  manca il fondo spese, un’altra volta gli atti vengono inviati con scadenza in giornata e, altre volte, manca addirittura quasi tutto).

Nell’interesse di tutti e affinchè si lavori in serenità e con professionalità, pare quindi necessario ricordare che presso il nostro studio è possibile domiciliarsi  alle seguenti condizioni:

1) invio di un congruo fondo spese da concordarsi

2) invio del contributo unificato

3) invio della nota d’iscrizione a ruolo correttamente compilata

4) invio del fascicolo di parte debitamente preparato (e pinzato!)

5) invio di precise istruzioni circa il deposito o la notifica dell’atto inviato con l’indicazione esplicita della scadenza da rispettare

6) invio di istruzioni d’udienza scritte, precise e dettagliate

7) ogni memoria da depositare deve essere inviata almeno in triplice copia (originale, copia per ufficio, copia per ogni controparte)

8 ) ogni atto ed ogni documento da depositare deve arrivare presso il nostro studio almeno 3 giorni prima della scadenza.

Sia chiaro che si tratta di REGOLE GENERALI ed eventuali deroghe potranno e dovranno essere concordate.

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